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lettera:
L'«Itaglia» e la sardità
Caro Severgnini,
prendo spunto dalla sua lettera di risposta a Lucilla Costanza («La strada di casa», 28 giugno), dove lei invita a essere indulgenti verso il Paese «favoloso ed esasperante» che secondo lei è l'Italia. Io sono dibattuto nel considerare l'Italia il mio Paese. Ho una formazione culturale italiana, sono cresciuto e maturato amando la poesia di Leopardi e tanta letteratura italiana. Ho viaggiato e ho imparato ad amare la varietà e ricchezza dell'Italia. Eppure mi trovo a disagio nel considerare l'Italia il mio Paese.
Io sono sardo, e a dispetto della mia formazione italiana, sono riuscito a scoprire un po' della nostra storia e della nostra cultura (nota bene, cultura: dietro il folklore generalmente associato alla Sardegna c'è qualcosa di più profondo e ricco). Cresciuto in Sardegna, per anni ho pensato che la mia terra non avesse una storia e una cultura degna di essere studiata. Da solo, e con qualche sforzo, ho invece scoperto che c'era tanto di cui essere orgogliosi nella nostra storia. Ho anche scoperto, benché lo intuissi pre-scientemente in qualche modo, che certi modi di pensare e operare non ci appartengono (storicamente e culturalmente) e sono invece propri dell'Italia. Sergio Atzeni, un grande scrittore sardo in italiano, scriveva di «Itaglia infida, barocca e paranoica». Quella italiana è una solida cultura; come avrai capito non mi rincresce aver avuto una formazione italiana. Ma nella sua paranoia, l'Italia ha creduto di dover occultare, ridicolizzare, sminuire la cultura e la storia della Sardegna, e in definitive la nostra propria identità. Questo mi rincresce. Mi rincresce che solo grazie alla mia curiosità e perseveranza sono, dopo i miei anni scolastici, risucito a capire che potevo dirmi orgoglioso di essere sardo e che la mia «sardità» mi arricchiva, apriva prospettive nuove. Al contrario, mi sembra che l'Italia sia sempre più un Paese culturalmente chiuso, ostinatamente diffidente verso ogni nuovo apporto (sia dall'esterno che dall'interno).
Oliver Perra, oliverperra@abdn.ac.uk
risposta:
Caro Perra, conosco e apprezzo i libri di Atzeni e - come forse sa - conosco e amo la Sardegna. Di fianco alla scrivania tengo una bellissima «scultura sonante» di Pinuccio Sciola: mi sorveglia e mi ricorda ogni giorno una terra che mi attira e mi agita (non riesco a spiegare razionalmente nessuno dei due sentimenti, ma è così). Veniamo a noi. Non sono sicuro, le dirò, che il senso della «sardità» precluda quello della propria «talianità». Credo che ognuno di noi viva dentro una serie di cerchi concentrici (ci sono anche la famiglia e la città, tra i cerchi piccoli; l'Europa e l'umanità, tra quelli grandi). Ma il discorso - me ne rendo conto - è lungo e va fatto con calma, per non banalizzarlo. Se vuole, lo continuiamo oggi pomeriggio a Cagliari (cinema Odissea, ore 19): ma dalla sua email deduco che lei viva nel Regno Unito. Comunque, se vuole, può mandare amici/conoscenti che le riferiranno il resto del mio parere. Perché voglio provare a rispondere.




