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Viaggio nell'intimo con Bruno Gianesi
“Chiave. Un simbolo assiale che comprende tutti i poteri di aprire e chiudere, di legare e di sciogliere. La chiave denota anche liberazione; conoscenza; i misteri; iniziazione. E' strettamente collegata al simbolismo di Giano, che lega e scioglie, “inventore delle serrature” e dio dell'iniziazione; egli ha le Chiavi del Potere, con cui può aprire e chiudere, e la chiave delle porte che danno accesso al regno degli dei e a quello degli uomini, le porte dei solstizi d'inverno e d'estate”. Significati, come quelli evocati nell'Enciclopedia illustrata dei simboli di J.C. Cooper, che possono guidare nella lettura delle ultime opere di Bruno Gianesi, pittore e stilista, il cui lavoro sarà in mostra al castello di Zavattarello (Pavia) fino al 28 agosto. L'esposizione, che verrà inaugurata domani alle 17.30, ha per titolo Segrete porte e si preannuncia come “un viaggio simbolico nell'intimo, nelle sue diverse sfaccettature e inclinazioni”. Gianesi, originario di Zavattarello, ma vissuto con la famiglia nel Piacentino, allievo della scuola San Vincenzo prima, del liceo scientifico “Respighi” poi, laureato in Economia e commercio a Parma, trasferitosi da tempo a Milano, prosegue con questa mostra un discorso sviluppato attorno alla figura umana. Corpi da vestire con creatività e gusto per le forme e il colore, nel ricordo dell'importante esperienza maturata nel campo dell'alta moda, come assistente di Gianni Versace, presso la cui maison ha successivamente ricoperto i ruoli di capo stilista e responsabile dei progetti teatrali. Corpi nudi da decorare con tatuaggi, come nella mostra Tattoo, lo scorso inverno alla cittadella di Palazzo Farnese e ora donne e uomini in reciproca simbiosi con serrature, chiavi e lucchetti antichi. Il pittore stesso rivela come il tema lo abbia colpito per il diretto coinvolgimento di aspetti opposti: “Gioco della seduzione, erotismo, ostentazione del corpo, ma anche intimo come interiore, come anima, come volontà di protezione, di raccoglimento, di difesa dei propri sentimenti”. In un dipinto, una donna appare raccolta su se stessa, dunque chiusa verso il mondo esterno, fatta salva la presenza di un'enigmatica serratura inserita sul dorso. Ma le porte possono comparire anche come varchi virtuali, quando corpi o parti di corpi hanno al centro, quasi appese nel vuoto, chiavi e serrature antiche. “La chiave, da sempre simbolo erotico, diventa anche - spiega Gianesi - il mezzo per entrare nella nostra parte più intima ed incofessata, nei nostri sentimenti, paure e desideri”. La mostra, visitabile i festivi e i prefestivi dalle 14,30 alle 18.30, è ospitata in una cornice storica di indubbio fascino. Il castello Dal Verme di Zavattarello domina infatti le vallate del Morcione e del Tidone e permette di ripercorrere la storia di un fortilizio medievale, fondato prima del Mille, già possedimento dei Landi fino a quando il vescovo di Bobbio nel 1390 lo sottrasse allo scomunicato Ubertino (committente della basilica di S. Francesco a Piacenza) per infeudarne il capitano di ventura Jacopo Dal Verme. An.Ans.
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Non vorrei che, in realtà, il signor Gianesi quando realizza le sue opere pensi più alle.... chiavate che alle Chiavi![]()
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