Vi propongo questo racconto scritto da un dirigente locale della Fiamma Tricolore.
Non vi dico altro, perché parla da sé.
Ho censurato con asterischi un paio di parole non acconce al forum.


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ORRORE A NEW TOWN

New Town era un tranquillo villaggio di poche centinaia di persone, che si affacciava, alto, sulla scogliera. In inverno il mare impetuoso sbatteva con violenza contro gli scogli ed il cielo era sempre cupo, carico di pioggia e fulmini. Ma in primavera il clima si addolciva e tutt’intorno fiorivano verdi prati ed alti alberi da frutta.
Tutto era tranquillo e normale a New Town. La quasi totalità delle famiglie erano divorziate, alcuni erano separati, molti convivevano. Le madri abortivano regolarmente, e, solo di tanto in tanto nasceva qualche bambino a turbare l’equilibrio perfetto di New Town. Ma un bambino, di tanto in tanto, era cosa tollerabile, ed anche i più inflessibili moralisti ed sacerdoti del Tempio erano tolleranti verso questi piccoli errori. La maggiore occupazione di New Town era il lavoro di psicologo. Su seicento persone, tra uomini donne e bambini, ben centocinquanta erano psicologi, e lavoravano tutti moltissimo, perché tutti gli abitanti di New Town passavano diverse ore della loro giornata, tutti i giorni, sin da quando erano bambini, dagli psicologi. Alcuni poi erano impiegati nel culto del Tempio. C’era infatti un solo Tempio New Age a New Town. Inizialmente qualcuno aveva proposto di creare più templi per i diversi culti, dato che ciascun abitante di New Town aveva un suo culto personale. Ma poi era stato fatto rilevare come la costruzione di più templi avrebbe potuto creare delle differenze e delle distinzioni troppo nette tra gli abitanti di New Town. E da queste differenze, come era sempre accaduto in passato, non poteva certo nascere nulla di buono, se non odi, violenza e guerre. Per questo fu stabilito di creare un solo grande Tempio per tutti i culti. La Gran Sacerdotessa officiava recitando passi di tutti i riti, in tutte le lingue (vere o inventate che fossero) e secondo tutte le fedi. C’erano anche delle Officianti e degli Sciamani, che accompagnavano le celebrazioni con canti e balli.
Gli alcolici ed il fumo erano stati aboliti. Tuttavia esisteva una grande farmacia, dove era possibile rifornirsi, per la celebrazione delle feste e dei culti, delle sostanze stupefacenti necessarie. Che in questo modo erano però controllate e non erano lasciate all’arbitrio di chi ne avrebbe potuto abusare.
Infine, poiché ovviamente l’uso della carne per nutrirsi era stata abolita molto tempo prima, molte persone si dedicavano all’agricoltura. Ed anche questo era considerato un bellissimo lavoro, perché si viveva immersi nella Natura, senza però violentarla, perché da Essa si prendeva solo ciò che cresceva spontaneamente, e che la Natura liberamente offriva agli uomini. Certo, questo non sempre funzionava. Perché non sempre la Natura si mostrava generosa. Anzi, alle volte, si mostrava piuttosto avara (forse perché qualcuno non l’aveva rispettata). Così capitava che qualche bambino o qualche persona anziana morisse di malnutrizione. Ma questo rientrava nell’ordine naturale delle cose. E poi serviva da monito contro la procreazione di altri esseri umani.
New Town era dunque una cittadina modello. Tranquilla, pacifica e normale. E la gente non aveva troppi grilli per la testa. E tutto sarebbe certo continuato normalmente se un giorno non fosse accaduta una cosa molto grave. L’arrivo di una famiglia di forestieri.
Certamente New Town non poteva scacciare nessuno, ed accoglieva tutti. I suoi abitanti giungevano da ogni parte del mondo. C’erano Cinesi, Turchi, Egiziani, Marocchini, Peruviani, Kazaki, Mongoli, Cileni, Indiani, Filippini e persino dei Tedeschi e degli Italiani.
Così, anche l’arrivo della nuova famiglia dovette essere accettato da tutti senza discriminazioni. E quando la nuova famiglia entrò in paese, tutti gli si fecero incontro per festeggiarli.
