E cosi è giunta l’ora. L’aspettavo, non ve lo nego e dopo tanto attendere è finalmente arrivata. Una lettera, firmata “Il Capitano”. Dal Katanga.
Perciò si parte. Senza tanti giri di parole, sensazioni da raccontare, emozioni da condividere. Lì giù, nel continente nero, c’è una guerra. Nessuno ne parla. Buonisti, perbenisti, benpensanti che continuino pure a riempirsi la bocca di menzogne e meschinità. C’è una guerra.
La lettera mi parla di bande di irregolari di tutti i colori edai nasi adunchi che strappano le famiglie dalle loro case, anzi dalle loro capanne. Li caricano su camion ammassandoli come bestie e li scaricano nei porti, dove prezzolati incravattati, dall’alto li smistano su quella nave o quel gommone. Pochi dollari per ogni uomo; quasi niente per le donne. La morte per i bambini. I più fortunati vanno ad incrementare il mercato dei vivi, per qualche coppia radical–chic che vuole il bambolotto colorato da esibire nei salotti buoni. I più sfortunati diventano pezzi di ricambio. Qui la chiamano solidarietà. In africa usano la stessa parola da ormai 4 secoli: schiavismo. Quella solidarietà che consapevolmente o no sta contribuendo a sgretolare i bastioni d’Europa, e ad impedire che l’Africa possa finalmente costruirsi il futuro che l’aggrada. Una guerra.
In difesa della nostra terra, della nostra identità. E di riflesso in difesa di quella terra nera e vergine, di quella identità che quegli uomini non hanno mai conosciuto.
Basta con le parole. Gli addii funzionano se son corti. Porterò al valoroso capitano i vostri saluti. Gli faranno piacere. Chissà se un giorno, trovando in qualche remota missione un computer con collegamento satellitare, non potrò ancora tornare a leggervi. Mi farebbe piacere. Farebbe piacere anche a quei musetti simpatici, sapere che nel vecchio continente c’è ancora qualcuno che non crede alle fandonie mondialista, che c’è ancora qualcuno che lotta per il vero senso della vita, della terra, del sangue. Il nostro come il loro. La guerra è appena iniziata, e le battaglie vittoriose si contano sulle dita di una mano.
Orsù, la vittoria è lontana, ma proprio per questo sarà ancora più gustosa. Quando brinderete ad essa ricordate di quei camerati sperduti nelle foreste, che se ancora vivi accompagneranno il vostro brindisi con una gavetta vuota.
In alto i cuori. Le stelle ci attendono.
Ps: vi lascio un amico.


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