L'art. 7 ufficialmente dice:"Nella Messa o Cena del Signore, il popolo di Dio è chiamato a riunirsi insieme sotto la presidenza del sacerdote, che agisce nella persona di Cristo, per celebrare il memoriale del Signore, cioè il sacrificio eucaristico"Originally posted by Martha
Napoléon, non voglio cominciare in questo 3d una polemica sul concetto di Messa, nè voglio ribattere i molti punti del tuo intervento che non condivido: accetto volentieri di parlarne in un altro 3d.
Visto cmq che mi hai chiamata in causa obiettando a quanto avevo scritto sul concetto di “presidente dell’assemblea”, desidero solo brevemente chiarire.
Il problema di fondo è l’equivocità delle Institutio sulla Messa.
Insitutio n.7:
“Nella Messa o Cena del Signore, il popolo di Dio è riunito sotto la presidenza del sacerdote che fa le veci di Cristo, per celebrare il memoriale del Signore, o sacrificio eucaristico”.
Ma come?! Stando a questa definizione, è il popolo di Dio che celebra il memoriale…
Invece, la Chiesa ha sempre insegnato che solo il Sacerdote, operando in persona Christi, rinnova il sacrificio di Gesù Cristo, e non già soltanto “in nome di tutto il popolo santo e di quelli che lo circondano”, ma per il popolo santo.
Il Sacerdote all’altare non è il presidente dell’assemblea! Egli solo, Sacerdote di Gesù Cristo, fa atto liturgico di confessione, di preghiera, di lode: il popolo fedele, presente o assente, non aggiunge nulla a questo atto del sacerdozio.
Nella Mediator Dei Pio XII insegnava [i]“i fedeli offrano, anch’essi, la Divina Vittima ma in una maniera differente”, e faceva questo non prima di aver messo in guardia contro i terribili abusi del “sacerdozio spirituale” del popolo fedele:
Del fatto, tuttavia, che i Cristiani partecipano al Sacrificio Eucaristico, non segue che essi godano ugualmente del potere sacerdotale. E’ assolutamente necessario che questo sia da voi [Vescovi] chiaramente illustrato agli occhi dei fedeli.
Vi sono infatti, Venerabili Fratelli, alcuni che accostandosi a errori già condannati, insegnano che nel Nuovo Testamento si conosce soltanto un Sacerdozio che spetta a tutti i battezzati, e parimenti essi dicono che il precetto di fare ciò ch’Egli aveva fatto, dato da Gesù Cristo ai suoi Apostoli durante l’ultima Cena, è rivolto direttamente a tutta la Chiesa dei Cristiani[…].
Essi pretendono, perciò, che il popolo goda di un vero potere sacerdotale, e che il sacerdote agisca soltanto alla maniera di un funzionario delegato dalla Comunità. Conseguentemente ritengono che il Sacrificio eucaristico sia in senso proprio una concelebrazione, e che i sacerdoti presenti dovrebbero concelebrare col popolo, piuttosto che, nell’assenza di esso, offrano privatamente il Sacrificio.
E’ inutile spiegare quanto questi capiziosi errori siano in contrasto con le verità più sopra dimostrate[…] .[…] Il Sacerdote fa le veci del popolo di Dio perché rappresenta la persona di Nostro Signore Gesù Cristo in quanto egli è capo di tutte le membra ed offrì se stesso per esse: perciò va all’altare come ministro del Cristo, a Lui inferiore, ma superiore al popolo. Il popolo invece non rappresentando per nessun motivo la persona del Divin Redentore, né essendo mediatore tra sé e Dio, non può in nessun modo godere i poteri sacerdotali.
Dunque non è il “popolo di Dio” che “celebra” sotto la “presidenza del sacerdote”…
Un saluto,
Martha
Richiama espressamente Presbiterium ordinis n°5 e Sacrosanctum Concilium n°33
"L'assemblea eucaristica è dunque il centro della comunità dei cristiani presieduta dal presbitero"
"le preghiere rivolte a Dio dal sacerdote che presiede l'assemblea nel ruolo di Cristo, vengono dette a nome di tutto il popolo santo e di tutti gli astanti"
Il Caerimoniale Romanum, come pure il Pontificale Romanum, nelle edizioni precedenti il concilio, come ho gia affermato, parlano di presidente dell'azione liturgica, alludendo al Vescovo. Allo stesso modo il concilio e l'IGMR, ne parlano, questa volta, come è logico, alludento a tutti i celebranti, e non solo al Vescovo (che è comunque un sacerdote, e dunque ricompreso nella norma generale).
