LE FONTI TORBIDE DI UNA LEGGENDA NERA - IL PAPA DI HITLER
di Piero Vassallo
La mummia di una religiosa dissotterrata e dileggiata da un giovane miliziano

Nell’imminenza della beatificazione è prevedibile l’inasprimento della campagna
diffamatoria contro Pio XII, al quale la potente lobby dei calunniatori addebita
un colpevole silenzio sullo “sterminio” degli ebrei.
Si presenta dunque l’occasione propizia a ricordare che la vera causa
dell’avversione a Pio XII non fu il “silenzio sull’olocausto” ma la “importuna”
denuncia dei delitti compiuti in Spagna dai comunisti.
Prima di Hochhuch, lo schema della “leggenda nera” fu, infatti, esposto da
Emmanuel Mounier, pensatore maritainiano & militante cattocomunista.
Nel 1939, Mounier rivolse alla Chiesa cattolica l’accusa di aver provocato la
giusta collera dei comunisti.
Un’accusa surreale prima che infame, dal momento che la presunta “provocazione”
dell’episcopato spagnolo avvenne sei anni dopo l’inizio della “democratica
risposta” dei comunisti (incendio delle chiese e massacri di sacerdoti e
religiosi).
La diffamazione di Pio XII, in realtà, fu il mezzo escogitato dalla propaganda
sovietica per animare la sinistra cristiana e coinvolgerla nella strategia
comunista.
La “colpa” di Pio XII fu dichiarata per la prima volta da Mounier, nei saggi
pubblicati nel biennio 1938-1939.


Tradotti da Franco Onorati, quei testi furono tradotti e ripubblicati dalla casa
editrice dei dossettiani, “La Locusta” di Venezia, nel 1967, quando infuriava la
calunnia contro Pio XII.
Il muro di Berlino ha sepolto anche Mounier, cattocomunista talmente estremo da
spaventare lo stesso Maritain.
Ma i testi diffamatori, che egli scrisse negli anni Trenta sono conservati, per
ricordare la stagione (non ancora conclusa) della mano cattolica tesa ai
comunisti.
Ora il bersaglio dichiarato apertamente da Mounier era “il sordido
anticomunismo, pieno di paura e di egoismo, che sottolinea la sproporzione fra
la mediocrità che lo sostiene e il formidabile slancio storico che il comunismo
ha provvisoriamente e parzialmente captato” (1).
Il disprezzo di Mounier per l’anticomunismo, già indirizzato a Pio XI (il
Pontefice che aveva condannato l’ideologia “intrinsecamente perversa”) si
tradurrà tosto in un’accusa rovente contro il suo successore, Pio XII, colpevole
di essersi felicitato con i franchisti “che gettano le bombe sui bambini”, e di
averli definiti “la parte sana del popolo spagnolo, che aveva difeso l’ideale
della fede e della civiltà cristiana”.
Evidentemente la parte sana era schierata con i massacratori delle carmelitane.
Consapevole dell’enormità dell’accusa, Mounier metteva le mani avanti: “so quel
che si obietterà: che chiediamo indulgenza per gli uccisori dei preti e gli
incendiari delle chiese …. Come se la rivolta di Franco non avesse creato il
comunismo più agguerrito in ogni parte della Spagna, provocando l’aiuto di Mosca
e la riconoscenza di un popolo generoso” (2).


Se non che la tesi di Mounier, secondo cui la rivolta di Francisco Franco aveva
provocato la giusta collera popolare e la deviazione del formidabile slancio
storico comunista, è una spiegazione degna della storiografia staliniana.
Per misurare il grado di falsità dell’accusa formulata da Mounier è sufficiente
considerare le date: la rivolta militare franchista inizia il 18 luglio del
1936, la persecuzione della Chiesa cattolica da parte dei comunisti spagnoli
durava dal 1931 (incendio e distruzione di chiese e conventi), e dal 1934
(massacri di preti e religiosi).
Uno storico imparziale come il Payne, a proposito dei massacri di sacerdoti e
religiosi, afferma che non furono il prodotto spontaneo della furia popolare
(quella che Mounier sosteneva fosse provocata dalla rivolta franchista) ma “la
conseguenza di un furore praticato da piccoli gruppi rivoluzionari, costituiti
per questo compito, con l’approvazione e qualche volta per iniziativa dei
dirigenti delle maggiori organizzazioni repubblicane”.
Davanti a questa scenario cosa doveva fare il Papa: approvare i persecutori
“specializzati” e rimproverare le vittime inermi, che, a corpo letteralmente
morto, opponevano resistenza al magnifico slancio dei comunisti?
Esaltare il meraviglioso storicismo degli assassini comunisti e condannare
l’ottusa resistenza delle vittime cattoliche?


