qualcuno riesce a pubblicare la lettera di bruno vespa su alitalia comparsa su panorama di questa settimana?
ps. ha intelligentemente sintetizzato i mali di alitalia...
qualcuno riesce a pubblicare la lettera di bruno vespa su alitalia comparsa su panorama di questa settimana?
ps. ha intelligentemente sintetizzato i mali di alitalia...


Sul sito di Panorama la lettera di Vespa non l'ho trovata ...
... ma c'è questo interessante articolo su Cimoli:
http://www.panorama.it/economia/fina...-A020001031580


Lo incollo:
Cimoli, il signor Ali-taglia
di Roberto Seghetti
Panorama
29/6/2005
Dopo avere rimesso in sesto le Ferrovie dello Stato il manager delle missioni impossibili ci riprova con la compagnia aerea. Puntando non solo sulla riduzione di costi e personale, ma anche su un'originale filosofia aziendale. Che qui rivela in anteprima
L'Alitalia chiude il secondo trimestre del 2005 con il bilancio sostanzialmente in pareggio e, nonostante il rincaro dei carburanti, conta di riuscirci anche nel terzo.
Dopo il via libera della Commissione europea al piano industriale e all'aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, è un'altra iniezione di fiducia per Giancarlo Cimoli, l'ingegnere chimico che a 65 anni, dopo aver guidato giganti come Montefibre, Edison e Ferrovie dello Stato, ha accettato la sfida da ultima spiaggia propostagli dal governo di Silvio Berlusconi: salvare la compagnia aerea, ex stella del firmamento societario italiano che da anni amministratori e presidenti tentano inutilmente di rianimare, bruciandosi l'uno dopo l'altro le mani.
Non è la prima volta che Cimoli riesce a ottenere risultati dove altri hanno fallito.
Nell'autunno del 1996, durante il governo di Romano Prodi, quando il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi gli offrì la guida delle Ferrovie dello Stato, nessuno avrebbe scommesso una lira sul suo progetto. Tutti ricordarono allora la frase celebre di Giulio Andreotti: «Ci sono due tipi di pazzi: quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare le Fs».
Eppure i progressi ci sono stati, nonostante molte difficoltà e sebbene ancora molto resti da fare. Senza mai alzare la voce, con modi gentili, ma anche con il piglio di un toscano cresciuto alla scuola manageriale milanese della Montedison, Cimoli è riuscito a superare bufere sindacali, agguati politici, scontri manageriali, meritandosi l'appellativo di «Mister Diesel» dal quotidiano economico britannico Financial Times, attribuito per la capacità di tenere il passo, di non perdere colpi.
Adesso ci sta riprovando con l'Alitalia, forte di tre punti di appoggio.
Il primo è rappresentato da una storia personale che gli permette di tirare dritto per la strada che ritiene giusta, come d'altra parte ha fatto anche quando non era ancora il manager affermato che è oggi.
Il secondo punto di forza è rappresentato da una rete di amici e di sostenitori davvero trasversale; una ragnatela di rapporti intessuta in anni e anni di lavoro che va dal presidente Carlo Azeglio Ciampi al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, al presidente dei Ds, Massimo D'Alema, passando per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e per il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini.
Infine, vi è il piano di risanamento che Cimoli ha messo a punto con i suoi collaboratori e sulla base del quale ha raggiunto nell'autunno dello scorso anno alcuni faticosi accordi sindacali: il commissario ai Trasporti dell'Ue, Jacques Barrot, per niente incline alla condiscendenza verso l'Italia, e che ha fatto passare il progetto al microscopio dalla Ernst & Young, lo ha giudicato un buon programma. Senza contare che quel documento è, di fatto, l'ultima occasione per la salvezza della compagnia italiana.
In questo caso, però, Cimoli ha dovuto abbandonare il passo del diesel per adottare la velocità delle turbine d'aereo.
