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  1. #1
    Vincent
    Ospite

    Predefinito Collateral: Vincent sempre più bastardo

    Ierinotte ho visto Collateral: uno dei più bei film dell'anno diretto da Michael mann (L'ultimo dei mohicani, Heat) e interpretato da uno straordinario Tom Cruise reso anonimo dagli abiti grigi e dai capelli brizzolati nella parte di un killer freddo e invulnerabile che pensa, si comporta e muore esattamente come un automa e quì riferimenti a Terminator sono tuttaltro che vaghi, vedere per credere.
    La vuota Los Angeles notturna è di una bellezza straordinaria (molto più della Tokio di Lost in translation!), resa tra l'altro ancora più calda, luminosa e accogliente dalla fotografia dai toni bluastri [Beebe e Cameron].
    Bellissimi i cameo di due attori che hanno partecipato a recentissimi blckbuster: la signora Ladykillers nella parte della madre del tassista e il poliziotto buono di The Terminal in quella di una delle vittime di Vincent.
    Complessivamente direi che è uno dei più bei thriller polizieschi mai realizzati.

    GIUDIZIO PERSONALE da * (schifezza) a ***** (capolavoro): **** 1/4.

    p.s. con questo film Cruise ha guadagnato 10 punti, soprattutto dopo la mezza porcheria buonista e a dir poco improbabile del samurai (si chiamava così?).


  2. #2
    Vincent
    Ospite

    Predefinito

    Cast Tecnico Cast Artistico

    Regia:
    Michael Mann

    Sceneggiatura:
    Michael Mann
    Frank Darabont
    Stuart Beattie

    Soggetto:
    Michael Mann
    Stuart Beattie

    Montaggio:
    Jim Miller
    Paul Rubell
    Kristina Trirogoff

    Fotografia:
    Dion Beebe
    Paul Cameron

    Scenografia:
    David Wasco

    Musica:
    Paul Oakenfold
    Hans Zimmer

    Interpreti:
    Tom Cruise - Vincent
    Jamie Foxx - Max
    Jada Pinkett Smith - Annie
    Mark Ruffalo - Fanning
    Peter Berg - Richard Weidner
    Bruce McGill - Pedrosa
    Irma P. Hall - Ida
    Barry Shabaka Henley - Daniel
    Javier Bardem - Felix
    Emilio Rivera - Paco

  3. #3
    Vincent
    Ospite

    Predefinito Recensione di Antonello Rodio

    Come costruire un capolavoro prendendo due personaggi opposti e infilandoli in una livida notte losangelina, dove l’abisso è in ogni momento a portata di mano, pur immaginando facilmente quale sarà l’epilogo: la lezione è di Michael Mann, ormai indiscusso re di quel sottile confine tra noir e crime-movie uno contro uno, che il regista di Manhunter - Frammenti di un omicidio, Insider - Dietro la verità e Heat - La sfida ha più volte esplorato con maestria.

    Nella notte di Los Angeles, illuminata magicamente dalla fotografia di Dion Beebe e Paul Cameron e dalle riprese in digitale (“ho girato il film così perché solo questa tecnica poteva catturare tutte le luci di una notte in questa città”, ha spiegato il regista), piomba Vincent (Tom Cruise), un killer spietato e glaciale fin dall’aspetto, capelli e anima grigia, abito color metallo, disincanto totale per il mondo e con l’unico obiettivo di portare a termine il suo lavoro: uccidere in poche ore cinque persone, tutte testimoni-chiave di un’inchiesta. Nulla di più, nulla di meno.