Mounier, annebbiato dall’ideologia e sconvolto dalla passione servile, rivolgeva
a Pio XII un’accusa analoga a quella che il lupo della favola rovesciava
sull’agnello: stando a valle tu intorbidi l’acqua che io bevo a monte. La logica
soggiacente al soqquadro della “tempistica”, reciterebbe così: subendo la mia
violenza oggi tu provochi la reazione che “domani aveva giustificato” il mio
intervento.
I fatti del passato sono accaduti oggi, anzi accadranno domani.
La stregoneria cattocomunista, che produce le leggende nere, esige la facoltà di
muovere le tre tavolette del tempo sul tappeto del trucco rosso.
Nel plumbeo 1978, il dossettiano Giorgio Campanini, per commentare le pagine
antifranchiste di Mounier, in quei disgraziati anni reputate degne di ristampa,
non trovò di meglio che riprendere l’argomento del “lupus in fabula”, riversando
la responsabilità dei massacri sulla Chiesa di Spagna, che “per trovare un
appoggio presso classi privilegiate, appariva troppo spesso come il pastore di
queste ultime piuttosto che della massa”.


La Chiesa cattolica, secondo la vulgata cattocomunista, era schierata con i
ricchi, “dunque” il popolo dovette scegliere la protezione degli atei.
Negli anni dell’egemonia gramsciana questa interpretazione era dogma.
L’untuosa dottrina di Camera e Fabbietti, oggi fa ridere perché definisce
“errori” i delitti della rivoluzione.
Ma Campanini era andato addirittura oltre Camera e Fabbietti, sostenendo che gli
errori erano stati commessi dalle vittime “ricche”.
E i monaci assassinati a malgrado del voto e dell’evidente stato di povertà?
E le monache di clausura, torturate atrocemente e ammazzate?
E i cadaveri profanati?
Per loro la coscienza dei “profeti” a senso unico non ha mai levato una
protesta, mai versato una lacrima. Non erano utili alla “suprema” causa della
giustizia comunista, dunque non era il caso di rimpiangerli.
Anzi … Al culmine del delirio aperturista, l’infatuato Mounier non esitò ad
insinuare che i martiri avevano provocato la collera dei giusti alleandosi con i
fascisti.
Cosa si vuole di più utile alla causa dello “schiaffo teso” contro la verità?
Declassare i martiri di Spagna, ridurli al rango di sostenitori del capitale e a
complici di una monarchia screditata, è il servizio che la sinistra cristiana ha
reso alla causa del comunismo ateo. “Per decenni”, ha scritto Vittorio Messori
nel saggio “Pensare la storia”, “anche per un certo mondo cattolico, sembrò che
chi doveva farsi perdonare e far dimenticare, nella tragedia spagnola, fosse la
Chiesa, non fossero gli anarchici, i socialisti, i comunisti. Ed è con fastidio
che si respingeva l’idea stessa di martirio di quegli innocenti, fino al punto
di bloccare i processi canonici per la beatificazione”.


Il futuro del pensiero laico è dunque contenuto nel passato di una menzogna.
La cronologia magica di Mounier, che spostava i monti del passato nelle valli
del futuro, è il modello ideale – l’archetipo - dei fabbricanti di leggende nere
ad uso della rivoluzione comunista.
La risolutezza della Chiesa ha sollevato il velo dell’impostura storiografica,
conferendo ad un alto numero di vittime del comunismo (fra i quali alcuni
militanti carlisti) la dignità dei martiri e l’onore degli altari. Ma neanche
l’inflessibile determinazione della Chiesa ha potuto ristabilire la verità che
contempla l’essenza anticristiana della guerra civile, il coinvolgimento
massonico, e la complicità dell’oligarchia finanziaria nella pianificazione e
nell’esecuzione del massacro.
La prudenza annidata nell’avanguardia curiale non lo consente.
Finalmente Vitaliano Mattioli dell’Università Urbaniana, un sacerdote romano non
nuovo a pubblicazioni contro corrente, (vedi La Chiesa e gli ebrei) ,infrange la
legge del potere culturale e vìola il fondamentale imperativo della storiografia
(“non si devono versare lacrime sugli olocausti trascurabili”), pubblicando, per
i tipi di Effedieffe un saggio il cui titolo non lascia dubbi sull’esplosivo
contenuto: “Massoneria e comunismo contro la Chiesa in Spagna 1931-1939”.


