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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    Che cosa sta rischiando la Chiesa in trincea
    • da Europa del 12 febbraio 2009, pag. 6

    di Francesco Saverio Garofani

    Attorno alla tragedia di Eluana e della sua famiglia si è svolta una danza macabra che ha travolto sentimenti, rispetto, senso di umanità. Il cinismo irresponsabile di Silvio Berlusconi ha innescato un cortocircuito che ha esteso le sue conseguenze ben oltre la delicatissima "questione istituzionale". Quella scelta, infatti, ha prodotto la definitiva degenerazione di un confronto già difficile come quello in atto sul fine vita. Così rapidamente ci siamo ritrovati schiacciati e costretti in uno schema inaccettabile: da una parte il partito della vita, dall`altra quello della morte. Tutto ciò ha provocato una reazione a catena che ci ha collocato sulla pericolosa frontiera di quel bipolarismo etico che, a parole, tutti negano ma in pratica molti finiscono per frequentare. E in questo modo tornano vecchie parole d`ordine, antichi impulsi, riflessi istintivi mai dimenticati. Si affrontano nell`arena clericali e anticlericali, armati di ragioni vecchie e nuove, conservatori-reazionari e radicallibertari, laici e laicisti, ognuno blindato nel suo armamentario di incrollabili convinzioni.
    Il campo è diviso, e anche senza voler banalizzare, a me pare che in questa incomunicabilità non guadagni nessuno: da una parte vedo un`etica senza diritto (o contro il diritto e le sue istituzioni), dall`altro diritti senza uri etica. In ogni caso resta lontano l`orizzonte di uno sforzo comune per avvicinare le posizioni di fronte a problemi che pure toccano le persone e le loro esì- stenze, a prescindere dalle convinzioni morali, religiose, culturali, politiche. Ci si chiede, davanti alle scene violente, anche nei linguaggi, che nei giorni abbiamo vissuto: è davvero possibile un`etica condivisa? Credo che questa sia un obiettivo irrinunciabile, che vada perseguito ognuno per la sua responsabilità e il suo ruolo, in una ricerca che si gioca su un terreno che viene prima della politica e che, anzi, costituisce il presupposto affinché la politica possa esercitare la sua iniziativa, riconoscendo, nel contempo, il suo limite. A me pare che, in questo senso, dal mondo cattolico - e in particolare da quello cattolico democratico - siano giunti segnali di vivacità e vitalità importanti, anche per quanto riguarda lo stile di questa ricerca.
    Si è cercato di leggere in profondità la modernità indagando le incognite che essa reca con se, lasciandolo spazio necessario al dubbio, valorizzando la libertà, non solo quella di coscienza, evocata troppo spesso come una sorta di alibi per coprire un irrilevanza. Nel dibattito di queste settimane che hanno accompagnato la drammatica vicenda di Eluana si sono fatte ascoltare voci autorevoli, riflessioni impegnate, originali sul rapporto tra persona, scienza, tecnica. Su come il progresso scientifico e tecnologico incidano in modo del tutto nuovo sulla vita e sulla morte. Su come il diritto possa o debba intervenire nel regolare questioni che riguardano la libertà e la dignità delle persone. Sul dovere della politica e del legislatore di trovare punti di convergenza di fronte a istanze etiche diverse, sapendo che nessuna legge, in una società aperta e culturalmente complessa, può prescindere dai necessari compromessi. Penso alle cose che hanno detto e scritto, ad esempio, Francesco Paolo Casavola, Vittorio Possenti, Giovanni Reale, Roberta De Monticelli, solo per fare alcuni nomi. Ma penso anche al lavoro faticoso - e meno appariscente e apprezzato svolto a livello parlamentare da molti esponenti di quel cattolicesimo democratico del quale alcuni preconizzavano il possibile tramonto. Delle conseguenze politiche di questo impegno e delle sue potenzialità per il Pd ha scritto bene Chiara Geloni. C`è, tuttavia, un punto di domanda che richiede un supplemento di analisi.
    Ed è questo: perché questo apporto che sul piano culturale e politico vi è stato appare sostanzialmente estraneo, comunque separato, da quella che in questa vicenda è stata la posizione dominante nella Chiesa? Perché, in altri termini, ancora una volta la voce di molti laici, che pure riconoscono il valore della dottrina e a essa si ispirano, è sembrata dissonante da quella di una larga parte della gerarchia? Non c`è qui solo il tema, tutto politico, della laicità dello stato, dell`autonomia della politica, del rapporto tra mediazione e principi non negoziabili. In questo caso a me sembra che eri sia stata una diversa lettura dell`impatto che la cultura dominante della modernità ha sulla cosiddetta questione antropologica. Non voglio entrare nel merito del cosiddetto "caso Englaro", rispetto al quale conservo i miei dubbi. Tuttavia a me sembra che anche in questa occasione, così come accadde per Welby, il tema della morte - un tema profondamente cristiano - sia rimasto nascosto dietro a quello della tecnica. Contro il rischio di una deriva eutanasica, legittimamente temuta, la Chiesa ha alzato una trincea che ha usato tutti i mezzi a disposizione, a cominciare dal potere politico. Ma c`è il rischio che quella trincea si riveli fragile e persino inutile se, come penso che sia possibile, l`attacco più insidioso alla dignità della vita umana dovesse presto venire non dalla discussione sulla morte, ma dalla sua sostanziale rimozione. In fondo è già così.
    L`aspirazione al prolungamento indefinito della propria esistenza è il paradigma psicologico del progressivo allungamento biologico della vita. Il sogno dell`immortalità da realizzare attraverso una scienza onnipotente può essere, per qualcuno, più vicino di un racconto di fantascienza. Vent`anni fa chi pensava alla donazione? E non è forse vero che questa generazione vive e si comporta senza pensare al futuro, o meglio: come se il futuro le appartenesse di diritto? Pensiamo agli stili di vita, allo sfruttamento delle risorse, dell`ambiente, alla decrescente propensione alla genitorialità, almeno nelle società ricche dell`Occidente. Tutto questo non ha forse a che fare con l`idea di una cultura che, puntando tutte le sue carte sulla tecnica, non si riconosce limiti? La morte è il limite. La morte è parte della vita. Penso alle recenti testimonianze di due persone che ci hanno insegnato a vivere e a morire: Pietro Scoppola e Paolo Giuntella. Penso alla speranza dei cristiani. Alla umanità che ci unisce, credenti e non credenti. Al rispetto che è dovuto a ogni vita. Sempre. Penso a quanto sarebbe importante e bello discutere, con la necessaria libertà dentro la Chiesa di tutto questo. E mi vergogno a pensare che possa essere stato un cristiano - magari in nome della vita - a scrivere su un muro "Peppino boia". Peppino, il papà di Eluana Englaro.

