Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Tremendo
    Ospite

    Predefinito La strategia delle moschee

    La strategia delle moschee


    SILVIO CALZOLARI
    --------------------------------------------------------------------------------
    Il nemico va conosciuto. La battaglia della verità implica necessariamente una chiarificazione delle idee, conoscere il linguaggio del nemico, del fondamentalista islamico è oggi un dovere; bisogna imparare a “leggerlo” per scoprirne le menzogne e per scovarlo là dove si nasconde, si dissimula, si camuffa, al fine di diffondersi e penetrare nelle strutture della società e dello Stato in cui cerca di istallarsi. I fondamentalisti islamici sono maestri di ambiguità: nei loro Paesi sono assolutamente proibizionisti, ma in Occidente sventolano le insegne dell’assoluta libertà di espressione e di culto.
    Questo vale in maniera particolare per la costruzione delle moschee. Preoccupante è la posizione di coloro (politici, intellettuali, prelati) che “amoreggiano” con i vari centri islamici e si prostrano devotamente ad assecondarne le richieste. Così le moschee si stanno diffondendo ovunque senza che nessuno (a parte la Lega Nord e pochi altri) chieda una regolamentazione seria. E si parla solo di porre delle regole, perché dell’ovvio “atto di reciprocità” nessuno, proprio nessuno parla più. Reciprocità che andava invece pretesa fin dalla costruzione della grande moschea di Roma, voluta sino dal 1966 dal re Faysal d’Arabia saudita, caldeggiata da Giulio Andreotti, e inaugurata nel 1995. In segno di rispetto reciproco dovevamo chiedere di poter erigere una chiesa e, perché no, anche una cattedrale, alla Mecca, a Medina o a Riyadh, dove non ne esistono. Anzi, sono assolutamente vietate. Come è vietato qualsiasi culto che non sia quello islamico.
    L'Islam in nome della democrazia e della libertà d’espressione religiosa pretende di costruire moschee in Occidente ma rifiuta il concetto di democrazia nei propri Paesi in quanto categoria di derivazione giudaico-cristiana, assimilabile ad una “idolatria di tipo politeistico che toglie la sovranità a Dio” (parole del pakistano Abu A’la al Mawdudi, 1903-1979). Ma ci siamo mai veramente chiesti cosa sia per i musulmani la moschea? Certa stampa, per sprovveduta ingenuità, cecità, opportunismo, se non addirittura malafede, parla delle moschee come di “luoghi di culto” equivalenti alle nostre chiese. Pregare, questo è il loro ragionamento, è una esigenza profonda degli esseri umani e noi da “democratici” convinti dobbiamo andare incontro a questa esigenza, così i “luoghi di culto” dell’Islam devono essere considerati inviolabili come le nostre chiese e, quando è necessario, dobbiamo incoraggiarne la costruzione. Per questo certi “bravi” preti cattolici hanno ceduto le loro chiese per i raduni islamici del venerdì e addirittura si finanziano i lavori di costruzione di moschee con i soldi pubblici.
    Ma la moschea non è soltanto un luogo di culto e non può essere paragonata a una chiesa. La moschea (dall’arabo masgid che significa “prostrarsi” ma esiste anche il termine ’gami, cioè “luogo di riunione”) non è un tempio consacrato, è invece il luogo dove la comunità si raduna per esaminare le questioni dell’ora presente che la riguardano: sociali, politiche e anche per la preghiera. La comunità si raduna ogni venerdì, a mezzogiorno, per la preghiera pubblica sotto la direzione di una guida (imam) che non è un sacerdote ma solo un interprete del magistero coranico. Contrariamente a quanto si crede il venerdì non è il giorno in cui non si lavora, come la nostra domenica, anche