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  1. #181
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", LUNEDÌ, 06 LUGLIO 2009
    Pagina 1 - Prima Pagina

    Le idee
    Il cattolico adulto che il Papa non vuole

    VITO MANCUSO

    Nell´omelia di chiusura dell´Anno paolino Benedetto XVI ha dedicato la sua attenzione al concetto di "fede adulta". Si tratta di un´espressione con esplicite radici bibliche, cara a un filone importante della teologia del ´900 (così il teologo martire antinazista Dietrich Bonhoeffer: «Il mondo adulto è senza Dio più del mondo non adulto, e proprio perciò forse più vicino a lui»), divenuta famosa nella vita politica italiana per l´uso che ne fece l´allora premier Romano Prodi rifiutando l´allineamento sull´astensione voluto dalla Conferenza episcopale in ordine al referendum sulle tematiche bioetiche.
    Il ragionamento di Benedetto XVI si può riassumere così: 1) È necessaria una fede adulta: «Con Cristo dobbiamo raggiungere l´età adulta, un´umanità matura… Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede matura, una fede adulta». 2) La fede adulta passa per il rinnovamento del pensiero: «La nostra ragione deve diventare nuova… Il nostro modo di vedere il mondo, di comprendere la realtà – tutto il nostro pensare deve mutarsi a partire dal suo fondamento». 3) C´è un modo giusto e un modo sbagliato di rinnovare il pensiero in vista di una fede adulta, e il modo sbagliato è il seguente: «Fede adulta negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s´intende spesso nel senso dell´atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede fai da te, quindi» (corsivi di Benedetto XVI).




