Diceva il presidente del senato l'11 febbraio 2003:
"Riassumo il mio punto di vista in una singola frase: la nostra cultura non si basa sulla mera tolleranza, ma sul rispetto, che include la volontà di conoscere le ragioni del dissenso, l’abitudine al dialogo e al confronto, e la costante ricerca di compromessi ragionati che salvaguardino la coesistenza pacifica."
Dice oggi:
I promotori del referendum "hanno perso non perché gli italiani siano diventati clericali o oscurantisti o medievali, ma perché si sono ribellati all'arroganza del pensiero elitario laicista".
Questo non solo NON è rispetto, ma neanche tolleranza.




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