Ma subito, qualcuno si accorse che quelle famiglia aveva qualcosa che non andava. Innanzitutto era composta da un uomo ed una donna. E non, come normalmente accadeva, da due uomini o da due donne. Inoltre, la cosa forse ancora più grave, pareva che quei due non avessero nessuna intenzione di separarsi o di divorziare. Ma la goccia che fece traboccare il vaso, e che mise sull’attenti anche i più ingenui tra gli abitanti di New Town, fu quando, per un colpo di vento, si aprì la giacca della nuova venuta, e tutti videro che aveva il pancione. Non solo aveva già un figlio, ma ne aspettava addirittura un altro!
La sera dell’arrivo della nuova famiglia a New Town le vie erano stranamente deserte. Solo il vento si sentiva urlare forte per le strade. E qualche lampo illuminava la notte cupa.
Nelle loro case, tutti gli abitanti di New Town parlavano dei nuovi venuti. Tutti erano incuriositi, ma al tempo stesso inquietati da questi bizzarri forestieri. E uno Sciamano, l’egiziano Kaleb, ricevette molte telefonate quella sera, e molti sms, che lo interrogavano e gli esprimevano la propria inquietudine. Qualcuno anzi chiese alla Gran Sacerdotessa che si facesse un rito di purificazione, e questa, solitaria, nella notte si ritirò tra i boschi e celebrò un rito alla Luna, con in sottofondo un brano sacro di Enya.
Ma né i riti, né le telefonate e gli sms allo Sciamano, né le lunghe discussioni con gli psicologi che il giorno seguente tutti fecero, furono sufficienti a scongiurare la maledizione che incombeva su New Town. Infatti, la verità più terribile doveva ancora venire a galla.
Il giorno seguente infatti, il padre della famiglia si presentò alla scuola del villaggio, per iscrivervi il proprio bambino.
“Luce e Colore!”- lo salutò la sociopsicopedagoga allargando le braccia e sorridendo.
“Buon giorno!”- rispose il padre, rispondendo al saluto.
La sociopsicopedagoga fu colpita da quel modo insolito di salutare.
“Sono venuto ad iscrivere mio figlio a scuola”- spiegò il padre.
“Bene, sarà inserito nella classe più appropriata alle sue attitudini”- replicò l’insegnante.
“Come, non esistono classi di età?”-.
La sociopsicopedagoga fece una risata isterica.
“Classi di età? Ma non siamo mica più nel medioevo! Oggigiorno esistono dei test psicoattitudinali, che ci consentono di capire a fondo la psicologia del bambino e di inserirlo nel contesto che gli è più consono. Senza turbare e senza essere turbato dagli altri”-.
“Sarà”- si strinse nelle spalle il padre – “tuttavia, io vorrei che seguisse l’ora di religione. Sa, noi siamo Cattolici”-.
La sociopsicopedagoga sbarrò gli occhi e per poco non cadde riversa al suolo. Senza dire una parola si allontanò da quell’uomo malvagio e dal suo bambino e scappò via, chiudendosi nella scuola e facendo nascondere i bambini nei bagni.
“… io comunque mi chiamo Antonio, sono italiano, e mio figlio si chiama Gabriele…”- fece in tempo a dire il padre stranito da quella fuga improvvisa. “Mi sa che siamo finiti in un paese di pazzi”- affermò il padre, rivolgendosi a Gabriele.
“Un altro”- replicò il bambino, con un accento di amarezza.
Quando la sociopsicopedagoga riferì quello che aveva udito, nessuno voleva crederle. Fu convocata nel Tempio New Age e lì interrogata alla presenza della Gran Sacerdotessa e degli altri ministri del Culto.
“E’ così vi dico: mi ha detto che sono Cattolici e che vorrebbe che il figlio seguisse l’ora di religione!”-.
“Ti prego di non bestemmiare, qui siamo in un luogo sacro”- rispose asciutta la Gran Sacerdotessa.
“Io sto solo riferendo ciò che ho udito. Anzi, vi dirò di più, ha anche affermato di essere italiano”-.
“Pure!”- esclamò lo Sciamano turco – “si permette anche di fare delle discriminazioni razziali!”-.
