Accomunati dai valori storici di Dio, Patria e Famiglia


Accomunati dai valori storici di Dio, Patria e Famiglia, con radici salde nel passato e nel senso dell'ordine, anziani ultraottantenni e giovani ventenni, hanno sfilato gli uni a fianco degli altri in onore dei caduti della Repubblica Social edi Salò. In polo o camicia di colore nero, capelli corti, senza simboli fascisti o nazisti, ma con tanti tricolori, hanno percorso in silenzio, lentamente, i due chilometri che separano il Sacrario e la biblioteca - l'ex carcere, luogo dell'Eccidio- e ritorno. Gli stereotipi di persone grezze e violente, nei confronti dei repubblichini , paventati da più parti nelle settimane che hanno preceduto la sfilata, hanno cozzato contro la realtà. I partecipanti al quarto raduno nazionale di Schio sono arrivati in silenzio verso le 9.30 e alla chetichella, con i tricolori, sono partiti alle 13.15, dopo la messa celebrata da don Giulio Tam. In attesa di sfliare hanno parlato tra loro di lavoro, vacanze, sport, musica e di affetti, ma non di politica. Pochissimi gli scledensi tra i presenti, forse per timore di essere indicati da oggi come neofascisti o nostalgici. L'amore per la verità ha portato a Schio centinaia di persone, come spiega il padovano Valeriano Androni, 45 anni, simbolico portavoce di tutti gli intervennuti: «Per noi è una fortissima emozione ricordare i nostri caduti, da 60 anni dimenticati dalle istituzioni. Parlo di persone trucidate a guerra finita, per scelte ritenute sbagliate da altri. Non ci sono rancori per i tanti tragici fatti di sangue, chiediamo soltanto la possibilità di onorare senza clamori i nostri morti. Niente di più». Questa sfilata a cosa può servire? «A fare chiarezza. Soltanto però se viene spiegata con la verità, senza odii e menzogne, senza blindare la città di Schio».
Vittorino Bernardi Il Gazzettino 11/07/05

IL GIORNALE DI VICENZA 11/07/05

Un prete alla guida della manifestazione dell’estrema destra nell’anniversario dell’eccidio