    Come una pubblicità di qualche anno addietro ironizzava sui turisti fai da te che finivano inevitabilmente nei guai, così il papa descrive quei credenti che per la loro visione del mondo scelgono di vagliare autonomamente quanto ospitare, o non ospitare, nella mente. La critica papale diviene a sua volta ironica ("battuta impagabile", commenta un editoriale di Avvenire) col dire che tale discernimento autonomo «lo si presenta come coraggio di esprimersi contro il Magistero della Chiesa, mentre in realtà non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso» (corsivo di Benedetto XVI). Qual è invece per il papa il modo giusto di vivere una fede adulta? Lo si ricava facilmente volgendo al contrario le sue critiche: non scegliere autonomamente quanto ospitare nella propria mente, ma ascoltare la Chiesa e i suoi Pastori, laddove il verbo ascoltare va inteso nel senso forte di obbedire. La maturità della fede si misura quindi sul livello di obbedienza alla gerarchia ecclesiastica. Il che vale anche per il coraggio, per nulla necessario quando si tratta di criticare la Chiesa (perché anzi si ricevono gli applausi del mondo) ma indispensabile nel caso contrario: «Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo schema del mondo contemporaneo». In sintesi il perfetto cattolico per Benedetto XVI è chi vive la fede come obbedienza a quanto stabilito dalla gerarchia ecclesiastica, senza temere di contrastare il mondo e i suoi falsi applausi.
    Ma perché il papa insiste così tanto sull´obbedienza alla Chiesa? Non certo perché vuole trasformare i cattolici in un esercito di soldatini senza razionalità, ma perché è convinto che solo aderendo in toto alla dottrina della Chiesa si aderisce alla pienezza della verità e della razionalità. La ragione infatti gioca da sempre un ruolo essenziale nella teologia di Ratzinger: «La fede cristiana è oggi come ieri l´opzione per la priorità della ragione e del razionale», scriveva da cardinale, aggiungendo che «con la sua opzione a favore del primato della ragione, il cristianesimo resta ancora oggi razionalità». Nel celebre discorso di Ratisbona del settembre 2006 il termine ragione coi suoi derivati ricorre per ben 43 volte. A questo punto appaiono chiari i due pilastri su cui si regge l´impostazione papale: da un lato l´autorità della Chiesa, dall´altro l´autorità della ragione. Lo specifico dell´architettura ratzingeriana sta nel mostrare che in realtà i due pilastri sono uno solo, perché tra la dottrina della Chiesa e la razionalità c´è, per il papa, perfetta identità. Per questo egli sostiene che il cristiano veramente adulto è colui che obbedisce alla Chiesa e ai suoi Pastori senza vagliare autonomamente i contenuti da credere, e con questa obbedienza compie perfettamente l´esigenza di razionalità intrinseca in ogni uomo giungendo alla pienezza della verità. L´equazione è cristallina: «Dottrina ecclesiastica = razionalità = verità».
    Ma è proprio così? Io temo di no. Senza entrare in complesse argomentazioni teoretiche che ci condurrebbero alla teologia apofatica, è sufficiente un´occhiata alla storia per rendersi conto che non è sempre così e che qualche volta la Chiesa con la sua dottrina stava da una parte e la verità e la razionalità dall´altra. Tralascio lo scontato riferimento alle verità scientifiche e faccio riferimento alla libertà religiosa, oggi tanto spesso difesa dal papa ma fino al Vaticano II osteggiata dal magistero cattolico. Benedetto XVI sa benissimo che se oggi lui sostiene la libertà religiosa in tutte le sedi istituzionali del pianeta lo deve anche a un cattolico adulto quale Felicité de Lamennais che la promosse senza temere di contraddire il magistero della Chiesa del tempo. E quindi chi era più vicino alla verità, Lamennais, cattolico dalla fede adulta non sempre allineato alla Chiesa e ai suoi Pastori, oppure papa Gregorio XVI che per la difesa della libertà religiosa lo scomunicò? Lo stesso vale per una materia ancora più importante per il cristianesimo, cioè la Bibbia. Benedetto XVI sa benissimo che se oggi la Chiesa cattolica promuove intensamente la lettura della Bibbia lo deve prima ai protestanti e poi ai quei cattolici adulti non sempre allineati (un esempio tra tutti, Pasquier Quesnel) che nel passato lottarono contro il magistero che ai laici ne proibiva la lettura. E quindi, chi era più vicino alla verità, Quesnel, cattolico dalla fede adulta non sempre allineato alla Chiesa e ai suoi Pastori, oppure papa Clemente XI che per la promozione della lettura della Bibbia lo condannò? È impossibile negare che oggi di fatto la Chiesa insegna alcune idee promosse da cattolici adulti del passato, oggetto, quando le manifestarono, di esplicite condanne ecclesiastiche. Una significativa controprova è rappresentata dai lefebvriani, perfetta fotografia di come sarebbe oggi la Chiesa cattolica se non avesse dato ascolto a quei cattolici dalla fede adulta grazie ai quali si è attuato il rinnovamento conciliare. Nella ricerca della verità e della giustizia non bisogna mai interrompere l´ascolto di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa, senza cercare l´applauso del mondo, ma neppure senza temere le condanne della gerarchia.

  2. #182
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", MARTEDÌ, 07 LUGLIO 2009
    Pagina 12 - Interni

    Cei, affondo contro il libertinaggio: "È grave, non è un fatto privato"
    Monsignor Crociata: la presenza di minori grida vendetta

    Parole pronunciate in ricordo di Santa Maria Goretti.

