Ecco cosa diceva Marcello Pera ai tempi di tangentopoli:
«Come alla caduta di altri regimi, occorre una nuova Resistenza, un nuovo riscatto e poi una vera, radicale, impietosa epurazione... Il processo è già cominciato e per buona parte dell'opinione pubblica già chiuso con una condanna» (La Stampa, 19 luglio 1992).
«I partiti devono retrocedere e alzare le mani... subito e senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia. Questo sì sarebbe un golpe contro la democrazia: cercare di resistere contro la volontà popolare» (1 febbraio 1993).
«Il garantismo, come ogni ideologia preconcetta, è pernicioso» (29 marzo 1993).
«I giudici devono andare avanti. Nessuno chiede che gli inquisiti eccellenti abbiano un trattamento diverso dagli altri inquisiti» (5 marzo 1993).
«I giudici fanno il loro dovere... Molti magistrati sono già stati assassinati per aver fatto rispettare la legge... Lei mette in discussione i fondamenti stessi dello Stato di diritto» (24 settembre 1993).
«La rivoluzione ha regole ferree e tempi stretti» (26 settembre 1993).
Sentite cosa dice il 4 maggio 2003:
"Con Andreotti è stato politicamente distrutto un sette volte presidente del Consiglio, è stata infamata la Dc, è stata compromessa l'immagine dell'Italia. Questi sono danni irreparabili. Non possiamo cavarcela invocando il bon ton o rallegrandoci dieci anni dopo che un giudice abbia buttato giù il castello di carta. La politica deve fare in modo che devastazioni così non si ripetano più"
E sul processo a Previti: "Perché Milano è competente? Cos'è successo al bar Mandara? Perché dopo la scoperta di un'intercettazione manipolata non sono stati presi dei provvedimenti? Come si è potuto rompere un Cd-Rom in una Procura della Repubblica? Perché un brogliaccio trascritto, frutto di voci origliate, fu considerato la registrazione di un colloquio? Perché certi verbali sono scomparsi o non sono mai stati esibiti?".
E per finire: "La legge sulle rogatorie e la Cirami hanno introdotto comunque garanzie che sono un bene per tutti"




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