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Discussione: Frasparri

  1. #11
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    In Origine Postato da bsiviglia
    Forse pigrizia non e' il termine piu' appropriato. Cortigianeria e acquiescenza mi sembrano piu' adatti.
    Sarà che fuori dai patri confini non è andato ancora in uso l'insulto sistematico quando si affrontano temi di altri Paesi.
    Dice che un minimo di decenza e di "diplomazia" venga normalmente usato.

  2. #12
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    La legge Gasparri non è una legge come le altre
    Roberto Zaccaria
    La legge Gasparri va molto al di là dei suoi confini e finirà per influenzare direttamente la nostra forma di governo ove mai approvata definitivamente e promulgata dal Presidente della Repubblica. È stato proprio il Presidente della Repubblica nel suo messaggio alle Camere nel luglio del 2002 a mettere in primissima evidenza il collegamento tra il pluralismo e la democrazia. Anche la Corte costituzionale aveva parlato, in una delle sue prime sentenze, della libertà di espressione come di «pietra angolare» del sistema democratico. Una di quelle libertà dal cui grado di effettiva ampiezza si misura la consistenza della forma di stato democratica. Una legge che nega clamorosamente il principio pluralistico nel settore della radiotelevisione, che aumenta enormemente la concentrazione a favore dell’impresa di proprietà del Presidente del Consiglio. Del resto proprio il Parlamento europeo, che dalla sua ottica può valutare le situazioni di molti Paesi diversi, ha recentemente (4 settembre 2003) e senza mezze parole deplorato il fatto «che in particolare in Italia, in un quadro generale di concentrazioni non risolte, permanga una concentrazione del potere mediatico nelle mani del Presidente del Consiglio, senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto di interessi». In questi giorni anche la Commissione libertà pubbliche del Parlamento europeo ha annunciato un’ indagine sul pluralismo in Italia (anche se la violazione dell’art.7 del Trattato e’ tutt’altro che facile da perseguire). Il fatto che il conflitto di interessi non sia stato seriamente affrontato, nonostante le ipocrite affermazioni programmatiche, da parte di un Governo di centro-destra è molto più grave dell’omissione compiuta su questo versante dal Governo di centro-sinistra, nella legislatura precedente. Anche quella è certamente una colpa, ma di tipo diverso, molto diverso. Lì si è peccato di lungimiranza nell’interesse del Paese. Qui si ragiona evidentemente di tornaconto personale e di gruppo. Berlusconi ha consapevolmente e fin dall’inizio costruito il suo potere politico partendo dal controllo del sistema radiotelevisivo, da un uso deliberatamente «politico» del mezzo radiotelevisivo concepito come vero «volano» dell’intero sistema politico istituzionale. Non ha conquistato la televisione partendo dalla politica, ma ha conquistato la politica, partendo dalla televisione. Poi, una volta arrivato al governo del Paese ha completato il disegno andando alla «conquista» della televisione pubblica per arrivare all’omologazione e al pensiero unico. Il vero è che nessuno dei paragoni con altri modelli sull’influenza dei mezzi di comunicazione di massa sulla politica, regge più in alcun modo di fronte a questa «devastazione» delle regole. Qui siamo in uno scenario completamente diverso che infatti, e non a caso, non ha eguali in nessuna parte del mondo. Altro che Filippine o Azerbaigian o Kazakhstan. Altro che Bloomberg, sindaco di New York. Qui siamo in un altro emisfero. La concentrazione nei media