Ci fu un attimo di silenzio. Quindi la Gran Sacerdotessa prese la parola.
“E’ evidente che gli Astri e la Luna ci stanno mettendo alla prova. Vogliono testare la nostra fede…”-.
“Ma dai test psicoattitudinali risulta che il 98% degli abitanti di New Town sono tutti fedeli e credenti”- affermò il presidente dell’Associazione degli Psicologi di New Town.
“Può essere”- annuì la Gran Sacerdotessa – “ma forse questa volta neanche i test sono sufficienti”-.
Un brusio serpeggio tra gli astanti nel Tempio.
“Ma allora è davvero la fine!”- esclamò sconvolto il presidente dell’Associazione degli Psicologi.
“Forse no”- proseguì la Gran Sacerdotessa – “forse c’è ancora una speranza per New Town”-.
Ci fu un silenzio prolungato.
“Ma allora che cosa conti di fare?”- chiese lo Sciamano.
“Ancora non lo so. Saranno gli Astri ad indicarci la Via”-.
La conferma di quanto la sociopsicopedagoga aveva detto, non tardò a venire. Due fatti assi significativi accaddero in pochi giorni. Il primo fu che il “Giorno dei Corvi”, nessuno della famiglia di forestieri si presentò al Tempio. Eppure erano stati informati. Ed avevano ricevuto più di un invito dall’Associazione delle Famiglie di Quartiere (sia dall’Associazione delle famiglie eterosessuali, sia da quelle omosessuali). Ma il posto che gli era stato assegnato nel Tempio rimase vuoto. Tuttavia questo forse glie lo si sarebbe potuto perdonare. Infatti, più di una voce si era levata in loro difesa, e molti affermavano che ognuno era libero di credere in ciò che voleva. Certo, era offensivo e discriminante non partecipare alla cerimonia per il “Giorno dei Corvi”, ma loro erano nuovi del posto.
La cosa più grave accadde qualche giorno dopo, e ne fu protagonista il piccolo Gabriele.
Lucia, la madre di Gabriele, ricevette una telefonata da scuola.
“Sono la sociopsicopedagoga, devo chiederle di venire presto a scuola, perché è accaduta una cosa gravissima”-.
Lucia a quelle parole fu presa da un grande spavento, e si lanciò in strada. In men che non si dica arrivò alla scuola. Qui vide una scena piuttosto singolare: suo figlio Gabriele solo, in disparte, e dall’altra parte tutti gli altri ragazzi e bambini che lo guardavano terrorizzati, cercando di stargli lontano il più possibile. Non solo, ma tra questi ragazzi, ce n’era uno, decisamente più grande degli altri, che piangeva come un poppante.
“Che è successo?”- domandò più incuriosita che spaventata Lucia a suo figlio Gabriele.
“Glie lo dico io che cosa è successo”- intervenne la sociopsicopedagoga – “suo figlio Gabriele ha picchiato questo compagno di classe”-.
“Che cosa?”- esclamò Lucia, scoppiando in una fragorosa risata. “Ma se è il doppio di lui... quante volte è stato bocciato?”-.
“Da noi non si boccia più nessuno. Non siamo mica più nel medioevo. E noi non siamo inquisitori ma sociopsicopedagoghe, con il compito di educare, e non di punire. Il ragazzo sta in questa classe perché è più idonea alle sue caratteristiche. Comunque, passi per quello che ha fatto suo figlio Gabriele. Tutti possiamo sbagliare. Ma è quello che ha detto che è imperdonabile”-.
“Che cosa hai detto, Gabriele?”- domandò premurosa Lucia.
“Io non ho detto niente…”-.
“Non è vero, bugiardo, ti ho sentito!”- esclamò uno dei bambini presenti, al quale subito fecero eco tutti gli altri. Ma non appena Gabriele fece cenno di muoversi verso di loro, tutti, anche i più grossi, si ammutolirono terrorizzati, ed alcuni scoppiarono a piangere.
“Non dargli retta, mamma, sono solo dei lambascioni”-.
“Ma insomma, si può sapere che diavolo è successo?” esclamò Lucia esasperata.