Mattioli non è prigioniero di schemi astratti e di pregiudizi partigiani e,
pertanto, può esaminare i fatti della storia senza pagare pedaggi a destra o a
sinistra. Il pregio della sua opera risiede appunto nella capacità di resistere
alla suggestione delle tesi consolidate dalla ripetizione terroristica.
Di conseguenza, analizzando le cause prossime e remote che hanno preparato la
guerra civile stemperando e corrompendo la fede dei popoli ispanici, non tace le
gravi responsabilità di quella oligarchia retriva che la vulgata di sinistra
vuole associare alla Chiesa.
In effetti, all’origine della decadenza spagnola si trova, come sottolinea
Mattioli, l’influenza dell’Europa protestante, che diffuse i semi corrosivi
dello scetticismo e dell’irreligione gratuita nella Spagna assolutista e codina
e, dopo la parentesi relativamente felice del regno di Ferdinando VII, in
quella liberale di Isabella e dei suoi successori.
La rivoluzione comunista che ha devastato la Spagna, trovò un perfetto terreno
di cultura nella mentalità prodotta da almeno due secoli di propaganda
anticlericale e negli stati d’animo destati (come documenta Mattioli) dalla
propaganda settaria, lubrificata dal denaro profuso dalle corrotte oligarchie e
dalle corti deragliate.
La confusione prodotta dalle agenzie dell’ateismo massonico era tale da
contagiare e sviare perfino il movimento dei volonterosi intellettuali che,
all’inizio del XX secolo, cercavano di promuovere la rigenerazione del paese.
Il movimento, anziché valorizzare la genuina tradizione ispanica, esaltò,
infatti, il torbido irrazionalismo di autori decadenti, quali Schopenhauer e
Nietzsche.


Contrariamente all’opinione insinuata senza fondamento dai cattocomunisti, la
Chiesa cattolica di Spagna non si identificò con la politica culturale
d’ispirazione laicista & borghese condotta dai pensatori reazionari e dalle
marionette coronate, ma la avversò attuando un’opposizione lucida e costante
anche se non sempre efficace.
La Chiesa difese la sacra libertà dei fedeli, non le ragioni di un partito
reazionario bifido e spurio. La vuota albagia delle classi elevate e la
devastante ambizione degli “emergenti” soffocavano, infatti, la vita della
Spagna cattolica e, spesso, la contrastavano apertamente.
Il ristabilimento di questa “scorretta” verità da parte di Vitaliano Mattioli
scompagina e ridicolizza la dialettica destra-sinistra, intorno alla quale è
fiorita la pia leggenda dei poveri comunisti sfruttati dalla borghesia
capitalistica, oppressi dal potere retrivo, ingannati dalla Chiesa preconciliare
e capiti solo dai profeti Maritain, Mounier, La Pira, Dossetti, Alberigo.
Invece dell’armonioso quadretto cattocomunista, Vitaliano Mattioli descrive due
schieramenti irriducibili: l’oligarchia perenne, che tramanda la superstizione
del potere dai principi assolutisti ai monarchi illuminati, dai rivoluzionari
liberali ai despoti repubblicani, e la Chiesa, che difende la libertà in nome di
un Regno che non appartiene a questo mondo.


Davanti a tale evidenza la leggenda nera sulla Chiesa “reazionaria” svanisce.
La guerra di Spagna appare infine come un episodio della guerra che il potere
dispotico (sempre uguale, nel mutare del fondamento ideologico) conduce contro
la libertà dei figli di Dio.
Al termine del suo lavoro, Mattioli può concludere che l’impresa dei carnefici è
fallita miseramente: in Spagna ci sono 67 diocesi, 71 seminari, 1800 giovani che
si preparano al sacerdozio, mente prosperano gli ordini religiosi femminili e
maschili: “tutti coloro che si sono scontrati contro la roccia cattolica sono
rimasti delusi”.
Una parte degli ebrei romani, a cominciare dal rabbino Israel Zoeller, riconobbe
l’azione condotta in loro difesa dal Pio XII, nei confronti del quale nutrirono
stima e riconoscenza.
Lo dimostra l’omaggio del rabbino Zoeller, che, convertendosi alla fede
cristiana, assunse il nome di battesimo di papa Pacelli, Eugenio.



di Piero Vassallo



Note

1) Cfr. “L’anticomunismo”, nel giornale “Le voltigeur”, 16 novembre 1938.
2) Cfr.: “Interrogando i silenzi di Pio XII”, nel giornale “Le voltigeur”, 5
maggio 1939