Un brano di un libro di qualche anno fa molto ma molto divertente...
Lo dedico a tutti i milanisti di sinistra che, come me, fanno parte di questa ambigua categoria...
P.G.
Solidarietà al milanista di sinistra
Rudi Ghedini
Uscendo sconfitta nel solito modo melodrammatico, l’Inter non ha rallentato la corsa del Milan verso lo scudetto. E ha consentito a Berlusconi una delle sue esibizioni di onnipotenza, il cui bersaglio non era tanto Carlo Ancelotti, stipendiato anche per assorbire simili sfoghi, ma la vasta platea dei “milanisti di sinistra”.
Nutro da diversi anni un’autentica compassione per certi amici, riconducibili a questa sfortunata categoria. Mi chiedo spesso - perché a loro capita spesso di vincere - come starei al loro posto; adesso sono primi in classifica, in un campionato che si deciderà in piena campagna elettorale.
Ringrazio il cielo di non trovarmi di fronte a un simile dilemma: Moratti, insieme alle sconfitte e ai rimpianti, ci ha regalato la certezza che non dovremo chiederci “a chi giova?” quando, prima o poi, ci capiterà di vincere. Il tifoso del Milan, invece, o almeno la categoria dei milanisti di sinistra, non ha questa fortuna: quel tifoso sa benissimo che la vittoria del Milan gioverà innanzitutto al suo Presidente, che non mancherà di assumersene il merito. Ne conosco, di milanisti costretti a deglutire questo retrogusto amaro, impegnati a coltivare strane tecniche di schizofrenia, per rimuovere il fardello berlusconiano: avere come presidente l’Uomo Più Ricco d’Italia, “sceso in campo” per salvarci dal pericolo comunista.
A scanso di equivoci, devo aggiungere che il Milan - inteso come squadra di calcio -, mi piace molto. E’ una squadra bella da vedere, seconda solo alla Roma come qualità estetica dei singoli, ma superiore come gioco di squadra, per la sensazione che riesce a trasmettere di avere le idee chiare, di sapere sempre cosa fare, a quale velocità, con quali rallentamenti: quella che viene definita come la “capacità di lettura della partita”. Da un paio d’anni, il Milan mi piace più delle altre squadre di vertice: non dico l’Inter, che sembra sempre vivere sui nervi, e non sa controllare la partita nemmeno con due gol di vantaggio; ma pure la Roma (non a caso sconfitta dal Milan tre volte di seguito) e la Juventus, non riescono a suscitarmi la sensazione armoniosa che ho cercato di descrivere.
Certo, ogni tanto il Milan può approfittare di alcune decisioni arbitrali, diciamo così, fortunate. E ha avuto fortuna anche in situazioni decisive, segnando gol inverosimili (come quello di Kakà contro la Reggina, o di Inzaghi nel derby di andata: il pallone è andato a sbattere contro gli attaccanti rossoneri, finendo in rete per puro caso). Ma la Fortuna (machiavellicamente) e il Caso sono indispensabili alla vittoria, e il fatto che il Milan stia in testa alla classifica, mi sembra pienamente giustificato.
Detto questo, siamo al punto di partenza. Al dilemma di cui sopra: il milanista di sinistra viaggia verso lo scudetto non potendo ignorare chi ne approfitterà il 12 e 13 giugno. E’ la vittima di un doloroso conflitto di interessi, nonché l’ultimo custode della “doppia morale” di togliattiana memoria. Oltretutto, ci sono le tante televisioni e i tantissimi giornalisti compiacenti, nonché il viceré Galliani nella stanza dei bottoni, con la sicura arroganza di chi non ha mai nascosto il nome del mandante.
Una delle massime ingiustizie per cui sarà ricordata l’epopea del Cavaliere, è aver negato a milioni di milanisti la gioia della vittoria senza sottintesi.
Resta da capire chi stia peggio, fra questi tifosi rossoneri e i loro simili di Parma e Lazio, che rimpiangono e applaudono Tanzi e Cragnotti.
rudighedini@yahoo.it





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