    Per farsi portare nei cinque “luoghi di lavoro”, sale su uno delle migliaia di taxi di Los Angeles, uno a caso. Il tassista è Max (Jamie Foxx), un personaggio tranquillo, gentile, timido, tanto da indugiare nel regalare alla sua ultima cliente (l’avvenente Jada Pinkett Smith che lo ha preso subito in simpatia) una cartolina di un luogo esotico, il suo sogno dove rifugiarsi dalla grigia realtà. Ma appena lasciato il sogno, il tassista si ritrova nell’incubo, e quel passeggero salito a bordo non resterà una delle tante facce che passano nello specchietto retrovisore della sua auto.
    L’inesorabile killer (lui sì, senza alcun sogno) e il mite tassista partiranno insieme per una notte che li cambierà per sempre, nella quale dovranno addirittura collaborare e dove l’agnellino sarà salvato proprio dallo spirito di emulazione per il lupo.

    Mann offre ancora una volta sprazzi di inarrivabile tecnica in ogni fase del film: dai momenti di dialogo, nei quali pianta la sua camera sui volti nei personaggi quasi per sondarli e farne conoscere i posti più nascosti dell’anima, alle caotiche sparatorie girate in modo esplosivo. Tom Cruise si inventa un personaggio inedito che non regala mai un sorriso (proprio lui, che si è concesso un giorno al Lido con il sorriso stampato in faccia), Jamie Foxx viaggia in modo incredibilmente lieve nella trasformazione progressiva di Max. Le buone prove di Mark Ruffalo e Jada Pinkett Smith completano un cast dal quale Mann ha cavato tutto il bene possibile, aggiungendoci un personaggio in più: la frenetica Los Angeles notturna, che fa da maestoso sfondo a una contesa dai toni epici.

    Colonna sonora, come sempre con Mann, poeticamente integrata alle immagini, montaggio serrato e perfettamente funzionale alla storia, finale d’antologia: tutto a disegnare una cornice perfetta per due esistenze entrate in rotta di collisione. Per caso, in una notte, a Los Angeles.

  4. #4
    Vincent
    Ospite

    Predefinito




  5. #5
    Vincent
    Ospite

    Predefinito Recensione di alberto Crespi [L'Unità]

    Un mese dopo la presentazione a Venezia, sorge una domanda che al Lido avevamo rimosso: perché il nuovo film di Michael Mann si intitola Collateral? Non disponendo di una risposta ufficiale, ipotizziamo: poiché la parola “collateral” indica gli “effetti collaterali” di una guerra, le perdite civili (si intitolava Collateral Damage quel tremendo film in cui il pompiere Schwarzenegger invadeva da solo la Colombia), crediamo che il titolo descriva il personaggio di Max, il tassinaro coinvolto suo malgrado in una notte di stragi perpetrate dal killer a pagamento Vincent. Lungo una strada lastricata di delitti, Max rischia di diventare, appunto, un “effetto collaterale”, un morto in più che si aggiunge casualmente alla conta dei corpi. Starà a lui, al suo coraggio e alla sua intelligenza, sfidare Vincent e negarsi questo assurdo destino.

    La lettura, se legittima, ci porta a un'altra considerazione: quella che ci descrive Collateral è una guerra. Non l'Iraq, né l'Afghanistan né il Sudan, ma Los Angeles, cuore dell'Impero (e del cinema). Una guerra nella quale Vincent spara bombe intelligenti e Max rischia di essere colpito dalle schegge. Se vi sembra una lettura iper-politica, sappiate che Michael Mann, il regista, da giovane se n'è andato in esilio dagli Stati Uniti perché le sue simpatie politiche per i Black Panthers rischiavano di costargli la galera. Mann è bianco, di Chicago, ma negli anni '60 (è nato nel '43) pensava che i rivoluzionari neri non avessero tutti i torti nella loro protesta, anche violenta, contro la classe dirigente Usa. Se ne andò a Londra, dove studiò cinema, e tornò a Hollywood da vincitore dopo aver scritto numerosi episodi di Starsky e Hutch e aver creato il poliziesco tv inter-razziale “Miami Vice”. La sua frequentazione dell'Inghilterra non gli ha impedito di firmare, con L'ultimo dei Mohicani, il western più anti-colonialista, e filo-indiano, della Hollywood moderna.

