ma fai un rito pagano?Testo originale scritto da Forzanovista
Svegliati! Il sole e'alto!!! ..e il GALLO CANTA!!va che poi don Roberto Fiore sgrida eh!
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ma fai un rito pagano?Testo originale scritto da Forzanovista
Svegliati! Il sole e'alto!!! ..e il GALLO CANTA!!va che poi don Roberto Fiore sgrida eh!
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Testo originale scritto da Giò91
pensa...voi ci date dei badogliani di merda, i liberisti e i finiani ci danno dei fascisti idioti e nostalgici....![]()
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................ Infatti.......... Stare con "un piede in due staffe" ........... NON CONVIENE MAI.............!!!
........... BISOGNA SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE................!!!


Un tempo ai comizi del MSI si era , di solito, in due (l'oratore e lo spettatore) esclusa, forse Catania e qualche isola felice (tipo Salò), poi tutto ad un tratto gli spettatori divennero centinaia. Poi, non si sa bene perchè, gli spettatori rimasero centinaia ma divisi, forse proprio per quella sete di potere che molti contestano ad AN, non si spiegherebbe altrimenti.
Infatti, se si volesse solo contestare la decisione di un capo basterebbe combatterla dall'interno, non occorre necessariamente creare un altro partito/fratello che serve solo a frazionare i voti.
Ecco è questo quello che vuole dire Alemanno, quello che vuole la base, cioè, va capito e digerito, un capo non può fare di testa sua, peerchè è proprio la base che creail partito.
I grandi uomini sono proprio quelli che sanno interpretare e riassumere la volontà del popolo, non quelli che decidono da soli senza tenere conto del popolo (è quello che molti ci contestano ricordatelo).
Il bene del POPOLO non la volontà del singolo capetto, è quella che conta veramente.
Quindi cosa c'è di male nell'interpretare la volontà del POPOLO? Qualcuno preferisce che siano gli altri a decidere della propria vita? IO MI RIFIUTO.
Attenzione, non parlo di bene o, di volontà, del singolo; ma di BENE E VOLONTA' DEL POPOLO. In caso contrario scadiamo di contenuti e perdiamo di vista l'obiettivo.
Mi spiego meglio, noi siamo individualisti, le differenze tra gli uomini sono necessarie (non penso che qualcuno possa contestare questo), è giusto che ci sia AN, FN, Ecc., ma non sarebbe eccezionale se marciassimo uniti, ognuno con le proprie differenze ma uniti da uno stesso ideale: IL BENE DEL POPOLO ITALIANO.
Giuseppe


Forza Nuova non ha niente a che fare con la mafia.
Forse con la camorra, ma con la mafia no.


Ancora casa dlle libertà nell'illegalità !
Scapagnini indagato: "Sono nel giusto"
CATANIA - «Sono convinto che siamo nel giusto. Il problema delle ceneri è estremamente complicato ed è giusto che si faccia chiarezza». Così il sindaco di Catania Umberto Scapagnini ha commentato la notizia, pubblicata sul Corriere della Sera, dell'indagine avviata su di lui e su otto assessori uscenti, dalla Procura della Repubblica di Catania. Per i magistrati l'ipotesi di reato è abuso d'ufficio e voto di scambio.
«Abbiamo seguito tutto l'iter - ha aggiunto Scapagnini - per far sì che Catania fosse inserita nel decreto, rispettando tutte le indicazioni. Ci siamo mossi in base ai consigli dati dai nostri consulenti giuridici e in base a quello che era emerso durante le riunioni in prefettura con sindacati e di Consiglio comunale. L'Inpdap, l'istituto di previdenza dei dipendenti degli enti locali, ha più volte suggerito la strada da seguire».
L'indagine riguarda la restituzione di imposte e contributi previdenziali (tre milioni di euro) che secondo l'amministrazione spettavano ai 4 mila dipendenti comunali, che avrebbero dovuto beneficiare di un decreto del governo. Il provvedimento fu emesso a Roma dopo le eruzioni dell'Etna del 2002 e i conseguenti disagi subiti dalla popolazione in alcuni comuni del catanese. Le somme furono assegnate ai dipendenti del Comune di Catania i 12 maggio scorso, tre giorni prima delle elezioni comunali vinte da Scapagnini, che battè il suo avversario, Enzo Bianco.
