Mambro: «Piste ignorate per Bologna»
La ex terrorista dei Nar condannata per la strage del 1980 torna a proclamare la sua innocenza: «Hanno finto di non vedere le tracce che portano a Carlos». Rissa a distanza tra Cossiga e il giudice Libero Mancuso
ANDREA COLOMBO
ROMA
A25 anni dalla strage di Bologna, la più sanguinosa nella storia della repubblica italiana, Francesca Mambro, condannata con Valerio Fioravanti per quel delitto, torna a proclamare la sua innocenza. Intervistata da Sky Tv24 rimette in campo la pista mediorientale, indicata frequentemente nell'ultimo anno anche da Francesco Cossiga, allora presidente del consiglio. «Non indagare sulla pista mediorientale - afferma la Mambro - significa gettare le basi per occultare la verità». Quindi ricorda l'emersione di nuovi particolari che imporrebbero di indagare ulteriormente su quel versante. Si tratta della presenza a Bologna, nei giorni immediatamente precedenti alla strage, di due militanti rivoluzionari tedeschi probabilmente legati al gruppo terrorista guidato da Ilich Ramirez Sanchez, comunemente noto come Carlos. La presenza di Thomas Kram a Bologna nella notte tra il primo e il 2 agosto 1980 è accertata, molto probabile quella di Christa Frohlich, accusata di un attentato avvenuto in Francia nell'82, detenuta in Italia dall'82 all'88 perché trovata in possesso di esplosivo, poi arrestata di nuovo nel `95 in Italia, in circostanze di più che dubbia legalità. La Frohlich, che dal momento della liberazione nell'88 viveva ad Hannover, era in Italia per un colloquio con il marito detenuto, il brigatista rosso Sandro Padula.
Oltre alla presenza a Bologna dei due tedeschi, la pista mediorientale si basa essenzialmente solo su un altro elemento: un'informativa dell'11 luglio `80 inviata dal direttore dell'Ucigos De Francisci, indirizzata al direttore del Sisde Grassini nella quale si segnalava il rischio di una «reazione negativa del Fronte popolare per la liberazione della Palestina» in seguito alla detenzione in Italia del militante del Fplp Abu Saleh, arrestato il 7 novembre 1979 con tre autonomi romani nel corso di un trasporto di missili «Strela-Sam 7». Con l'arresto di Saleh, secondo l'interpretazione dei sostenitori della «pista palestinese» in buona misura avallata anche da Cossiga, l'Italia avrebbe contravvenuto agli accordi stretti da Moro con l'Olp. Secondo il giudice milanese Mastelloni, infine, Saleh, pur aderendo al Fplp di George Habbash, sarebbe in realtà rimasto legato anche all'organizzazione dissidente di Carlos.
Gli elementi in questione, così come le voci che da anni circolano sulla cosidetta «pista libica» (secondo cui la strage sarebbe da mettere in relazione all'abbattimento pochi giorni prima del Dc 9 di Ustica), non sono certo sufficienti a formare una prova anche solo indiziaria, e lo stesso Fioravanti lo segnala: «Dire che due tedeschi legati a Carlos dormivano a Bologna prima dell'attentato non significa affatto affermare che siano responsabili della strage. L'elemento interessante, per noi, è che la polizia italiana abbia accuratamente evitato di informare chicchessia di questa traccia, venuta fuori solo in seguito alle richieste degli inquirenti francesi e tedeschi».
Assai più che non l'emersione di nuove piste, in effetti, l' elemento determinante nella oscura vicenda di Bologna rimane l'assoluta fragilità dell'impianto accusatorio a carico sia di Fioravanti e Mambro (condannati con formula definitiva) sia dell'allora diciassettenne Luigi Ciavardini, condannato (ma ancora in attesa della seconda sentenza di Cassazione) per aver materialmente depositato il micidiale ordigno a Bologna. E' opportuno ricordare che i principali testi a carico dei Nar sono stati il malavitoso legato alla banda della Magliana Massimo Sparti, smentito dai suoi stessi familiari, scarcerato subito dopo aver accusato Mambro e Fioravanti grazie a una perizia medica che lo definiva morente ma sopravvissuto poi per oltre vent'anni, e Angelo Izzo, il massacratore del Circeo recentemente tornato all'onore delle cronache per un duplice omicidio.
Si è indignato fragorosamente per le dichiarazioni di Cossiga il giudice bolognese Libero Mancuso: «Oggi vecchi fantasmi del passato tentano di creare polveroni per ingannare il paese, e dal momento che queste iniziative vengono da parte di chi ha avuto responsabilità massime, capiamo che c'è qualcosa di irrisolto che merita di essere conosciuto». Cossiga, furibondo, ha replicato rinfacciandogli di aver contribuito pesantemente a delegittimare il giudice antimafia Falcone. Scambi di cortesie al cianuro a parte, il problema, per quanto riguarda Mancuso, è la sua assoluta fiducia, ancora oggi, in un galantuomo come Izzo, che tra parentesi con il terrorismo nero dei tardi anni `70 non ha mai avuto niente a che spartire.
S'indigna anche il Prc dell'Emilia-Romagna. Se la prende giustamente con il segreto di stato, molto meno comprensibilmente, si scaglia contro «chi tenta di confutare la matrice fascista della strage». E c'è da chiedersi se, prima di indignarsi, il Prc emiliano si sia preso la briga di consultare gli atti processuali che hanno portato alle condanne dei Nar.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...005/art62.html


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