Questa come breve annotazione sul concetto di presidenza.
Per quanto riguarda l'art. 7, occorre dire che il soggetto della celebrazione, non è il popolo, ma il sacerdote. Ciò che l'articolo dice è che il popolo si riunisce sotto la presidenza del celebrante, il quale agendo in persona Christi, celebra.
Per l'esattezza, non è comunque nemmeno corretto affermare che sia il sacerdote che celebra, giacchè tutti i sacramenti sono celebrati unicamente da Cristo. Il sacerdote non può celebrare, perchè la sua persona si annulla, ed è sostituita dalla persona di Cristo (mentre rimane la natura umana del prete). Quindi mentre celebra è la volontà di Cristo e l'intelletto di Cristo a sapere e volere il sacrificio, non il sacerdote.
Occorre tuttavia tenere presenti due cose:
La prima è la dimensione ecclesiale che tutti, e ripeto tutti i sacramenti hanno. Se i sacramenti non avessero una dimensione ecclesiale e comunitaria non sarebbero certamente validi.
La seconda, è che occorre ben comprendere le parole di Pio XII.
Egli nega un'eresia che voleva sminuire il sacerdozio ministeriale (o a scelta potenziare quello battesimale), affermando che popolo e sacerdoti hanno gli stessi poteri. Questo è in contrasto con la dottrina cattolica, e nessuno lo nega. E' tuttavia altrettanto in contrasto con la dottrina cattolica, negare che col battesimo, ogni cristiano riceve un sacerdozio, il quale non è però ministeriale. Tale sacerdozio si chiama sacerdozio regale dei fedeli.
"voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perchè proclami le opere meravigliose" (1Pt 2,9)
L'eresia di cui parlava Pio XII, affermava che non esiste differenza alcuna tra prete e laico, essendo il primo solo un anziano (presbyter), con funzioni di guida nella comunità. Nulla di nuovo sotto il sole, è il luteranesimo che si rinnova sotto altre forme ed altri nomi. In quest'ottica il sacerdozio comune dei fedeli (in cui si ricomprende anche il prete) e quello che consacra il pane ed il vino. Il ministro e solo uno che guida la preghiera, non avendo maggiori ne minori poteri del popolo.
Ma il sacerdozio regale si esplica diversamente. Esso rende l'uomo "pontefice" (pontem facere), capace cioè di potere interloquire con Dio. L'atto maestro con cui ogni uomo esercita il proprio sacerdozio, è dunque nella preghiera, in cui ci si può rivolgere direttamente a Dio, senza intermediari (per i propri poteri sacerdotali), come il sacerdote ebreo nel sancta sanctorum del tempio. Anche nella Messa, il popolo può (e deve) essere sacerdote, pregando, ed unendosi all'offerta del sacrificio, con le proprie intenzioni.
Ciò è bene esplicitato dalle parole del vecchio messale: all'offerta del calice il sacerdote parla al plurale (offerimus tibi, Domine....pro nostra...salute); poi continua (suscipiamur a te Domine...sacrificium nostrum); al Suscipe sancta Trinitas (offerimus); all'Orate fratres (meum ac vestrum sacrificium). Nel Canone (tutto al plurale) poi (..pro quibus tibi offerimus), (qui tibi offerunt hoc sacrificium laudis, pro se suisque omnibus), ecc.
Il popolo, cioè, come si leggeva nei messalini di una volta, si associa all'offerta, ponendo sulla patena all'offertorio, le proprie croci, le proprie preghiere e l'offerta di sè. Infatti il sacerdote, non è solo chi consacra (ministro), ma anche chi presenta il sacrificio (ministro e popolo).
Nel messale attuale, paradossalmente è un po' diminuita l'esplicitazione del sacerdozio regale, limitandosi a "lo presentiamo a te, perchè diventi per noi..."
E' invece assolutamente errato pensare che il popolo prenda parte alla consacrazione. E' solo azione di Cristo.
Ma occorre bene precisare: la Chiesa celebra, poichè essa è il corpo di Cristo, e quindi partecipa all'azione del Capo.
In questo senso (ed avendo presente che se si parla di Popolo di Dio, si parla della Chiesa, ossia della Comunione dei Santi), si può ben dire che è la Chiesa a celebrare l'Eucaristia.


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