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    Predefinito L’Iraq c’entra ora il ritiro è impossibile

    EDITORIALE il riformista
    venerdì 8 luglio 2005

    C'è ed è esplicito, il collegamento tra la nuova strage terroristica che ha insanguinato Londra, e la vicenda irachena. E’ esplicito nella rivendicazione qaedista, che estende la minaccia anche a Italia e Danimarca per la loro presenza in Iraq. E’ esplicito nella concomitanza con la spietata esecuzione dell’ambasciatore egiziano a Baghdad, Ihab Sherif, e c’è da scommettere che analoga fine avrebbero fatto gli ambasciatori del Pakistan e del Bahrein, se solo le loro scorte armate non avessero reagito al tentato rapimento con decisione e prontezza. Ed è esplicito anche rispetto a ciò che da Roma si vede con meno chiarezza, cioè lo sviluppo interno della transizione irachena e del confronto politico a Baghdad.
    In queste ultime due settimane, almeno tre sono state le novità irachene destinate fatalmente a essere considerate di cattivo occhio dall’insorgenza collegata alla galassia qaedista. Gli incontri riservati tenuti da rappresentanti del governo interinale di al Jaffaari, esponenti americani e britannici con alcune sigle dell’opposizione armata sunnita. L’appello che alcune delle organizzazioni politiche sunnite che il 30 gennaio boicottarono le elezioni hanno lanciato dichiarandosi per la prima volta favorevoli a partecipare al processo costituente, e al successivo referendum ed elezioni politiche. Infine, le prese di posizione di alcuni esponenti del clero sciita, a Najaf e Bassora, per la prima volta favorevoli alla proposta curda di procedere in Costituzione a una tripartizione federalista, col nord ai curdi e il sud agli sciiti, rassicurati dall’elezione del nuovo presidente iraniano “radicale”. E’ contro questi sviluppi, che ad al Qaida serve radicalizzare la lotta contro l’intero Occidente riunito a Gleneagles. Ed è inevitabile che puntino anche a spingere gli italiani fuori dall’Iraq al più presto possibile. Tra pochi giorni nel nostro parlamento torna all’ordine del giorno il rifinanziamento della missione. E per il centrodestra, dopo le bombe di Londra, risulterà impossibile declinare altro linguaggio dalla più rigorosa fermezza. Sarebbe un grave errore però se - come le dichiarazioni di Prodi lasciano capire - dopo le bombe di Londra la sinistra dicesse che a maggior ragione ce ne dobbiamo andare dall’Iraq, prima che la transizione sia stabilizzata.

  2. #2
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    Predefinito Re: L’Iraq c’entra ora il ritiro è impossibile

    In origine postato da willy
    EDITORIALE il riformista
    venerdì 8 luglio 2005

    C'è ed è esplicito, il collegamento tra la nuova strage terroristica che ha insanguinato Londra, e la vicenda irachena. E’ esplicito nella rivendicazione qaedista, che estende la minaccia anche a Italia e Danimarca per la loro presenza in Iraq. E’ esplicito nella concomitanza con la spietata esecuzione dell’ambasciatore egiziano a Baghdad, Ihab Sherif, e c’è da scommettere che analoga fine avrebbero fatto gli ambasciatori del Pakistan e del Bahrein, se solo le loro scorte armate non avessero reagito al tentato rapimento con decisione e prontezza. Ed è esplicito anche rispetto a ciò che da Roma si vede con meno chiarezza, cioè lo sviluppo interno della transizione irachena e del confronto politico a Baghdad.
    In queste ultime due settimane, almeno tre sono state le novità irachene destinate fatalmente a essere considerate di cattivo occhio dall’insorgenza collegata alla galassia qaedista. Gli incontri riservati tenuti da rappresentanti del governo interinale di al Jaffaari, esponenti americani e britannici con alcune sigle dell’opposizione armata sunnita. L’appello che alcune delle organizzazioni politiche sunnite che il 30 gennaio boicottarono le elezioni hanno lanciato dichiarandosi per la prima volta favorevoli a partecipare al processo costituente, e al successivo referendum ed elezioni politiche. Infine, le prese di posizione di alcuni esponenti del clero sciita, a Najaf e Bassora, per la prima volta favorevoli alla proposta curda di procedere in Costituzione a una tripartizione federalista, col nord ai curdi e il sud agli sciiti, rassicurati dall’elezione del nuovo presidente iraniano “radicale”. E’ contro questi sviluppi, che ad al Qaida serve radicalizzare la lotta contro l’intero Occidente riunito a Gleneagles. Ed è inevitabile che puntino anche a spingere gli italiani fuori dall’Iraq al più presto possibile. Tra pochi giorni nel nostro parlamento torna all’ordine del giorno il rifinanziamento della missione. E per il centrodestra, dopo le bombe di Londra, risulterà impossibile declinare altro linguaggio dalla più rigorosa fermezza. Sarebbe un grave errore però se - come le dichiarazioni di Prodi lasciano capire - dopo le bombe di Londra la sinistra dicesse che a maggior ragione ce ne dobbiamo andare dall’Iraq, prima che la transizione sia stabilizzata.


