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    Predefinito Il nuovo Piemonte rosso

    La vecchia Giunta e' sempre stata fortemente criticata dal sottoscritto sotto una miriade di aspetti.....ma la nuova.....

    dal quotidiano il Giornale

    " il Giornale del 20/07/2005


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    E scoppia il caso consulenze La presidente piemontese sommersa da interpellanze

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    Roma. In Regione fioccano le interpellanze: su consulenze in ambito sanitario, della comunicazione, finanziario. L'ammontare delle consulenze «in tre mesi è di 850.000 euro», dichiara il capogruppo di Forza Italia ed ex presidente della regione, Enzo Ghigo. In un'interrogazione si chiedono lumi su 110mila euro di collaborazioni esterne nel settore della sanità.
    Un consulente è stato nominato per pianificare la strategia della montagna (35mila euro): dovrà proporre «anche mediante documenti, proposte ed elaborati, degli elementi utili alla definizione da parte dell'amministratore delle linee strategiche, delle direttive, degli indirizzi e degli obbiettivi in materia di opere pubbliche, difesa del suolo ed economia montana e foreste». A un'altra consulente è stata offerta una «collaborazione per supportare le attività della Presidente della giunta di direzione e coordinamento dell'esecutivo regionale, in ordine a tematiche di carattere economico finanziario». L'importo è di 60mila euro lordi l'anno. «Incidentalmente - si legge in una interrogazione di An - ha già ricoperto la carica di assessore e consigliere nel Comune di Chivasso».
    Un altro collaboratore è stato assunto per fornire «supporto tecnico» a un avvocato che deve sostenere una causa intentata da una donna per la morte di un marito dopo somministrazione di sangue infetto in una Asl regionale. In questo caso l'importo andrà definito con una successiva delibera.
    In un'interrogazione urgente dell'opposizione si invita : «La presidente cambi la Panda e nomini meno consulenti». Si ricorda infatti che prima dell'elezione Mercedes Bresso aveva assicurato: «Tornerò a casa in Panda e non con l'auto blu». Una «vena pauperistica - si legge nell'interrogazione - che sembra essere stata dimenticata in fretta dalla presidente e da alcuni dei suoi collaboratori, tanto che non hanno tardato a nominare consulenti personali nelle ultime giunte e stipendi che certamente sarebbero invidiati dalla gran parte dei cittadini piemontesi».
    Sta inoltre sollevando un polverone la decisione di sospendere un concorso per dirigenti regionali, approvato con una delibera dello scorso aprile dalla precedente giunta. Il concorso prevedeva l'assunzione di 15 dirigenti. Il 12 maggio il governo regionale ha sospeso il concorso «in considerazione della volontà di rivedere la configurazione organizzativa dell'Ente...». Ma a soli cinque giorni di distanza sono stati assunti due dirigenti, ex collaboratori di Mercedes Bresso alla provincia di Torino. I consiglieri Gianluca Vignale, William Casoni, Marco Botta, Roberto Boniperti e Agostino Ghiglia scrivono quindi nella loro interrogazione: «Tanto la sospensione quanto le nomine, appaiono come la volontà di superare un concorso pubblico per poter nominare chi si ritiene più opportuno ledendo non solo i principi più elementari della trasparenza concursuale, ma anche i diritti di coloro i quali - iscritti al concorso sospeso - si vedono superati da altri senza aver potuto confrontarsi su un concorso pubblico».
    "


