E molte, a Londra, sono israeliane, create da ex agenti del Mossad (ammesso che esistano "ex" agenti) e si avvantaggiano dell'insuperabile know how di sorveglianza, repressione e sicurezza messo a punto in Israele contro i palestinesi.
Alcune, l'ha scritto qualche giornale, sono filiali di una ditta, l'ICTS, registrata in Olanda ma di cui è capo un israeliano, Ezra Harel.
Il quale vanta che quasi tutto il suo personale è "formato da agenti dello Shin Beth" (1).
E' la ICTS che aveva il controllo di sicurezza dei passeggeri al Boston Logan airport da cui, l'11 settembre, sono partiti gli aerei dirottati; e che aveva (e forse ha ancora) la sorveglianza dell'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi il giorno in cui salì su un aereo diretto in USA l'estremista islamico (un giamaicano convertito) Richard Reid, che cercò di far scoppiare – con un fiammifero! – l'esplosivo che aveva nascosto in una scarpa (2).
Strano: sembra che proprio là dove l'ICTS "sorveglia", gli attentati avvengano con particolare frequenza.
I terroristi più pasticcioni e dilettanti, come Reid, passano tranquilli sotto il naso degli espertissimi ex agenti dello Shin Beth.
Mai una volta che l'ICTS blocchi gli attentati che è pagata per sventare.
Ma la fama della ditta non sembra patirne, visto che riceve sempre nuove consulenze e lavori di "sicurezza".
D'altra parte, il Mossad è stato subito citato in connessione con l'attentato di Londra; e nonostante le smentite, il nome continua a rimbalzare qua e là.
Il ministro israeliano Netanyahu era a Londra quel giorno, e fu avvertito – da Scotland Yard, si è scritto – di non uscire dall'albergo.
Poco prima degli attentati, hanno detto i giornali inglesi.
Poi la rettifica: poco "dopo" gli attentati.
Alla fine, un agente del Mossad ha raccontato a un giornale tedesco (Welt am Sonntag, il domenicale di Die Welt) che sì, il Mossad aveva ricevuto informazioni sull'imminente quadruplice attentato, ma solo "sei minuti prima" dello scoppio degli zaini nell'underground; "troppo tardi per fare qualsiasi cosa".
Perché troppo tardi?
Sei minuti non sono pochi: bastano per esempio a fermare i treni, o a farli esplodere nelle stazioni – da cui i superstiti possono facilmente fuggire – anziché nel mezzo di profonde gallerie, quasi irraggiungibili dai soccorritori.
Poteva almeno tentare, l'insuperabile Mossad.
In ogni caso, forse i magistrati britannici dovrebbero ascoltare come testimoni quei bravi agenti israeliani che hanno saputo "solo sei minuti prima".
Da chi?
Come?
Non avverrà: quella direzione d'indagine è un senso vietato, anche nella libera Inghilterra.
Nessun poliziotto ha voglia di rovinarsi la carriera e di farsi bollare come antisemita, come negatore dell'olocausto.
Invece, si sono buttati a capofitto nel senso unico consentito: il chimico egiziano Al-Nashar.
Un candidato ideale ad essere dipinto come "la mente del complotto".
Seguiva a Leeds un corso (dottorato di ricerca) in biochimica.
In casa sua a Leeds (o meglio: in una casa che aveva in subaffitto) hanno trovato chili di perossido di acetone, che stava evaporando nella vasca da bagno.
Inoltre, Al –Nashar è uscito dall'Inghilterra un paio di settimane prima.
E' andato al Cairo.
A casa dei genitori, dove è stato prontamente arrestato.
Ora, possiamo credere che un terrorista con conoscenze così preziose per Al-Qaeda, il loro artificiere, non venga protetto dall'organizzazione?
Che vada ad abitare a casa dei genitori, pronto a lasciarsi beccare?
In genere, i terroristi non vivono con mamma e papà.
E dopo aver messo a segno un attentato, stanno ben alla larga dalle case di familiari, fratelli, amici in cui la polizia può bussare alla porta.
Per di più, la famiglia di Al-Nashar è poverissima.
Il giovane (33 anni) s'è mantenuto agli studi superiori a forza di borse di studio.
E usava gran parte della sua ultima borsa di studio, ottenuta dagli inglesi, in parte per mantenere i genitori.
Sono 33 mila sterline, e sono tante: ma certo non tante, per pagarsi vitto e alloggio durante cinque anni di corso.
Al punto che Al-Nashar ha ripudiato la giovane moglie egiziana, per dedicare tutte le sue magre risorse economiche a mantenere padre e madre.
Un buon figlio, alla musulmana: tra la moglie e i genitori, sceglie i genitori.
Difatti, pare, siano stati i capi del suo programma di ricerca a Leeds, gli inglesi, a consigliarlo: rientra al Cairo per cercare "qualche forma di finanziamento, e poi torna alla base".
Lui infatti era stato "presentato" all'Università di Leeds da un ente statale di ricerca egiziano: era il loro fiore all'occhiello, un genio, uno studioso di cui il regime egiziano era orgoglioso.
