ogni tanto indymerda riesce anche a farmi fare due risate come quest'articolo preso non so da dove...
Inviata una lettera raccomandata in via Durini. Tradita la speranza di poter fermare l’odio e il razzismo nello sport. Figlio di un deportato morto a Mauthausen restituisce la tessera al club «Ho visto l’angoscia di mio nipote. Speravo in un intervento di Moratti».
Silvano Finzi, 78 anni, capitano d’industria «e un cuore nerazzurro», di partite dell’Inter ne ha viste a centinaia. Ma la scorsa primavera, mentre era a San Siro - «al solito posto» - non ha creduto ai suoi occhi: durante tutta la durata dell’incontro Inter-Livorno ha visto campeggiare sulla curva nerazzurra la scritta «Adolfo presente (IN REALTA' E' UN DIFFIDATO DELLA NORD)». «Quell’Adolfo». Sconcerto. «L’autorità preposta a far osservare la legge non ha fatto nulla perché questa sconcezza venisse rimossa». E imbarazzo. «Mio nipote, che ha 11 anni ed era con me allo stadio, mi ha guardato fisso negli occhi e mi ha chiesto: "Perché ancora nonno?". Tutt’a un tratto mi sono ritrovato senza parole, non ho saputo cosa dire».
Da quel giorno, dal 15 maggio 2005, Silvano Finzi ha deciso di abbandonare San Siro. E di scrivere a Massimo Moratti. «Avrei gradito che una sua presa di posizione verbale stigmatizzasse questa vergogna».
Una lettera e tante ferite che si riaprono. La memoria va alla Seconda guerra mondiale: era il 1944 quando Guglielmo Finzi, commerciante in tessuti e padre di Silvano, fu arrestato a Barzio, dove era sfollato con la famiglia. Capo d’accusa: essere ebreo. «E sì che aveva ricevuto la medaglia al valore: era partito volontario per la Grande Guerra».
A denunciare Guglielmo - «ma lo chiamavano tutti William - fu un suo ex dipendente. Per cinque mila lire. «L’ultima volta che lo vidi - racconta Silvano - fu a San Vittore, per un istante. Poi lo portarono a Fossoli, da lì a Bolzano e ad Auschwitz. Anche suo fratello Edgardo ebbe lo stesso destino. Aveva cambiato identità. Ma qualcuno lo chiamò con il suo nome vero. E lui, malauguratamente, si girò. Furono eliminati dopo la marcia della morte da Auschwitz a Mauthausen».
Lo certifica, con la durezza degli atti ufficiali, un documento della Croce Rossa internazionale: Guglielmo Finzi - detenuto numero 121911 - morì il 7 febbraio 1945 nel campo di concentramento di Mauthausen. Causa del decesso: congelamento degli arti inferiori.
Gli occhi azzurri di Silvano trattengono a stento le lacrime: «Ce l’aveva quasi fatta. Quando i russi arrivarono ad Auschwitz era ancora vivo. Mancava così poco». Ma Guglielmo non tornò. E Silvano rimase solo con la madre.
«Tutti i beni ci furono confiscati. La guerra era finita, e noi non sapevamo come arrivare a fine mese. Mia mamma allora mi disse: "Figlio mio, non ci sono più soldi. Tocca a te pensare alla famiglia". Quell’ottobre avrei dovuto cominciare la quinta liceo scientifico. Ma per quattro anni prestai servizio come factotum di un imprenditore».
Rimboccarsi le maniche e ricominciare. Così fece Silvano. Fino a fondare la Carbotermo, la società che ha sede in via Gallarate e che distribuisce combustibili liquidi in gran parte del Nord Italia.
Tanto lavoro e una passione: l’Inter. Ereditata dal padre, con cui andava a vedere le partite all’Arena. Silvano mostra con orgoglio il certificato di benemerenza rilasciato a Guglielmo. Lo stesso che ha allegato, in fotocopia, a Massimo Moratti. È datato 8 agosto 1927. Il documento dice così: «Ella è stata inscritta nella categoria dei soci benemeriti del nostro sodalizio, e ciò in conseguenza della quota da lei versata a fondo perduto per la società durante l’esercizio 1926- 1927». Per questo, per il dolore e lo sdegno, per l’amore nei confronti dell’Inter e le lacrime trattenute per sessant’anni, per questa miscela di rabbia e di ricordi, Silvano ha deciso di restituire tutto e di scrivere. La sua lettera è datata 30 maggio. Una raccomandata con ricevuta di ritorno. Poi l’attesa. «Pensavo di ricevere un sostegno morale da parte del maggior azionista dell’Internazionale F.C., e invece nulla».
Certo, lo sa benissimo che la colpa è dei tifosi, non del proprietario della squadra. «Ma mi aspettavo un segnale, anche minimo. Un motivo per dire a mio nipote ecco, l’odio, il razzismo, possono essere fermati».
E l’anno prossimo? Silvano Finzi non rinnoverà l’abbonamento per la sua Inter. «Ma continuerò a tifare. A 78 anni non si può certo cambiare bandiera».
postillas.Come volevasi dimostrare l'inter è una squadra di sfigati...




Rispondi Citando

)
