PRAGA (Repubblica Ceca), 17 luglio 2005 - Il titolo continentale resta in Olanda, senza obiezioni. I nostri azzurri, nella finale di Praga, non sono riusciti nemmeno ad instillare il dubbio nei soliti, acerrimi, rivali arancioni, né tanto meno in nessuno degli osservatori. E' finita prima del limite: 15-0 al 7° inning. E ora per rialzarsi bisognerà cambiare più di qualcosa. Il risultato non ci concede certo recriminazioni, visto che i battitori olandesi hanno messo in croce praticamente tutti i tanti lanciatori che Faraone ha via via messo loro di fronte con 17 valide totali.
Tutti tranne il primo, Anthony Billisi. E proprio qui sta il piccolo rammarico, se così si può dire. Il ragazzo di Brooklyn trapiantato in Florida è esordiente in azzurro e quella di oggi era senz'altro la partita più importante della sua carriera. C'erano stati dubbi, nello staff azzurro, se impiegarlo da partente come avrebbe suggerito la rotazione, o se rischiare De Santis che però era più stanco visto che aveva lanciato 4 inning giovedì contro la Francia. Faraone e C. avevano deciso per Billisi. E lui ha lanciato 3 inning e due terzi da veterano, altro che debuttante. Contro di lui gli olandesi hanno toccato, certamente, ma senza la necessaria continuità. E il risultato è rimasto sullo 0-0. Con i nostri che per contro sono arrivati in zona punto al secondo con un triplo di Biase e al terzo con una valida interna di Candela e una base ball limata da La Fera, due occasioni non sfruttate che comunque ci illudevano di essere in partita.
Al quarto attacco olandese invece è successo che la difesa italiana abbia commesso una serie di tre scempi che così di seguito sono imperdonabili: errori su palle di routine del terza base Pantaleoni e dell'interbase La Fera e una indecisione su una facile volata caduta tra Dallospedale e Chiarini. Da quella situazione l'Italia è tutto sommato uscita bene, ovvero con un solo punto al passivo. Ma Faraone è stato costretto a cambiare Billisi. E lì la partita si è trasformata in uno dei peggiori incubi della storia del baseball azzurro. Salsi, De Santis, Patrone, Richetti e Nyari che si sono alternati sul monte italiano sono stati impallinati con violenza inaudita dall'attacco arancione. Che non si è più fermato, irrispettoso persino delle regole non scritte del vecchio gioco che impongono di non infierire e di non umiliare gli avversari.
Ma conta poco: quel che resta negli occhi sono i fuoricampo terrificanti di De Jong (grande slam), Coffie e Isenia al sesto inning, legnate paurose. Festeggiate in modo sguaiato nonostante il risultato fosse già ampiamente deciso. "Il lanciatore italiano dovrebbe tirargli addosso", si è lasciato sfuggire uno degli emissari della Mlb in tribuna per constatare il livello delle due nazionali invitate al primo campionato del Mondo Pro del marzo 2006. In effetti Nyari ha tirato una "dentifricio" urlata su Van'T Klooster che ha portato sull'orlo della rissa. Per fortuna scongiurata. E così agli emissari Mlb, al di là della scarsa sportività degli Orange, resterà negli occhi anche la loro, indiscutibile, nettissima, superiorità rispetto all'Italia di oggi.




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