    Mann è probabilmente - assieme a un pugno di cinesi come John Woo, Tsui Hark e Johnnie To - il miglior regista d'azione su piazza. Collateral è il miglior film americano dell'anno. All'apparenza sembra “solo” un thriller: Vincent (Tom Cruise) deve uccidere cinque persone in una notte e allo scopo “noleggia”, e poi si trascina appresso, il taxi guidato da Max (Jamie Foxx). Se la sceneggiatura (di Stuart Beattie) è di genere, la realizzazione non lo è: Mann ha girato in digitale, ridisegnando le luci di Los Angeles in un'operazione stilistica ai confini della video-art e del cinema sperimentale. Il film è un gigantesco omaggio a Taxi Driver (Beattie, quando ha scritto il copione, pensava a Robert De Niro nel ruolo di Max) ma sta al capolavoro di Scorsese come Los Angeles sta a New York: là, la verticalità della metropoli dava alla storia un'identità forte, qui l'immensa spianata di autostrade e luci punta a cancellare ogni riconoscibilità, a portarci tutti quanti in un mondo senza coordinate. È come dice Vincent a inizio film: “Odio questa città. Appena ci arrivo voglio andarmene. Mi sembra tutto… disconnesso, è la parola giusta”. Lui è invece estremamente connesso, preciso, metodico: è un travet dell'omicidio (abito grigio, capelli grigi, barbetta grigia: Cruise è straordinario nell'aderenza fisica al personaggio) che paradossalmente darà anche al sognatore Max, che guida un taxi ma vuole aprire un'agenzia di limousine, un metodo per muoversi nella città e nella vita.

    Collateral è anche un incontro tra due filosofi: Vincent e Max si sfidano dialetticamente come Socrate e Gorgia in un dialogo di Platone, e non è detto che il più abile con le parole sia anche il più abile con la pistola.

  6. #6
    Vincent
    Ospite

  7. #7
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    Grazie caro Vincent, penso che andrò proprio a vederlo.

  8. #8
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    Non ho visto il film, spero di vederlo presto.Perchè questo 3d mi ha incuriosito.
    Ma dico subito la mia...che già pensavo prima di leggere il 3d in oggetto.


    Questo film resterà nella storia? Perchè? Semplice:
    tutto è ghiaccio.Tutto ha un prezzo.I rapporti umani sono labili o inesistenti.
    Cosa ci aspetta nelle nostre città?Quasi la noia.
    Allora chi è che illumina la quotidianità: il cacciatore.
    Chi bracca.Il cacciatore che può essere un sicario, un vendicatore, chiunque.
    Siamo noi che bracchiamo la donna che ci ha tradito, il turista antipatico, che guardiamo ed uccidiamo con il giudizio.
    Tutto è mercato, assegni circolari e bancomat.
    Nella metropoli notturna solo un uomo è vivo.Chi bracca.Il cacciatore ama.E' il più grande amatore.Egli ama la sua preda, la studia, la desidera, la assolve e forse la ucciderà...forse...perchè una preda viva e preferibile ad un trofeo morto.
    Il sicario, colui che uccide, colui che termina.
    Collateral..siamo noi.
    Ciao
    andrè_noire


  9. #9
    Nebbia
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    Predefinito Re: Collateral: Vincent sempre più bastardo

    In Origine Postato da Vincent
    Idei più bei thriller polizieschi mai realizzati.

    p.s. con questo film Cruise ha guadagnato 10 punti, soprattutto dopo la mezza porcheria buonista e a dir poco improbabile del samurai (si chiamava così?).

    Buonista? Perchè? Forse un film dove tutti i protagonisti non si comportano da pezzi di merda immediatamente non è credibile?
    Personalmente il Samurai di Cruise mi è piaciuto molto si potrebbe parlarne (al mio ritorno).

    Saluti.

  10. #10
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    film me-ra-vi-glio-so....consiglio a tutti la visione!

 

 
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