Il pestaggio “macchia” il corteo

Brutalmente aggredito un attivista di Alternativa
di Mauro Sartori

Una città divisa in due, in senso letterale. Ieri in una Schio blindata e sorvegliata dal basso come dall’alto si è celebrata l’apoteosi della divisione. Perimetro rosso da una parte, nero dall’altra e 400 fra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili urbani a separare le varie zone. Ma non è servito ad evitare un’aggressione. Anzi, due. È accaduto quando Pino Monaco, coordinatore regionale pugliese di Alternativa Sociale ha attraversato piazza Rossi. In teoria non doveva esserci un simile contatto ma Monaco si trovava già nel perimetro rosso, ospite di un albergo assieme all’entourage di Alessandra Mussolini, a Schio dal pomeriggio precedente. Quando è transitato, assieme ad altri tre attivisti, in mezzo alle bandiere rosse che assiepavano lo slargo ai piedi del Duomo, non è passato inosservato. Gli è stato chiesto di allontanarsi poi è scattata l’aggressione da parte di una ventina di giovani.
Spinto a terra, complice anche il selciato non ottimale per l’equilibrio dei pedoni, è stato preso a calci prima che le forze dell’ordine separassero i contendenti. Trasportato in ambulanza al De Lellis, gli è stata riscontrata la frattura della mandibola e commozione cerebrale. Una ventina di giorni di prognosi cui seguirà un intervento maxillofacciale. Una mezz’ora dopo, in via Ss. Trinità, dalle parti del cimitero ossario dove si concentravano i manifestanti di destra, è stato aggredito un ragazzo di passaggio reo esclusivamente di indossare, a quanto pare, una t-shirt di Emergency. L’episodio si è concluso con qualche calcio e un po’ di spavento per il malcapitato senza ricorso alle cure dei sanitari. Si tratta del figlio ventenne dell’assessore ai servizi sociali Emilia Laugelli, spesso politicamente nel mirino dei movimenti di destra. Chiusa la parentesi violenta, c’è da segnalare come corteo e contromanifestazione, giunti ormai alla quarta edizione, abbiano fatto registrare quest’anno il record di presenze, anche se le cifre ovviamente sono discordanti. Secondo le forze dell’ordine i «rossi» erano 5-600, il doppio secondo i promotori, Rifondazione, Cub, no global e vari movimenti. I «neri»: 2 mila 500 per gli organizzatori di Continuità Ideale, 2 mila per le forze dell’ordine e poco più di 500 per la parte avversa che avrebbe verificato. Probabile che il numero reale di nostalgici e neofascisti fosse vicino a quota 1500. Comunque provenienti da ogni angolo d’Italia.
Il lungo corteo, con la Mussolini in prima fila, partito da Ss. Trinità attorno alle 11.15, giunto dopo una mezz’ora davanti al portone delle ex carceri mandamentali, luogo dell’eccidio, è passato a pochi metri dalla sede dei Democratici di Sinistra, osservatorio ideale sia per i diessini che per qualche assessore comunale, con l’aggiunta del consigliere regionale Giuseppe Berlato Sella.
In testa ai manifestanti, come gli altri anni, c’era padre Giulio Tam, sacerdote sospeso a divinis, che ha dettato i tempi della cerimonia. Ha letto l’appello delle 54 vittime della strage del 7 luglio 1945. Ad ogni nome (per ultimo quello di Benito Mussolini, che a quella data era comunque già morto), è seguito il grido “presente” condito dal saluto romano. Poi il discusso religioso emiliano ha pilotato il serpentone nero di nuovo al cimitero ossario dove ha celebrato una messa di suffragio per i caduti della Repubblica Sociale con rito preconciliare.
Intanto in piazza Rossi i contromanifestanti, dopo aver deposto una corona di fiori sotto la lapide dei partigiani, i tre fratelli Bogotto, si sono dati al rock dal vivo sotto un duomo invaso dagli striscioni.
In mezzo a tanto caos, gli unici assenti sono stati gli scledensi, a parte poche decine di curiosi lungo i vari tracciati. Il messaggio è chiaro: la città non sopporta queste contrapposizioni e preferisce non immischiarsi. L’eccidio è una ferita che si sta rimarginando ma il processo di pacificazione intrapreso, lungo e doloroso per certi versi, non viene certo aiutato da iniziative che contribuiscono a dividere anziché a unire.In serata, a tarda ora, è arrivata anche una precisazione del segretario nazionale del Pdci, Oliviero Diliberto: «Sono accuse ridicole», ha affermato Diliberto a proposito della responsabilità morale per l’aggressione a Pino Monaco, attribuita alla sinistra politica da Alessandra Mussolini. «Una che ha fondato un partito sostanzialmente neonazista - ha aggiunto Diliberto - non vedo come possa accusare altri di essere mandanti morali o meno di qualunque cosa».
«È stata una provocazione Ha lanciato insulti ed ha cercato lo scontro»
di Elisa Morici