Basti pensare che nel 2004, anno in cui il piano ha fatto solo qualche passo, l'Alitalia ha chiuso il bilancio con 812 milioni di euro di deficit, 292 in più rispetto al 2003: 550 milioni erano dovuti a perdite di gestione e il resto a minusvalenze emerse chiaramente e che si sarebbero materializzate in futuro. Una voragine, insomma.
La compagnia è diventata l'ultima tra le maggiori europee.
Ma già nel primo trimestre del 2005 la perdita operativa si è fermata a 119 milioni, rispetto ai 189,7 dello scorso anno. Per la fine del 2005 l'amministratore delegato dell'Alitalia conta di presentare un bilancio con 100 milioni di perdite.
E nel 2006 l'azienda punta al pareggio. «Complessivamente, se riusciamo a tenere il passo, nel biennio 2005-2006 riusciremo a migliorare il margine operativo lordo del gruppo di 650 milioni di euro».
E non ci sono solo i conti.
«Abbiamo riconquistato quote di mercato, passando dal 42 al 53 per cento, trasportato il 10 per cento in più di passeggeri e aumentato di altrettanto i ricavi, nonostante il rincaro del greggio» assicura Cimoli, felice anche dell'aumento del numero delle rotte, possibile grazie al maggiore impegno previsto negli accordi sindacali raggiunti per i piloti e gli assistenti di volo.
Una specie di decollo, insomma. Per ottenere il quale ci sono voluti e ci vorranno uno sforzo eccezionale, sacrifici, confronti duri e un cambiamento di cultura e atteggiamento che fanno fatica a imporsi.
Non a caso, accanto ai peana dei sostenitori e dei sindacalisti che hanno firmato gli accordi («Il nostro è un giudizio estremamente positivo sull'operato di Cimoli» dice il presidente dell'Anpac, Fabio Berti), si sentono le critiche dei sindacalisti che hanno rifiutato il piano («In solitudine Cimoli decide l'espulsione di migliaia di lavoratori e di spezzettare l'azienda, con risultati al di sotto delle promesse» sostiene Andrea Cavola del Sulta), come di alcuni politici della Lega nord, di Rifondazione comunista o dei Verdi.
Senza parlare dei continui ritorni di fiamma delle agitazioni del personale, come quelle minacciate in queste settimane anche da parte di coloro che pure si sono detti favorevoli al piano generale.
Ma il cammino è segnato. Cimoli non torna indietro. Gentilissimo, come sempre, ma senza venir meno alla fama di caterpillar.
Da quando ha messo piede in Alitalia ben 80 dirigenti (in tutto erano 180) hanno fatto le valigie.
Al loro posto ha assunto solo 15 persone. E adesso la cura toccherà agli altri, alle cosiddette seconde linee. Le spese per le forniture sono state ridotte di 100 milioni.
«I tagli dovranno diventare di 140 milioni a fine 2005 e 220 nel 2006» assicura Cimoli.
Come ha fatto? Intanto, ha cambiato tutti i funzionari Alitalia addetti agli acquisti, riducendone il numero da 50 a 20. Poi ha introdotto le procedure per l'acquisto delle forniture attraverso le aste online, con risparmi del 30 per cento. Infine ha rinegoziato molti contratti.
Sul leasing per il parco auto, per esempio, ha ottenuto un risparmio del 40 per cento. «Nell'immaginario del Paese l'Alitalia è una specie di mucca da mungere. O, se vogliamo usare un'altra metafora, un bancomat. Ma tutto questo è finito» avverte l'amministratore delegato dell'Alitalia, che ha già puntato i fari sul risparmio più importante nel settore delle forniture di servizio: i costi degli aeroporti.
Per Cimoli è una battaglia di civiltà: «L'Alitalia è il cliente migliore eppure paga le tariffe più alte. Non solo: alcuni aeroporti hanno finanziato le compagnie low cost purché facessero scalo da loro. Da documenti che ci ha trasmesso l'Enac risulta che un aeroporto del Sud avrebbe versato centinaia di migliaia di euro, presentando poi un bilancio in rosso».
