Discutevo ieri di terrorismo. Ho spiegato quella che mi sembra la strategia americana, il mainstream neocon. Contenimento, lotta, vittoria, democrazia (o democrazia-vittoria, alla Roosevelt). Niente da fare.
L’opinione dei maggiori esponenti della sinistra italiana, e anche quella del mio interlocutore, è che per fermare il terrorismo, bisogna fermare la spirale guerra-terrorismo.
E’ una bella immagine quella della spirale. Un po’ ti fa pensare allo spazio, un po’ al ventre di una donna e un po’ al cane che si morde la coda (come dovrebbe essere nelle intenzioni di chi se la figura). Altre espressioni collegate (ma meno espressive): vortice, crescendo. La spirale è qualcosa che vive da sé, si alimenta da sé, come un circolo vichiano, come Dark Side Of The Moon: dove finisce ricomincia e viceversa.
Sono sceso un po’ a patti con la mia anima democratica (leggi: anticomunista) e ho fatto anche io prove di immaginazione. Mi sono detto: mettiti nei panni di Diliberto, di Bertinotti, di Pecoraro e prova a immaginare questa benedetta spirale. Prova a entrare nel suo perfetto meccanismo di coltura e produzione della Morte, prova a comprendere. Bene, ci sono entrato.
Questo è il resoconto dei 5 minuti più comunisti della mia vita.
Ora, ammesso e non concesso che l’immagine della spirale funzioni (faccio fatica a calarmi nella parte). E che, tutto sommato, al di là della figura e dell’immaginazione, sia pure vero che guerra e terrorismo si alimentino, offrendosi sponda l’un con l’altra, mi sono chiesto (in quei 5 minuti che ero Diliberto, nel mezzo della spirale, rileggendo Finnegans Wake e ascoltando Brain Damage): riconosciuto il problema, dal nostro (mio e di Pecoraro) punto di vista, che soluzione offriamo?
Accettando questa impostazione ho provato, con somma fatica, a credere che si, che il terrorismo è colpa degli occidentali (che certi attentati ce li cerchiamo, come scrivevano i notevoli giornali della sinistra), che è vero, come dice Bertinotti che il terrorismo non c’entra con la guerra in Iraq, che non sono la stessa cosa, ma che insomma, gira e rigira, è la faccia della stessa medaglia. È una coda della stessa spirale. L’una serve all’altra, per comprendersi, includersi e giustificarsi. E mi sono chiesto: accettata questa impostazione devi fornire soluzioni! Toh! Il rifinanziamento alla missione Antica Babilonia mi offre l’occasione di stabilire una linea, di tracciare un solco, di dire esattamente cosa dobbiamo fare. E via con la teoria: le guerra era sbagliata, è sbagliata, aumenta il terrorismo come dimostrano gli attentati di Madrid e Londra. Punto! Tiro il fiato!
Allora per disinnescare la spirale guerra-terrorismo è necessario rimuovere il fattore guerra: ritiriamoci, la guerra è sbagliata, questo incendio non l’abbiamo appiccato noi. Fermare la guerra aiuta a fermare il terrorismo. Giusto, perfetto, da vero pacifista, che sa riconoscere i problemi, identificare e non confondere la causa con l’effetto.
Ma in quei 5 minuti da Bertinotti (perché tutte le figure della sinistra antagonista s’agitavano in me) ho capito una cosa, che il grimaldello della sinistra è sbagliato. Pur concedendo l’illogica defenestrazione del principio di causa-effetto, che nominalmente domina gli eventi, e pur facendo a meno di considerare che l’11 settembre 2001 fosse primigenio nella linea del tempo, così come la conosciamo, a qualsiasi intervento bellico, ho accettato che terrorismo e guerra potessero essere coevi.
Ma che succede? La trasfigurazione scema, ridivento me stesso, riaffiora in me il cattivo neocon che si mette ad abbattere dittatori per fottersi il petrolio altrui, ammazzare bambini con le caramelle, non direttamente, ma indirettamente, perché sono andato in Iraq quando l’Iraq non c’entrava con l’11 settembre… ahhhhh ecco, ecco, riaffiora… aiuto. Si, si, si! Eccomi.
domanda: Se esiste la spirale Guerra/Terrorismo, ed è possibile disinnescarla ponendo fine alla guerra, perché non la disinneschiamo eliminando, invece, il Terrorismo?
http://watergate2000.ilcannocchiale....blogdoc=584245
Cordiali Saluti




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