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    Oriana Fallaci, un nome un destino...

    Critica al "fallacismo"

    di Daniele Scalea
    giovedì, 30 giugno 2005

    Il successo editoriale dei libri della Fallaci, che piaccia o meno, è un fatto incontestabile: esso è il frutto del sapiente sfruttamento di preoccupazioni diffuse. La reazione dei suoi avversari varia dall'invettiva alla condanna morale, passando per le denunce, ma i risultati sono pressoché nulli, mentre il suo pubblico aumenta... Allora chiediamoci: i suoi oppositori offrono una risposta concreta ai problemi reali da cui ella trae spunto oppure si trastullano con una serie di luoghi comuni "polticamente corretti" complementari rispetto ai suoi?



    Oriana Fallaci, dal suo soggiorno nordamericano, ha promesso (o minacciato): «Se dovessi guarire, potrei scendere in politica». Noi, naturalmente, le auguriamo davvero di guarire dalla malattia che l'affligge - poiché, per quanto il suo messaggio ci appaia disumano e offensivo, la Fallaci in prima persona non ha mai compiuto alcun male sufficiente a suscitare la ferocia di chi gode d'una grave disgrazia altrui.
    E certo non sono qui per sostenere che la Fallaci non dovrebbe candidarsi: è libera di far quel che vuole, e così rimarco la differenza che intercorre tra noi e chi, come molti suoi sostenitori, considerano l'avversario un "terrorista" da eliminare fisicamente, o come minimo da privare dell'agibilità politica. La maggior parte delle persone o delle categorie attaccate dalla signora Fallaci in nome della "libertà", sono quelle che nella Libertà credono davvero...

    In vista di tale ipotetica discesa nell'agone politico di Oriana Fallaci, vorrei analizzare sinteticamente il pensiero contenuto nelle sue opere recenti, e sottoporlo a una breve critica.

    Mi permetto di sintetizzare con mie parole le teorie fallaciane, per evitare il ricorso a numerose e lunghe citazioni, le quali potrebbero risultare noiose ai lettori (e pure per evitare che mi si accusi, come per l'articolo "Il piccolo breviario dell'odio", di «estrapolare singole frasi fuor dal contesto» - non ostante, in realtà, avessi colà citato solo interi paragrafi, e non certo frasi).

    Il perno su cui ruota tutto il Fallaci-pensiero, è la concezione dell'Islam come ideologia nemica del progresso: vale a dire, come sostiene lei stessa, l'Islam sarebbe il nuovo Comunismo o il nuovo Fascismo che si contrappone al "mondo libero". Oltretutto, anziché starsene buoni e zitti a subire il neocolonialismo occidentale, gli Arabi e le altre popolazioni musulmane avrebbero (coscientemente?) deciso di fare più figli per "colonizzare" l'Europa. I dirigenti europei - che com'è noto (alla Fallaci e ai suoi accoliti, s'intende) sono tutti fascisti, nazisti e bolscevichi, e non certo bravi capitalisti - si sono arresi alla "invasione" senza combattere. Entrano allora in scena gli eroici Stati Uniti d'America i quali, dall'alto della loro superiorità culturale e morale, a sessant'anni di distanza sono decisi a sacrificarsi nuovamente per "salvare" l'Europa; per inciso: anche se l'Europa non volesse essere "salvata". Anzi, riconosce la Fallaci, non solo la "collaborazionista" classe dirigente europea ha aperto le porte al Musulmano, ma persino le popolazioni, indebolite dalla promiscuità razziale, che ha fatto dell'Europa una "Eurabia". Purgando le corpose opere della Fallaci da volgarità e insulti, rimane questa polpa teorica - o pretesa tale.

    Innanzi tutto, va notato che la popolarità delle tesi fallaciane non è dovuta certo all'interpretazione suddetta dell'Islam - poiché faccio fatica a immaginare che i sostenitori della Fallaci abbiano anche solo una elementare conoscenza della dottrina e della religione musulmana - bensì all'enfasi posta sul tema dell'immigrazione, ch'è un problema reale e molto sentito dalla gente comune. La stessa Fallaci riconosce d'aver trovato il grosso dei suoi sostenitori nell'immenso bacino delle persone di basso censo, o con istruzione scarsa e cultura personale pressoché nulla: il che non è certo reato, ma ci aiuta a riflettere anche sugli errori che hanno permesso l'ascesa del fallacismo.