    L´Osservatore: no al degrado morale

    ORAZIO LA ROCCA
    CITTÀ DEL VATICANO - «Libertinaggio gaio e irresponsabile. Sfarzo narcisista e lussurioso. Uso della moralità, criticata e dileggiata con parole e fatti per scopi di tipo politico, economico o di altro genere». E poi «atti moralmente discutibili che coinvolgono minorenni». É lungo l´elenco dei mali che stanno mettendo a dura prova (con «situazioni e problemi di pressante attualità») gli equilibri socio-educativi della nostra società. Ne parla - con accenti che, pur senza fare nomi espliciti, richiamano anche le note vicende extrapolitiche del premier Silvio Berlusconi - il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, in pratica il numero due dei capi delle diocesi.
    L´occasione è la festa di Santa Maria Goretti celebrata ieri a Le Ferriere (Latina), sulla tomba della santa che fu martirizzata per essersi rifiutata di subire le violenze sessuali del suo aggressore. Un modello tuttora attualissimo perché «fa sempre affiorare alle nostre labbra parole desuete come purezza, castità, verginità che facciamo fatica a pronunziare e che ci fanno forse arrossire», argomenta Crociata nell´omelia pubblicata anche dall´Osservatore Romano, il quotidiano vaticano oggi in edicola, con un titolo non casuale: "La Chiesa dice no al degrado morale". Grazie all´esempio della santa di Latina, «nessuno deve pensare - è il monito di Crociata - che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti - esorta il vescovo - sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall´aver tolto l´innocenza a intere nuove generazioni».
    Parole severissime che - confermano ambienti vicino ai vertici della Cei - non possono «non fare riferimento» anche al premier e che, inevitabilmente, vanno a rafforzare le critiche antiberlusconiane portate avanti da settimane da molti organismi cattolici. Un vero e proprio crescendo di richiami avviati con fermezza dal settimanale Famiglia Cristiana, il cui direttore don Antonio Sciortino, oltre a pubblicare una lunga serie di lettere di protesta contro il «comportamento» del Presidente del Consiglio, si è spinto a chiederne «le dimissioni, perché ormai la misura è colma». Critiche fatte proprie da quasi tutta la galassia cattolica di base come le Acli, l´Azione cattolica italiana, gli universitari della Fuci, la Comunità di S. Egidio, religiosi (salesiani e francescani in testa). Voci che hanno fatto breccia anche nel quotidiano dei vescovi Avvenire nella rubrica delle lettere e in due editoriali con i quali Berlusconi è stato invitato «a fare chiarezza» e a «rispondere a tutti gli interrogativi» riguardanti le sue vicende personali. Anche il cardinale-presidente della Cei Angelo Bagnasco ha fatto, nei giorni scorsi, un paio di interventi pubblici su etica e moralità, invitando i politici ad osservare «comportamenti coerenti» e ad indicare «ai giovani ideali alti e nobili». Dello stesso tenore l´intervento di un altro alto prelato, Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, assistente dell´Azione cattolica italiana e segretario della commissione Cei sulle migrazioni, che alla Radio Vaticana ha parlato di «emergenza educativa» anche alla luce della «sfrontatezza» di comportamenti che negano valore alla sessualità così come denunciato da Crociata alla celebrazione di Santa Maria Goretti.

  3. #183
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", MARTEDÌ, 07 LUGLIO 2009
    Pagina 1 - Prima Pagina

    I vescovi e il sovrano

    GAD LERNER

    La presa di distanze della Chiesa dal premier lussurioso e libertino incrina l´egemonia di Berlusconi sull´Italia moderata e dunque cambia lo scenario politico della legislatura. Perché il sovrano, nella tradizione cattolica, è un interlocutore sulla cui moralità si può anche chiudere un occhio, ma solo fin tanto che la sua contrapposizione al modello di comportamento predicato dalla dottrina viene sottaciuta, non conclamata di fronte al popolo.
    I vescovi non potevano rischiare ancora nell´attesa della prossima fotografia imbarazzante, o di un´altra testimonianza di donne pagate per soddisfare le voglie del capo.