“Adesso te lo racconto”- disse Gabriele. “Io me ne stavo tranquillo a fare merenda per i fatti miei, quando si è avvicinato quello là”- ed indicò il ragazzo grosso che stava ancora piangendo. Mi guarda e mi chiede: ma tu e la tua famiglia vi sentite colpevoli per quello che è successo agli ebrei? Io, chiaramente, gli ho risposto di no. Non lo avessi mai fatto. Ha cominciato a dire che siamo dei nazisti, che non abbiamo pietà di nessuno e che siamo tutti colpevoli per quello che è successo agli ebrei. E dovevi sentire come urlava. Io per un po’ l’ho lasciato dire. Poi, siccome urlava forte, mi ha sputato sulla merendina, allora non c’ho visto più e gli ho tirato una papagna sul muso… Scusami, mamma, ma io non so neanche chi sono questi ebrei…”-.
“Dunque, a tanto siamo arrivati!”- esclamò la sociopsicopedagoga – “non s’insegnano neanche più le cose fondamentali ai bambini. Per forza poi crescono dei mostri violenti, come suo figlio… e del resto, che cosa ci si può aspettare da una famiglia di Cattolici…!”-.
Lucia e Gabriele si allontanarono sconsolati dalla scuola, mentre tutti li guardavano con orrore.
“Mamma, ma davvero mi devo sentire in colpa per gli ebrei?”- domandò a un tratto Gabriele, scoppiando a piangere.
“No, amore, tu non c’entri nulla”- lo consolò la madre.
“Davvero?”- insistette il bambino.
“Davvero”- lo rassicurò la mamma.
Quella sera Gabriele raccontò ai suoi genitori come lo trattavano a scuola. Affermò che ogni giorno arrivavano a scuola addirittura quattro psicologi che gli facevano un sacco di domande e solo dopo che aveva risposto a tutto poteva tornare in classe. Ma anche in classe lo trattavano male. Infatti nessuno voleva giocare con lui ed anche la sociopsicopedagoga nei suoi confronti era molto fredda. Del resto, anche per Antonio e Lucia le cose non andavano bene. Antonio non era ancora riuscito a trovare un lavoro e poi, quando andavano per strada, tutti facevano finta di non vederli e guardavano da un’altra parte. Addirittura alcuni, al loro passaggio, chiudevano le imposte delle finestre, come a volerne fermare gli influssi malefici.
“Forse dovremo andarcene anche da qui”- affermò Lucia.
“Tu tra poco partorirai… e poi dove vuoi andare, siamo in inverno e non credo che i villaggi qui intorno siano più ospitali di questo…”-, ma non fece in tempo a finire la frase che un vetro della cucina cadde in frantumi. Qualcuno aveva lanciato un sasso. Antonio fece mettere al riparo la moglie ed il figlio e si affacciò alla finestra. Fuori, nel buio della notte, decine di uomini e donne, con le fiaccole ed i forconi urlavano e minacciavano cose terribili.
“Assassini! Andatevene! Siete una maledizione per questo paese! Non vi vogliamo! Avete ucciso e stuprato migliaia di donne innocenti…avete fatto le Crociate! Avete perseguitato gli omosessuali! …per non parlare degli ebrei!”-.
“Mamma, ma questa è proprio una fissazione!”- esclamò allora Gabriele terrorizzato.
Qualcuno allora tentò di forzare la porta, e, con poco sforzo riuscì ad aprirla. Tutti entrarono dentro. Ma qui accadde qualcosa di strano. Infatti, anche se erano diverse decine di persone, si fermarono terrorizzate davanti ad Antonio, che da solo aveva impugnato un grosso coltello da cucina. Poi, quando anche Gabriele, per imitare il padre, prese in mano una taglierina, gli assalitori si videro sopraffatti e fuggirono via terrorizzati.
“Avevi ragione, dobbiamo andarcene al più presto. Anche se sono dei fricchettoni non riusciremo a fermarli a lungo”- affermò Antonio, ancora evidentemente scosso.
