Sono per ora tre brev(issm)i brani, due dei quali li ho scritti nel 2005 e il terzo un mese fa.


Sono per ora tre brev(issm)i brani, due dei quali li ho scritti nel 2005 e il terzo un mese fa.
«Non ti fidar di me se il cuor ti manca».
Identità; Comunità; Partecipazione.


Passi nel buio, pozzanghere calpestate, erba fradicia nelle narici, vento gelido.
Siamo accampati qui da giorni ormai, nuvole gravide di pioggia non accennano ad allontanarsi, e dall’orizzonte oscuro nessun presagio migliore. Il fragore del legno marcio che si spezza sotto il peso della pioggia punteggia l’ennesima notte passata bloccati in questo lago di melma nel quale ci siamo impantanati.
Eppure dalla tolda della nave il presagio del verde d'Irlanda si estendeva abbagliante oltre l’orizzonte. Siamo guerrieri, abbiamo sacrificato la nostra natura al mestiere delle armi eppure ora non trovo gloria ne piacere nel giacere nell’umido a guardare il cielo grigio, attendendo un sole che non arriva. Combattere per perdermi nell’oblio e nell’estasi dei sensi del sangue sulle mie membra.
Siamo morti che camminano, brandendo le nostre spade ci lasciamo alle spalle l’eco scarlatto della nostra gloria.
Ultima modifica di Defender; 05-12-09 alle 02:46


Spostarmi a piedi nella notte mi è sempre piaciuto, ogni campo militare ha un ritmo preciso, scandito da usi radicati negli anni, dai pasti frugali e dalle Sante Messe. L’oscurità cancella i colori marci e nauseabondi, nei colori ora familiari ritrovo la determinazione che mi ha spinto a brandire una spada contro i nemici del mio popolo. Nell’armeria come nelle cucine gli uomini si agitano come in un formicaio impazzito che ad ogni ora vede mille occhi indaffarati. Il clangore del ferro battuto mi fa voltare verso destra, Tandor il mastro armaiolo incita i suoi aiutanti al mantice, dobbiamo brunire le nostre armature, l’oscurità in terra aliena è la nostra sola amica.
Di sovente mi chiedono perché io abbia scelto questa vita, spesso penso che sia lei ad aver scelto me.
Ultima modifica di Defender; 05-12-09 alle 02:47


Marciamo, proseguendo per interminabili ore o forse per giorni nell'immensità dell'azzurro del cielo d'Irlanda fissando all'orizzonte lo scintillìo argenteo che divide il mare verde da quello blu. Pennacchi di fumo si alzano pigri e quasi invitanti, più numerosi ad ogni passo che compiamo. I profumi d'Irlanda assalgono le mie narici portando storie e maledizioni, il respiro allegro di un bimbo e l'ultimo ansito di un guerriero colpito a morte sulla soglia di casa.
Marciamo silenti e silenti superiamo fiumi e paludi i sensi all'erta la mano sull'elsa. Avanziamo leggeri su ali di morte come spettrali e terribili leprecauni recanti non la pentola ricolma d'oro ma solo azze e spade, lance ed archi.
Marciamo senza fretta e senza requie, gli stivali che affondano nella terra d'Irlanda così brulla e grigia, così verde e fertile scandendo il tempo solo dalle grandi steli di pietra che i nostri avi eressero, forse consapevoli che un giorno avremmo guardao alle loro solenni creazioni come all'unica ancora di realtà in un mondo di follia.


Bellissimo, caro Defender!
Mi piace credere che si tratti di oscuri ricordi di una lontana vita precedente...che hai saputo rendere molto validamente con uno stile appassionato ed asciutto.
Bravo!![]()
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Bravissimo Defender. Non ne dubitavo. Continua ancora.![]()
Ho scritto "t'amo" sulla sabbia....(del gatto).:sofico:


scritto 4 minuti fa XD
Avanziamo implacabili, nulla ci può fermare e nulla s'erge a sbarrarci il passo. Nessuno ci ferma, appena due saette sibilano e s'infrangono suigli scudi, venendo calpestate dagli stivali ferrati.
Avanziamo inarrestabili, guadiamo paludi che biancheggiano delle ossa di guerrieri dimenticati, scaliamo monti rilucenti di elmi spezzati e di spade infrante.
Il fiume s'avventa contro di noi, rosso del sangue di mille guerrieri, il fiume a noi s'inchina, limpido e mansueto. Il cielo è cupo, rosso di sangue all'orizzonte, rosso di morte e di gloria. Le spade e gli scudi strappano bagliori bluastri alla luce livida, noi stessi siamo nulla più che lampi di luce biancastra nel buio cupo della tempesta.
Non abbiamo paura. I tamburi scandiscono la marcia e i corni annunciano la nostra sfida agli dei.
«Non ti fidar di me se il cuor ti manca».
Identità; Comunità; Partecipazione.