  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    Le Monde: «Il Vaticano invade l'Italia»
    di Elysa Fazzino
    www.sole24ore.com

    12 FEBBRAIO 2009



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    «Il Vaticano invade l'Italia»: in occasione degli ottant'anni dei Patti Lateranensi, Le Monde analizza l'influenza del Vaticano nella vita politica italiana. Il caso Eluana offre all'inchiesta del corrispondente Philippe Ridet l'incipit di tragica attualità:«La Chiesa non demorde. "Eluana Englaro è stata uccisa" scrive l'Avvenire», «"Eluana non è morta di morte naturale, è stata assassinata", ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi».

    «Raramente – osserva Le Monde - la Chiesa e lo Stato italiano hanno dato fino a questo punto l'impressione di marciare di conserva». «Strumentalizzata», ridotta a «una querelle tra i "partigiani della vita", il campo cattolico, e i «partigiani della morte», il campo laico», la controversia su Eluana «ha permesso alla Chiesa italiana e al Vaticano di fare prova della loro potenza». Ridet ricorda che l'arcivescovo di Torino ha teorizzato che la legge di Dio è superiore a quella degli uomini, «senza che nessuno al governo si scomponesse».
    «Ottant'anni dopo il concordato, l'Italia resta sotto l'influenza costante dello Stato più piccolo del mondo?». Le Monde raccoglie pareri di cattolici e laici e conclude: «la Chiesa fa girare il dibattito intorno alle sue posizioni e lo Stato…le concede una forza che non ha altrove».
    Marco Impagliazzo, uno dei responsabili della Comunità di Sant'Egidio, spiega che la Chiesa si sente forte in Italia. Ha perso delle battaglie, come quella del divorzio e dell'aborto, ma ne ha vinte altre: «La pillola del giorno dopo – nota Le Monde - è introvabile, i "pacs" ("patti civili di solidarietà", i «dico» francesi, ndr) non hanno visto la luce, la legge sul testamento biologico si fa attendere da anni, il risultato del referendum del 2005 sulla procreazione assistita non è stato valido per mancanza di un numero sufficiente di votanti, dopo che la Chiesa e il Vaticano hanno fatto appello all'astensione».

    Specificità italiana
    Il direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian, parla di «specificità» dell'influenza della Chiesain Italia, per motivi di storia e di geografia: «Il Vaticano si trova in Italia e non ci si può far niente». Una specificità, continua Le Monde, «illustrata anche dal fatto che lo Stato si fa carico dei salari dei preti» e che altri chiamano «intrusione permanente». Ogni settimana il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Curia romana, incontra ministri e dignitari dello Stato italiano. «Tentativi di intimidazione?», chiede Ridet. «Piuttosto – spiega Vian - una preoccupazione per l'aria del tempo, le opinioni veicolate da gruppi di pressione, la rivendicazione di nuovi diritti».
    Eppure, osserva Ridet, dopo la caduta della Democrazia cristiana si poteva pensare che la Chiesa avrebbe perso un po' della sua influenza. Ma «la Penisola resta il "giardino" del Vaticano, il Paese dove ha stabilito la sua linea di difesa». Dopo «Mani Pulite», ricorda Le Monde, l'elettorato cattolico si è distribuito tra centrodestra e centrosinistra. Secondo Marco Politi, vaticanista di La Repubblica, «i partiti sopravvalutano il peso di quest'elettorato», ma nell'attuale sistema bipolare, dove la maggioranza si può giocare su 20mila voti, «nessuno si arrischia a metterseli contro, anche se secondo i sondaggi, la maggioranza degli italiani desidera l'indipendenza dal processo legislativo».

    «Subappaltando alle parrocchie e alle associazioni caritative cattoliche una buona parte della politica sociale – si legge ancora su Le Monde - lo Stato ha fatto della Chiesa un potente protagonista della vita pubblica». Ma è falso immaginare, secondo Ridet, che si esprima solo a favore di una forma di reazione di destra. «Su molti punti, immigrazione, razzismo, sicurezza, si allinea su posizioni di sinistra». Ma secondo l'Unione degli atei e agnostici razionalisti (Uaar) molti italiani ne hanno abbastanza dell'influenza del cattolicesimo. Per il 2009 aveva previsto di fare circolare a Genova «bus atei», come a Londra e a Barcellona. Dopo le reazioni e gli attacchi, ha dovuto bloccare la campagna, (che ora dovrebbe partire con slogan più "soft"). L'Uaar si prepara ad aprire una sede a Roma, «al cuore del cattolicesimo». «Ma – conclude Le Monde - il Comune, che prende in carico una parte delle spese delle associazioni della città, non ha trovato un euro per venire in aiuto di questa qui».

    In un altro articolo di le Monde, intitolato «I patti Lateranensi hanno 80 anni», Stephanie Le Bars ricorda che, dopo la revisione del concordato attuata con il governo socialista di Bettino Craxi, «il cattolicesimo non è più la religione ufficiale», «la revisione instaura il principio della separazione tra Chiesa e Stato». «L'insegnamento religioso è sempre previsto nelle scuole pubbliche, ma è facoltativo. In compenso, gli atti dello stato civile religioso come il matrimonio continuano ad avere un effetto civile».

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Stampa", 14 Febbraio 2009, pag. 35

