Edinburgo, 2 luglio 2005 ˆ A seguire una breve dichiarazione di Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum, oggi eurodeputato del gruppo GUE ˆ Sinistra unitaria europea, che sta sfilando ad Edinburgo per la marcia organizzata dalle coalizioni ŒMake Poverty History‚ e ŒStop the War‚:
"Gli slogan dei manifestanti di Edinburgo sintetizzano appieno la maturità politica del movimento che ha saldato la lotta al liberismo selvaggio a quella contro la guerra e in favore della pace. Anche i movimenti religiosi in piazza hanno sostituito alla parola carità il termine giustizia. E‚ da tutti condivisa l‚idea che per aiutare davvero l‚Africa e il resto del Sud del mondo bisogna realizzare un nuovo modello di globalizzaione che preveda: la cancellazione del 100% del debito, l‚accesso ai farmaci e ai servizi sanitari per tutti, lo sviluppo di fonti energetiche alternative al petrolio, la conversione dell‚industria bellica e la diffusione di una cultura di pace in netta opposizione alle teorie della guerra permanente.
Il corteo è impressionante per la pluralità dei gruppi, delle associazioni, delle ONG e dei movimenti presenti. Ricorda molto la Œmanifestazione dei migranti‚ che aveva aperto le iniziative di Genova nel 2001 prima della violenta repressione da parte delle forze dell‚ordine.
In tema di democrazia negata, esprimo la mia piena solidarietà ai 4 deputati sospesi dal Parlamento scozzese per un mese (insieme a 12 funzionari) per aver innalzato in aula dei cartelli che chiedevano una presa di posizione a favore della protesta di oggi. Lo ritengo un atto intollerabile visto che la maggioranza non può mai togliere il diritto di espressione a una minoranza eletta dal popolo.
Dopo il pronunciamento del Papa, per bocca dei cardinali scozzesi, chiedo che la Conferenza Episcopale Italiana, troppo spesso coinvolta nel dibattito politico interno, raccolga l‚appello del Pontefice e solleciti il governo Berlusconi a rispettare i propri impegni sugli Aiuti allo sviluppo. Al summit di Barcellona del 2002 l‚obiettivo dichiarato dal premier era di raggiungere lo 0,33% del PIL entro il 2006; la realtà dei fatti parla di un misero 0,15% ad oggi e dell‚ultimo posto in classifica fra i paesi OCSE




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