è solo un tassello della più generale concentrazione nei poteri al vertice dello Stato. Il disegno nei confronti della magistratura, (fatto di esternazioni apparentemente improvvide, da un lato, e di provvedimenti di varia natura che mirano inequivocabilmente a circoscriverne il ruolo) è concepito esattamente nella medesima traiettoria. Ha ragione chi accenna a confronti con lo Stato assoluto. In certi «passaggi istituzionali» ci avviciniamo decisamente a questo modello. Leopoldo Elia ha definito la forma di governo emergente dalle proposte della maggioranza una forma di «Premierato assoluto». In passato si sono avuti modelli di stati, prima autoritari e poi totalitari, che hanno negato anche con la forza l’emergere di ideologie diverse da quella ufficiale. In questo asfissiante modello di egemonia televisiva, è difficile negare l’emergere di disegni totalitari, anche se l’autoritarismo, nella forma tradizionale ancora non c’è. Diciamo subito le ragioni per le quali consideriamo questa legge almeno quattro volte incostituzionale. Cerchiamo di riassumere quella che ci pare l’opinione di gran lunga prevalente tra i costituzionalisti e che è sintetizzata in un documento promosso dall’associazione «Articolo 21» e riportato in allegato con le cinquanta firme raccolte fino a questo momento.. Primo, perché alza il limite massimo per le concentrazioni dagli attuali 3500 milioni di euro a oltre 6000 milioni di euro e riduce il pluralismo e il diritto dei cittadini all’informazione. Secondo, perché sottrae la disciplina della radiotelevisione al Parlamento e la consegna al Governo. Terzo, perché rafforza il potere del Governo sulla RAI. Quarto, perché avvia una privatizzazione totale del «servizio pubblico» regalando il canone ai privati. Questa legge «stravolge clamorosamente» il messaggio del Presidente della Repubblica e «aggira» le sentenze della Corte costituzionale. Si ricorda, ancora una volta, quanto aveva detto il Presidente Ciampi nel suo Messaggio alle Camere («Il pluralismo e l'imparzialità dell'informazione sono condizioni essenziali per una democrazia compiuta»: luglio 2002) e la Corte costituzionale nella sua ultima sentenza in materia di informazione e anche nelle altre precedenti («La situazione di fatto esistente in Italia nel settore televisivo non garantisce l'attuazione del principio del pluralismo informativo»: sent. n. 466 del 2002). È una legge inutile perché ripete, per l’ottanta per cento, disposizioni già contenute nelle leggi vigenti (bastava quindi un bel testo unico) e aggiunge la sola parte relativa al digitale terrestre. È una legge dannosa per gli editori dei giornali perché consente ai privati (e soprattutto a Mediaset) di fare più pubblicità e telepromozioni e «annulla» due decisioni del Consiglio di Stato. È una legge dannosissima per la RAI perché la carica di compiti nuovi senza darle le risorse adeguate. Le impone di realizzare il «digitale terrestre» che costa almeno 750 milioni di euro e anziché renderla indipendente, la pone sotto la tutela più stretta del Governo e poi la «svende». Mediaset ringrazia per il dono che ottiene da questa legge perché può crescere ancora e quasi raddoppiare, perché può fare tranquillamente più pubblicità di prima, perché Publitalia potrà gestire anche le TV locali, perché tra qualche anno potrà comprare nuovi giornali e infine… perché Fede «resta in terra» anziché andare sul satellite ospite dell’«amico» Murdoch. Venerdì 3 ottobre 2003, il giorno successivo all’approvazione, non ancora definitiva, della legge alla Camera dei deputati, il titolo Mediaset ha guadagnato in Borsa il 6 per cento. Un caso evidentemente!