    CRISTIANI E EBREI NELLA STORIA

    Gianni Baget Bozzo


    La negazione del tentativo nazista di distruggere il popolo ebraico è ora considerata dalla Chiesa come incompatibile con il fatto della comunione con essa. E il nazismo fu un effetto drammatico di una negazione della civiltà cristiana che aveva radici nel moderno. Fu un aspetto della volontà di costruire una società interamente indipendente da Dio e fondata sulla vita biologica, sulla razza perfetta e dominatrice. Per questo le dichiarazioni del Papa vengono dal cuore della tradizione cattolica. Non a caso anche la comunità di Econe ha riconosciuto gli errori della negazione della Shoah e dell’antisemitismo citando le parole di Pio XI: «Siamo spiritualmente dei semiti». Appare evidente che la volontà del Papa di chiudere lo scisma del gruppo di Econe tende a rafforzare l’unità della Chiesa mostrando come la novità del Concilio consista nel sottolineare temi presenti nella tradizione cristiana che il tempo mette in nuova luce.
    Il Papato è l’istituzione che consente al cattolicesimo di mantenere l’unità della Chiesa non solo nello spazio ma anche nel tempo, non conosce rotture ma sviluppi. E la forza della Chiesa cattolica unita nella sua tradizione rafforza la civiltà cristiana, quella in cui Israele può trovare un riferimento anche di fronte ai sentimenti etnici che l’ebraismo può suscitare in quanto legato nel suo significato a un popolo particolare. Sia come cardinale sia come Papa, Joseph Ratzinger ha mostrato di comprendere il Papato nella sua capacità di unire «cose nuove» e «cose vecchie», di reinterpretare senza contraddire; l’essenza della Chiesa cattolica romana è quella di mantenere l’unità nel tempo nella coscienza cristiana.
    La permanenza di Israele nel tempo cristiano, insegnata da San Paolo nella Lettera ai Romani, è ora intesa dalla Chiesa come avente un significato per la stessa identità cristiana, come espressione della sua differenza dalle religioni umane. La Chiesa nasce dalle radici ebraiche e non può che rispettarle nel suo fondamento, anche se questo non può limitare il suo diritto e il suo dovere di annunciare a tutti la novità cristiana della salvezza. Ma la Chiesa sa che la resistenza degli ebrei alla conversione corrisponde a un disegno divino e prepara un messianismo definitivo di carattere escatologico. Israele carnale è per i cristiani il segno dell’escatologia attesa, anche se le immagini escatologiche differiscono e nel cristianesimo assumono la forma di nuovi cieli e nuova terra.
    Non sta alla Chiesa definire i tempi dell’Israele carnale, le sue scelte, i suoi moventi. La «necessità» della sua esistenza come testimone escatologico implica la fiducia che Israele non sarà distrutto, che la sua funzione storica non potrà non essere riconosciuta. Israele è un testimone del Dio creatore, della sua presenza nel tempo e nella storia, è una realtà che il neopaganesimo di oggi tende a negare in nome dell’autosufficienza della ragione, che ha in sé potenzialità totalitarie, di fronte alle quali la Chiesa difende l’idea dell’uomo nel suo stesso corpo come immagine di Dio. Israele nella storia è un segno della Provvidenza, che ha permesso a un popolo di rimanere identico a se stesso confidando nell’aiuto di un Dio che l’aveva scelto anche quando esso veniva oppresso e rifiutato dagli uomini, dagli stessi cristiani. Ciò non significa che la Chiesa faccia propri i gesti dell’Israele carnale quando essi divergono dai precetti della legge divina e contraddicono l’amore di Dio e del prossimo che il Nuovo Testamento riprende dall’Antico.
    Vi è un nesso tra la Shoah e lo Stato d’Israele. È per questo che Israele ottiene la solidarietà delle nazioni cristiane e dello stesso Papato. Un cristiano può vedere anche un segno escatologico nel ritorno di Israele nella sua terra, che indica la perennità della donazione ad Abramo della terra di Canaan. Ma la Chiesa non può accettare tutti gli atti dello Stato d’Israele come atti leciti, anche se comprende bene che Israele come Stato legittimo abbia i diritti di tutti gli Stati di difendere il suo territorio con la forza militare. Per questo il Papa ha trovato «inaudita» la violenza esercitata da Tsahal nella Striscia di Gaza, anche se compiuta con il potere legittimo di uno Stato che difende il suo territorio dagli attacchi.
    Una cosa è l’Israele carnale come popolo di Dio, altra cosa è lo Stato d’Israele come Stato. La Chiesa non fa che applicare a esso le regole che applica a tutti gli Stati. Ma Israele deve comprendere che la Chiesa ha la sua realtà legittima, che non può essere giudicata solo in base ai rapporti con l’Israele come popolo di Dio e con l’Israele come Stato. Se la Chiesa deve comprendere Israele come popolo e come Stato, Israele deve comprendere la Chiesa nella sua realtà spirituale e istituzionale e nella sua realtà di popolo, anche se non la riconosce come popolo di Dio.
    L’unilateralità di Israele nel giudicare la Chiesa solo in riferimento all’ebraismo è apparsa nella questione di Pio XII e della sua beatificazione e nella critica al ritiro della scomunica ai vescovi scismatici. La Chiesa ha mutato la sua logica rispetto a Israele in ragione della Shoah. Israele deve comprendere la Chiesa come popolo e come istituzione in riferimento a se stessa e non solamente a Israele. La logica della reciprocità è una buona logica ed è quella che renderà possibile il viaggio del Papa in Israele come amico del popolo ebraico ma diverso da esso.
    bagetbozzo@ragionpolitica.it

  4. #14
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", DOMENICA, 15 FEBBRAIO 2009
    Pagina 30 - Cultura

    L´armata del Vaticano alla battaglia dell´etica
    Fede e potere

    Come può un potentato religioso che condiziona solo tra il tre e il cinque per cento dei voti detenere la golden share del governo di centrodestra? Dalla vittoria nel referendum sulla procreazione assistita al caso Eluana, ecco quanto conta la politica della Chiesa cattolica
    Dopo l´implosione della Dc, i credenti si sono divisi
    La nuova strategia è sorta negli anni Novanta con Ruini

