Grandi blindati, zona rossa violata.
Quello che non era riuscito quattro anni fa a Genova accade invece alle 16,30 di una piovosa giornata di luglio in un paesino della Scozia sconosciuto e dal nome impronunciabile, Auchterarter. Complice una rete metallica che non ha niente a che fare con le barriere genovesi e un punto presidiato da pochi poliziotti. Quando il corteo degli anti-G8 viene finalmente autorizzato a partire e arriva davanti alla barriera, gruppi di manifestanti cominciano a spingere finché la protezione che per 8 km delimita la «zona rossa» del G8 non va giù. In centinaia, forse un migliaio, saltano nel prato che porta all'albergo del summit, poche centinaia di metri più avanti. È una protesta pacifica. Tanto che quando un gruppo di anarchici comincia a tirare sassi contro il cordone di polizia. Viene fischiato dai manifestanti. In molti cominciano a correre per i prati, altri si siedono a terra, qualcuno fa una breve capatina e torna indietro. Tanto basta per far arrivare la protesta all'interno e per mandare in tilt l'apparato di sicurezza. Nel giro di pochi minuti arriva un elicottero a scaricare militari in assetto antisommossa, e arrivano anche agenti a cavallo per accerchiare gli invasori della zona rossa. Un altro gruppo, più consistente, di manifestanti tenta di sfondare la rete da un'altra parte, ma questa volta interviene la polizia e carica distribuendo un po' di manganellate.
È il culmine di una giornata in cui la parola d'ordine era cercare di intralciare il più possibile i lavori del summit. Le migliaia di no global che dalla mattina hanno occupato le strade di collegamento con Gleneagles sono riusciti a paralizzare per ore l'intera area, ritardando l'arrivo delle delegazioni. Nonostante l'hotel del vertice fosse in un luogo difficilmente raggiungibile, tra le colline del Pertshire, già all'alba le vie d'accesso erano completamente paralizzate. Chiusa l'autostrada da Edimburgo così come da Glasgow all'altezza di Stirling, dove i militanti più radicali si sono scontrati duramente con la polizia e gruppi di black block hanno preso di mira vetrine, auto e banche. Poi, nel villaggio di Bannockburn, hanno attaccato un Burger King e altre auto in sosta. Le forze dell'ordine hanno chiuso l'intera zona anche ai giornalisti.
Più tranquilli ma non meno radicali gli altri blocchi: decine di militanti che si sono sdraiati sulle strade e si sono fatti trascinare via, un gruppo di eco-guerrieri che impediscono il passaggio su un ponte a Crieff e srotolano uno striscione: «Al G8 la polizia deve ancora aspettare». In tutto, secondo gli organizzatori del network Dissent, almeno 6 o 7 mila militanti organizzati per gruppi di affinità che tentano di disturbare in ogni modo il summit. Il resto lo fa la polizia, che per «ragioni di sicurezza» chiude strade e autostrade, con il risultato che per arrivare a Gleneagles bisogna andare per campi, impiegando anche quattro o cinque ore da Edimburgo. A metà mattinata le autorità decidono di vietare la manifestazione prevista di lì a poco e che dovrebbe arrivare ai margini della zona rossa. Molti autobus in viaggio per il villaggio di Auchterarder vengono bloccati, e migliaia di manifestanti rimangono a terra a Edimburgo, improvvisando un corteo non autorizzato. «Il corteo non si svolgerà per motivi di ordine pubblico a causa dei disordini scoppiati nell'area», dice un portavoce della polizia di Tayside, chiedendo alla radio e alla tv «di non presentarsi per il corteo perchè non vogliamo che pacifici manifestanti siano coinvolti con elementi anarchici». Ma gli organizzatori della coalizione Stop the war, rispondono picche, anche perché migliaia di persone stanno arrivando con ogni mezzo, anche a piedi tra le colline. Perfino il leader di Respect George Galloway per una volta difende gli anarchici e accusa delle violenze la polizia. A dargli ragione c'è la calma che si respira nel villaggio, che mai si era visto invaso così e lo fa con entusiasmo: negozi aperti, cartelli di benvenuto in più lingue, gente in strada a offrire tazze di latte ai passanti.
