Alla festa manna sul banchetto dei libri ci sarà in vendita
La rivolta della dignità, di Markus Fritsche
«El pueblo unido jamás será vencido» (massima latinoamericana)
<<Su caminu pro lòmpere a s’indipendènzia est longu, traballosu, prenu de trabuccos, de peleas, de arrenùnzias, de amargura e – mescamente – de pèrdidas. Nois peroe creemus, deppimus crèere e deppimus fàere crèere puru a sos àteros frades nostros [...]. Si nois non gherràremus pro s’arrescattu de su pòpulu sardu, pro s’indipendènzia affinida sua, pro itte diamus dèppere gherrare? Cale bandela diamus dèpper pònnere a su bentu?>> (Antoni Simon Mossa)
<< La via dell’indipendenza è lunga, difficile, costellata di trabocchetti, di sofferenze, di rinunce, di amare delusioni e – soprattutto – di sconfitte. Ma noi crediamo, dobbiamo credere, dobbiamo far credere anche gli altri nostri fratelli […]. Se noi non ci battessimo per il riscatto del popolo sardo, per la sua indipendenza totale, per cosa ci dovremmo battere? Quale bandiera dovremmo agitare? >>(Antonio Simon Mossa)
Markus Fritsche ci propone un brioso affresco di ritratti e caratteri, raccontati con una penna intinta profondamente e con rispetto nell’animo sardo. Ai temi più attuali dell’Isola si aggiungono non solo storia, cultura, religione e politica, ma anche gioie e dolori individuali di un popolo millenario. Un popolo da quasi sempre in lotta contro gli invasori, mai riusciti però a sottometterlo. L’impronta pluridimensionale dell’Isola è resa in un linguaggio che pienamente la rispecchia: aromatico, sensuale, brusco, malinconico e ribelle. Il libro è una lettura ben fondata per chi si prepara ad un primo viaggio in Sardegna. È però anche brillante letteratura, ideale per chi desidera respirare l’atmosfera dell’isola. Una dichiarazione d’amore poetico-critica ad un popolo al bivio, fra tradizione e globalizzazione.
CHI VIEN DAL MARE, VIEN PER RUBARE
Furat chie venit dae su mare.
Lo dicevano i Sardi già duemila anni fa. E molti lo dicono ancora oggi:
Chi vien dal mare, vien per rubare.
Il passato ha dato loro ragione. Il presente pure. E per quanto riguarda il futuro: nessuna traccia divina in vista, a fornire un antidoto efficace.
E anch’io d’altronde, che ancora una volta stavo lasciando il continente verso quel calco d’isola, incombevo dal porto di Livorno con la mia trentasettesima venuta. Vuol dire quindi che avevo già derubato il popolo sardo per trentasei volte, senza che ciò avesse minimamente accelerato il processo di purificazione in atto dentro di me. Era evidente che il fatto di aver trovato una patria in quasi vent’anni di pendolarismo tra continente ed isola sarda, non m’impediva di continuare a derubarla. Ininterrottamente. Ho cominciato a rubare tutto il possibile, prima cose profane come talee, conchiglie, sassi, sabbia, legna portata dalla risacca, pigne e rami di olivo dalle forme strane, rami di ginepro, tutto ciò che sembrasse una premeditata frammentazione dell’isola. Sono poi passato a bottini di natura più filosofica, come l’ospitalità, l’orgoglio, la natura selvatica, la dignità, la nobiltà d’animo, lo stile di vita arcaico e la tenacia. Soggiorno dopo soggiorno ho messo insieme frammenti rubati di anima sarda. Ho sottratto incendi, penuria d’acqua, disoccupazione, persino eremitaggi al di fuori del tempo tra i pastori. Passo dopo passo ho trafugato gesti, espressioni, visi, destini e riti, esportando di contrabbando dall’isola anche il suo imprevedibile e caotico clima. Senza riguardi. Rubavo riti e cerimonie antichissime, trasmesse in contemporanea da trenta canali televisivi. Trionfante riportavo ogni volta in Germania la bandiera sarda, nella speranza di trovarle una patria, una casa. Più bisognoso e disperato ritornavo, e più sottraevo all’isola nuovi frammenti d’antica anima sarda. Senza riguardi.
Furat chie venit dae su mare.
Markus Fritsche, La rivolta della dignità, Sassari 2005, Magnum Edizioni, traduzione
di Susanna Allievi
Saludos a tottus
Giuanne Masala e Markus Fritsche
www.sardinnia.de




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