    MARCO POLITI

    ROMA

    enigma e paradosso sono il marchio del potere della Chiesa in Italia. Un potere a volte pesante, a volte impalpabile, alternativamente gridato e silenzioso, evidente e nascosto. Capace di mobilitare e al tempo stesso privo di consenso maggioritario. Ma quel che conta: un potere che c´è.
    L´ultima vittoria elettorale di Santa Romana Chiesa si registrò alle elezioni regionali del Lazio nel 2000, quando il presidente della Cei cardinale Camillo Ruini volle punire la giunta ulivista di Piero Badaloni per aver tentato di regolamentare le coppie di fatto. Vinse, con l´appoggio di congregazioni e parrocchie, il post-missino Francesco Storace.
    Otto anni dopo, la rivelazione clamorosa dell´impotenza ecclesiastica nell´orientare larghe masse alle elezioni politiche del 2008: l´Udc prese poco più del cinque per cento. Eppure, auspice sempre il cardinale Ruini, il direttore dell´Avvenire Dino Boffo si era speso a favore del partito di Casini, indicandolo come «presenza che fa esplicito riferimento alla dottrina sociale della Chiesa». In mezzo (anno 2005) si colloca il trionfo nel referendum sulla procreazione assistita, che ha visto la Chiesa esibire dalla sua parte il vessillo del settantaquattro per cento di non votanti.
    Dove sta il potere politico della Chiesa e dove il suo tallone d´Achille? In che consiste la sua capacità di pesare sul ceto politico italiano? Sono tramontati i tempi quando la gerarchia ecclesiastica, agendo sull´associazionismo cattolico, i gruppi professionali e sindacali bianchi, le parrocchie e le congregazioni religiose, riusciva a convogliare una parte notevole del voto sulla Democrazia cristiana. Dopo Tangentopoli e l´implosione della Dc i credenti si sono divisi e frammentati e si è profilato sempre più chiaramente quello che Alessandro Castegnaro, direttore dell´Osservatorio Religioso Triveneto, chiama il «doppio registro» dei cattolici: «Da un lato c´è il riconoscimento dell´utilità che la Chiesa formi le coscienze, dia indicazioni, inviti alla riflessione sui valori; e dall´altro, di fronte alle scelte di vita, la stragrande maggioranza della popolazione sostiene che riguardano la propria coscienza. Fatta eccezione per una minoranza di fedeli». In varie inchieste dove la domanda era "chi decide cosa è male?", il novanta per cento ha risposto: la coscienza individuale. Altri, la legge di Dio. Ultimi quelli per cui la Chiesa "può" dare l´indicazione decisiva. Nei giovani, sintetizza, la distinzione tra sfera etica e dimensione religiosa è visibilissima.
    E tuttavia nell´ultimo quindicennio la gerarchia ecclesiastica ha sempre detto l´ultima parola sulle leggi riguardanti i rapporti di vita. Ha impedito l´introduzione del divorzio breve, ha voluto una legge sulla fecondazione assistita che prevede il divieto di scartare gli embrioni malati, ha bloccato una legge sulle coppie di fatto e infine - sul caso Eluana - è riuscita a trascinare Berlusconi, inizialmente riluttante, a sfiorare la crisi istituzionale pur di impedire l´esecuzione della sentenza, che autorizzava l´interruzione del suo calvario.
    Una delle risposte sta nella fragilità della classe politica. La Chiesa non muove molti voti, forse qualcosa tra il tre e il cinque per cento. Però in un bipolarismo, in cui il cambio di governo può dipendere da ventiquattromila voti (come nel 2006), i partiti sono ossessionati dalla paura di avere contro la gerarchia ecclesiastica. «La parola d´ordine sotterranea è che non conviene litigare con i preti», riassume ironicamente il sociologo Arnaldo Nesti, che punta l´attenzione sulla rete discreta di personaggi ex democristiani o provenienti dall´associazionismo cattolico, piazzati in provincia in posizioni anche economicamente importanti. Si muovono in autonomia e al tempo stesso hanno come riferimento ultimo il vescovo: specie nelle battaglie sulle «leggi eticamente sensibili», in cui schierarsi diventa mostrare bandiera pro o contro il verbo della Chiesa. Tanto, aggiunge Nesti, c´è la riserva mentale che «ognuno nel privato fa ciò che vuole». Di pari passo, conclude, si manifesta l´atteggiamento rinunciatario della cultura laica.
    Castegnaro rovescia il discorso. Nell´indubbia debolezza del sistema politico, spiega, risalta la debolezza delle culture secolari post-novecentesche. La Chiesa non trova più competitori come un tempo: ad esempio, la sub-cultura del Pci. E allora essa appare come l´istanza che «offre più informazioni, più opzioni, più indicazioni di valore». I laici parlano solo di libertà individuale e tende a mancare nel loro discorso l´orizzonte dell´edificazione di un tessuto solidale.
    La strategia dell´istituzione ecclesiastica è stata costruita negli anni Novanta dal cardinale Ruini, allora presidente della Cei. Si basa su due assi. La pretesa di rappresentare la visione antropologica «vera», consona alla tradizione cristiana dell´Italia, e al tempo stessa «retta» interprete della ragione e della natura, è il primo. Ne deriva la spinta a presentarsi come il referente autentico per la legislazione sui temi etici: dall´embrione alla famiglia, dalla pillola del giorno dopo alla ricerca sulle staminali, al testamento biologico. Indispensabile a questo disegno è l´assoluto centralismo della Cei, il cui vertice riverbera il volere del Papa, unito al silenziamento del dibattito tra i vescovi e nel mondo cattolico. Risultato raggiunto. Negli ambienti del laicato cattolico l´afasia è acuita dalla scomparsa di figure prestigiose come lo storico Pietro Scoppola, il sociologo Roberto Ardigò, lo studioso di storia della Chiesa Giuseppe Alberigo.
    Il secondo elemento strategico è la compatta utilizzazione dei media ecclesiastici per occupare la scena pubblica: l´Osservatore Romano, l´Avvenire, il Sir, i settimanali e le radio diocesane, i comunicati della Cei. Non è un caso che Dino Boffo sia contemporaneamente direttore di Avvenire, della Tv dei vescovi Sat2000 e del circuito radio della Cei. A questa rete, che nei momenti cruciali martella ossessivamente l´opinione pubblica e la classe politica - si tratti del no ai Dico, del referendum sulla procreazione assistita o del testamento biologico o di Eluana - si aggiunge come alleato esterno, di area laica, il Foglio che nel nome dell´ideologia occidentalista teocon rilancia aggressivamente i comandamenti del magistero ecclesiastico. Sul piano sociale agiscono in primo piano i gruppi più integralisti: l´Associazione Scienza e Vita, il Movimento per la Vita, i Centri di aiuto alla vita, il Forum delle famiglie. Insieme a due movimenti che occhieggiano alle manifestazioni anti-Zapatero in Spagna: i neo-pentecostali di Rinnovamento dello Spirito e i Neo-Catecumenali. Sul piano parlamentare si muovono Cl e l´Opus Dei.
    Alle associazioni tradizionali, conoscendone il pluralismo interno di fatto, i vertici ecclesiastici chiedono solo il pubblico allineamento nelle grandi occasioni. Dal Family Day al referendum sulla procreazione artificiale, al contrasto delle sentenze della magistratura favorevoli a Beppino Englaro. Ai deputati cattolici, infine, la dottrina Ratzinger impone ubbidienza nella legislazione sui valori «non negoziabili».
    Su questa base la gerarchia ecclesiastica si presenta sulla scena come portavoce (presunto) della cattolicità e preme incessantemente sul fragile sistema politico, approfittando del fatto che nel centrodestra l´area liberal-socialista si è completamente allineata alle posizioni della Chiesa e che nel centrosinistra i teodem si ergono insistentemente come unica «voce cattolica». Con una carta in più: la Chiesa interviene a tutto campo, ma se si levano voci di critica, allora reagisce con vittimismo aggressivo lamentando il tentativo di imbavagliarla.
    Eppure da anni nei sondaggi la grande maggioranza della popolazione ribadisce che la Chiesa non deve interferire nella legislazione. Nell´ultima indagine Swg dell´estate scorsa, l´ottantadue per cento. Per questo al referendum del 2005 la presidenza della Cei, incerta sulla consistenza dei fedeli a proprio favore, giocò la carta dell´astensione. Teorema dimostrato dall´audience televisiva la notte della morte di Eluana. Se otto milioni guardano il Grande Fratello e solo quattro milioni Porta a Porta (mostrandosi nelle mail spaccati sul sì o sul no alla decisione di Englaro), cos´è più conveniente se non arruolare alla propria strategia gli otto milioni che non vogliono porsi problemi?
    Perché la comunità dei credenti è estremamente variegata. Sotto la cappa della linea ufficiale si possono incontrare suore che sbuffano perché «Santa Madre Chiesa non si sta un po´ zitta», responsabili diocesani che esprimono «fatica per le posizioni attuali» e persino cardinali che confessano: «Non parlo, perché sarei eretico». La maggioranza dei fedeli non ha nascosto in queste settimane di stare dalla parte di Eluana. Lo dicevano anche tanti pellegrini la domenica in piazza San Pietro. E dopo la sua morte (sondaggio di Nando Pagnoncelli) il settantaquattro per cento sostiene ancora che sul testamento biologico debba decidere il soggetto o, in caso di coma, la sua famiglia.
    Riassume Angelo Bertani, direttore dell´agenzia Adista e già direttore di Segno (Azione cattolica) e caporedattore di Avvenire: «In Italia assistiamo all´incontro di due debolezze. La Chiesa ha bisogno di mezzi esterni� dello Stato� delle leggi, perché non possiede il linguaggio per convincere. E la politica di centrodestra, incapace di unire il Paese, cerca una legittimazione morale e un mantello sacrale».