in Arabia Saudita è giorno lavorativo e si chiudono i negozi solo a mezzogiorno, nell’ora del raduno. La prima moschea fu costruita da Maometto a Medina, nel 622 d.C., ed era la dimora del Profeta. Per gli islamici la moschea è il luogo perfetto dell’identità comunitaria, al suo interno si respira Islam allo stato puro. Sempre orientata verso la Mecca è il centro e l’asse del mondo ed è il “sentiero” (tariqa) che conduce verso il cuore “imbalsamato” della Fede. Imbalsamato perché l’integralista ha l’ossessione fondativa ed il rinnovamento religioso coincide (sotto il giogo del fanatismo - dalla voce fana’> estinzione nell’Uno - e della “sottomissione” > Islam) con il continuo guardarsi indietro verso la città ideale musulmana realizzata nell’opera del Profeta e ferma all’ottavo secolo. Tutte le moschee sono in rapporto alla Mecca e a Medina come la molteplicità nei confronti dell’unità e hanno nella Ka’aba il punto di convergenza. La moschea dove circolano le parole del Profeta è un cerchio magico che protegge dal mondo degli infedeli (kafir). Questo spiega perché non sia possibile concepire un insediamento neutro per le moschee: impongono l’omologazione fra macro e micro cosmo, nella sfera religiosa, ma anche in quella politica, sociale, economica e giuridica. Ogni moschea è luogo di “rettificazione della miscredenza” e di conversione. Oggi, con il diffondersi del terrorismo, alcune moschee sono diventate anche luoghi militari dove preparare il Jihad, la guerra santa: sono vere e proprie fucine di plagio e di indottrinamento, basi operative dove gli estremisti trovano protezione, finanziamenti e coperture. Si può così tranquillamente parlare di una “strategia delle moschee” voluta e finanziata da principi sauditi figli del più retrivo dei tribalismi e dalla mafia dei mullah integralisti che professano l’odio, la violenza ed il terrore non solo dalle cattedre (minbar) ma anche dai pulpiti virtuali di internet. Non dimentichiamoci che gran parte delle moschee d’Italia sono sotto il controllo, diretto o indiretto, dell’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche italiane (Ucoii) legata al movimento integralista dei Fratelli Musulmani e di altri gruppi fondamentalisti che predicano il Jihad, la teologia della Hisha, cioè della ricompensa nella lotta contro il male (i governi democratici e laici) e inneggiano alle azioni terroristiche.
    Bene ha fatto la Lega Nord a chiedere misure straordinarie per il controllo di queste aree d’impunità. A questo proposito vorrei suggerire altri provvedimenti che potrebbero rivelarsi utili. In molti Paesi musulmani, per esempio in Egitto, le moschee sono sorvegliate il venerdì e le più “inquiete” quel giorno sono addirittura circondate da reparti di polizia speciale.
    Il perché è presto detto: le decisioni politiche e le fatwa partono dalle moschee durante le prediche (khutbah) del venerdì; il Jihad è proclamato in moschea di venerdì e nella storia musulmana quasi tutti i sollevamenti popolari e le rivoluzioni sono nati dopo infervorati sermoni letti in quei “luoghi di preghiera”. Per questo, in certi Paesi islamici, il testo dei discorsi pubblici deve essere presentato prima alle autorità civili per ottenere l'autorizzazione alla lettura. Anche se la sinistra si straccerà le vesti parlando di limitazione della liberà di parola, perché non prendiamo provvedimenti analoghi? È possibile che il fondamentalismo islamico, con la sua dottrina arida ed assolutista, sia una specie ben più protetta della gente comune?
    Silvio Calzolari
    --------------------------------------------------------------------------------

