Gli scandinavi avevano un senso estetico della natura assai diverso da quello che può essere il nostro. Da che cosa esattamente derivi, forse nessuno è in grano di dirlo con precisione. È solo possibile affermare: che il senso estetico della natura deriva dal pensiero degli scandinavi o, meglio, dal pensiero di quel primo scandinavo che fu dotato della capacità di pensare, il primo scandinavo “uomo geniale”. Uomini e uomini sono passati attraverso questo universo con un vago senso di stupore inquieto e indagatore, quella sensazione che possono provare soltanto uomini primitivi finché non appare sulla scena il grande pensatore, l’uomo originale, il cui pensiero emana messaggi risvegliando in tutti quell'assopita facoltà di pensare. Sempre così avviene per il pensatore, per l'eroe spirituale. Tutto ciò che egli dice, viene capito e compreso da tutti quegli uomini; uomini che non erano lontani dal dirlo, da tutti gli uomini che erano ansiosi dal dirlo; intorno al suo pensiero: il pensiero di tutti si risveglia come da un penoso sonno incantato, amalgamandosi perfettamente a quanto il pensatore dice. È felicità il risveglio per gli uomini, è come il primo chiarore del giorno che nasce dalle tenebre della notte: e questo non è per gli uomini il risvegliarsi dal non essere all’essere o dalla morte alla vita? Onoriamo l'uomo, lo chiamiamo poeta, lo chiamiamo genio: ma agli scandinavi primitivi il pensatore doveva apparire come un vero mago, un artefice di miracoli inaspettati, un profeta, un dio! Una volta risvegliato il pensiero non si assopisce più, si sviluppa in un insieme di pensieri, cresce da uomo a uomo, da padre a figlio, fino a raggiungere il suo più alto culmine, fino a che non può più crescere e deve lasciare il posto a un altro. Per i popoli scandinavi, quell’uomo si chiama Odino, il più grande dio della Scandinavia. Un maestro, un condottiero, nel senso materiale e spirituale: un eroe di valore incommensurabile; con una ammirazione nei suoi confronti non lasciando limite, tanto da trasformarsi in adorazione. Sciolse per essi il mistero dell'universo; dette loro certezza del proprio destino terreno. Per lui, gli scandinavi, ora sapevano cosa fare in questa vita e che cosa dovevano cercare nell'altra. L'esistenza ebbe una voce musicale; Odino, per primo, rese viva la vita! La vera sorgente della mitologia scandinava è Odino. Odino fu il primo pensatore scandinavo, e una volta espressa la sua concezione dell'universo, un metodo simile si risvegliò con vigore in tutte le menti; non cessò mai di svilupparsi, finché gli uomini continuarono a credervi, un pensiero invisibile che si materializzava in tutte le menti; la sua parola la rendeva visibile a tutti.

In ogni epoca dell’umanità, l’avvento di un pensatore è il grande evento dal quale tutti gli altri derivano. Ovunque sia apparso nel mondo un pensatore, ha consegnato un contributo, ha provocato un mutamento, una rivoluzione su cui veniva applicato il pensiero.

Odino, vestito alla foggia dei selvaggi scandinavi, dalla barba incolta, occhi fieri e selvaggi, dal rozzo linguaggio e dalle rudi maniere, simile a noi con le nostre pene e le nostre gioie. In seguito gli uomini diranno “il giorno di Odino”, e questo sarà tutto!

L'archeologo tedesco Grimm nega addirittura l'esistenza di Odino come uomo. Lo dimostra con ragioni etimologiche. La parola “wotan” è la forma originale di Odino, parola che, sempre secondo Grimm, si avvicina al latino “vadere”, all'inglese “wade” con significato originario: sorgente di movimento, forza; parola che non si addice a uomo, ma a un dio supremo. In nome dell'etimologia non possiamo sopprimere un uomo così.

Sicuramente, ci fu un primo maestro, un condottiero: un Odino visibile e tangibile, un eroe reale di spirito e materia. Ogni voce di tradizione, storia o leggenda che sia, si accorda con tutto quello che la riflessione ci induce a credere a questo proposito, e ce ne dà sicura conferma. Come, l'uomo Odino, sia giunto a essere considerato un dio e quale dio supremo è una questione sulla quale nessuno sarebbe certamente disposto ad avanzare asserzioni categoriche. Comunque, il suo popolo non concedeva limitazioni alla sua ammirazione. Ogni grande spirito, ogni spirito sincero, non sa esso stesso che cosa sia: ondeggia fra le più alte vette e gli abissi più profondi e meno di qualsiasi altra cosa può misurare se stesso! Quello che gli altri pensano di lui è quello che crede di essere: questi termini agiscono stranamente l'uno sull'altro e si determinano a vicenda. In mezzo a uomini che lo ammiravano, con la fierezza piena di ardore e di passione, di una gloria straordinaria di luce, circondato da un universo divino che sfolgorava tutto ai suoi occhi con celestiale bellezza. Questa luce ardente in una voragine oscura che era l’anima scandinava, oscura ma viva, oscura ma che era in attesa soltanto di essere illuminata: ecco che cos'è per me la centralità di tutto. Come questa luce risplenda in seguito, come si diffonde prodigiosamente in mille forme e in mille colori, questo non dipende tanto da esso, ma dalle menti che la contengono. I colori e le forme della luce saranno quelli della lente attraverso le quali dovranno brillare; è bello pensare come i fatti, anche i più veri, si modellano per ciascuno di noi sulla natura umana! Ho detto che l'uomo, parlando ai suoi simili, deve sempre comunicare quello che a lui appare come un fatto, come un'espressione reale della natura. Ma la forma che assume questo aspetto è determinata dalle leggi proprie del suo spirito; leggi profonde, sottili, ma universalmente sempre presenti.