    L'immigrazione di massa verso il nostro paese, dicevo, è un problema reale, dal momento che ha finito con l'intaccare il tessuto sociale sul quale poggiava il benessere delle classi inferiori italiane (il discorso vale naturalmente per tutta l'Europa). Una parte ingentissima della frangia contestatrice, o perlomeno riformista, del sistema, ha per decenni sottovalutato o taciuto questo problema, trastullandosi nel mito della "società multietnica" e del melting pot. Ma il popolo, che non può star chiuso in una torre d'avorio, ha patito in prima persona i problemi più o meno connessi all'immigrazione (disoccupazione, calo dei salari per gli impieghi umili, aumento della microcriminalità, tensioni interetniche), ed è andato a cercarsi qualcuno che gli fosse solidale in tali preoccupazioni. Inizialmente, esso ha trovato conforto nelle vecchie e ritrite teorie razziste: che pure, val la pena notare, ormai non sono neppure più teorie, bensì semplici slogans. Il fenomeno è però rimasto contenuto pel fatto che a propagandare tali idee fossero frange d'estrema destra, fortemente emarginate a livello politico e culturale. La situazione si è rovesciata dopo l'11 settembre, allorché la "guerra al terrorismo" nordamericana ha imposto ai media accondiscendenti una propaganda antimusulmana e antiaraba, la quale necessariamente doveva toccare pure la pericolosa ferita aperta dell'immigrazione. A coronare il tutto, è giunta la santificazione intellettuale donata da Oriana Fallaci, scrittrice di fama e soprattutto considerata campionessa dell'antifascismo e della cultura dominante. La "strategia del silenzio" non ha retto al contingente, ed ha lasciato campo libero alla xenofobia. Il fatto che ancora oggi chi dovrebbe opporsi alla Fallaci, tenda a negare l'esistenza di un problema immigratorio invece sentito dalla stragrande maggioranza della popolazione, palesa come la lezione degli anni scorsi non sia stata affatto imparata; altri, invece, l'hanno imparata "male", nel senso che con una buona dose d'opportunismo sono passati dal "politicamente corretto" all'estremismo antimusulmano. Noi, invece, dovremmo riconoscere il problema, mostrare le sue cause, e soprattutto dimostrare come la Fallaci ne offra un'ottica rovesciata, così da poter fornire a nostra volta delle reali soluzioni.

    In un mondo che non è "villaggio", bensì "mercato globale", è giocoforza interpretare anche il fenomeno della massiccia immigrazione dal Terzo Mondo all'Europa secondo un criterio strettamente economico, ch'è quello dell'incontro tra domanda e offerta: nella fattispecie, tra la domanda di lavoro a basso costo in Europa, e l'offerta di manodopera da Africa e Asia. Più d'una volta ho affermato la falsità delle due proposizioni che oggi vanno per la maggiore: quella per cui «gl'immigrati tolgono il lavoro agl'italiani», e la rivale "politicamente corretta", la quale vuole che «gl'immigrati facciano quei lavori che gl'italiani non vogliono più fare». Queste due affermazioni sono opposte eppure complementari, poiché restringono la discussione a due frasi fatte assolutamente false, facendo sì che la gente ignori la vera problematica: i padroni tolgono il lavoro agli italiani per darlo agl'immigrati che, essendo più poveri e spesso disperati, sono disposti a lavorare anche con una paga da fame. La dicotomia così presentata non è più quella fasulla immigrati-italiani, bensì quella a mio parere corrispondente alla realtà tra datori e lavoratori. Il meccanismo dell'immigrazione di massa mi appare come un circolo vizioso: il sistema capitalista imperniato sulla struttura "centro (ricco) - periferia (povera)" genera la massa di disperati del Terzo Mondo pronta anche a fare da schiava nelle industrie e nei campi del Primo, dov'è accolta con gioia dagli industriali, i quali sfruttandola rafforzano ulteriormente quel sistema perverso ch'è alla base di tutta la faccenda. La miopia di certi intellettuali i quali persino rifiutano il problema, fa sì che i popoli, anziché richiedere un più giusto equilibrio nel sistema dei rapporti economici internazionali, si scannino l'un l'altro invocando la testa, a seconda dei casi, del "negro invasore" o del "bianco sfruttatore". Così reimpostando il problema, inoltre, si toglierebbe un valido punto d'appoggio alla teoria fallaciana, dimostrando come Arabi e Africani siano ben lungi dal voler invadere l'Europa, e semplicemente spinti dai morsi della fame; e che se il cosiddetto "Occidente" affascina molti, è prima di tutto per la sua incessante propaganda, e se è odiato da altrettanti, è per le sue continue nefandezze.