Ma il 10 giugno, a elezioni avvenute, un decreto del governo ha chiarito che le agevolazioni non riguardavano Catania. La procura punta su un altro documento, datato 6 aprile 2005 ed emesso dagli uffici comunali, nel quale il dipartimento del personale mette nero su bianco che «soltanto l'Inpdap può essere chiamata alla restituzione delle rate e che l'amministrazione non può in alcun modo anticipare i rimborsi». Scapagnini sarà ascoltato martedì prossimo alle 17 dai magistrati.
Speriamo che incomincino anche a condannarli, oltre ad indagarli !


La cenere dell'Etna piove su Scapagnini
La complessa vicenda dei contributi sospesi.
Le ipotesi di reato: abuso d'ufficio e voto di scambio. Otto assessori coinvolti
Giuseppe Bonaccorsi
Alla fine il bubbone è scoppiato. La vertenza cenere è finita nelle aule della Procura di Catania, coinvolgendo il sindaco Umberto Scapagnini e 8 assessori della sua ex giunta (Angelo Rosano, Rosario D'Agata, Nino Strano, Fabio Fatuzzo, Antonino Nicotra, Ignazio De Mauro, Orazio D'Antoni e Filippo Grasso), tutti firmatari delle due delibere sotto inchiesta, grazie alle quali il primo cittadino, a tre giorni dalle elezioni comunali dello scorso maggio, aveva versato nelle buste paga degli oltre 4 mila dipendenti, gli interessi sui contributi della cenere, avviando al contempo un contenzioso con l'Inpdap davanti al giudice del lavoro.
E ancora non è finita, perché questa ingarbugliata vicenda generale, con lavoratori divisi da differenti interpretazioni (di Inps e Inpdap) del primo decreto di Protezione civile del 2002, frutto della miopia burocratica degli alti apparati dello stato, avrà senz'altro, (oltre all'inchiesta sul Comune), altri risvolti paradossali. Ad esempio in quante rate realmente avverrà il rimborso, visto che il governo le ha ridotte da 107 a 24? E chi riceve a fine mese una paga di mille euro quanto dovrà versare per saldare il suo debito?
Martedì mattina Scapagnini molto probabilmente verrà sentito in Tribunale dal procuratore Mario Busacca e dai due pm (Ignazio Fonzo e Francesco Puleio) che hanno in mano l'inchiesta e che contestano al primo cittadino i reati di abuso d'ufficio e voto di scambio.
Nel frattempo, appena due giorni fa, anche il giudice del lavoro, dott.ssa Balsamo, si è pronunciata sul ricorso che l'avvocatura del Comune aveva presentato contro l'Inpdap, per avere riconosciuti gli interessi dei lavoratori sui contributi totali che il Comune aveva versato all'ente previdenziale nel periodo compreso dalla sospensione. Il giudice ha ritenuto «non fondata» la richiesta del Comune, rifacendosi anche all'ultima ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri, che il 10 giugno scorso aveva «riscritto» la mappa dei comuni colpiti della provincia catanese, di fatto escludendo Catania e molti altri centri dell'hinterland. Il giudice ha anche condannato il Comune al pagamento delle spese processuali.
Una vicenda quindi che si complica ulteriormente per i vertici amministrativi che in attesa del pronunciamento del giudice avevano anticipato le somme ai propri dipendenti, facendo riferimento a una precedente sentenza di Cassazione che aveva riconosciuto a una banca della Toscana non il riconoscimento ad avere indietro i contributi versati all'Inpdap, ma la possibilità di ottenere quantomeno gli interessi sulle somme.
La vicenda, ormai nota a tutti i cittadini, prese l'avvio dalla dichiarazione dello stato di emergenza proclamato dalla presidenza del Consiglio dei ministri il 29 ottobre del 2002, cui fece seguito il primo decreto di Protezione civile che individuava al suo interno soltanto 13 comuni colpiti.