Le camionette della polizia messe di traverso in via Carducci schermano la visuale ai contromanifestanti. Quando arriva il momento cruciale gli sguardi delle opposte fazioni non possono incrociarsi, ma sentire basta e avanza. Al primo dei 54 "presente" urlato dai repubblichini di fronte alla lapide della Biblioteca civica, piazza Rossi reagisce fulminea: 700 bandiere rosse secondo le forze dell’ordine, almeno mille stando agli organizzatori, si portano compatte a ridosso della scalinata nord del duomo. Di fronte a loro, a pochi metri di distanza, carabinieri e poliziotti alzano gli scudi pronti a reagire all’eventuale carica. Nello spazio vuoto passa incauto qualche scledense, talmente sbalordito da non rendersi conto che sarebbe meglio fare il giro lungo per andare in qualsiasi posto.
Da una parte gli uomini in divisa nel più assoluto silenzio, dall’altra i cori di insulti alle camicie nere e le note di “Bella ciao”. Ma solo una volta quelli in prima fila, con caschi da motociclista sotto il braccio, tentano di avanzare ma fanno subito marcia indietro. Ed è la fine del passaggio più difficile di una mattinata tesa che si stempera nella ritrovata voglia di tornare a sferzare solo con le parole.
«Siamo in centinaia - ha detto Claudio Grassi della direzione nazionale di Rifondazione comunista-. Se consentiranno ancora lo svolgersi di una becera manifestazione fascista l’anno prossimo arriveremo in migliaia». Durissimi i toni contro l’amministrazione comunale, rea secondo Libera Zone di aver permesso ancora una volta che “il letame imbrattasse Schio”. Di scherno le frasi tracciate sugli striscioni appesi alla balconata del duomo e davanti alla farmacia Sella. Il parroco indignato fa staccare quanto prima almeno quello ritenuto di maggior offesa, “7//7/ 1945 giustizia è stata fatta”: inaccettabile alle porte di quella chiesa dove qualche giorno fa i famigliari delle vittime dell’eccidio hanno stretto la mano alla giunta.
Alle 10 il controcorteo risale via btg. Val Leogra; poco prima l’episodio di violenza che manda una camicia nera all’ospedale e di cui i rossi danno la loro versione per voce di Gian Marco Anzolin: «Non approviamo nè sosteniamo certi comportamenti - spiega il segretario di Rc per Schio -, ma riteniamo sia stata una provocazione costruita a tavolino per far passare noi da violenti e loro da persone serie e composte. Il ferito non è uno qualunque, ma un coordinatore regionale di Alternativa sociale; non passava di lì per caso e quando gli è stato chiesto di allontanarsi ha replicato insultando. Da parte nostra siamo comunque soddisfatti di com’è andata perchè i numeri della contromanifestazione sono quadruplicati rispetto allo scorso anno e la tensione non potrà che salire ancora in futuro se non saranno prese decisioni diverse».
Quando la folla si disperde, è il primo pomeriggio e tra gli automobilisti che risalgono in auto la polizia ferma Ezio Simini con uno dei pali delle bandiere sul sedile. Sbotta indignato il leader storico dei comunisti scledensi, lasciato andare solo dopo il controllo dei documenti.
Dai filmati la verità sull’episodio

La polizia ha registrato tutta la scena. Identificati alcuni responsabili
di Diego Neri

Dai filmati la verità sull’aggressione a Pino Monaco, soccorso in pochi secondi. Il responsabile regionale per la Puglia di Alternativa sociale è stato dimesso dal pronto soccorso del “De Lellis” con una prognosi di 15 giorni, ma stamattina dovrà tornare a farsi visitare. Intanto, coloro che l’hanno ferito avrebbero le ore contante. La polizia avrebbe già identificato alcuni aggressori e non è escluso che nelle prossime ore possano scattare dei provvedimenti restrittivi.
Il pestaggio è stato filmato dalla Digos e ieri i poliziotti, col questore Dario Rotondi, hanno visionato fotogramma per fotogramma. Quanto emerge dalle registrazioni sarebbe in parte in contrasto con quanto afferma Alessandra Mussolini.
Sono le 10 e due minuti. Sotto il monumento “Al tessitore” di piazza Rossi c’erano almeno una cinquantina di attivisti della sinistra antagonista, con le bandiere di Che Guevara. La polizia spiega che dai filmati si vede una coppia - Monaco con la moglie - attraversare il gruppo. All’improvviso scatta l’aggressione: il pugliese viene circondato da alcune persone che lo spintonano. A distanza di qualche metro ci sono due poliziotti della Digos in borghese. Il ralenty dimostrerebbe che hanno impiegato esattamente tre secondi ad intervenire. Lo hanno protetto, allontanando i giovani. Nel frattempo Monaco è caduto a terra e da dietro si noterebbe un attivista colpirlo al viso con un calcio. In una decina di secondi arrivano anche i carabinieri e gli agenti in divisa, che placano la zuffa. Tutto dura pochissimo. La moglie di Monaco lo soccorre e il ferito viene portato via. In base ad alcune testimonianze, l’attivista di Alternativa sociale avrebbe urlato, di avvisare la Mussolini dell’accaduto. Perché i poliziotti non hanno arrestato subito gli autori delle lesioni? «Intervenire in quel contesto poteva scatenare un inferno - è la risposta della questura -. In questi casi, come allo stadio, è più pericoloso per l’ordine pubblico bloccare i responsabili subito. Il rischio è quello di causare gravi scontri, rendendo ingestibile una situazione già molto tesa».
Due gli aspetti da chiarire: perché Monaco abbia deciso di passare fra i giovani dei centri sociali sotto al monumento, quando la strada e il marciapiede erano liberi, e soprattutto come sia stato riconosciuto come uno della controparte. Essendo pugliese, nessuno avrebbe potuto identificarlo a Schio, se non per la vistosa croce celtica che portava al collo, oppure per qualche sua affermazione.
La questura sta dando la caccia ai responsabili in forze. I funzionari D’Andrea, Cuozzo, De Leo, Zonta e Marchese, coordinati dal pm Peraro, stanno setacciando i luoghi di ritrovo della sinistra antagonista. Alcuni nomi li avrebbero già annotati sul taccuino.