    Soprattutto quando i festini non si svolgono in un´alcova riparata, ma in sedi para-istituzionali ostentate come luoghi del nuovo potere. La denuncia di monsignor Crociata si sofferma inevitabilmente sul dileggio di una moralità brandita cinicamente in materia di prostituzione e di codici familiari. Per intenderci, oggi Berlusconi non potrebbe più mettere piede nella piazza del Family Day. Ma è venuto al pettine, più in generale, il nodo di una cultura berlusconiana che propone l´ascesa sociale e la felicità come raggiungibili solo attraverso la mercificazione di sé, finora tollerata dai vescovi perché badava a non invadere lo spazio di un potere clericale delegato alla gerarchia, in spregio all´autentica spiritualità.
    La corda, tesa come in nessun´altra nazione, infine si è spezzata. Imponendo all´Italia la condizione femminile come questione politica primaria, dirompente al di là delle aspettative di un´opposizione che su questo terreno è rimasta muta perché vittima anch´essa della medesima arretratezza culturale.
    La Chiesa è bacchettona, Berlusconi è vittima di una pulsione totalitaria che interferisce con la sua legittima libertà nella sfera dei comportamenti sessuali? Non dubito che ce lo sentiremo dire. Perché il paese in cui capita che siano gli stessi genitori a promuovere la trasformazione delle figlie in veline per arricchirsi, è senza dubbio malato. E ancora (prevedo non a lungo) capita di percepire ammirazione per le gesta di don Rodrigo con la sua scorta di bravi.
    Ma qui non è in gioco la libertà sessuale, che la Chiesa di certo vorrebbe delimitare nei vincoli anacronistici della procreatività matrimoniale, in coerenza a una dottrina che s´illude di codificare l´amore. Neppure è in gioco la liceità della mercificazione del corpo, fenomeno degenerativo esteso ben al di là dei confini nazionali.
    Certo, il governo deve rinviare in fretta e furia il dibattito in aula sulla proibizionista legge Carfagna in materia di prostituzione. Altrimenti sarebbe sommerso dal ridicolo. Ma ora che ridicolo appare di fronte alle donne italiane l´anziano presidente-seduttore, la prima falsità a cadere – come ricordava ieri il segretario della Cei – è che si tratti di affari privati. Berlusconi ha trasferito nei suoi palazzi – oltrepassando in casa propria un´allusione già fin troppo esplicita e volgare – gli spettacolini della televisione da lui forgiata a sua immagine e somiglianza. Sessista fino al parossismo. Senza paragoni possibili per sistematicità e pervasività con quella delle altre nazioni civili.
    È di questi giorni la notizia che il Tg5 sorpassa il Tg1 non certo perché fornisca un´informazione più completa, ma perché il programma che lo precede indugia con riprese dettagliate sul posteriore di una soubrette.
    A dispetto delle proteste della Cei, la condanna dei comportamenti e della concezione del mondo esibita (fino a ieri vantandosene) dal premier, non implica un rigurgito bacchettone. Semmai è giunto il momento di constatare come la riduzione umiliante del corpo femminile a un modello unico monotono, sottomesso e plastificato, distorce, fino a provocare una diffusa caduta del desiderio, lo stesso fascino dell´eros.
    L´importante è che oggi da più parti, con la spinta di un protagonismo femminile che tarda a trovare voci incisive, e non solo grazie alla fine della benevolenza ecclesiale nei confronti di Berlusconi, la questione sia posta nei suoi giusti termini di dignità nazionale.

  4. #184
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    "La Repubblica", MARTEDÌ, 07 LUGLIO 2009
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    I vescovi e il sovrano

    GAD LERNER

    La presa di distanze della Chiesa dal premier lussurioso e libertino incrina l´egemonia di Berlusconi sull´Italia moderata e dunque cambia lo scenario politico della legislatura. Perché il sovrano, nella tradizione cattolica, è un interlocutore sulla cui moralità si può anche chiudere un occhio, ma solo fin tanto che la sua contrapposizione al modello di comportamento predicato dalla dottrina viene sottaciuta, non conclamata di fronte al popolo.
    I vescovi non potevano rischiare ancora nell´attesa della prossima fotografia imbarazzante, o di un´altra testimonianza di donne pagate per soddisfare le voglie del capo.


