Coinvolti politici
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Il parlamentare regionale siciliano Gino Ioppolo (An) è indagato per voto di scambio nell'ambito dell'inchiesta Dionisio coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania. Lo si è appreso da fonti investigative a margine della conferenza stampa tenuta dal comandante del Ros dei carabinieri, gen. Gianpaolo Ganzer.
Secondo quanto si è appreso alle regionali del 2001, sostiene l'accusa, Ioppolo avrebbe cercato di ottenere voti da un clan mafioso etneo anche se le sue aspettative, hanno sottolineato gli investigatori, non avrebbero poi trovato riscontro elettorale.
Nella stessa inchiesta è indagato per associazione mafiosa ed è agli arresti domiciliari il consigliere provinciale di Catania Salvatore Fausto Maria Fagone (Forza Italia). Secondo l'accusa il consigliere avrebbe avuto «rapporti organici con esponenti della criminalità organizzata di Catania e Caltagirone».
ARRESTATI DIRIGENTE ESTERNO E GEOMETRA COMUNE
Ci sono anche un dirigente esterno e un funzionario del comune di Catania tra gli arrestati nell'operazione Dionisio compiuta la notte scorsa dai carabinieri a Catania. Sono l'ingegnere Rosario Pulvirenti, responsabile della XXI ripartizione del comune etneo, che era un consulente esterno al quale non è stato rinnovato il contratto, e il geometra comunale Salvatore Lo giudice. Entrambi sono indagati per falso e turbativa d'asta.
Secondo quanto riferito dai magistrati della procura etnea durante un incontro con i giornalisti, Pulvirenti avrebbe gestito illegalmente gli appalti di importo ridotto, compiuti in regime di trattativa privata. Il funzionario invitava a fare offerte a una decine di imprenditori per espletare la gara ma, secondo quanto è emerso dalle intercettazioni compiute dai Ros, le competizioni erano finte perchè si conosceva in anticipo la ditta che avrebbe vinto gli appalti. Tra queste c'è l'impresa Imseco, di cui è titolare uno degli indagati Orazio Grimaldi che, hanno riferito i magistrati in conferenza stampa «era socio di fatto di Giuseppe Mangion detto Enzo, esponente di spicco della famiglia Santapaola». I magistrati non escludono che ci fosse un «cartello» di imprenditori che dopo essere stati contattati non partecipavano alla gara volutamente in cambio della promessa dell'aggiudicazione di un futuro lavoro alle loro imprese.
Tra i lavori citati ad esempio dai magistrati quelli di ristrutturazione della sala consigliare del comune di Catania il cui appalto, è stato detto, «è stato bandito sei mesi dopo l'ultimazione dei lavori».
Secondo quanto si è appreso nell'inchiesta sarebbero indagati altri funzionari pubblici ma la loro posizione sarà oggetto degli sviluppi dell'indagine.
Catania 07/07/2005 h.12.58.26
Giornale di Sicilia




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