    Allo stesso modo, affrontando il tema della microcriminalità in crescita, anziché ignorarlo snobisticamente, si potrebbe sfatare il mito della "innata cattiveria" di Arabi, Slavi, Africani, ecc., opponendovi invece una deduzione razionale: gl'immigrati sono più poveri e dunque più facilmente portati a rispondere alle sirene della criminalità (i cui capi sono, del resto, quasi tutti locali), ed inoltre sono perlopiù uomini adulti, cioè appartenenti a quella fascia che in genere commette più reati, e ciò falsa le statistiche tese a dimostrare la "cattiveria" di quelle stirpi. A ciò si potrebbe aggiungere che, se davvero tali popolazioni fossero congenitamente portate alla delinquenza, nei loro paesi d'origine si dovrebbe registrare un numero più alto di reati: invece è vero proprio il contrario, e ciò dimostra che sono la società e i costumi occidentali a corrompere gl'immigrati. Di certo non è, come sostiene la Fallaci, che gl'immigrati abbiano traviato l'Europa portandola su posizioni "naziste" o "bolsceviche", e ancora per una serie di buone ragioni. Gli elementi allogeni costituiscono, in media, circa il 5% della popolazione europea: vale a dire che ogni immigrato ha a che fare con diciannove europei, e dunque il confronto appare impari. Inoltre, l'immigrazione non potrebbe in alcun modo influire sulla mentalità e la volontà politica europea, non solo per lo svantaggio quantitativo, ma pure perché essa è generalmente emarginata, lontana dal sentire comune degl'indigeni, determinato invece dai media, nei quali quelle popolazioni non sono affatto rappresentate, ma dai quali sono anzi continuamente denigrate. A livello politico, gl'immigrati non hanno nessun ruolo e nessuna personalità che possa far sentire la loro voce. Non si capisce dunque come gli Arabi avrebbero "semiconquistato" l'Europa. Semmai, è la cultura (o pseudocultura) yankee ad esercitare una continua pressione sull'Europa; pressione ch'è al limite (se già non l'ha travalicato) della vera e propria colonizzazione. Inoltre, mentre i paesi arabi non godono d'alcuna posizione di potere in Europa - anzi fino a mezzo secolo fa erano sue colonie! - gli USA hanno dislocato un gran numero di soldati armati sul nostro continente, e godono dell'appoggio prezzolato d'una buona parte della classe dirigente. In effetti, facendo parlare la logica, dovremmo concludere che sono gli USA a tentare di conquistare e colonizzare l'Europa. E se oggi le popolazioni europee si sentono tanto vicine agli Anglosassoni e tanto lontane dagli Arabi, è segno che in parte quel piano è già stato realizzato.

    Ad ogni modo, l'uomo della strada estimatore della Fallaci, a tutte queste argomentazioni e dimostrazioni logiche scrollerebbe le spalle, dall'alto della sua più inattaccabile ragione: «A me - direbbe - gl'immigrati rompono i coglioni!». Davanti a cotanta spiegazione, dovremmo forse voltarci dall'altra parte e lasciarlo nel suo brodo, a trastullarsi con le tesi fallaci di saggi rabbiosi e autointerviste in ginocchio? Potremmo, se non fossimo in una democrazia rappresentativa, per cui il suo brodo è anche il nostro!

    Posta l'assurdità di qualsiasi tesi che volesse affibbiare una premeditazione alla suddetta e suconfutata "colonizzazione" araba dell'Europa, potremmo ben argomentare evidenziando la mancanza d'un nesso qualsiasi tra la politica estera statunitense e il problema immigratorio: anzi, se proprio un legame di causa-effetto c'è, è quello per cui più distruggi il loro paese, più loro emigrano nel nostro! Il sostenitore della Fallaci che odia gl'immigrati, deve rendersi conto che forse bombardare l'Iraq soddisfa la sua animalesca indole xenofoba, ma in alcun modo diminuisce il flusso migratorio in entrata nel nostro paese: tutt'altro. La politica estera americana verte su una serie d'interessi geopolitici e geoeconomici, che non è certo il caso di descrivere qui; senz'altro non risponde alla volontà di sottrarre l'Europa all'espansione demografica di popoli vicini. Nella teoria della Fallaci, non solo i presupposti sono falsi, ma gli stessi strumenti proposti sono assolutamente inefficaci; un giudizio sui propositi che la anima lo lascio alla soggettiva moralità di chi legge. Ciò che più mi preme sottolineare, è che la Fallaci non ha tutti i torti quando dice che le sue tesi sono state accolte dagli oppositori con insulti (che del resto usa anche lei abbondantemente) o sdegno, ma non con confutazioni. Di ciò non dovrebbe però lamentarsi lei, perché è proprio questa ritrosia al confronto che le dona il più grande sostegno tra le masse. Se davvero dovesse mantenere la sua promessa di cimentarsi nella politica, allora dobbiamo essere pronti a fronteggiare le sue, peraltro scarse e poco valide, argomentazioni. A meno che qualcuno non desideri vivere in uno stato razzista, pullulante di fast-foods, e completamente prono alla volontà del padrone di Washington...
    Ibrahim