  2. #2
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    premettendo che sono per il dialogo fra le civiltà, questo intervento è giusto. La moschea va considerata per quello che è, non equiparata al luogo di culto cristiano. Se ho ben capito quello che dici, si tratta di una specie di forum romano, in cui società, religione e magistratura si incontrano in un unico dettame, il corano e la dottrina islamica ( o qualcosa di simile). .

    Allora che proponi? sorvegliare le moschee? Impedire i proclami con la forza ? Forse si ottengono risultati migliori allacciando con il tessuto islamico in Italia dei stretti rapporti di interazione (interazione è diversa da dialogo) e convergenza . . Che pensi?

  3. #3
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    Credo che come in ogni altra riunione religosa o no chi incita alla violenza od a commettere realti debba essere severamente punito per apologia di reato!

    Una norma semplice che credo sia presente in qualsiasi ordinamento democratico.

    Non è accettabile in nessun paese democratico che si possa incitare la popolazione od anche i propri adepti a commettere reati!

    Anzi vista questa situazione andrebbe solo punito in modo molto più pesante!

    Le norme ci sono, il problema in questo paese è sempre lo stesso:

    Non si applicano e quando si applicano, le pene sono quasi ridicole e neanche vengono mai scontate fino in fondo!

    Ad esempio se questa norma di colpire chi incita alla violenza fosse applicata alla lettera a quest'ora tutti i rappresentanti della Lega sarebbero da anni in galera ed interdetti a vita da incarichi pubblici!

    Saluti

  4. #4
    Tremendo
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    Cosa vi sembrano questi suggerimenti tratti dall'articolo?

    "A questo proposito vorrei suggerire altri provvedimenti che potrebbero rivelarsi utili. In molti Paesi musulmani, per esempio in Egitto, le moschee sono sorvegliate il venerdì e le più “inquiete” quel giorno sono addirittura circondate da reparti di polizia speciale.
    Il perché è presto detto: le decisioni politiche e le fatwa partono dalle moschee durante le prediche (khutbah) del venerdì; il Jihad è proclamato in moschea di venerdì e nella storia musulmana quasi tutti i sollevamenti popolari e le rivoluzioni sono nati dopo infervorati sermoni letti in quei “luoghi di preghiera”. Per questo, in certi Paesi islamici, il testo dei discorsi pubblici deve essere presentato prima alle autorità civili per ottenere l'autorizzazione alla lettura."

  5. #5
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    Nuove moschee
    Quei soldi pubblici agli integralisti
    di
    Magdi Allam

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    L’Italia dei politici creduloni e degli ideologizzati non si smentisce. Accadde all’indomani dell’11 settembre, il più sanguinoso attentato terroristico. Allora la Regione Campania promosse la costruzione di una grande moschea a Napoli. All’indomani del 7 luglio il Consiglio comunale di Firenze ha concordato sulla costruzione di una moschea cittadina.
    Chiariamo subito: ben vengano le moschee quali luoghi di culto. Ma il problema si pone quando rischiano di trasformarsi in centri di indottrinamento all’integralismo islamico, se non veri e propri covi di arruolamento di terroristi. Ebbene, sapete da chi sarebbero controllate le moschee di Napoli e Firenze qualora fossero realizzate? Dall’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), affiliata ai Fratelli Musulmani, un movimento integralista fuorilegge nella maggior parte dei Paesi musulmani. E visto che queste moschee verrebbero finanziate con il denaro pubblico, non è il caso di domandarsi se non esistano altre priorità in cui investire per agevolare una costruttiva integrazione dei musulmani?
    Il caso della moschea di Napoli si arenò in Parlamento per l’opposizione della Lega e le riserve della Casa delle libertà al finanziamento pubblico, oltre due miliardi di lire, deciso dal presidente della Regione Antonio Bassolino. L’onorevole Antonio Soda, dei Ds, denunciò la «cultura dell’intolleranza». Passò invece del tutto inosservato il fatto che un’istituzione dello Stato avesse deciso di costruire e consegnare la moschea non a una rappresentanza qualificata e possibilmente eletta dei musulmani partenopei, ancor meglio se cittadini italiani, bensì ai consoli dei Paesi arabi e ad alcuni imam stranieri auto-eletti legati all’Ucoii. Il convincimento, legato allo stereotipo del tutto visionario secondo cui l’homo islamicus non avrebbe altra aspirazione che pregare dalla mattina alla sera, sembra aver ispirato il capogruppo dei Ds a Firenze Ugo Caffaz, di fede ebraica, che ha annunciato l’iniziativa di una grande moschea destinata ai «fratelli islamici».
    I consiglieri verdi Varrasi e Valentino hanno sostenuto che «la religione, la conoscenza e la bellezza estetica sono gli antidoti più potenti contro la violenza». Peccato che l’Arabia Saudita con le sue 45 mila moschee e l’Egitto con le sue 90 mila moschee si siano rivelati terreni fertili del terrorismo islamico. La verità è che, a differenza di quanto asserito ieri da Paolo Portoghesi sul Corriere, non è affatto automatico che il luogo di culto si traduca in una cultura della pace. La verità, ahimè amara, è che se anche non tutte le moschee sono integraliste o terroriste, tutti i terroristi sono diventati tali attraverso la moschea. Una verità che dovrebbe tener presente anche Paolo Brogioni, sindaco di Colle Val d’Elsa (Siena), che si appresta a costruire una moschea che rischia di finire sotto il controllo dell’Ucoii.
    Ieri Osvaldo Napoli, di Forza Italia, ha invocato la richiesta di un «certificato antiterrorismo» ai gestori delle moschee. Certamente servono imam compatibili al cento per cento con le nostre leggi e con i valori della nostra società. Prima delle moschee pensiamo a formare gli imam. Prima degli imam pensiamo a integrare i musulmani. Che hanno né più né meno le stesse priorità di tutte le altre persone umane.
    27 luglio 2005