La notizia che molti paesi limitrofi a quelli inseriti nel decreto e soprattuto Catania erano stati esclusi dai benefici sollevò la prima protesta formale. Il 15 dicembre del 2004 il Dipartimento Protezione civile invia una nota a chiarimento al ministero Economia e Finanze, alla Direzione provinciale del Tesoro di Catania nella quale chiarisce: «Le agevolazioni in esame spettano a tutti i soggetti residenti, aventi sede legale ed operativa nel territorio di cui al decreto del Consiglio dei ministri del 29 ottobre '02, con il quale è stato dichiarato lo stato d'emeregenza nel territorio della provincia di Catania».
E' l'inizio di una vicenda infinita che di fatto, nei mesi seguenti, spaccherà il mondo del lavoro in due fronti contrapposti, riconoscendo i benefici addirittura a lavoratori pubblici di aree lontanissime dalle zone colpite e negandoli a impiegati privati che abitano addirittura sotto il vulcano. Nel marzo del 2004, dopo l'accoglimento del ricorso di un carabiniere, l'Arma dispone il pagamento dei contributi a tutti i dipendenti. Al contempo l'Inpdap recepisce la nota «di chiarimento» della Protezione civile dando mandato alla direzione provinciale del Tesoro di accogliere e lavorare le richieste di rimborso.
Ma il fronte degli enti previdenziali si frammenta. L'Inps non ritiene di dover dare seguito alla nota a chiarimento della Protezione civile e resta «fedele» alla prima ordinanza. Quindi non accoglie le domande dei lavoratori privati.
A Catania scoppia la polemica. Si susseguono gli incontri, cominciano i Consigli comunali straordinari, si muovono i sindacati che cercano soprattutto di evitare la «disparità di trattamento tra lavoratori di dubbia costituzionalità». A Roma invece si apre un «tavolo tecnico» con i vari enti, i ministeri interessati e la Ragioneria dello stato che avanza riserve sulla copertura finanziaria di una simile estensione dei benefici (svariati miliardi di euro).
Siamo al 15 febbraio quando la direzione generale dell'Inpdap di Roma, con una nota urgente, «congela» i rimborsi previsti, in attesa di una nuova nota a chiarimento del Consiglio dei ministri. E' la «doccia fredda» per 17 mila lavoratori pubblici etnei che avrebbero dovuto ottenere i rimborsi proprio nella busta paga di fine mese.
Si riaprono i contenzioni, molti lavoratori si rivolgono agli avvocati, vengono presentati i primi ricorsi. Nel frattempo, però, le disparità continuano. Arrivano le decisioni a versare i contributi ai propri dipendenti dagli enti dell'aviazione civile, di quella militare e infine dalla cassa dei dipendenti della Camera di commercio.
Chiarimenti vengono sollecitati da tutti gli schieramenti politici. I deputati nazionali dell'opposizione di Centrosinistra, con in prima fila Enzo Bianco, Anna Finocchiaro e Giovanni Burtone, presentano tre interrogazioni alla Camera dei deputati le cui risposte del governo hanno il solo risultato di esasperare gli animi, anche quelli dei dipendenti comunali.
La Giunta vara a questo punto due delibere. Una per esaminare i fatti. La seconda per la copertura finanziaria. Nello stesso tempo l'avvocatura comunale presenta ricorso avverso all'Inpdap che ha «congelato» i rimborsi per ottenerne la restituzione. L'11 maggio del 2005 il Comune versa la prima rata degli interessi della cenere agli oltre 4 mila dipendenti. Si va dai 300 euro di un impiegato di basso livello agli oltre 1000 di un funzionario. E si ripromette di versare la seconda rata a saldo entro il mese seguente. Ma il 10 giugno arriva la «doccia fredda». Il Consiglio dei ministri emette una nuova ordinanza con la quale fa definitivamente chiarezza sulla delicata vertenza cenere: dentro soltanto 13 comuni, fuori Catania.
La Sicilia