  3. #13
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    Il testo completo in traduzione italiana, sul sito di Articolo 21:

    http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2159

  4. #14
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    In Origine Postato da Nelson
    Il testo completo in traduzione italiana, sul sito di Articolo 21:

    http://www.articolo21.info/notizia.php?id=2159
    Questo è ancora più interessante.

  5. #15
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    An in Rai «tradisce» la Gasparri
    20 Dicembre 2005
    IL CASO
    Da un vertice segreto no alla privatizzazione


    ROMA
    Seduto su un divanetto del Transatlantico, l'ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri non sa del de profundis che lo stato maggiore del suo partito sta intonando alla sua legge.
    Nel chiuso di un teatro parrocchiale a due passi da viale Mazzini, per la seconda volta in due settimane, si sono riuniti dirigenti, direttori e giornalisti della Rai di chiara fede post missina. E' infatti un no senza appello alla privatizzazione quello espresso, tra gli applausi, dal suo successore Mario Landolfi. "Anche perché", gli ha fatto eco Gennaro Malgieri, il consigliere del cda in quota An, "alla fine se la comprerebbero sempre i soliti noti mentre invece noi dobbiamo rafforzare il servizio pubblico".
    Tutto il contrario di ciò che ancora in questi giorni andava ripetendo l'ex Ministro ormai senza potere e senza poltrona. Gianfranco Fini (dopo il tradimento di Gasparri e La Russa dell'estate scorsa) non solo ha rimesso il partito saldamente nelle proprie mani, ma ha anche rivoluzionato la politica di An in Rai, sconfessando l'asse che i due ex colonnelli avevano stabilito con Cattaneo e che in questi anni, è l'accusa, ha favorito soprattutto Forza Italia.
    Ora An è passata al contrattato reclamando spazi e un maggior equilibrio culturale. Organizzata dal capo delle relazioni istituzionali Guido Paglia, la riunione di ieri ha visto ancora la partecipazione dei direttori del TgDue, Mauro Mazza, del Giornaleradio Bruno Soccillo.
    Assenti due settimane fa, all'appuntamento si sono presentati anche il direttore della testata sportiva Fabrizio Maffei e il capo dell'ufficio legale, l'immarcescibile Rubens Esposito. Immancabile la pletora di vicedirettori, capiredattori e giornalisti vari: da Fidel Banga Bauna (il conduttore di colore del TgLazio) a Daniela Vergara ( la quirinalista del Tgdue), da Massimo Caputi (Quelli che il calcio) all'ex “grande fratello” Eleonora Daniele (oggi in forza a Uno mattina ) fino all'attore Luca Barbareschi che dopo aver accusato Alleanza nazionale - nel corso della riunione di due settimane fa - di essersi preoccupata di "promuovere solo le mignatte", stavolta tra gli applausi ha chiesto di "aprire gli armadi Rai" e di indagare "sull'intreccio tra affari e scelte culturali" di Rai cinema, scagliandosi contro il potentissimo Giancarlo Leone.
    Ma se la platea ha applaudito al no per lo sbarco in Borsa e al sì alla guerra dell'audience con Mediaset, ha invece mugugnato quando il ministro Landolfi ha ribadito i motivi che lo hanno portato a non aumentare il canone come richiesto dagli attuali vertici aziendali. Guido Paglia, infatti, gli ha dato palesemente torto tra gli applausi dei presenti. Tutti hanno però chiesto un maggior pluralismo culturale, rivendicando inoltre una "rotazione" delle conduzioni dei programmi di approfondimento: non è andato proprio giù il fatto che il cda non abbia nemmeno considerato di affidare a Mazza lo spazio della rete Due confermando Anna La Rosa.
    Non è un caso che in due decisione importanti (il via libera a Santoro e il no al “processo” al direttore di RaiTre Paolo Ruffini) Malgieri abbia votato con i consiglieri di centrosinistra: un avvertimento a Forza Italia, ma soprattutto un segnale ai futuri vincitori.

    Angela Bianchi
    (l'Unità)

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    An in Rai «tradisce» la Gasparri
    20 Dicembre 2005
    IL CASO
    Da un vertice segreto no alla privatizzazione


    ROMA
    [I]Seduto su un divanetto del Transatlantico, l'ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri non sa del de profundis che lo stato maggiore del suo partito sta intonando alla sua legge.
    In pratica lo "stato maggiore", se ho ben capito, sta intonando contro una legge che loro stessi hanno sostenuto e votato?
    Eppure... non era diffiile capire, con largo anticipo, quali erano gli obiettivi "veri" della legge in oggetto... che vadano a nascondersi...

    B.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbanera
    In pratica lo "stato maggiore", se ho ben capito, sta intonando contro una legge che loro stessi hanno sostenuto e votato?
    Eppure... non era diffiile capire, con largo anticipo, quali erano gli obiettivi "veri" della legge in oggetto... che vadano a nascondersi...

    B.
    Non per incensarmi ma, è dalla prima stesura che definisco questa legge un alibi, amico Barba.
    Un alibi sia per quello che ha rappresentato nel salvataggio dell'ancora abusiva Rete4 sia per, appunto, il "paravento" della tanto sbandierata privatizzazione della Rai.

    E, forse, la legge ad personam per eccellenza.

  8. #18
    Me, Myself, I
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    "La Gasparri viola le norme europee"
    La Ue contro la legge del centrodestra

    "Favorisce gli operatori attuali nel passaggio dall'analogico al digitale"
    Il governo di centrosinistra ha già annunciato di voler cambiare le norme


    QUI

  9. #19
    Super Troll
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    speriamo che si diano una mossa la più pres to
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  10. #20
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    [...]
    Attualmente per la trasmissione analogica la Rai detiene il 46% degli impianti e delle frequenze, mentre Mediaset ne ha il 36%. La Rai controlla il 12% delle frequenze e degli impianti nel digitale terrestre e Mediaset il 41%. Il ricorso dell'associazione indipendente dei consumatori Altroconsumo aveva inviato a Bruxelles una richiesta formale per aprire una procedure di infrazione contro l'Italia nel giugno 2005 "a causa del contrasto con il diritto comunitario emerso dall'introduzione della legge Gasparri per disciplinare il passaggio dal sistema analogico a quello digitale".

    [...]

 

 
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