    Saluti liberali

  2. #2
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    Predefinito

    " il Giornale del 20/07/2005


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    Mercedes di lusso con quattordici assessori
    Per governare la regione Piemonte la Bresso ha ingaggiato soltanto amministratori «fuori quota» cioè non eletti tra i consiglieri
    Emanuela Fontana
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    Roma. Fuori dal coro dei presidenti di regioni del centrosinistra indignati, la governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso, era stata l'unica a difendere il segretario dei Ds Piero Fassino: ha ragione a denunciare gli sperperi delle Regioni dell'Ulivo, ha sostanzialmente detto la Bresso, «servono sobrietà e rigore nella gestione degli enti locali, quello che negli altri Paesi è la norma». Mentre Antonio Bassolino chiamava il suo segretario per chiedere spiegazioni e Ottaviano Del Turco (Abruzzo) si indignava, Mercedes Bresso applaudiva il documento con cui la dirigenza dei Ds ha bacchettato i propri presidenti.
    La stella del Piemonte in effetti brilla nel firmamento delle Regioni del centrosinistra perché ha limitato il numero delle commissioni. Ma la governatrice, nella sua lode al rigore morale di Fassino, ha omesso un particolare: la regione Piemonte sta pagando 14 assessori «fuori quota», ossia non consiglieri. Quattordici stipendi in più, quattordici computer in più, quattordici segretarie in più. Il motivo: nonostante detesti il termine «governatrice», la presidentessa piemontese ha agito da vera leader. Ha nominato cioè ben nove assessori esterni al consiglio, quindi non eletti alle regionali, mentre ha imposto agli altri cinque le dimissioni. I dimissionari sono stati sostituiti già il 16 maggio da altrettanti consiglieri.
    Il risultato è questo: se un consigliere viene nominato assessore, percepisce lo stesso stipendio che avrebbe ricevuto nel parlamentino, ma maggiorato del 10%. L'assessore «esterno», invece, riceve la sua regolare busta paga. Il guadagno lordo di ogni assessore della giunta Bresso è di 15.532,87 euro. Si parte con l'indennità generica: 10.569,17 euro. In più la busta paga prevede l'indennità da assessore, che sono altri 2.486,87 euro, otto gettoni di presenza a forfait (976,56) e un rimborso chilometrico sempre forfettizzato (1500,27 euro). Ogni presenza in più oltre gli otto gettoni viene pagata a parte, come esterna a queste cifre è la spesa rimborsata del tragitto da casa alla sede di lavoro. Il costo mensile dei 14 assessori «ex novo» è dunque di 217.460,18 euro, oltre due milioni e mezzo di euro l'anno, 13.047.610,8 nel quinquennio. «Qui le commissioni non sono state aumentate come in Puglia - spiega il consigliere di An Gian Luca Vignale - ma si è creata una spesa di oltre 13 milioni di euro in cinque anni, con un potere maggiore del presidente perché ha garanzia di nomina e di sfiducia assoluta sugli assessori non essendo consiglieri. Ci sono stati anche dei malumori interni. Il più votato dei Ds, il consigliere Placido, si è rifiutato di dimettersi da consigliere, condizione necessaria per fare l'assessore».
    Ma lo «sdoppiamento» assessore-consigliere ha imposto anche altre spese collaterali. Per esempio al capitolo assistenti: se un consigliere diventa assessore si insedia nel nuovo ufficio con la segretaria o il segretario che gli era stato assegnato nel parlamentino. Essendo gli assessori esterni, anche in questo caso tutto si raddoppia. Come le dotazioni per il computer, passate da 63 (il numero dei consiglieri) a 78. Le «surrogazioni» (sostituzioni) dei cinque assessori che appartenevano al consiglio con cinque nuovi consiglieri è avvenuta con 5 delibere il 16 maggio. L'assessore ai Trasporti ed ex consigliere Daniele Borioli (Ds) è stato quindi rimpiazzato da Piergiorgio Comella. L'assessore alla Sanità Mario Valpreda (Rifondazione) è stato sostituto da Gian Piero Clement, il responsabile dell'Agricoltura (Margherita) Mino Taricco da Mariano Rabino, l'assessore alla Cultura Gianni Oliva (Ds) da Marco Bellion e infine l'assessore Giuliana Manica (Ds, al Turismo) da Sergio Cavallaro. Gli altri nove sono stati tutti «assunti» dall'esterno.
    Lo stesso procedimento potrebbe essere trasmesso ai segretari: il 7 giugno è stato presentato dalla giunta un disegno di legge regionale sulle «segreterie particolari». Si propone una modifica a un comma della legge 39/1998 per cui a questi incarichi possono essere chiamati anche «dipendenti di altre pubbliche amministrazioni» e «personale di società a partecipazione pubblica». Anche in questo caso esterni alla Regione.