    Soprattutto quando i festini non si svolgono in un´alcova riparata, ma in sedi para-istituzionali ostentate come luoghi del nuovo potere. La denuncia di monsignor Crociata si sofferma inevitabilmente sul dileggio di una moralità brandita cinicamente in materia di prostituzione e di codici familiari. Per intenderci, oggi Berlusconi non potrebbe più mettere piede nella piazza del Family Day. Ma è venuto al pettine, più in generale, il nodo di una cultura berlusconiana che propone l´ascesa sociale e la felicità come raggiungibili solo attraverso la mercificazione di sé, finora tollerata dai vescovi perché badava a non invadere lo spazio di un potere clericale delegato alla gerarchia, in spregio all´autentica spiritualità.
    La corda, tesa come in nessun´altra nazione, infine si è spezzata. Imponendo all´Italia la condizione femminile come questione politica primaria, dirompente al di là delle aspettative di un´opposizione che su questo terreno è rimasta muta perché vittima anch´essa della medesima arretratezza culturale.
    La Chiesa è bacchettona, Berlusconi è vittima di una pulsione totalitaria che interferisce con la sua legittima libertà nella sfera dei comportamenti sessuali? Non dubito che ce lo sentiremo dire. Perché il paese in cui capita che siano gli stessi genitori a promuovere la trasformazione delle figlie in veline per arricchirsi, è senza dubbio malato. E ancora (prevedo non a lungo) capita di percepire ammirazione per le gesta di don Rodrigo con la sua scorta di bravi.
    Ma qui non è in gioco la libertà sessuale, che la Chiesa di certo vorrebbe delimitare nei vincoli anacronistici della procreatività matrimoniale, in coerenza a una dottrina che s´illude di codificare l´amore. Neppure è in gioco la liceità della mercificazione del corpo, fenomeno degenerativo esteso ben al di là dei confini nazionali.
    Certo, il governo deve rinviare in fretta e furia il dibattito in aula sulla proibizionista legge Carfagna in materia di prostituzione. Altrimenti sarebbe sommerso dal ridicolo. Ma ora che ridicolo appare di fronte alle donne italiane l´anziano presidente-seduttore, la prima falsità a cadere – come ricordava ieri il segretario della Cei – è che si tratti di affari privati. Berlusconi ha trasferito nei suoi palazzi – oltrepassando in casa propria un´allusione già fin troppo esplicita e volgare – gli spettacolini della televisione da lui forgiata a sua immagine e somiglianza. Sessista fino al parossismo. Senza paragoni possibili per sistematicità e pervasività con quella delle altre nazioni civili.
    È di questi giorni la notizia che il Tg5 sorpassa il Tg1 non certo perché fornisca un´informazione più completa, ma perché il programma che lo precede indugia con riprese dettagliate sul posteriore di una soubrette.
    A dispetto delle proteste della Cei, la condanna dei comportamenti e della concezione del mondo esibita (fino a ieri vantandosene) dal premier, non implica un rigurgito bacchettone. Semmai è giunto il momento di constatare come la riduzione umiliante del corpo femminile a un modello unico monotono, sottomesso e plastificato, distorce, fino a provocare una diffusa caduta del desiderio, lo stesso fascino dell´eros.
    L´importante è che oggi da più parti, con la spinta di un protagonismo femminile che tarda a trovare voci incisive, e non solo grazie alla fine della benevolenza ecclesiale nei confronti di Berlusconi, la questione sia posta nei suoi giusti termini di dignità nazionale.

  5. #185
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    La Chiesa condanna ma preferisce i peccatori
    • da Libero del 7 luglio 2009, pag. 1