All’avvocato Pino Monaco, colpito da calci e pugni, riscontrata la frattura scomposta della mandibola. Picchiato anche il figlio ventenne dell’assessore Laugelli

L’on. Alessandra Mussolini:

«Il questore deve dimettersi»
di Luca Valente


L’on. Alessandra Mussolini chiede la testa del questore. Sono le 11,20 quando la leader di Alternativa Sociale arriva al Sacrario di Ss. Trinità, dopo essere stata all’ospedale per sincerarsi delle condizioni di salute di Pino Monaco. Il corteo si mette lentamente in movimento lungo via 29 aprile ma la parlamentare, in testa alla sfilata, attacca subito sull’episodio accaduto in piazza Rossi: «Quello che è successo è inqualificabile, chiederò le dimissioni del questore perché le forze dell’ordine hanno permesso ad alcuni dei nostri di passare per una piazza piena di no global, e poi che avvenisse, senza che vi fosse stata provocazione alcuna, un pestaggio selvaggio».
I toni della Mussolini sono adirati: «Tra l’altro la polizia è rimasta a guardare: ora c’è una persona che si ritrova con uno zigomo rotto, ma se non ci fosse stata la moglie a difenderla quelli lo ammazzavano. E il questore mi viene a dire che gli aggressori non si possono arrestare: ma stiamo scherzando?». Al suo fianco Alex Cioni, esponente di Continuità Ideale e tra gli organizzatori della manifestazione, aggiunge: «I veri responsabili di tutto questo, comunque, sono il sindaco Luigi Dalla Via e la sua giunta: loro devono rendere conto della vile aggressione».
Mentre si svolgeva la manifestazione Pino Monaco, trasportato all’ospedale De Lellis, veniva sottoposto ad esami clinici. Nell’attesa gli amici hanno cercato di ricostruire l’accaduto: «Stavamo camminando per conto nostro, non abbiamo detto nemmeno una parola. All’improvviso siamo stati aggrediti con pugni e calci alla spalle. Pino è stato spintonato a terra, ha perso i sensi, ma quelli hanno continuato a colpirlo coi calci sulla testa, sul viso».
Più tardi, ripresa conoscenza ma ancora sotto shock, il coordinatore per la Puglia di Alternativa Sociale ha firmato le dimissioni volontarie dall’ospedale: «Ho una frattura scomposta alla mandibola, una forte contusione sotto l’orbita e una al ginocchio. Ho chiesto di essere dimesso per andarmene da Schio il più in fretta possibile. Non ce l’ho con con gli scledensi, che mi hanno dimostrato tanta solidarietà, anche qui in ospedale, ma ciò che è successo mi ha sconvolto: sono un avvocato, una persona perbene, non un teppistello da strada».
«Il pestaggio è stato un atto di viltà - continua Monaco - erano in cento contro uno. E poi quei cori vergognosi, quando cantavano “uno di meno”. Ma è veramente assurdo come è maturato: noi abbiamo alloggiato per la notte all’hotel Miramonti, uscendo abbiamo chiesto ai poliziotti lo strada per il sacrario e quelli ci hanno indicato di passare per la piazza. Mi è stato detto che le forze dell’ordine hanno filmato tutto e che il nastro verrà inviato alla questura di Bari. Naturalmente sporgerò denuncia».
L’episodio, ad ogni modo, avrà un seguito a livello nazionale: «Alessandra Mussolini - spiega a sera Alex Cioni - ha già telefonato al ministro degli interni Pisanu per informarlo dei fatti, e chiedere che gli aggressori vengano arrestati e indagare sull’operato delle forze dell’ordine».