Per ogni uomo, il mondo della natura è una costruzione soggettiva; questo mondo è la multiforme “immagine del suo stesso sogno”. Chissà a quali inafferrabili sfumature, di chissà quale legge spirituale, tutte queste favole pagane debbono la loro forma! È sufficiente il numero 12, il numero dodici, il numero più divisibile di tutti, il numero che può dividersi in due, in tre, in quattro, in sei parti uguali, il numero più notevole a determinare i segni dello Zodiaco, il numero dei figli di Odino e tutti gli innumerevoli dodici. Ogni inizio di numero tendeva a fissarsi nel dodici e così per ogni altra cosa.

È un modo tutto inconscio, senza nessuna intenzione di costruire delle “allegorie”.

Col loro sguardo ingenuo e limpido queste prime età erano pronte a raccogliere i segreti esistenti nelle cose, tutte disposte a lasciarsi guidare da loro. L'essenza della mitologia scandinava, come del resto di ogni forma di mitologia pagana, è risposta per noi al riconoscimento della divinità della natura, nell'intima comunione dell'uomo con quella misteriosa forza invisibile che egli vede operare visibilmente nel mondo circostante. Nella mitologia scandinava questo avviene con maggiore sincerità che in ogni altra mitologia. La sincerità è la grande caratteristica. La completa mancanza dell'antica grazia greca è compensata da una più profonda sincerità. La sincerità è, io penso, migliore della grazia!

Quegli antichi popoli nordici guardavano dentro la natura con occhi e anima aperti, seriamente e onestamente, in modo infantile e virile insieme, con ardita franchezza, con intelligenza e ingenuità; amando in modo schietto e fiducioso. Onesta e antica razza di uomini-eroi! In tale riconoscimento rivivo le forze della natura, ripongo l’elemento principale nel paganesimo: lo stesso riconoscimento nell’uomo è nel suo dovere morale. Diverrà un problema principale soltanto nelle forme più elevate di religione. Tutto ciò segna un grande passo verso un'era importante delle credenze umane, una pietra miliare nello sviluppo della religiosità che vive nell’uomo. L'uomo si pone prima in relazione con la natura e con le sue forze, le ammira e le adora; fino a che, in un'età più avanzata, non si accorge che ogni forza è morale e che il punto primario per lui è la distinzione del bene e del male, del “tu devi” dal “tu non devi”.

L'allegoria e la rappresentazione poetica non possono identificarsi con la fede religiosa: la fede deve già esistere e solo allora si formerà l'allegoria che si vuole, come intorno allo spirito si forma il corpo più adatto. Come in ogni altra fede, anche la fede scandinava fu assai efficace finché posò in condizione di assoluto silenzio, senza avere, ancora, molto da dire e meno ancora da cantare. È vero, il valore degli antichi nordici è molto feroce. Consideravano una vergogna o una disgrazia il non morire in battaglia, e quando sentivano avvicinarsi alla morte naturale si tagliuzzavano le carni, in modo che Odino potesse accoglierli come guerrieri uccisi. I vecchi re, prossimi alla morte, erano deposti su navi che venivano spinte al largo, con le vele spiegate e con fuoco lento che vi ardeva, affinché, una volta in alto mare, potessero divampare in fiamme e, fra cielo e mare, seppellire degnamente il vecchio eroe!

Il primo dovere di un uomo è quello di vincere la paura! Dobbiamo liberarci della paura, e finché non lo avremo fatto non ci sarà possibile fare altro. Fino a che un uomo non avrà sconfitta la paura, i suoi atti saranno servili, falsi e speciosi; il suo stesso pensiero sarà falso e, perfino nel pensiero, egli sarà schiavo e codardo. Il credo di Odino si rivela vero ancora oggi, è indispensabile che un uomo sia valoroso; egli deve avanzare intrepido, fidando, imperterrito, in ciò che le potenze superiori della natura hanno prescritto e scelto; insomma, non deve temere nulla. Ora e sempre la vittoria più o meno completa che un uomo riporterà sulla paura. La vitale dottrina cresce, come un prodigioso albero; il primo seme è quello che conta: ogni ramo si abbarbica alla terra, si trasforma in una nuova radice e così, in un complicarsi senza fine, ecco sorgere un intero bosco, un'intera selva, generata da un solo seme. Il pensiero non muore, si trasforma. E poi il secondo, e poi il terzo; anzi, anche nei nostri tempi il pensatore è una specie di Odino: emana messaggi agli uomini, proietta l'ombra della propria immagine nella storia del mondo.