    di Vincenzo Vitale

    Molto e gustosamente in questi ultimi giorni vari commentatori si son dilettati a censurare l’immagine pubblica di Berlusconi. La Cei, dal canto suo, ha fatto benissimo a censurare il politico che si macchi di comportamenti poco raccomandabili e ciascuno può leggere, se lo voglia, in queste parole un riferimento al capo del governo: ma non solo a lui, perchè nessuno è senza peccato. Non poteva certo mancare in tale contesto l’intervento di due osservatori quali Corrado Augias e Vito Mancuso, i quali dalle colonne di un quotidiano a tiratura nazionale hanno pensato bene di impartire addirittura una lezione di etica sociale alla Chiesa. Infatti, essi criticano duramente la Chiesa in quanto preda di un eccessivo interesse per la dimensione politica della realtà, mentre darebbe poca importanza a quella che viene definita -ricorrendo ad un vocabolario inaugurato a suo tempo dalla teologia della liberazione dimensione profetica. In questa luce, Augias e Mancuso si chiedono stupiti come possa la Chiesa accettare buone relazioni con Berlusconi -reo di avere due famiglie, di condotte spregiudicate, al centro di scandali di varia natura -anziché con un esponente cattolico come Prodi -uomo pio, devoto alla sua unica famiglia, riservato: la Chiesa dunque sarebbe più interessata al potere politico ed alla sua gestione che alla salvezza delle anime. Si vede subito che i due critici non hanno le idee sufficientemente chiare circa la missione della Chiesa nel mondo, per intendere la quale occorre avanzare due considerazioni: una di carattere personale, l’altra di carattere ecclesiale. Dal primo punto di vista (quello personale), la Chiesa ha da ricercare in via privilegiata il rapporto con i peccatori, andando alla ricerca di questi, e non delle persone pie, tanto che non si sbaglia affermando che di grandi peccatori - convertiti - è fatta la Chiesa: si pensi a Maria Maddalena, a S. Matteo, al centurione romano; inoltre, giudicato col metro di oggi, S. Paolo, dal momento che girava per la Palestina insieme a numerosi compagni alla cerca di cristiani allo scopo di lapidarli (prova ne sia che mentre Stefano, il primo dei martiri, veniva lapidato, egli custodiva il mantello dei lapidatori), sarebbe accusato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di omicidi e linciaggi. Eppure, egli -insieme a S. Pietro -è una delle due colonne su cui si regge la Chiesa universale. Né può immaginarsi che la Chiesa possa pubblicamente attribuire ai personaggi politici una sorta di votazione o pagellina, a seconda della loro moralità personale: ciò sarebbe assurdo in senso ecclesiale e grottesco in senso morale. Dal secondo punto di vista (quello ecclesiale), non si rifletterà mai abbastanza su come dimensione politica della Chiesa e dimensione profetica non siano per nulla agli antipodi, ma, al contrario, l’una sia l’espressione dell’altra. Infatti, la profezia - e soltanto la profezia quale carisma donato dallo Spirito -consente alla Chiesa di intridere la dimensione, in se profana, della politica, attraverso il proprio magistero, nell’ambito dei campi essenziali perché l’uomo sia davvero uomo. Mai è tanto profetica la Chiesa come quando mette sull’avviso l’umanità dai pericoli di un potere cieco come quello della tecnica esercitato senza scrupoli sul corpo umano adoperato come terreno privilegiato per nuove ingegnerie genetiche; da quelli di una famiglia disconosciuta come luogo naturale di accoglienza per il nascituro, che ha comunque diritto ad un padre maschio e ad una madre femmina; da quelli di una tradizione di civiltà religiosa e culturale occidentale, rinnegata in nome di un irenismo tanto facile quanto illusorio verso diverse civiltà; mai, insomma, è tanto profetica come quando interviene col suo magistero nell’agone politico e sociale. Perché meravigliarsi allora se la Chiesa mantiene buoni rapporti col governo in carica? Al contrario del pericoloso moralismo di matrice calvinista, tipico di alcune società (per es. la Svizzera di Zwíngli) dove si bruciarono sul rogo più "streghe" di qualunque altro Paese cattolico, la Chiesa sa bene che un governo va accettato per ciò che concretamente sa fare e non per il tasso di moralità dei suoi esponenti, il quale è certo importante ma da solo non vuol dire nulla. Il Papa non censurò mai pubblicamente Enrico VIII per le numerose concubine di cui si circondava , ma lo scomunicò quando pretese il riconoscimento ecclesiastico -vale a dire pubblico - del divorzio. Del resto, Prodi ha più volte ripetuto di essere un cattolico "adulto", cioè non bisognoso del magistero, in quanto capace di orientarsi da solo: perfetto esempio di palese neoluteranesimo, capace, per esempio, di stare insieme a Rifondazione o a Pannella. Perché allora meravigliarsi se la Chiesa preferisce (ammesso e non concesso che sia davvero così) una politica cattolica messa in opera da un peccatore (come tutti noi) ad una neoluterana messa in opera da un moralista?