Ne è nata una denuncia all'Antitrust e presto vi sarà anche un'indagine. Per l'Alitalia l'obiettivo è consistente: «Con i prezzi giusti, a Roma e Milano risparmieremmo fino a 50 milioni l'anno».
Nonostante i progressi, la salvezza è ancora da conquistare.
L'Alitalia ha appena scorporato l'Alitalia servizi, che comprende una piccola parte amministrativa, il call center, il centro informatico, la manutenzione, alcuni servizi di terra. In tutto, quasi 10 mila dipendenti. Entro l'autunno la Fintecna, società controllata dallo Stato, dovrà acquistare una parte del capitale, e poi un'altra entro la fine del 2005.
L'Alitalia dovrà poi procedere al completamento dei tagli di personale previsti dal piano e dovrà restituire entro l'anno 400 milioni di euro ricevuti in prestito per non morire. Ma soprattutto dovranno decollare l'aumento di capitale e la privatizzazione.
La Deutsche Bank ha dato la propria garanzia sull'operazione.
E già altri giganti del credito si sono fatti avanti («La Nomura è tornata a chiedere di poter collocare titoli in Giappone» racconta Cimoli). Ma intanto dovranno procedere, perché tutto vada bene, il risanamento operativo, il recupero di efficienza, il taglio dei costi, il recupero del mercato.
E la politica dovrà restare fuori dalla porta, anche se «vi sono frange interne che cercano sponde fuori dall'azienda. Noi dobbiamo solo lavorare» dice l'amministratore delegato.
Insomma, decisivo sarà il cambiamento di tutta l'azienda. Cimoli ha fatto dell'informazione un'arma interna, mettendosi in gioco anche personalmenteb>. «Due settimane fa, sul volo per Tokyo, ho chiesto ai piloti e al personale di spiegarmi i loro problemi» racconta a Panorama.
Poi si ferma, cerca nella tasca della giacca e tira fuori un foglietto: «Ecco, mi porto dietro i loro suggerimenti».


Ecco l'articolo richiesto da concorde:
Commento personale: Vespa ci capisce veramente poco di trasporto aereo...![]()
di BRUNO VESPA
Caro Cimoli, faccia presto a curare il moribondo
Lettera aperta all’amministratore delegato dell'Alitalia: La concorrenza offre un servizio migliore.
Caro Ingegner Cimoli,
come Lei sa, faccio, parte di quel gruppo, ormai sparutissimo, di giapponesi che si ostinano a difendere l’Alitalia contro ogni evidenza, a considerarla una risorsa strategica per il Paese, a giudicare come un tradimento ogni ipotesi di colonizzazione da parte di compagnie più importanti. Purtroppo, anche gli ultimi giapponesi stanno per arrendersi. Sento crescere, tra frequent flyer, il terribile virus della disaffezione, sento venir meno la forza della mano che mi lega all’ultima scialuppa di quella che fu una grande nave ammiraglia. L'elemento debole di questa denuncia, lo riconosco, è il conflitto di interessi. Una piccola e in fondo marginale disavventura privata che ha tuttavia stimolato alcuni dei miei infuriati compagni di viaggio a richiedere, qui e subito, addirittura una trasmissione televisiva per processare la nostra amata (per me è il termine giusto) compagnia.
L’episodio è presto raccontato. Sabato 2 luglio dovevo rientrare a Roma da Istanbul con il volo delle 14.30. L'affezione all’Alitalia aveva indotto me e un gruppo di amici a preferire la nostra compagnia alla Turkish, nonostante la maggiore comodità oraria del volo turco e la beffa, scoperta in ritardo, di una tariffa promozionale ridotta della metà rispetto alla nostra.
