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    Predefinito Immigrato ? diritti negati

    Immigrato e invalido, tutti i diritti negati

    di Chiara Righetti


    Mohamed Faydy e Marisa MaggioniLa casa, il lavoro, la salute: sono questi diritti elementari i parametri che danno la misura dell’integrazione in un Paese. Ancor prima della cittadinanza. Per questo il Passaporto propone un viaggio fra le norme che di fatto danneggiano gli stranieri. In molti casi l’inchiesta si occuperà di norme all’apparenza neutre, che però diventano dannose nel momento in cui si scontrano con la realtà o con la normativa in materia d’immigrazione. Il tema di oggi è l'accesso alle prestazioni sociali (assegno sociale, assegni di maternità, pensione d'invalidità) limitato da una legge del 2000 ai soli titolari della carta di soggiorno.

    ROMA - Mohamed Faydy è arrivato in Italia da Tunisi a soli 21 anni, nel 1989. Dopo pochi mesi trascorsi in Sicilia è approdato a Pergine Valsugana: 16mila abitanti proprio ai piedi delle Dolomiti. Lì ha lavorato come tanti, un po' nell'edilizia, poi nella raccolta della frutta, nel settore alberghiero. Proprio in un bar di Pergine ha incontrato Marisa Maggioni, che allora aveva 54 anni e che spiega: “L’ho preso in casa con me anche se vivevo da sola. Sono separata, ho i figli grandi, ma non ho avuto paura". Marisa continua: "Non ho pensato a quel che avrebbe detto la gente, non devo dimostrare nulla a nessuno. Non posso vedere questi ragazzi soli, senza un posto dove stare. E col tempo mi sono affezionata, gli dicevo: non serve che mi paghi l’affitto, l’importante è che tu metta da parte i soldi per te, per i tuoi progetti". Mohamed doveva sposarsi a dicembre del 1997 con una ragazza tunisina.

    La sua vita è cambiata il 6 settembre di quell’anno, quando, dopo aver bevuto una birra al bar, ha avuto un arresto cardiaco che lo ha mandato in coma profondo. Forse un malore, forse altro: la signora Marisa è convinta che qualcuno abbia messo nella birra di Mohamed una dose di morfina, di cui sono state trovate tracce nel sangue. Dopo 18 giorni Mohamed si è svegliato, ma non è più tornato quello di prima: lo Stato gli ha riconosciuto un’invalidità civile del 100 per cento e gli ha concesso una piccola pensione erogata dall’Apapi, l’agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa, oltre al diritto all’accompagno. Grazie a Marisa, con gli anni la vita di Mohamed è ripresa più o meno regolare. Lei lo ha assistito per mesi in ospedale. Lui poco a poco ha ripreso a camminare, a parlare sia pure a fatica, a uscire per qualche passeggiata. Non abbastanza però da riprendere a lavorare, perché ha piccoli vuoti di memoria, non riesce a leggere, non guida più. “Aveva dimenticato anche l'italiano - racconta Marisa – ma io l’ho fatto tornare a scuola”.

    Finché il primo aprile 2002 la pensione di Mohamed è stata revocata. Perché nel frattempo era arrivata la finanziaria del 2001, che restringeva questo tipo di pensione ai soli titolari di carta di soggiorno. Mohamed la carta di soggiorno non l’aveva mai chiesta, nonostante fosse regolarmente in Italia da abbastanza tempo per ottenerla. Ma ora non gli era più possibile. Da un lato infatti, per avere diritto alla carta di soggiorno, bisogna dimostrare di avere requisiti di reddito che Mohamed – da quando ha avuto l’arresto cardiaco - non può più soddisfare. Dall’altro, c’era a suo carico un procedimento penale per lesioni aggravate, per aver aggredito in un bar l'uomo che riteneva responsabile del suo malore. Un processo che si è concluso nel 2001 con una condanna a venti giorni di arresti domiciliari e una macchia sulla fedina penale che costituisce “motivo ostativo” al rilascio della carta di soggiorno.