    Saluti liberali

  3. #3
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    Cesare Salvi ha appiccato il "controfuoco" preventivo alla prevedibile denuncia su come sono amministrate le finanze.....delle Regioni.....
    E ora.....


    il Giornale del 28/07/2005


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    Il governo accusa le Regioni: «Sprechi e spese immorali»


    Antonio Signorini
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    Spesa corrente impazzita e investimenti osteggiati. La via allo sviluppo così come la intendono le autonomie locali passa per la moltiplicazione di consulenze improbabili, dal boom di assessorati e poltrone accompagnati da un sistematico disinteresse per la spesa virtuosa, come quella per la realizzazione di infrastutture. Un atteggiamento «immorale». L'accusa più dura alle Regioni è arrivata dal più diplomatico tra gli esponenti del governo, il viceministro all'Economia Giuseppe Vegas. L'esponente di Forza Italia che nel suo ruolo di tecnico e di rappresentante del governo in Parlamento durante l'iter di quasi tutte le finanziarie della legislatura. si è guadagnato il rispetto delle opposizioni di centrosinistra.
    Presentando il Documento di programmazione economica e finanziaria al Senato, Vegas ha puntato il dito contro i governatori che «non stanno facendo altro che proporre politiche che, forse, non sono consone né a risparmi finanziari né allo sviluppo del Paese». Il riferimento di Vegas è anche alla richiesta di abolizione dei ticket regionali emersa dopo l'ultima tornata elettorale locale; una proposta che potrebbe provocare la stessa «esplosione della spesa sanitaria che si realizzò nel 2001 a causa dell'abolizione generalizzata dei ticket»: Dalle giunte regionali arrivano poi istanze «per fermare opere infrastrutturali e, infine, con grande amarezza e tristezza, assistiamo a una proliferazione di assessorati e poltrone e di spese per consulenze che, forse, in questa situazione economica non fa bene al Paese».
    L'affondo Vegas lo ha dedicato al caso Campania, che ha diviso anche la sinistra. Dopo la conferma del presidente Antonio Bassolino, al consiglio regionale campano sono state create le commissioni «al mare» e «al Mediterraneo». Per Vegas si tratta di «un indice di sfaldamento morale che dovrebbe preoccuparci molto di più di quanto non sia stato fatto a livello governativo».
    La replica dei governatori non si è fatta attendere. Vasco Errani, presidente della conferenza delle Regioni e capo della. giunta dell'Emilia Romagna ha definito «sconcertanti» le affermazioni di Vegas. La dimostrazione, ha aggiunto l'esponente dei Democratici di sinistra di come si continui a praticare quello sport dello scaricabarile che ci ha portato a risultati purtroppo tanto negativi per l'economia, per la finanza pubblica e per le istituzioni.
    Aggiungo che sono anni, non settimane, che le, Regioni chiedono un confronto di merito per condividere le scelte strategiche per il Paese, trovandosi di fronte ad un muro di gomma fatto di annunci mai concretizzati, come Vegas sa bene». Insomma i poteri locali cercano il confronto e l'accusa di avere spinto troppo l'acceleratore della spesa è un «polverone demagogico». «Noi - ha assicurato Errani - siamo pronti e disponibili a fare la nostra parte per il rilancio del Paese, anche contrastando gli sprechi, laddove vi sono, dei ministeri, delle Regioni e di tutta la pubblica amministrazione. Ma nessuno racconti favole sulla questione della sanità, sui servizi ai cittadini o sui temi dello sviluppo, sui quali il governo ha messo in atto politiche che hanno colpito e bloccato di fatto Regioni e istituzioni locali». Come l'inclusione nel Patto di stabilità interno degli investimenti, «una scelta nei fatti recessi. va». Un'altra, indiretta, risposta a Vegas è arrivata da un esponente campano dei Ds, Aldo Cennamo, che ha chiesto al governo di coi`manziare il «reddito di cittadinanza» erogato dalla Regione Campania a 3.680 benefici per un importo di 350 euro mensili. L'esponente della Quercia con un ordine del giorno collegato al Dpef, ha chiesto che l'impegno sia raddoppiato con risor! sé erogate dal ministero del Welfare.
    "


    Shalom

 

 

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