Due ore prima del volo Alitalia, abbiamo saputo che esso era stato soppresso. Al mattino presto un addetto alla rampa nell‘aeroporto di Barcellona aveva danneggiato l’aereo destinato a Istanbul e i 130 passeggeri del nostro volo restavano a terra perché era stato impossibile sostituire la macchina. Converrà, caro ingegnere, che restare a terra a Istanbul è diverso che restarvi a Parigi, Londra o Francoforte per la estrema difficoltà di voti alternativi. Nell’arco della serata, la gran parte dei passeggeri è stata comunque dirottata su altre destinazioni di mezza Europa (noi siamo tornati a Roma passando da Monaco di Baviera con la Lufthansa), un volo speciale di recupero annunciato da Fiumicino non è mai partito, in compenso ne è arrivato alle 22.30 uno da Malpensa con 120 passeggeri, disgraziati anch’essi, che sarebbero dovuti atterrare a Istanbul 12 ore prima con l'aereo guastatosi a Barcellona. Una trentina di persone hanno preferito rinviare a partenza dalla Turchia. Per tutti, vacanze accorciate, appuntamenti di lavoro saltati, coincidenze impazzite. Per molti, pernottamenti in sedi diverse.
Un breve giro d telefonate ha consentito di verificare che altri voli erano stati cancellati in Italia con grande disappunto e gravissimi disagi per i passeggeri. Un guasto a un aereo può accadere in qualunque momento e in qualunque aeroporto. Ma è possibile che una compagnia come l'Alitalia, con una flotta di quasi 200 aeroplani, non sia in grado di attivare un volo di soccorso in tempi ragionevoli? Un tempo si diceva che d'estate la Meridiana non riuscisse a garantire la puntualità su Verona perché sovraimpegnata nei voli per Olbia. L’Alitalia è nelle stesse condizioni?
Come lei sa, questo è soltanto uno dei problemi. Talvolta il personale è molto cortese ed efficiente (come quello di Istanbul). Altre volte è inutilmente arrogante. Un passeggero della tratta Roma-Parigi per il ritardo del volo rischiava di perdere la coincidenza per Strasburgo. Ha chiesto a un assistente di volo di poter scendere subito (era su una poltrona di coda) e ha ricevuto in cambio una lezione di psicologia su come comportarsi nelle situazioni irrisolvibili. AI ritorno, nella stessa situazione, una hostess dell'Air France ha accompagnato il passeggero sotto bordo con l'automobile di pista.
Altro problema, Malpensa. Questo aeroporto è una delle grandi maledizioni della storia, come il diluvio universale e le tremende punizioni bibliche inflitte da Dio al faraone crudele. Non voglio parlare di corda in casa dell'impiccato, ma anche la pioggia del diluvio un giorno cessò. Si disse che Malpensa avrebbe dirottato finalmente su Milano tutti gli uomini d’affari (soprattutto del Nord-Est) che facevano scalo a Zurigo e Francoforte per proseguire sulle grandi rotte internazionali con altre compagnie. Questo purtroppo non è avvenuto e al danno s'è aggiunta la beffa per chiunque deve andare da Roma in Asia o in Africa e si trova costretto a salire a Milano per poi riscendere.
Un esempio tra mille: mi spieghi una sola ragione per cui dovrei salire fino a Milano per andare a Damasco, quando gli aerei siriani mi ci portano direttamente da Roma. La mia frustrazione è cresciute durante la sosta forzata all’aeroporto di Monaco di Baviera (una meraviglia e, nemmeno a dirlo, puntualità assoluta). Nelle ore cruciali della sera, tra le 19 e le 21 di un sabato, ho contato sui 54 voli Lufthansa in partenza dal terminal 2 destinazioni dirette per le seguenti città italiane: Torino, Genova, Venezia, Trieste, Bologna, Forlì, Firenze, Pisa, Roma, Napoli. Nessun aereo Alitalia partiva nelle stesse ore. Nell’arco della giornata la Lufthansa raggiunge direttamente da Monaco 24 città italiane. L’Alitalia la metà. Quasi sempre con scalo a Malpensa o a Roma. Si può reggere una concorrenza così?