  5. #15
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    "La Repubblica", DOMENICA, 15 FEBBRAIO 2009
    Pagina 31 - Cultura

    Il vuoto dei partiti riempito dalla dottrina

    ILVO DIAMANTI
    qualcuno si sorprende dell´influenza della Chiesa nel dibattito pubblico in Italia. Dell´attenzione riservata, negli ambienti politici, alle sue posizioni su questioni sociali e morali. Nonostante il sensibile declino della pratica religiosa e delle adesioni all´associazionismo confessionale. I cattolici praticanti sono, infatti, meno del trenta per cento, concentrati nelle periferie e molto ridotti nei centri (urbani). Le iscrizioni alle associazioni cattoliche più importanti sono diminuite ormai da molti anni.
    Inoltre, dal punto di vista elettorale, è finita l´epoca dell´unità politica dei cattolici. Insieme alla Dc e alla fine del comunismo. Alle elezioni politiche del 2008 il voto dei cattolici praticanti si è distribuito in modo proporzionale fra i partiti più importanti. Come mostrano i dati di un´indagine (LaPolis-Università di Urbino) condotta nelle settimane successive al voto su un campione nazionale di oltre 3300 casi. Il trenta per cento di chi frequenta assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per il Pd; il quarantuno per cento Pdl. Rispettivamente, tre punti percentuali in meno e in più rispetto al risultato ottenuto fra gli elettori nel complesso. Il che significa, calcolato in termini di voti validi, l´uno per cento. L´Udc - l´ultimo partito a esibire l´identità cattolica come bandiera - ha intercettato il dieci per cento degli elettori cattolici (praticanti). Sul totale dei voti validi: meno del quattro per cento.
    Peraltro, larga parte dei cattolici praticanti e (a maggior ragione) non praticanti, pensa che la Chiesa si debba esprimere sui più importanti aspetti dell´etica personale e pubblica. Anche se alla fine si affida alla propria coscienza. E ritiene che i parlamentari debbano fare lo stesso. Da ciò i dubbi, le perplessità circa l´influenza della Chiesa sulla politica italiana. In particolare, sulle scelte dei partiti, non solo di centrodestra, anche di centrosinistra, come si è potuto verificare nella recente vicenda di Eluana. E come avverrà in occasione del ddl sul testamento biologico.
    Tuttavia, l´influenza della Chiesa sulla società e sulla politica italiane non è misurabile in termini di "controllo elettorale". Né attraverso la quota dei "cattolici praticanti". D´altra parte, quasi nove italiani su dieci si dicono cattolici. Gran parte di essi intende questa professione di fede come l´adesione a una comunità e a un sistema di valori. Una sorta di "religione pagana", aggiungono alcuni. Ma si tratta comunque di un sentimento di appartenenza, che conta in una società afflitta da un profondo deficit di identità. Tanto che quasi otto su dieci tra i non praticanti considera importante dare ai figli un´educazione cattolica (Demos-Eurisko, febbraio 2007). Non va trascurato che una larghissima maggioranza delle famiglie destina l´otto per mille del proprio reddito alla Chiesa cattolica e accetta che i figli a scuola frequentino l´ora di religione.
    Peraltro, circa il sessanta per cento degli italiani dice di provare fiducia nella Chiesa, e una quota di poco superiore nelle parrocchie. Il che richiama un´altra importante ragione dell´influenza della Chiesa. Il suo radicamento nella società e sul territorio. Attraverso la sua struttura, la sua offerta di servizi, la sua rete associativa, il volontariato. Che operano in molti e diversi campi. Dall´educazione al tempo libero, fino all´accoglienza agli immigrati e all´assistenza caritativa ai più poveri.
    Senza dimenticare i media cattolici. Dai giornali - locali e nazionali - alle emittenti radiofoniche (che hanno una copertura ampia e capillare) alle antenne satellitari. Alla comunicazione via internet. Naturalmente la Chiesa esprime anche valori e "contenuti". Da qualche tempo, aggredisce le questioni critiche dell´etica pubblica e privata in modo aperto e diretto. Offre risposte magari discutibili e discusse, non importa. Contestate da sinistra, sui temi della bioetica. Ma anche da destra, sui temi della pace e dell´immigrazione. Tuttavia, esprime "certezze". E ciò rassicura il suo popolo, anche il più tiepido e indifferente. Che ha bisogno di riferimenti e valori. Anche se, poi, ciascuno agisce secondo coscienza. Cioè: fa a modo suo.
    Occorre aggiungere, infine, che il cardinal Ruini, per oltre quindici anni presidente della Cei, ha accentrato la guida - e il controllo - della gerarchia su questo mondo largo e complesso, che oggi si mobilita, come un movimento o un gruppo di pressione, attraverso campagne tematiche. A cui i partiti italiani, poveri di idee e lontani dalla società, spesso si adeguano. Magari senza troppa convinzione. Fra molte polemiche. Ma, al tempo stesso, senza troppa discussione.

  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "Welby, Eluana e mia madre. Così la fede è entrata in crisi"
    Intervista a Carlo Verdone