Si misero in fretta a fare i bagagli. Avevano preparato tutto, ma non fecero in tempo a fuggire. Dalla porta entrarono due energumeni giganteschi, quasi certamente omosessuali, vestiti da sadomaso, i quali non si fecero impressionare dal coltellaccio da cucina di Antonio, e catturarono Antonio e Lucia, mentre Gabriele fu dato in affidamento ad una equipe di psicologi.
Mentre il vento sbatteva le imposte lasciate aperte, e la luna compariva e scompariva dietro le grandi nuvole nere dell’inverno, Antonio e Lucia vennero trascinati al Tempio New Age, dove li aspettavano per giudicarli.
Seduta su una specie di trono stava la Gran Sacerdotessa. Tutt’intorno sedevano i rappresentanti delle comunità religiose di New Town (praticamente una per famiglia) ed i presidenti delle diverse Associazioni.
“Scusateci se vi abbiamo spaventati. Noi newtoniani respingiamo ogni forma di violenza”- cominciò la Gran Sacerdotessa – “vogliamo solo capire. Capire per aiutarvi a vivere con noi”-.
“Qui non c’è niente da capire! Vogliamo solo andarcene. Non potete trattenerci”- esclamò Antonio furibondo, mentre Lucia gli poneva una mano sulla spalla, per cercare di calmarlo.
“Perché sei così aggressivo. Forse non hai ricevuto un’appropriata educazione. Forse la società nella quale hai vissuto la tua infanzia era violenta e ti ha condizionato…”-.
“Forse mi avete rotto i c******i!”- esclamò ancora Antonio.
“Basta!”- urlò la Gran Sacerdotessa – “la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri”-.
“Ma vai a c****e!”- urlò un’altra volta Antonio.
Uno degli energumeni omosessuali si avvicinò e lo frustò, facendolo cadere in ginocchio. Tutti si voltarono per non assistere a quella indispensabile scena di violenza.
“Non siamo più nel medioevo, quando voi Cattolici eravate i padroni del mondo e uccidevate e stupravate le streghe!”- Intervenne una ragazza con le lacrime agli occhi, vestita tutta di nero, una strega appunto.
Antonio la guardò. “Io non ho ucciso nessuno”-.
“Noi non siamo contro la tua religione. Anche la tua religione merita rispetto, al pari di tutte le altre. E’ il vostro atteggiamento che non va”- continuò la Gran Sacerdotessa.
“Voi ci avete perseguitato!”- esclamò un altro vestito tutto di nero, con un mantello rosso. “E chi è mo’ questo”- pensò Antonio.
“Tu credi in Dio”- continuò quello vestito di rosso e nero – “io credo nel principio opposto: chiamalo Male, chiamalo Satana. Ed anche io ho il diritto di professare la mia fede liberamente”-.
Antonio alzò le spalle.
“Tu, per quel che mi riguarda, puoi anche credere ad un tappo di sughero…!”-.
“Che cos’hai contro i tappi di sughero!?”- intervenne un altro – “è la mia religione”-.
Antonio capì che si stava mettendo veramente male.
“Era per dire… i tappi di sughero… che ne so, volevo dire una cazzata, come credere in una scarpa…”-.
“Io credo in una scarpa!”- urlò indignato un altro ancora.
Antonio in quel momento ebbe la netta sensazione che non c’era più niente da fare.
Furono condotti in un’altra stanza in attesa del giudizio.
“Ti giudicheremo con equità”- affermò la Gran Sacerdotessa, mentre li portavano via.
L’orrore a New Town ebbe fine con un grande rogo. Antonio e Lucia (la quale per di più era in cinta) furono arsi vivi, sacrificati alla Luna, al tappo di sughero ed alla scarpa le divinità che avevano offeso.
Il piccolo Gabriele fu invece affidato ad una comunità di recupero, perché potesse crescere in un contesto sano, dove fu curato con una lunga terapia. E lì rimase sino al compimento del diciottesimo anno di età.
New Town, dopo il sacrificio, tornò ad essere un tranquillo e pacifico paese sulla scogliera. Dove tutti vivevano in pace ed armonia. Almeno sino a quando Gabriele non uscì dalla comunità di recupero. Appena uscito infatti sterminò sistematicamente tutti gli abitanti di New Town. Ma questa è un’altra storia.