    faccio notare.. articolo di magdi allam, sul corsera.... tanto per capirci.

  6. #6
    W BUSH
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    In Origine Postato da il Pasquino
    Credo che come in ogni altra riunione religosa o no chi incita alla violenza od a commettere realti debba essere severamente punito per apologia di reato!

    Una norma semplice che credo sia presente in qualsiasi ordinamento democratico.

    Non è accettabile in nessun paese democratico che si possa incitare la popolazione od anche i propri adepti a commettere reati!

    Anzi vista questa situazione andrebbe solo punito in modo molto più pesante!

    Le norme ci sono, il problema in questo paese è sempre lo stesso:

    Non si applicano e quando si applicano, le pene sono quasi ridicole e neanche vengono mai scontate fino in fondo!

    Ad esempio se questa norma di colpire chi incita alla violenza fosse applicata alla lettera a quest'ora tutti i rappresentanti della Lega sarebbero da anni in galera ed interdetti a vita da incarichi pubblici!

    Saluti
    Pienamente daccordo con te!!

  7. #7
    W BUSH
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    Predefinito Coercizione...

    In poche parole i terroristi non sono altro che lo strumento ultimo per causare una massiccia e coatta conversione a quella particolare religione esotica, che strumentalmente i komunisti rossi tanto difendono, pur essendo dei perfetti atei e mangiapreti......

    Nelle moschee spessissimo si fa apologia e incitazione al terrorismo, però solo i no-glob lo ignorano o fanno finta di farlo....


  8. #8
    proteus
    Ospite

    Predefinito Re: La strategia delle moschee

    In Origine Postato da Tremendo
    La strategia delle moschee


    SILVIO CALZOLARI
    --------------------------------------------------------------------------------
    Il nemico va conosciuto.
    Basterebbe questo per rendersi edotti
    delle teorie sulla "religione nemica", cioè l'Islam,
    del bravo e obiettivo studioso delle religioni
    Silvio Calzolari.

    Sicuramente il Calzolari fa meno danni
    quando si occupa del suo hobby preferito:
    il prana bindu.

  9. #9
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    Predefinito Re: Coercizione...

    In Origine Postato da Blue Jay
    In poche parole i terroristi non sono altro che lo strumento ultimo per causare una massiccia e coatta conversione a quella particolare religione esotica, che strumentalmente i komunisti rossi tanto difendono, pur essendo dei perfetti atei e mangiapreti......

    Nelle moschee spessissimo si fa apologia e incitazione al terrorismo, però solo i no-glob lo ignorano o fanno finta di farlo....

    E' la stessa razza degli islamisti radicali, l'odio contro il capitalismo, il mondialismo, bla bla bla.. solo che Bin laden mette in pratica le sue retorica e le sue minaccie a differenza dei pezzi da piedi no-global

 

 

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