    • da Il Riformista del 17 febbraio 2009, pag. 19

    di Michele Anselmi

    E’ Domenica sera, ospite della trasmissione Tatami insieme al fratello Luca, Carlo Verdone ha fatto una dichiarazione importante. «Sono credente, ma devo riconoscere che alcuni fatti recenti stanno mettendo in crisi il mio rapporto con la Chiesa». Si riferiva alla vicenda di Eluana Englaro, allo scontro mediatico e politico da essa originato. Ma forse c`era qualcos`altro in ballo. Curiosi, noi del Riformista siamo andati a sfruculiarlo sul tema. Preso tra una riunione con gli sceneggiatori Francesca Marciano e Pasquale Plastino, i provini a Cinecittà per il nuovo film e un appuntamento dal dentista, ecco quanto ci ha detto il 58enne attore-regista romano.
    Davvero, alla voce religione, qualcosa s`è rotto dentro di lei?
    Ho semplicemente risposto a una domanda. Ma è vero, sono attraversato da un forte dubbio, il caso di quella povera ragazza ha aperto una discussione profonda, in me come in tante persone che conosco. Sento amici che stanno riflettendo sul testamento biologico. Ho cominciato a pensare al mio, sempre che facciano una legge decente. Capisco bene Peppino Englaro. In famiglia abbiamo vissuto una situazione simile, sia pure molto più breve nel tempo, ma egualmente tragica. Mia madre è rimasta per cinque-sei mesi in quella condizione. Nel suo caso era una malattia degenerativa cerebrale. Quando, dopo quattro anni di sofferenze, ha perso la lucidità, sprofondando nell`incoscienza, la famiglia è come implosa. Ci siamo sentiti inerti e inermi, un allarme ogni 15 secondi, un tormento continuo, sapendo che non c`era niente da fare.
    La Chiesa cosa c`entra?
    Mi dispiace che un tema così delicato, cruciale, intimo, sia stato trattato dalla politica alla stregua di uno spot elettorale, come un modo per acquisire elettori cattolici e farlo proprio. Non ho ascoltato nulla di profondamente umano e misericordioso. Solo proclami. E ho sentito una Chiesa che parlava per dogmi. Credo di vivere la mia fede in modo serio e consapevole. Non sarò un praticante perfetto, ma dentro di me, tra mille errori, penso di fare del mio meglio. Sono un cattolico, un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione. Ma sento di dover prestare attenzione a tutte le religioni che rispettano la vita umana, la dignità, l`armonia. Le dirò di più: se mio figlio volesse abbracciare la religione musulmana non porrei dei problemi, sempre che lo faccia con coscienza, senza fanatismo.
    Strano sentirlo dire da lei: in fondo ha studiato al collegio "Nazareno", forte impronta cattolica.
    Se è per questo, ho studiato Storia delle religioni all`università di Roma. Non avessi fatto l`attore, sarei finito all`istituto storico e religioso della Sapienza. Le ripeto: mi ritengo un buon cattolico. Ci sono domeniche in cui vado a messa, giorni in cui mi scopro a pregare, segretamente, dentro di me. Ho meditato a lungo sulla storia di Eluana. Certi pronunciamenti delle gerarchie ecclesiastiche mi sono parsi stridenti. Per non dire delle uscite di Berlusconi. Ma come si fa a parlare di "mestruazioni regolari", di potenziale capacità procreativa? Per procreare cosa? Una donna non può essere ridotta a un utero. Eluana non era più la ragazza sorridente e attiva di quelle foto giovanili. Berlusconi e Napolitano avrebbero dovuto rispondere all`invito di papà Englaro, guardare in faccia alla realtà. Io ho visto mia madre ridursi a pesare 28 chili, con l`encefalogramma piatto, le sonde nella pancia, nel naso. Una mummia dentro un sarcofago egizio. Come altro chiamarlo se non il martirio di un corpo? Dovremmo avere più rispetto per il corpo di una persona che muore. Mi costa confessarlo, ma io non riuscivo più a entrare nella stanza di mia madre. Per questo non accetto che qualcuno, dagli alti scanni della politica, accusi la famiglia Englaro di essersi voluta liberare di una "scomodità". Pazzesco.
    Non ha risposto sulla Chiesa.
    Noi Verdone veniamo da un`educazione cattolica. Siamo devoti, rispettosi. E tuttavia la Chiesa rischia di stare sempre due o tre passi indietro alla società. Lo so, è la sua forza, ma anche la sua debolezza. Vorrà dire o no qualcosa il fatto che le chiese si stiano svuotando? Rimangono i vecchi che sentono arrivare la morte, anche non credenti. Ma i giovani? I trenta-quarantenni? Non dico che il Vaticano debba cambiare opinione su temi delicati sul piano etico, ma vorrei che portasse le ragioni del suo magistero in un modo più confidenziale. Invece arrivano `sti dogmi affilati come spade! Se pontifichi sempre su tutto, alla fine viene meno la possibilità di replica. Per questo mi sembra interessante quanto ha scritto il cardinal Martini: un uomo che pone dilemmi cruciali con toni diversi, spesso con buon senso, al di là delle sovrastrutture. In lui ho percepito l`invito a vivere la fede in modo più semplice, quasi seguendo un`impronta francescana.
    C`è voluta la morte di Eluana Englaro perché lei fosse toccato dal dubbio?
    In verità, i primi dubbi arrivarono con la questione Welby. Lui fece bene a trasformare il proprio corpo in testimonianza, a battersi in prima persona per rivendicare un legittimo diritto. Anche lì il Vaticano sbagliò a non permettere i funerali in chiesa. Il bandito della Magliana sì, perché t`ha dato i soldi, Welby no. Due pesi e due misure. Non dimentichiamo la parabola del povero Galilei. Solo l`altro ieri la Chiesa gli ha dedicato una messa di risarcimento, celebrata da monsignor Ravasi. Bene, ma sono arrivati un po` tardi, no? Allora mi chiedo: dove sta la pietas? Non c`è. Poi, certo: serve una legge rigorosa e scrupolosa. Ma quando c`è una morte cerebrale che dura così tanto, diciassette anni, hai voglia ad attendere il miracolo.
    Dica la verità: è anche per questo che nel prossimo film, starring Laura Chiatti, ha scelto di far la parte di un prete?
    No, l`idea nasce prima. Nei miei film mi sono spesso divertito a incarnare dei sacerdoti, ma erano macchiette, sketch. Qui è diverso. In Io, loro e Lara, che inizio a girare ad aprile tra Roma e l`Africa, sarò un prete molto particolare: con dei problemi, visto e raccontato come un uomo normale esposto ai cedimenti. Accade al novanta per cento dei preti. Ma non pensi alla storia d`amore con la bella bionda. Sarebbe troppo banale. Ero stufo di interpretare personaggi borghesi, volevo misurarmi con qualcosa di diverso, una commedia quasi di impianto teatrale. Sarà un Verdone nuovo, niente accenti dialettali. E il box office che ci frega. Ma se non provi a fare qualcosa di diverso, sia pure nel solco della commedia, alla fine passa la voglia di continuare.
    E la politica? Si sente ancora vicino al Pd?
    Fatico ad avere riferimento politici. Non mi ritrovo negli schieramenti in campo. Siamo partiti dalla vicenda Englaro: e allora le dico che non m`è piaciuto nessuno. Si respirava un`aria da riunione condominiale. Sento in giro una non-cultura che porta dritta alla cultura dell`intolleranza. Ma con un`avvertenza: se alcuni romeni vengono qui a delinquere, un motivo c`è. Il carcere non è mai una certezza in Italia. Vale per gli stupratori. E pure per chi fa bancarotta fraudolenta. Siamo in Italia: l`indulgenza plenaria non si nega a nessuno.

