"L'intellettuale" contro il "nazionalpopolare"...roba triste...![]()
Fo contro D’Alessio. E la sinistra va in crisi
L’Arena al cantante e non al Nobel. Ds divisi: «Entrambi artisti». «No, l’attore va difeso»
Il centrosinistra si divide: su Dario Fo. Meglio, no, su Gigi D’Alessio. Perché è una specie di tormentone quello che va in scena a Verona negli ultimi giorni. Chi scegliere, laddove costretti, tra Gigi D’Alessio e Dario Fo: l’artista neomelodico che si canta a squarciagola nei vicoli dei Quartieri spagnoli a Napoli, star della musica italiana nazionalpopolare, oppure il raffinato premio Nobel, icona della cultura impegnata e militante e della sinistra più girotondina, tra gli autori italiani più celebri al mondo?
Tutto nasce dall’annuncio dato dal Comune di Verona, e anticipato dal Corriere del Veneto, di aver escluso dalla programmazione degli spettacoli all’Arena il «Mistero Buffo» di Fo per«ragioni tecniche». Al suo posto, secondo il promoter dell’attore, gli sarebbe stato favorito il cantante Gigi D’Alessio. Un affronto, per Fo: «Io al posto di quello (dove "quello" sta per D’Alessio)? Non se ne parla». E giù accuse al Comune di Verona, colpevole di avere «rigurgiti democristiani», di rischiare «di farsi spernacchiare da tutto il mondo per questa scelta», e di averlo «censurato».
D’Alessio, invece, proprio come in un film sentimental-popolare, prima si è commosso ed ha meditato un suo ritiro per far spazio a Fo. Mapoi ha dovuto ripensarci, facendo prevalere «le ragioni del cuore». Quelle dei cuori, per intendersi, dei suoi tanti fan, che — parola dell’amministrazione di Verona— avrebbero «inondato di fax di protesta il Comune». «Magari possiamo esibirci insieme», l’ha buttata lì l’artista napoletano. Ma Fo non ci sta: «E che ci mettiamo a fare, una suonata sotto le stelle?».
È seguito, come nelle migliori tradizioni, il dibattito. Con il sindaco di Verona, Zanotto, moderato da sempre, chiuso in un silenzio imbarazzato. Il vicesindaco, Pedrazza Gorlero, che accusa il promoter di Fo di «non aver saputo fare spazio all’attore». E l’assessore allo Spettacolo, Guerrini, che cerca di mediare. Che spiega che lui, dei Verdi, «mai lo avrebbe censurato». E che a riprova della sua buona fede rivela: «Per colpa di Fo ho perso un 30 all’università. Mi trovarono nel libretto la tessera Arci con la quale ero andato a vedere un suo spettacolo. Emi abbassarono il voto». Però... «Però non si devono fare razzismi: tutti gli artisti che abbiamo selezionato erano di valore. Tutti nel loro genere: Fo come D’Alessio, come Fiorello, come Grillo».
Affermazione azzardata? Non per Massimo Carraro, leader dell’opposizione nel consiglio regionale veneto ed esponente dei Ds: «Non vedo lo scandalo. Il Comune non c’entra: sono tutti artisti validi. D’Alessio mi piace, nel suo genere. Come Fo, nel suo, è un grande». Per il primo cittadino di Padova, Flavio Zanonato, sempre dei Ds, «tra Fo e D’Alessio passa una differenza come tra Mozart e Rita Pavone. Ma non si può dire: uno è più importante dell’altro. Viviamo in un regime democratico, dove si devono rispettare i gusti di tutti: di chi ascolta D’Alessio e di chi ama Fo».
Distingue, invece, tra il Neomelodico e il Nobel, Gianfranco Bettin, leader dei Verdi veneziani: «Tutti gli artisti sono uguali, ma un comune deve saper fare le scelte. E come qualità tra i due non c’è paragone: Fo è un pezzo della nostra migliore cultura». Ancora più netto il segretario regionale ds Cesare De Piccoli, fassiniano di ferro: «Alcuni artisti hanno maggior impegno civile, come Fo. Il Comune dovrebbe consentirgli di andare in scena». E anche per Piero Ruzzante, deputato ds, non c’è dubbio: «Tra Fo e D’Alessio scelgo Fo. La sua qualità culturale è immensa»
Angela Frenda
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