Oggi la Padania celebra, con toni trionfalistici, la nuova ondata di "presunte" infrastrutture che riguarderà il Nord. Bricolo utilizza aggettivi come "industriale" e "produttivo" in modo a-critico.
A parte il fatto che la Liguria ovviamente rimarrà estranea a questo processo fatta eccezione per un intervento marginale a Ponente (ma intanto ormai conviene guardare oltre l'infastrutturazione, oltre l'industria e forse anche oltre la portualità "pesante", dal momento che solo un discrict park può davvero rilanciare lo scalo genovese), mi chiedo se sia davvero questa la Padania che piemontesi, lombardi e veneti vogliono.
Non metto in dubbio che opere come una pedemontana, un passante, il quadruplicamento (!!) di una linea ferroviaria siano di alta utilità pratica, ma non si può ormai soprassedere sull'impatto ambientale, ovvero su costi di tal genere, e sul fatto che infrastrutturare sembra quasi una strategia populista per non affrontare in modo innovativo ed ecologico i problemi del territorio.
Le grandi infrastrutture , ad esempio, a chi servono davvero? Al commerciante al dettaglio che poi pretendiamo difendere? All'artigiano? Al coltivatore diretto? Oppure non sono che una comoda esternalizzazione di costi sulle spalle e sulla pelle dei cittadini a vantaggio di chi, senza distruggere il territorio, non potrebbe accumulare profitti (oltrechè, ovviamente, delle banche)?
Posso anche apparire regressivo e anti-moderno, ma la qualità della vita non si misura solo sullo sviluppo schizofrenico di un'economia che, sia come sia, prevede una sempre maggiore concentrazione del reddito nelle mani di grandi capitali.




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