    Per Marisa è iniziato un vero pellegrinaggio, all’ambasciata di Tunisia a Roma, poi da assessori comunali e provinciali, avvocati, giornalisti, chiunque potesse aiutarla a trovare una soluzione. Ha scritto anche al ministero dell’Interno, ma la risposta è stata sempre la stessa: "niente da fare". I due se la sono cavata come potevano, con i pochi soldi della pensione sociale di lei, bruciando i pochi risparmi finché la situazione è diventata insostenibile. “Prima lavoravo – spiega Marisa – facevo le stagioni nel settore alberghiero ma da quando Mohamed si è ammalato è diventato impossibile. Perché lui, anche se sta meglio, ha bisogno di assistenza continua. Una volta ha preso la corriera sbagliata e lo abbiamo cercato per un’intera giornata”.

    “Eravamo in affitto” continua Marisa. “Poi, quando a Mohamed hanno bloccato l’invalidità, con i pochi soldi della mia pensione e i pochi spiccioli che gli dava la provincia di Trento come “minimo di sopravvivenza” (circa 110 euro al mese) chiaramente non riuscivo più a pagare. Così siamo stati sfrattati, siamo finiti ospiti di un mio amico in uno scantinato senza acqua né luce. Ho fatto anche domanda all’Itea (Istituto trentino per l’edilizia abitativa) per una casa popolare a nome di Mohamed, ma niente, non l’abbiamo ottenuta, la sua invalidità non contava abbastanza”.

    Giorni difficili fino all’incontro, poco più di un anno fa, con Svetlana Turella, l’avvocato trentino che ha preso a cuore il loro caso e l’ha portato in tribunale, fino alla vittoria definitiva il 29 ottobre 2004. Dal punto di vista di Mohamed è stata una vittoria a metà, perché il tribunale – facendo riferimento a un regolamento europeo - gli ha riconosciuto gli arretrati della pensione a partire dal primo giugno 2003, data in cui questo regolamento è diventato operativo. Ma per molti altri stranieri è una sentenza importante, che può dare il via al riconoscimento di diritti finora negati.

    Per Marisa e Mohamed le cose vanno meglio, e lei confida: “In tutti questi anni non ho mai pensato di abbandonarlo, anche se avrei potuto: in fondo ormai ho una certa età. Ma per me è come un figlio. Adesso l’ho accompagnato in Tunisia, perché potesse trascorrere un periodo con la sua famiglia d’origine. Ormai gli sono indispensabile". Con i soldi della pensione arretrata Marisa ha preso una nuova casa in affitto, ha comprato i mobili, ha pagato l’avvocato. “E a quel punto – sorride - l’Itea si è rifatta viva. Volevano darmi un alloggio, ma ho detto: no grazie, non mi serve più”.

  2. #2
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito Re: Immigrato ? diritti negati

    In Origine Postato da blob21

    ........
    non è più tornato quello di prima: lo Stato gli ha riconosciuto un’invalidità civile del 100 per cento e gli ha concesso una piccola pensione erogata dall’Apapi, l’agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa, oltre al diritto all’accompagno. Grazie a Marisa, con gli anni la vita di Mohamed è ripresa più o meno regolare. Lei lo ha assistito per mesi in ospedale. Lui poco a poco ha ripreso a camminare, a parlare sia pure a fatica, a uscire per qualche passeggiata. Non abbastanza però da riprendere a lavorare, perché ha piccoli vuoti di memoria, non riesce a leggere, non guida più. “Aveva dimenticato anche l'italiano - racconta Marisa – ma io l’ho fatto tornare a scuola”.

    .....
    a suo carico un procedimento penale per lesioni aggravate, per aver aggredito in un bar l'uomo che riteneva responsabile del suo malore. Un processo che si è concluso nel 2001 con una condanna a venti giorni di arresti domiciliari e una macchia sulla fedina penale che costituisce “motivo ostativo” al rilascio della carta di soggiorno.

    ma non era invalido??

 

 

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