Piazza Alimonda.
Anche quest'anno il 20 luglio ho incontrato una
famiglia di gente pulita, che ha avuto un figlio ucciso da chi ha
giurato di servire lo stato, e un processo negato da chi ha giurato di
servire la giustizia. Anche quest'anno in piazza Alimonda, che molti si
ostinano a chiamare piazza Carlo Giuliani, c'erano Elena con il suo
sorriso, Giuliano con la sua determinazione, Haidi con i suoi occhi
asciutti e il cuore gonfio, Haidi che parte dalla memoria di suo figlio
per organizzare mostre sul sessantesimo anniversario della Costituzione,
voce isolata in una citta' che l'anno scorso si fregiava del titolo di
"capitale della cultura". Anche quest'anno c'era Arnaldo, uscito dalla
Diaz a sessant'anni suonati con una gamba spaccata e un braccio rotto
che ancora oggi continua a dargli problemi, ma che non gli impedisce di
essere ovunque ci sia qualcuno che chiede verita' e giustizia per i
fatti di Genova. C'era Don Gallo con il viso un po' piu' stanco del
solito, che afferra un megafono per cantare a voce alta Bella Ciao
quando alle 17,27 un applauso ricorda una vita spezzata troppo presto.
In piazza Carlo Giuliani incontro amici di tutta Italia, uniti
dall'esperienza del luglio genovese a dispetto della lontananza
geografica. "Mancano solo i genovesi", mi racconta Haidi con una punta
di rammarico. La citta' ha rielaborato il lutto nel modo piu' semplice:
con la rimozione del ricordo. Chissa' come finira' tra qualche giorno,
quando in consiglio comunale a Genova si discutera' l'opportunita' di
installare a spese della famiglia Giuliani un cippo che ricordi
semplicemente "Carlo Giuliani, ragazzo", e a presiedere questa
discussione ci sara' lo stesso sindaco Ds che nel 2001 ha firmato di suo
pugno l'ordinanza che proibiva di stendere i panni alle finestre,
sospendendo perfino le faccende domestiche in una citta' sequestrata da
otto potenti.
Piazza Alimonda e' cosi', un luogo che trasuda dai mattoni la morte e la
sua negazione, capace di strapparti un sorriso di affetto e un nodo in
gola nel medesimo istante, un luogo che ti fa pensare a tutto quello che
potevi fare e non hai fatto, a tutti i Carlo che ogni giorno sono
risucchiati nelle sabbie mobili della violenza, a tutti i ragazzi
considerati la parte malata della societa' mentre sono semplicemente una
parte di una societa' malata. Non so se eravamo mille o diecimila, ma
per quanto mi riguarda la dignita' e la civilta' non sono mai state una
questione di audience, e fino a quando in piazza Alimonda ci saranno dei
ragazzi che lasciano fiori, bicchieri di vino e poesie, io credero' che
c'e' ancora una speranza per il mio paese, ancora un po' di vita
nell'animo umano. [carlo gubitosa]




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