Ecco perché – ed è un fatto senza precedenti – a difesa di Al-Nashar si è speso il ministro degli Interni egiziano.
Con un comunicato ufficiale, ha dichiarato che "Al-Nashar non ha alcuna connessione con Al-Qaeda".
Al-Nashar non si nascondeva: l'hanno fermato mentre usciva dalla moschea del quartiere dove abitano i genitori.
Aveva lasciato il grosso dei suoi effetti personali a Leeds, perché contava di tornarci. Se voleva, con le sue qualifiche, poteva fabbricare esplosivo molto più sofisticato del perossido di acetone.
Ma soprattutto, per i servizi egiziani, il suo profilo non è quello di un terrorista: e i servizi egiziani se ne intendono.
Hanno subìto i più duri attentati (l'assassinio di Sadat, l'uccisione di turisti svizzeri a Luxor): hanno finito per prendere tutti, hanno mappe precise dei gruppi pericolosi. Non c'è nemico peggiore del "terrorismo islamico" per il regime di Mubarak, nessuno ha più interesse a liquidare le reti del terrore.
Ma per Mubarak (il suo ministro degli Interni è ovviamente un suo fido) Al-Nashar non c'entra.
E chiudiamo con la Fallaci.
Molti lettori mi hanno inviato "il bellissimo articolo" della Oriana, come a dirmi: tie', senti questa.
Molti cattolici.
L'articolo di Oriana Fallaci rivela soprattutto la paranoia di Oriana Fallaci: una paranoia che condivide con gli americani dopo l'11 settembre, condita però della volgarità e cialtroneria italiota: che è l'ingrediente primo del suo successo.
La Fallaci accusa i magistrati italiani: qui ha ragione.
La magistratura da noi non è la soluzione, è il problema.
La cosca giurisdizionale, da noi, è una malattia morale.
Ogni cittadino onesto sa che il magistrato è sempre, per principio, contro di lui, e dalla parte del pregiudicato.
Per ragioni professionali: il pregiudicato ha pratica di aule giudiziarie, conosce il codice, sa come rivolgersi al giudice e come difendersi – specialmente dagli onesti che lo accusano.
Per esempio: accusate un pregiudicato di avervi rubato il portafoglio?
E lui, pronto (ha già l'avvocato di fiducia) vi denuncia per calunnia.
Ora, di fronte al giudice italiano, siete voi contro lui, il pregiudicato.
E per il giudice, siete alla pari: voi incensurato, lui il pregiudicato con pesanti precedenti penali.
Qui la Fallaci ha ragione.
Non vorrei che avesse ragione troppo.
Quando fa la Cassandra, la profetessa: "Troia brucia!".
Nel "bellissimo" articolo sul Corriere, profetizza che in Italia i musulmani spregevoli e rozzi faranno attentati contro le nostre bellezze artistiche, simbolo della nostra cristianità: faranno saltare la Torre di Pisa, Santa Maria del Fiore…
Se accade, bisogna che in Italia si trovi un magistrato.
Il quale convochi la Fallaci a testimoniare: da dove ha avuto questa premonizione? Mostri la palla di vetro in cui ficca gli occhi per vedere il futuro.
Sono quasi sicuro che queste profezie le sono state suggerite, in USA dove abita, da qualcuno.
Da chi?
Naturalmente non si troverà nessun magistrato così coraggioso.
Meglio pestare su Previti e Berlusconi, è più facile, c'è la copertura politica delle sinistre.
Non sia mai che nella sfera di cristallo della Oriana si legga "Mossad".
Chi vuole rovinarsi la carriera?
Solo chi non è più in carriera ha avuto il coraggio di dire qualcosa: come quel Galloni che ha rivelato, il 3 luglio, che le Brigate Rosse che rapirono Moro e lo uccisero erano infiltrate dai servizi USA e israeliani.
Splendido coraggio: 30 anni dopo (3).
Così, anche noi siamo indotti a credere alla sfera di cristallo della Oriana.
I "terroristi islamici", se colpiranno l'Italia, non faranno stragi: il che porterebbe la popolazione a chiedere il ritiro immediato dall'Iraq.
Colpiranno qualche monumento storico e artistico, per infiammarci contro di loro, i rozzi incivili islamisti, e chiede misure draconiane contro il panettiere egiziano, il pescatore algerino, il pizzaiolo eritreo, il mullah di periferia.
La Torre di Pisa, Santa Maria del Fiore, scherziamo?
Beh, quando succederà, ricordate che la distruzione e il vilipendio dei tesori d'arte italiana non sono cosa nuova.
Sono già avvenuti, nella storia recente.
Gli anglo-americani, durante la seconda guerra mondiale, hanno deliberatamente distrutto Montecassino; solo a Milano hanno ridotto a macerie Sant'Ambrogio, Santa Maria Segreta, il Duomo.
I danni li abbiamo già avuti: dai paladini della "civiltà occidentale" secondo Oriana. Ciò non ci ha impedito di amarli, questi barbari malvagi, di abbracciare le loro ginocchia; e di leccargli il didietro.
E di imitare come scimmie, come servi, il loro "modo di vita", l'american way of life.
di Maurizio Blondet