  2. #2
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    La Fallaci ideologa del DSSA?

    di Sherif El Sebaie

    Nel settembre del 2004, e prima ancora della nascita dei servizi segreti paralleli attualmente indagati dalla Digos, un nostro redattore, seguito nel luglio di quest'anno dalla Islamic Anti Defamation League Italy, ne denuncia la pericolosa ideologia razzista ispirata ai libri della Fallaci.
    Il 21/09/2004, sul mio vecchio blog, pubblicai un documento interno dell’organizzazione politica denominata "Destra Nazionale - Nuovo Msi", capeggiata da Gaetano Saya, commentandone brevemente l’inquietante contenuto, firmato in calce dallo stesso Saya, con tanto di timbro. Saya, per chi non lo sapesse, è il leader del servizio segreto parallelo "DSSA" (Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo) attualmente indagato dalla Digos. Il DSSA diventerà operativo in realtà solo dal 26 marzo 2004, essendo nato dopo l' "11 marzo spagnolo" con "finalità di monitoraggio e contrasto al terrorismo" . A spiegarlo era il sito internet della struttura (ora oscurato), ai cui vertici risultavano esserci sia Gaetano Saya che Riccardo Sindoca, fondatori, tra l'altro, dell'organizzazione politica di cui pubblicai il documento ed ex appartenenti, a loro dire, all'organizzazione Gladio.

    Il DSSA era suddiviso in sei Divisioni, coordinate fra loro dai relativi Capi Divisioni (ex agenti e collaboratori dei servizi segreti), e ufficiali operativi dell'organizzazione Stay behind (Gladio), che sono stati operativi in Nord Africa e Medio Oriente durante la guerra fredda, e che, a loro dire, erano "perfettamente a conoscenza della strategia applicata dalle sette del terrorismo islamico", nonché da Consulenti di nazionalità estera inseriti nell'organico del Dipartimento. L'episodio e la struttura ricordano pericolosamente la P2. Saya si presenta infatti sul sito del suo "partito" con un nonno, Matteo Francesco Gesuino, che era presente alla marcia su Roma, una lunga carriera da militante di destra nonché come poliziotto, nel Sismi, nella Nato ed altro ancora. E, soprattutto, con un biglietto di «stima e solidarietà» di Licio Gelli. In effetti, Saya ha anche una carriera massonica consolidata alle spalle che lo porta al grado di "Maestro Venerabile".

    Il documento pubblicato dal sottoscritto, nel settembre del 2004, si distingueva per il contenuto razzista ispirato alle idee della Fallaci, che vi è chiaramente menzionata. E, non a caso, Saya è stato rinviato a giudizio a novembre scorso per propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il sito Destranazionale.org. La IADL (Islamic Anti Defamation League) segnala, il 15 luglio di quest'anno, anche un blog sulla piattaforma del Cannocchiale che si rifà alle stesse idee e che risulta attualmente oscurato. Il processo, iniziato a maggio, è stato rinviato ad ottobre. Ora, Saya viene invece indagato per un’attività che viene riassunta in tre fasi. Scrive il gip che la DSSA “svolgeva indebitamente, sopralluoghi, ispezioni, pedinamenti, rilievi fotografici, ricerca di latitanti, di fatto sostituendosi o sovrapponendosi a organi di polizia giudiziaria e usurpandone le funzioni”. Quelli che andavano in missione controllavano macellerie islamiche o fotografavano gli immigrati sospetti alla stazione Termini di Roma. Per fare questo, "c’erano quattro poliziotti in servizio che si appropriavano indebitamente e divulgavano all’interno del Dipartimento notizie e dati riservati ottenuti consultando illegittimamente il centro dati del ministero dell’Interno, cui avevano accesso per ragioni del proprio ufficio". Infine, c’erano i soldi: ci pensavano Saya, Sindoca e altri tre che si impegnavano ad accreditare il Dipartimento presso istituzioni nazionali, sovranazionali ed estere (l’Unione Europea, la Nato, la Cia, lo Stato di Israele, Città del Vaticano) al fine di ottenere finanziamenti economici.

