Altissimo fu il tributo di sangue che le popolazioni meridionali versarono nelle guerre coloniali nordiste e piemontesi, spesso dimostrando valore laddove gli inetti nordisti si perdevano, come sempre, per eredità genetica, di fronte ai problemi.
"...gli ufficiali usciti dal collegio della Nunziatella, sopravanzavano di gran lunga per preparazione quelli piemontesi, lo si vide nelle successive prove dell’esercito italiano unitario: nel 1866, a Custoza, fu il generale napoletano Giuseppe Pianell, contravvenendo agli ordini del suo superiore, generale Durando, a impedire l’occupazione del ponte di Monzambano da parte di una colonna austriaca salvando così dal massacro la ritirata delle truppe italiane, contemporaneamente il generale dell’ex esercito piemontese Cialdini si teneva inoperoso con le sue truppe ed era solo capace di inviare ridicoli telegrammi ai suoi superiori; sempre nel 1866, nella disastrosa sconfitta della battaglia navale di Lissa, mentre l’ammiraglio piemontese Persano mostrò tutta la sua inettitudine e falsità dichiarando di “essere rimasto padrone del mare” e fu degradato, il meridionale Guglielmo Acton, comandante della fregata “Principe Umberto”, fu decorato al valore. Nella prima guerra mondiale furono i piani di difesa della linea del Piave, elaborati già anni prima dal “Maestro dell’arte militare, l’illustre generale Enrico Cosenz”, primo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, anche lui uscito dalla “Nunziatella”, a salvare l’Italia dalla sconfitta definitiva dopo la rotta di Caporetto" (G. Ressa)




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