  7. #17
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", MARTEDÌ, 17 FEBBRAIO 2009
    Pagina 14 - Esteri

    Austria, dai vescovi sfida al Papa: "Serve più scrupolo nelle nomine"
    Lettera dopo la scelta dell´omofobo Wagner: "Imparare dagli errori"

    MARCO POLITI
    CITTÀ DEL VATICANO - Esplode nella Chiesa austriaca il malumore verso il Vaticano e (dietro lo schermo di parole calibrate) contro lo stile di governo di papa Ratzinger. Il vertice dei vescovi, convocato dal cardinale Schoenborn dopo la decisione papale di nominare vescovo ausiliare di Linz il parroco reazionario Gerhard Maria Wagner, si è concluso con una lettera ai cattolici d´Austria, in cui si chiede al Vaticano di imparare dagli errori del passato e rispettare le procedure nelle nomine vescovili. Ma soprattutto i vescovi chiedono un atteggiamento di «scrupolo e massima sensibilità».
    Gerhard Maria Wagner si è già dimesso domenica, quando ha sentito l´ondata di ostilità nei suoi confronti. Irritazione diffusa tra vescovi, preti e semplici fedeli per un uomo che scorge il fantasma del «satanismo» nei romanzi di Harry Potter, considera malati (benché curabili) gli omosessuali, immorale la città di New Orleans e quindi giustamente punita dall´uragano Katrina.
    I vescovi hanno denunciato «l´insufficienza dei processi di comunicazione anche in Vaticano», augurandosi che il «servizio universale del Papa non venga oscurato da ombre». Modo elegante per dire che la linea di governo ratzingeriana suscita perplessità. «E´ necessario che la Chiesa cattolica sia "purificata" per essere ridotta a una setta, nella quale resterebbe solo un pugno di membri fedeli alla linea ufficiale?», si è chiesto alla vigilia l´arcivescovo di Salisburgo monsignor Alois Kothgasser.
    Per l´episcopato d´Austria il Vaticano deve rispettare le regole. «E´ fuori discussione che spetti al Papa la libera nomina dei vescovi», ha detto il cardinale Schoenborn, aggiungendo che «il metodo previsto è buono, se viene effettivamente rispettato».
    Prima stoccata al governo ratzingeriano. Infatti la nomina di un vescovo viene preceduta da consultazioni tra vescovi, preti e cattolici eminenti da parte del nunzio, che poi manda a Roma una terna di nomi. Nella terna - tutta l´Austria lo dice - il nome di Wagner non c´era. Insomma, papa Ratzinger ancora una volta non ha tenuto conto di pareri e consigli, ma è andato avanti da monarca assoluto.
    Ricordando le «controversie» esplose in Austria negli anni Ottanta (quando Giovanni Paolo II impose alla diocesi di Vienna il cardinale conservatore Hans Hermann Groer, poi costretto alle dimissioni per precedenti rapporti omosessuali con seminaristi), la dichiarazione dei vescovi sottolinea che «prima che il Papa prenda la decisione definitiva, devono esserci fondamenti affidabili e completamente provati che possano sostenere la sua scelta».
    Critiche implicite anche sulla revoca della scomunica ai quattro presuli lefebrviani. E´ una mano tesa - affermano i vescovi austriaci - però i lefebvriani devono aderire «incondizionatamente» al concilio Vaticano II. Esattamente ciò che Ratzinger non ha preteso prima di riabilitarli. E i nodi vengono al pettine. Il leader lefebvriano Fellay afferma che il vescovo negazionista Williamson «sta studiando la Shoah» e che sul Concilio il Vaticano deve dare «chiarimenti».

  8. #18
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    (ANSA)

    La decisione della Sesta sezione penale della Cassazione


    Annullata la condanna al giudice che non voleva il crocifisso in aula

    Luigi Tosti era stato condannato a 7 mesi di reclusione ma per i giudici «il fatto non sussiste»



    ROMA - La Sesta sezione penale della Cassazione «ha annullato senza rinvio perché il fatto non sussiste» la condanna per il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti a sette mesi di reclusione per interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d'ufficio inflitta dalla Corte d'Appello dell'Aquila nel maggio 2007 perché il magistrato si era rifiutato di svolgere le sue funzioni nell'aula giudiziaria a causa della presenza di un crocifisso.
    IL FATTO NON SUSSISTE - All'inizio dell'udienza la difesa del giudice Tosti aveva rinnovato la richiesta di rimuovere, non solo in Cassazione ma in tutte le aule di giustizia, i crocifissi ed ogni simbolo appartenente alla religione cattolica. Ma la Sesta sezione penale ha respinto l'istanza e portato avanti il processo vista l'assenza di simboli religiosi nell'aula. Il sostituto pg della Cassazione, Vincenzo Geraci, aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza di condanna di Tosti ritenendo che occorreva riformulare il reato a carico del magistrato. Secondo Geraci, infatti, poiché le udienze dopo il rifiuto del magistrato si erano tenute lo stesso, attraverso la nomina di un sostituto, non si sarebbe configurata un' omissione di atti d'ufficio, piuttosto un turbamento dell'attività giudiziaria. I giudici della Sesta sezione penale, presieduta da Giorgio Lattanzi, hanno invece deciso per l'annullamento della sentenza senza però rinvio, ritenendo che «il fatto non sussiste» e quindi non ci sarebbe stata omissione d'ufficio da parte di Tosti.
    O ME O I CROCIFISSI - «La sentenza della Corte di Cassazione è un passo importante, ora abbiamo eliminato l'aspetto penalistico, aspettiamo quindi il procedimento disciplinare in corso su di me e se tornerò in aula a fare il giudice è ovvio che continuerò la mia battaglia "o me o i crocifissi in aula"». Questo è il commento del giudice Luigi Tosti alla notizia dell'annullamento della sua condanna. Il giudice Tosti ha comunque sottolineato che continuerà la sua battaglia per far togliere in tutte le aule dei tribunali d'Italia il crocifisso e che il rispetto alla sua coerenza, se mai tornerà al lavoro, dopo la sospensione della sua attività che dura ormai da tre anni da parte del Csm, si rifiuterà di tenere udienza ogni qualvolta si troverà di fronte un simbolo della religione cattolica. «La mia battaglia - ha detto Tosti - è per il rispetto del principio di laicità che in Italia è violato soltanto dalla religione cattolica, mentre tutte le altre religioni lo rispettano. Infatti gli unici simboli che ricorrono sono quelli della religione cattolica, non abbiamo mai visto, ad esempio, simboli islamici o buddisti».