Infine le tariffe e il servizio d bordo relativo. Lei sa, caro ingegnere, che le tariffe Alitalia sono in genere poco competitive. Si aggiunga che la qualità del servizio di bordo, a parte la cortesia del personale, sta precipitando. In altri tempi ho raccomandato di risarcire con grande cucina e vini d qualità eccelsa chi spende migliaia di euro per viaggiare sulla classe Magnifica. Niente. Stesso suggerimento, su scala ridotta, per la business europea. Niente. Nei voli di questi giorni ho avuto conferma che la qualità del servizio business della Iberia è nettamente superiore al nostro e ho scoperto che perfino i panini della classe economica Turkish nei voli interni sono migliori di quelli Alitalia sui voli europei. Infine, la classe economica Lufthansa offre un pasto migliore del nostro, con vino e bevande alcoliche che da noi non ci sono: Riesling e Barolo.
Non sono un imprenditore e non mi permetto di suggerire alcunché a chi lo è. La mia sensazione, tuttavia, è che le richieste dei pubblico vadano polarizzandosi su due estremi: da un lato, basse tariffe e con un servizio dignitoso; dall'atro, altissima qualità e tariffe adeguate.
Mi fermo, caro ingegner Cimoli. So che Lei è stato chiamato a curare un moribondo e il compito non è facile. So anche che i conti vanno molto meglio e gliene rendo volentieri merito. Ma se Lei non provvederà rapidamente a migliorare la qualità e l'efficienza complessiva del servizio, sarà presto costretto a pubblicare il seguente annuncio: il paziente è guarito, i funerali saranno celebrati domani. Si dispensa dalle visite. Mi creda, il Suo ultimo giapponese.


Perchè di altre cose ti risulta ci capisca??In Origine postato da TW 843
Ecco l'articolo richiesto da concorde:
Commento personale: Vespa ci capisce veramente poco di trasporto aereo...![]()
L'unica cosa che capisce sono i suoi interessi. Andato in pensione come giornalista dipendente rai con tanto di incentivazione all'esodo. Poi rientrato con contratto esterno miliardario.
W L'Italia!


... come poco capiscono il 90% dei passeggeri (più o meno abituali) che Vespa rappresenta in questa sua lettera aperta.In Origine postato da TW 843
Ecco l'articolo richiesto da concorde:
Commento personale: Vespa ci capisce veramente poco di trasporto aereo...![]()
...
Sembra un articolo scritto un anno fa, piuttosto che pochi giorni fa ...
... gli episodi spiacevoli possono capitare ma è giusto non farne una caso (succedono anche con le altre comagnie); merita invece una riflessione il discorso sul servizio di bordo e la cortesia del personale ...
... non sempre all'altezza !!!
In quest'area si DEVE intervenire (qualcuno spieghi alla AAVV che se continua così fisnisce a filosofeggiare al mercato rionale).


ricordo l'articolo che aveva scritto su air alps un sacco di stupidate..
DISCOVER THE SKY


In Origine postato da TW 843
[Mi fermo, caro ingegner Cimoli. So che Lei è stato chiamato a curare un moribondo e il compito non è facile. So anche che i conti vanno molto meglio e gliene rendo volentieri merito. Ma se Lei non provvederà rapidamente a migliorare la qualità e l'efficienza complessiva del servizio, sarà presto costretto a pubblicare il seguente annuncio: il paziente è guarito, i funerali saranno celebrati domani. Si dispensa dalle visite. Mi creda, il Suo ultimo giapponese. [/B]
SANTO SUBITO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Oddio, mi pare che non capisca molto almeno quando parla di Malpensa: non mi sembra che abbia neanche la più vaga idea di cosa debba essere un hub, visto come giudica con insofferenza un transito a Malpensa... Mentalità semplicemente "romanocentrica" intendendo con quest'ultimo termine: "Roma è la capitale e quindi non è giusto che i voli siano a Malpensa anche se il business è là..."In Origine postato da concorde
ps. ha intelligentemente sintetizzato i mali di alitalia...ù
Ciao


La Vespa è un insetto stupido, fastidioso che è bene schiacciare sotto i piedi.
L' omonimo lecchino, che l' ignoranza italiana sola autorizza a chiamare giornalista, ha dato ancora il meglio di sè. Bene. Che il diavolo se lo porti.