Dopo un paio d'ore continua ad affluire gente e la sfilata viene autorizzata. In almeno 20 mila si mettono in marcia. Tra loro c'è anche Rose Gentle, madre di Gordon, 18 anni, un militare inglese ucciso in Iraq. «Voglio che Bush e Blair sappiano che le famiglie dei soldati non si arrenderanno», dice. Migliaia i cartelli e gli slogan contro la guerra e contro Blair e Bush, e c'è perfino uno scozzese «ultrà della Roma» che guida con il megafono cori contro Berlusconi.
Molto rumoroso lo spezzone dei congolesi, che chiedono conto ai G8 del genocidio dimenticato di 5 milioni di loro compaesani. Quando il corteo finisce sono ancora in arrivo decine di autobus, mentre a Edimburgo la polizia presidia Princes street per le proteste di chi non è riuscito a partire.
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Mai così numerosi. E molti sono italiani. Ritrovata dopo 48 ore una militante dell'Arci fermata lunedì. La polizia le ha impedito di mettersi in contatto con la famiglia.
E' di circa 500 arresti e di alcuni contusi, tra manifestanti e poliziotti, il bilancio della giornata di azioni di ieri nei villaggi e sulle colline attorno a Gleneagles. A tarda serata, il legal forum degli anti-G8 non aveva ancora il quadro completo della situazione, vuoi per la complessità della ricostruzione di quanto accaduto ai blocchi e alle manifestazioni di ieri, svoltesi su un territorio grande quanto la provincia di Roma, vuoi perché gran parte delle persone sono state fermate lontano dalle manifestazioni. Questa volta, a differenza dei passati controvertici in piazza si è visto poco sangue e nessun lacrimogeno, ma il numero di arresti, grazie all'utilizzo del Terrorism act del dopo 11 settembre e a una nuova forma di gestione poliziesca delle proteste, risulta il più elevato di sempre. Ai 500 di ieri vanno infatti aggiunti i 128 stati fermati (una decina sono italiani) ancora prima delle manifestazioni. Tra questi anche una ragazza italiana, Giuseppina Paladino, letteralmente «desaparecida» per 48 ore, che solo ieri pomeriggio è riuscita ad avvisare la deputata del Prc Graziella Mascia. 21 anni, proveniente da Scilla, in provincia di Reggio Calabria, e militante del circolo Arci Thomas Sankara di Messina, Giuseppina era arrivata a Edimburgo con alcuni amici dalla Norvegia, dove stava facendo uno stage. Ora si trova reclusa nel carcere di Stirling, dove rimarrà almeno fino a martedì quando è prevista la prossima udienza. Arrestata lunedì, probabilmente a seguito del carnevale di strada non autorizzato bloccato dalla polizia a Edimburgo, non è riuscita ad avvisare nemmeno la famiglia e il consolato italiano. Ora dall'Italia l'Arci ne chiede il rilascio immediato, anche perché pare difficile che Giuseppina possa essere accusata di «riots» o «conspiracy», l'equivalente della nostra associazione a delinquere, e che sono gli unici reati per i quali il tribunale ha negato la libertà provvisoria per il rischio che potessero lasciare il paese in attesa di giudizio.
Analoga disavventura, risoltasi però con il rilascio in serata senza nessuna accusa, per un giovane rifondarolo toscano, Federico Tommasiello, dirigente dei Giovani comunisti. Tommasiello nella tarda mattinata di ieri si stava spostando a piedi attraverso le fiabesche campagne scozzesi verso il corteo di Auchterarter, ma è incappato in un posto di blocco della polizia ed è stato portato via. Proveniva dal campeggio di Stirling, e pochi minuti prima aveva raccontato al telefono dei blocchi della mattinata e di come gli mancassero ancora quattro chilometri di strada prima di arrivare al corteo. Dall'Italia sono subito arrivate numerose richieste di scarcerazione, che è effettivamente arrivate dopo qualche ora. Nei duri scontri della mattinata a Stirling erano state arrestate invece solo due persone. E anche l'invasione della zona rossa è costata appena cinque arresti e quattro feriti nelle cariche. A differenza di quanto fatto a Genova la polizia ha colpito in maniera mirata, anche grazie al grande utilizzo di videocamere e macchine fotografiche. Centinaia di altre persone sono invece state identificate e perquisite in questi giorni solo perché «sospette», in base a un'altra legge emergenziale inglese, l'«order 60», che permette di perquisire senza il ragionevole sospetto che abbiano commesso un reato.
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Tanto per sottolineare per l'ennesima volta che a Genova è stata la polizia ad attaccare i manifestanti senza motivo.




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