TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE
GIANLUIGI PARAGONE
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Giocano con le parole: le preferiscono internazionali, inglesi. Per esprimere concetti vecchi. Lo hanno definito un gentlemen's agreement, un patto tra gentiluomini, ma significa inciucio, consociativismo. Di più: pentapartito. A riproporlo è Sandro Bondi, il portavoce di Silvio Berlusconi, il quale (Bondi) in un caldo sabato pomeriggio si è lasciato andare a una confessione politicamente pruriginosa. Una grande coalizione. Un Governo di unità nazionale riveduto e corretto, un gentlemen's agreement appunto. Lo evoca per scaricarla, scrive il “Corriere”, ma intanto la tira fuori dall'armadio dei tabù della Seconda Repubblica.
Onestamente, che fosse un tabù, non ce ne eravamo accorti: il termine “inciucio” non nascondeva la stessa manfrina? Lo spirito della Bicamerale non era lo stesso che Bondi oggi riattualizza?
Certo, a leggersi bene l’intervista di Santo Bondi (per la verità avevo scritto Sandro Bondi ma il correttore automatico del mio computer evidentemente capisce di politica più di me e lo ha corretto da solo da Sandro in “Santo”…), il portavoce dice e non dice: e già questo mi sembra un bel modo di ragionare da Prima Repubblica. Qualcuno insomma ci ciurla nel manico, no? Bondi fa il verso alla canzone di Jannacci “... Per vedere di nascosto l'effetto che fa…“.
Il ragionamento di Bondi, su cui poi si è aperta una ridda di reazioni a catena, è sostanzialmente questo: se nel 2006 dovesse finire in pareggio (dice lui), è meglio un patto tra gentiluomini, così da consentire un bel tirare a campare per cinque anni (diciamo noi). E chi dovrebbero essere i gentiluomini?
Bondi risponde: «Forza Italia, Margherita e parte minoritaria dei Ds.». Bell'affare… Bondi, in una botta, scioglie la Casa delle Libertà, dà per fatto il partito unico in cui Forza Italia tiene le fila (sarebbe bello sentire cosa ne pensano Fini e Follini) e sentenzia che il bipolarismo è arrivato al capolinea. Azzecca su una cosa: non tira in ballo la Lega, perché Bossi, da persona seria, non si presterebbe mai a un pateracchio del genere.
Siccome le idee brillanti vanno sempre accompagnate, Sandro Bondi riprende anche un altro passaggio elettorale: quello legato alla elezione del presidente della Repubblica. Scrive Massimo Franco, notista politico fine e, credo, non scelto a caso dal portavoce di Forza Italia per questo colloquio: “…La stessa prospettiva di una riconferma di Carlo Azeglio Ciampi, avanzata proprio da Bondi, per quanto considerata strumentale, presupponeva un accordo da unità nazionale…”.
Allora, iniziamo a mettere in fila gli elementi bondiani. Berlusconi compie il suo disegno sul partito unico, non stravince (come invece accadde nel 2001 con un accordo pulito e programmatico basato sulle riforme), si allea con Margherita e parte dei Ds cosiddetti riformisti e poi semaforo verde su Ciampi per un settennato bis. È questo il disegno del Cavaliere? È importante saperlo perché, detto così, è come disegnare uno scenario completamente nuovo, poco in linea con le fondamenta della CdL che erano le riforme strutturali del Paese; riforme che ancora vanno ultimate, a cominciare dalla riforma federale a quella della giustizia. Bondi “giustifica” il grande inciucio parlando appunto di riforme, sottintendendo un accordo bipartisan tra pezzi di maggioranza e pezzi di opposizione. Bondi, tuttavia, non dice come pensa di poter far approvare dal monstrum ipotizzato, quelle riforme che l'attuale abbondante maggioranza di centrodestra finora non ha approvato per i mal di pancia di alcuni alleati.
Insomma, più che un vero e proprio progetto, Bondi si è limitato a lanciare un segnale politico. Lo ha fatto proprio nei giorni in cui c'è chi lancia in ordine sparso: 1) il settennato bis di Ciampi, 2) il grande centro, 3) il partito unico, 4) una nuova legge elettorale.
Sta’ a vedere che tutto questo casino è per mettere fuori gioco Lega e Rifondazione…




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