    Non ho parole. Il giornale filo-berlusconiano di Polito non finisce mai di stupirmi, in quanto a mistificazioni e stupidaggini.

    1) Il ritiro dall'Iraq per come viene chiesto dalla sinistra nulla ha a che fare con gli attentati di Londra, si chiede da sempre la fine immediata dell'ingiustificata aggressione e occupazione del suolo iracheno da parte degli eserciti si alcuni paesi occidentali. Quelli che chiedono il ritiro in funzione degli avvenimenti di due giorni fa sono i leghisti.
    2) E' sconvolgente come questo editorialista abbocchi senza remore alle panzane sul processo di democratizzazione dell'Iraq, specialmente ora che vige un'informazione univoca, ed e' azzardato collegare gli attentati londinesi con gli ultimi sviluppi nello stato medio-orientale, in quanto i terroristi avranno avuto certamente bisogno come minimo di alcuni mesi per prepararli.
    3) Per debellare il problema dell'estremismo non basta certo risolvere la situazione irachena, bisogna sicuramente andare piu' a fondo in altri ambiti, ed una repressione ancora maggiore servirebbe solamente a dotare i terroristi di un rinnovato fervore e di scuse piu' pregnanti.

    In sostanza, l'articolo riflette l'ottuso terzismo de "Il Riformista", che cerca di creare il consenso riciclando tesi qualunquiste e non entrando nel merito delle questioni. Del resto, da un giornale di cosi' equivoca proprieta' e linea editoriale non e' lecito aspettarsi niente di meglio.

  3. #3
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    Creare terrorismo gli serve, eccome. per quello vogliono rimanere in iraq...

    Willy, mi sa che a sinsitra tu rappresenti lo 0,0001 %.

  4. #4
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  5. #5
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    In origine postato da willy
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    Talmente libero che ti fai dettare i pensieri dal riformista

  6. #6
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    Non si devono ritirare le truppe per le bombe di Londra. lo si deve fare perchè in Irak DEVONO ritirarsi gli eserciti invasori.
    gli irakeni non possono essere lasciati soli, Onu, Ue, ed contingenti arabi devono sostituire gradatemente gli eserciti invasori con eserciti di VERO peacekeeping...che badino meno ai contratti petroliferi e piu alla salvaguardia della gente.
    se il popolo percepisce che i soldati sono li per AIUTARE tanti silenzi cadranno e la sicurezza di quel territorio ne gioverà.. se ci saranno sempre usa, gb, italia e company.. cioè queli che ci GUADAGNANO dalla guerra.. non cambierà nulla se non in peggio. basta vedere l'afghanistan.....

    eppure pare chiaro il concetto....

  7. #7
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    votare il ritiro quando si devono ancora seppelire tutti i cadaveri lo trovo veramente di pessimo gusto.

    non dico di rinunciare alle proprie idee ma aspettare una settimana si poteva no.......

  8. #8
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    In origine postato da benfy
    votare il ritiro quando si devono ancora seppelire tutti i cadaveri lo trovo veramente di pessimo gusto.

    non dico di rinunciare alle proprie idee ma aspettare una settimana si poteva no.......
    chi ha convocato la seduta?

  9. #9
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    In origine postato da willy
    Io sono un uomo LIBERO
    di nome e di fatto. Infatti leggi un giornale (il Riformista) il cui socio di maggioranza (Angelucci) è anche editore di Libero. Complimenti.

  10. #10
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    In origine postato da benfy
    votare il ritiro quando si devono ancora seppelire tutti i cadaveri lo trovo veramente di pessimo gusto.

    non dico di rinunciare alle proprie idee ma aspettare una settimana si poteva no.......
    Su questo sono abbastanza d'accordo, ma non credo si tratti di una seduta straordinaria, era gia' programmata prima degli avvenimenti di Londra.

 

 
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