Il ministro della Salute: "Gianfranco, non sei il solo salvatore"
Mozione Alemanno/Mantovano: primarie su leadership Cdl
An, esplode la rivolta a Fini
Storace: "Pronto a dimettermi"
Finora i firmatari sono 178. "Abbiamo il 30% dell'assemblea"
L'intervento di Alemanno al congresso di An
ROMA - Una mozione di dissenso totale e una minaccia, pesante e urlata, di dimissioni. Gianni Alemanno e Alfredo Mantovano bocciano la relazione di Gianfranco Fini e presentano un documento, "La destra ritrovata", che mettono subito ai voti all'Assemblea nazionale di An. Subito dopo ci pensa Francesco Storace a dare un altro colpo: "Se alla fine di questa assemblea sarò in posizione tragicamente diversa dalla tua, Gianfranco, non resterò un minuto di più al ministero". E poi, praticamente urlando dal palco: "Non ci sto più che i capicorrente sono quelli che provocano guai al partito e tu sei l'unico salvatore. Io non ci sto più, io non ci sto più, non ci sto più".
Parole durissime, il ministro della Salute accusa il viepremier di considerare le correnti delle "metastasi" e quest'ultimo si sente in dovere di intervenire: "Ma hai ascoltato la mia relazione o un'altra?". E Storace: "Se ho capito male, ne sono felice". E poi: "Vorrei capire se è vero che non vuoi la rottura". Fini di rimando: "Ma se ho fatto un appello all'unità...".
Per Gianfranco Fini si mette male. Pur nella differenza di stile, Alemanno e Mantovano da una parte e Storace dall'altra, rimproverano al leader la stessa cosa, "la mancanza di dibattito, di un progetto", di democrazia interna. Alemanno ha chiesto le primarie per la leadership del centrodestra. Mantovano ha rivendicato una riaffermazione dell'identità della destra, contro il rischio di una deriva centrista.
Il documento preparato dai due è stato già firmato da 178 esponenti, Storace compreso (135 con diritto di voto). "Abbiamo già il 30% dell'assemblea nazionale, presenteremo il nostro documento e su di esso chiederemo il voto, perché riteniamo che la relazione di Fini non abbia esaurito problemi e proposte in esso posti", ha detto Alemanno.
"Con il nostro documento, che non è di corrente - ha spiegato Mantovano, prendendo la parola al congresso - noi chiediamo una riaffermazione praticabile ma chiara dell'identità della destra con uno sguardo rivolto al futuro, ma con radici che non sono da inventare, e chiediamo con tutta la passione politica possibile, di adoperare il tempo che ci separa da qui alle prossime elezioni, affinché questa identità sia sempre meno declamata e sempre più praticata".
Una richiesta che non si traduce necessariamente in una nuova leadership, ha chiarito Mantovano: "Chiediamo di fare questo con te, presidente Fini, senza sconti sui principi con il peso della responsabilità di questo momento".
Mantovano ha opposto però a Fini una replica puntuale sulla rivendicazione della sua posizione rispetto al referendum sulla procreazione assistita: "Non mi sento lontano dalla società se dico che l'embrione è qualcuno e non qualcosa. Ho fatto propaganda per il non voto al referendum sulla fecondazione e non l'ho fatto per obbedienza clericale". Ma, ha concluso, "non parliamo più del passato, proviamo ad archiviarlo".
Molto più polemico l'intervento di Alemanno. "Non trovo ancora sufficiente la tua relazione, che rispetto, sul referendum e sul progetto", ha detto il ministro dell'Agricoltura. Aggiungendo: "Non siamo in questa difficoltà per colpa delle correnti ma perché è mancato il rispetto delle regole (per colpa del partito e non dei componenti), è mancato il dibattito, è mancato il progetto".
L'esponente di Destra sociale ha poi chiesto le primarie per una verifica della leadership di Silvio Berlusconi nel centrodestra: "Io non capisco perché non si debba fare una grande verifica sulla candidatura alla presidenza del Consiglio. Non capisco perché non si debbano seguire grandi riti come le primarie che sono solo nel centrosinistra".
Tuttavia Alemanno ha concluso assicurando una delega in bianco sull'organigramma a Fini: "Sugli organigrammi e sulle correnti ti diamo delega in bianco", ha detto. "Non vogliamo rompere l'unità del partito - ha aggiunto il ministro - però in nome della chiarezza chiediamo che il nostro documento vada votato".
(2 luglio 2005)




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