    17 febbraio 2009

  9. #19
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", MERCOLEDÌ, 18 FEBBRAIO 2009
    Pagina 17 - Cronaca

    Il caso
    No al crocifisso in aula, la Cassazione dà ragione al giudice
    La Suprema Cassazione ribalta la sentenza che aveva condannato in appello Luigi Tosti

    GIUSEPPE CAPORALE
    ANCONA - «Il fatto - per la Cassazione - non sussiste». Il giudice Luigi Tosti, nel rifiutare di celebrare udienze in un´aula dove era presente il crocifisso, non ha commesso alcun reato. Così, ieri, la Sesta sezione penale della Suprema Corte ha ribaltato la sentenza della Corte d´Appello dell´Aquila che - quasi due anni fa - aveva condannato Tosti a sette mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici, con l´accusa di interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d´ufficio. La battaglia del magistrato che, in nome della laicità dello Stato, vuole che il crocifisso sia rimosso da tutti gli uffici pubblici (a cominciare dalle aule giudiziarie) dura ormai da sei anni. Ovvero da quando il giudice, in servizio al tribunale di Camerino, sollevò per la prima volta il caso, con perentorie prese di posizione: dallo sciopero delle udienze alla restituzione del certificato elettorale, sino al conflitto di attribuzioni contro il ministro della Giustizia davanti alla Consulta. Una vicenda che gli è costata anche un procedimento disciplinare con tanto di sospensione da parte del Csm. Ora, anche se Tosti ha ottenuto un´importante vittoria, non tornerà subito nelle sue funzioni, dato che il procedimento del Consiglio Superiore della Magistratura è ancora in corso.
    «La sentenza della Cassazione è un passo importante - ha spiegato Tosti - eliminato l´aspetto penale ora attendo serenamente le risultanze del procedimento disciplinare. Ma un dato è certo: se tornerò in aula a fare il giudice, è ovvio che continuerò la mia battaglia: "o me o i crocifissi in aula". La mia presa di posizione - ha continuato il magistrato - é per il rispetto del principio di laicità, che in Italia è violato soltanto dalla religione cattolica, mentre tutte le altre lo rispettano. Infatti l´unico simbolo che ricorre negli uffici pubblici è il crocifisso. Non abbiamo mai visto, ad esempio, simboli islamici o buddisti».
    Invece per i giudici della Corte d´Appello dell´Aquila che lo avevano condannato «la presenza o meno del crocifisso in un´aula di giustizia è irrilevante ai fini dello svolgimento di un processo e non crea alcuna condizione di illegittimità». Tosti, invece, dopo la sentenza del tribunale abruzzese si è sempre considerato «vittima della discriminazione religiosa». Ora la Cassazione lo ha assolto.

  10. #20
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    Predefinito Riferimento: Crocifisso, simbolo di laicità

    "La Repubblica", GIOVEDÌ, 19 FEBBRAIO 2009
    Pagina 8 - Interni

    "Con il Vaticano totale identità di vedute"
    Berlusconi a tu per tu con Bagnasco. E Fini ricuce dopo le scontro sugli ebrei

    MARCO POLITI
    ROMA - Non è un anniversario, è un party per festeggiare il "caro estinto" dell´opposizione. Al ricevimento nell´ambasciata d´Italia presso la Santa Sede per commemorare gli 80 anni del Concordato, un Silvio Berlusconi radioso si ferma molto più del presidente Napolitano, mentre i cardinali Bertone e Bagnasco nascondono la gioia tenendo le bocche rigorosamente chiuse davanti ai giornalisti. Pier Ferdinando Casini va incontro calorosamente al premier. Sembrano i generali Wellington e Bluecher dopo la vittoria di Waterloo.
    Governo e Vaticano esibiscono un feeling, esaltato dalla battaglia comune sul caso Eluana. Il premier conferma il filo diretto con le gerarchie vaticane nei momenti cruciali della vicenda: «Non ho parlato direttamente con il Papa, ma abbiamo intrattenuto rapporti con i cardinali Bertone e Bagnasco. E poi c´era il dottor Letta�».
    Le relazioni tra Vaticano e il leader del centro-destra sono al massimo. «Assoluta identità di vedute - dichiara Berlusconi - da parte di tutti i rappresentanti della Santa Sede c´è un riconoscimento entusiasta che mai si era verificato un clima come quello attuale, con la soluzione di praticamente tutti i problemi. Tranne piccole questioni». Monsignor Mariano Crociata, segretario della Cei, conferma: «Un clima sereno». «Ottimo», chiosa il presidente del Senato Schifani.
    Colpisce tra la folla degli invitati l´eclisse totale del Pd. Fassino non si fa vedere, Rutelli è a Bruxelles. Vagano tra prelati, ambasciatori, calici di champagne e stuzzichini, il deputato Pd Ivano Strizzolo, il teodem Enzo Carra, Maria Pia Garavaglia e Paola Binetti. A sorpresa appare un tranquillo Ignazio Marino.
    Per il vertici vaticani e della Cei l´implosione dei Democratici è il frutto di un martellamento di quindici anni per scongiurare l´alleanza organica tra la cultura cattolica progressista e la cultura di un socialismo riformista nell´ambito di un partito di stampo europeo. Via via sono stati pestati psicologicamente i cattolici non ossequienti alla Santa Sede. Prodi, poi la Bindi, Marino stesso. L´Avvenire ha ricordato martedì all´ex popolare Franco Marini che non ci si può «contrapporre ai vescovi su argomenti da sempre appannaggio delle religioni». Una singolare «riserva legislativa» per il Vaticano nell´80. dei Patti Lateranensi.
    Mentre Napolitano era a colloquio con il Segretario di Stato Bertone, il premier ha passato in rassegna con il cardinale Bagnasco l´agenda bilaterale. Per la Chiesa sono importanti una legge sul testamento biologico, che escluda l´autodeterminazione del paziente, il finanziamento delle scuole private, il sostegno alle famiglie, una gestione equilibrata del problema immigrazione. Berlusconi garantisce un´"attenzione puntuale" ai problemi della scuola cattolica, assicura di aver fatto molto per le famiglie, sottolinea la «visione comune» con la Chiesa sul tema del testamento biologico, respinge ogni ipotesi di legge sulle coppie di fatto: «Il progetto Rotondi-Brunetta? E´ un progetto loro che non ha niente a che fare con il governo».
    Se l´incontro tra Bertone e Napolitano riconferma la stima vaticana per il presidente della Repubblica, un altro colloquio tra il Segretario di Stato, il presidente della Camera e Bagnasco ha smussato gli screzi suscitati dalle critiche di Fini sul rapporto tra Chiesa e ebrei negli anni del fascismo. Un disgelo tra il presidente della Camera e le gerarchie vaticane preparato già in mattinata: in un convegno, Fini aveva lodato «l´azione di coesione svolta dalla Chiesa nella società italiana». Il capo dello Stato, uscendo dall´ambasciata, ribadisce che il concordato riformato ha tante «potenzialità da sviluppare» e, come già in un suo messaggio ufficiale, esorta ad intensificare il «fruttuso dialogo» tra Stato e Chiesa.

 

 
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