    Nel dicembre del 2004, al comando regionale lombardo dei carabinieri arriva un dossier del «Dipartimento studi strategici antiterrorismo». Racconta di «un gruppo di terroristi di matrice islamica che hanno attenzionato il parco dell’Idroscalo di Milano per compiere atti terroristici al confinante aeroporto di Milano Linate». Nello stesso rapporto si parla di moschee clandestine nascoste nei sotterranei dell’hinterland milanese. Polizia e Arma cestinano, qualche giornale pubblica, perché dalle indagini degli uomini di Saya risulta che «Milano è nel mirino di Osama». Nello stesso rapporto, viene rivelata l’esistenza di una cellula estremista in un paesino vicino a Vigevano. Nel gennaio 2005 un bisettimanale locale spara in prima pagina: «Allarme terrorismo a Bià, nel mirino uno scantinato nei pressi di una macelleria nordafricana». Macelleria aperta ancora oggi. Mentre accadeva tutto questo, i giornalisti “autorevoli” dormivano fra quattro guanciali. E al posto di indagare e svelare non dico l’organigramma e i meccanismi di questa struttura, ma la sua pericolosa ideologia, stavano lì a rilanciare con titoli allarmanti l’ “imminente pericolo”, le “quinte colonne” e le “cellule dormienti”. Ora scopriamo che l’imminente pericolo, le quinte colonne e le cellule dormienti altro non sono che questi servizi segreti, polizieschi e militari paralleli che si sono infiltrati negli organi dello stato, che godevano presumibilmente di appoggi altolocati e finanziamenti privati e pubblici, che pedinavano e fotografavano ignari immigrati progettando, forse, di rapirli o di spararli. Scommetto che il 99% delle informazioni “riservate”, delle “fonti dei servizi” alla base delle inconsistenti indagini giornalistiche che denunciavano il pericolo islamico in agguato provenivano da queste dubbie strutture. Non dubbie solo perché illegali ma perché chiaramente ispirate ad un passato storico che non si distingue per brillantezza e a tesi xenofobe e di superiorità razziale.

    Che la Fallaci venga menzionata in quel documento firmato da Saya non è affatto casuale. La Fallaci infatti è quella che si chiede, nell’articolo sulla “Rabbia e l’orgoglio” : “Perdio, signor cavaliere, perdio! Malgrado la paura della guerra, in ogni paese d'Europa è stato individuato e arrestato qualche complice di Usama Bin Laden. In Francia, in Germania, in Inghilterra, in Spagna... Ma in Italia dove le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, di terroristi in attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro, nessuno. Zero. Nulla. Nessuno. Mi spieghi, signor cavaliere: son così incapaci i Suoi poliziotti e carabinieri? Son così coglioni i Suoi servizi segreti? Son così scemi i Suoi funzionari? E son tutti stinchi di santo, tutti estranei a ciò che è successo e succede, i figli di Allah che ospitiamo? Oppure a fare le indagini giuste, a individuare e arrestare chi finoggi non avete individuato e arrestato, Lei teme di subire il solito ricatto razzista-razzista?”. Ora possiamo dire con certezza: Sì. Chi cerca a tutti i costi di “individuare ed arrestare” ignari immigrati accreditandoli come pericolosi terroristi e che vengono puntualmente prosciolti, chi imperversa sui giornali sbandierando inesistenti complotti e pericolose minacce, non può che essere “razzista - razzista” e ancora "razzista". Esattamente come la Fallaci, pericolosa ideologa ispiratrice di movimenti che sono tutt’altro che legali o tolleranti. Movimenti che rappresentano il vero pericolo che minaccia di incombere sulla libertà e sulla democrazia. Se l’Occidente deve svegliarsi, se l’Occidente deve volgere uno sguardo inquisitore da qualche parte, volga lo sguardo prima di tutto verso le serpi che ha da sempre allevato in seno e che in questo momento stanno pericolosamente rialzando la china.

    Sherif El Sebaie
    Ibrahim

 

 

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