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    Don Conti, il Comune arriva tardi
    • da Corriere della Sera - ed. Roma del 8 luglio 2009, pag. 5

    di Lavinia Di Gianvito

    Non ci sarà il sindaco Gianni Alemanno al processo contro don Ruggero Conti, l’ex parroco della Natività di Maria Santissima, a Selva Candida, accusato di abusi sessuali nei confronti di sette minori. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la costituzione di parte civile del Comune: inammissibile perchè tardiva. A rappresentare il Campidoglio contro il sacerdote, 55 anni, garante di Alemanno «per la famiglia e le periferie» durante la campagna elettorale, resta Mario Staderini, del partito radicale, il primo in Italia a utilizzare la norma che permette a «ciascun elettore» di «far valere in giudizio le azioni e i ricorsi che spettano al Comune». «Se non avessi esercitato l’azione popolare sottolinea Staderini, assistito dall’avvocato Elisabetta Valeri - oggi le probabili vittime si troverebbero sole in un processo che, come spesso accade per i reati sessuali, le costringerà a difendersi per non aver scelto il silenzio». Nel pomeriggio Alemanno annuncia che il Campidoglio impugnerà la decisione del tribunale. «L’interpretazione restrittiva della norma è incomprensibile - sostiene il sindaco -. Ringraziamo la disponibilità di Mario Staderini, ma riteniamo che in questa vicenda debba essere assolutamente ribaditala presenza del Comune». Eppure ormai non c’è più nulla da fare. le ordinanze si possono impugnare solo con le sentenze e dunque il sindaco dovrà aspettare la fine del processo. Peraltro, la costituzione di parte civile del Campidoglio è stata ritenuta fuori termine non solo dal presidente della sesta sezione, Luciano Pugliese, ma anche dal pm Francesco Scavo e dagli avvocati. L’udienza di ieri si è aperta proprio con la questione della partecipazione del Comune. Una «coda» che chiude la bufera suscitata, l’altra volta, dall’annuncio che il Campidoglio non sarebbe intervenuto contro don Ruggero. L’avvocato capitolino Nicola Sabato aveva depositato una lettera firmata da Alemanno il 4 giugno: «Il sottoscritto dichiara di non costituire l’amministrazione comunale nel processo sopra indicato». Poi la tempesta nel mondo politico (per primo Francesco Storace, capogruppo de La Destra in Campidoglio: «Una figura barbina per proteggere un grande elettore») aveva fatto cambiare idea al sindaco. Troppo tardi però, visto che il processo ha le sue regole e i suoi tempi. Anche ieri, come il 16 giugno, i fedeli di don Ruggero sono accorsi in massa in tribunale per salutare il loro amatissimo ex parroco. Giovani, adulti, famiglie intere. Durante l’inchiesta nel quatiere sono state raccolte 648 firme a sostegno del sacerdote e i parrocchiani hanno scritto due lettere, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al vescovo, monsignor Gino Reali. «Da quasi un anno - si legge nella lettera a Napolitano - viviamo nel dolore e nella costernazione. Pensiamo che ci sia un abuso inumano nella carcerazione preventiva a cui don Ruggero è sottoposto, così come pensiamo che la campagna di stampa contro di lui sia stata diabolicamente orchestrata per marchiare la sua persona di una colpa atroce e senza appello».

  7. #187
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    De Lucia: la Cei sfrutta la debolezza del premier

    Roma, 7 luglio 2009


    • Da una nota di agenzia letta a Radio Radicale

    "La Conferenza episcopale italiana, così come ha tentato finora di utilizzare a proprio vantaggio, e a svantaggio per i diritti di libertà dei cittadini italiani, la posizione di forza di Berlusconi, allo stesso modo ora tenta di sfruttare la posizione di debolezza del premier". Lo ha detto Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani, nel corso di un'intervista all'Agenzia radiofonica Econews, sulle critiche della Cei a Silvio Berlusconi. "Si tratta di bordate non perché interessi loro qualcosa di tutto questo, ma perché c'e' da portare a casa, dal loro punto di vista, ad esempio il ddl sul testamento biologico, che e' quanto di più liberticida, antiliberale, violento, antiumano che ci si possa immaginare.

    Il discorso e' quello di sempre: a seconda della convenienza del momento si cerca di piegare, e in Italia ci si riesce benissimo, le istituzioni che dovrebbero essere laiche, a obiettivi, quelli della Cei, che da una parte sono quelli di garantirsi sempre più prebende e privilegi - si pensi all'otto per mille, si pensi alle esenzioni Ici, per cui ci sono macchine da soldi che figurano come luoghi destinati al culto e poi sono ostelli o ristoranti -, e quindi niente di nuovo sotto il sole, e dall'altra limitare e preferibilmente cancellare la libertà di scelta individuale delle persone".

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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    Il Papa fa l'enciclica "sociale" mentre i suoi esperti contabili ritoccano (o il verbo giusto è "taroccano"?) i bilanci.


    "La Stampa", 07 Luglio 2009, pag. 30

    INDISCRETO
    Il Governatorato ha un passivo di 35 milioni e non i 15 dichiarati dal Consiglio cardinalizio

    Il Vaticano “ritocca” le perdite del 2008
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    GIACOMO GALEAZZI
    CITTÀ DEL VATICANO


    Profondo rosso «mascherato» per il Governatorato vaticano. È di 35 milioni e non di 15 come dichiarato nel comunicato ufficiale il vero «passivo» del bilancio 2008 licenziato venerdì dal Consiglio cardinalizio per i problemi economici. Con un intervento «cosmetico» sui conti già collaudato all’epoca del crac Sindona, si è deciso di non calcolare nell’esercizio 2008 la perdita di valore delle azioni affidate negli Usa alle agenzie travolte dalla crisi finanziaria. Siccome il valore di queste azioni e obbligazioni di assicurazioni e banche è crollato, si è deciso di «sospenderle», in pratica di non far figurare in bilancio le minusvalenze, altrimenti il rosso del 2008 sarebbe ben più pesante di come appare ora.
    Il precedente governatore vaticano, il cardinale americano Edmund Szoka per investire sui mercati Usa ha venduto gran parte dell’oro vaticano, spiegano nei dicasteri finanziari della Santa Sede. Ciò ha provocato un «notevole» danno alle casse d’Oltretevere perché in tempi di crisi dei mercati la riserva aurea avrebbe consentito di bilanciare in parte le perdite azionarie. Inoltre, il Governatorato ha sofferto più delle altre amministrazioni vaticane la crisi perché era stato dotato da Szoka di un cospicuo deposito di dollari. E calato il dollaro quel «tesoretto» ha perso valore. Il nuovo corso sta aspettando il momento buono per disfarsi delle azioni, crollate a un valore nominale prossimo a zero.
    I consulenti Usa della passata gestione sono stati messi alla porta e ora il Governatorato si sta muovendo per liberarsi della sovrabbondanza di pacchetti azionari svalutati. Ma tra un paio d’anni la polvere nascosta sotto il tappeto potrebbe riemergere con risultato allarmanti sulle finanze del Governatorato, che provvede al territorio, a istituzioni, strutture e attività di supporto della Santa Sede e la cui attività è indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o da altre istituzioni ecclesiastiche e civili.
    Al Governatorato lavorano 1894 persone, di cui 31 religiosi, 28 religiose, 1558 laici e 277 laiche e quest’anno ha sostenuto costi sostenuti costi «rilevanti» per la sicurezza all’interno del Vaticano e infrastruttura di comunicazione. Nel 2007 c’era stato invece un risultato positivo di 6,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2006 che si era concluso con un avanzo di oltre 21 milioni di euro.

 

 
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