VIAGGIO AL CENTRO DELL'INFERNO CUBANO
In un libro di Alejandro Torreguitart Ruiz il regime castrista visto attraverso gli occhi di una prostituta
di Nicola Vacca
Come si vive a Cuba? Naturalmente male perché al governo c’è ancora uno degli ultimi tiranni comunisti, Fidel Castro. Nell’isola caraibica continuano ad essere violati i diritti umani. La limitazione della libertà di espressione,di associazione e di riunione è totale. Per finire nelle lugubri carceri cubane basta essere innocentemente in disaccordo con le autorità. Venerdì scorso sono stati arrestati ventidue oppositori al regime che manifestavano davanti all’ambasciata francese all’Avana.
La maggior parte dei dissidenti arrestati negli ultimi anni è stata condannata a lunghi periodi di carcere. La legge 88 stabilisce dure pene detentive per chi è giudicato colpevole di sostenere le politiche statunitensi su Cuba con l’obiettivo di “pregiudicare l’ordine interno, destabilizzare il paese e distruggere lo Stato Socialista l’indipendenza di Cuba”. Secondo dati di Amnesty International aggiornati al marzo 2005, sono 71 i prigionieri di coscienza in carcere per aver espresso in modo pacifico le proprie idee e convinzioni.
Nelle carceri cubane finiscono anche scrittori, poeti e filosofi che denunciano la repressione della libera circolazione delle idee. Intorno a loro la polizia di Castro ha stretto un assedio terribile, repressivo e violento. Per fortuna qualche scritto riesce a trapelare e a raggiungere l’Occidente.
Alejandro Torreguitart Ruiz ,scrittore nato a L’Avana nel 1979, ha vita difficile a Cuba per via dei suoi romanzi, severamente vietati dal regime di Castro. In Italia, grazie all’ interesse di Gordiano Lupi che lo traduce e lo rappresenta, è possibile leggere i suoi libri denuncia. E’ appena stato pubblicato Vita di jinetera (Edizioni il Foglio, Via Boccioni 28, Piombino, www.ilfoglioletterario.it , pp.150 , euro 10).
Il giovane scrittore cubano racconta le difficili condizioni di vita cubana attraverso la squallida esistenza di una prostituta. E’ un romanzo dalle tinte forti, di vibrante denuncia in cui l’autore, profondamente innamorato della sua splendida isola, accusa apertamente il tiranno e chiede la fine di quell’incubo liberticida che dura ormai da lunghi anni.
Ruiz racconta la vita notturna di una delle tante donne cubane che per guadagnarsi da vivere è costretta a prostituirsi, girovagando per il Malecón con il rischio di cadere nella rete delle <>.
Ruiz racconta, in maniera realistica, la vita impossibile a cui sono costretti i cubani. Grazie ad una scrittura-verità l’autore, senza alcuna inibizione, entra nei fatti cubani visti attraverso gli occhi di una prostituta che cerca un modo per sopravvivere e si accorge che Fidel ama sadicamente fare la guerra alle sue creature. Questo romanzo offre uno spaccato della vita sociale a Cuba, meravigliosa isola violentata dalla presenza tirannica del regime di Fidel Castro.
Tra le righe il libro di Ruiz, che ci auguriamo venga letto per la sua realistiche fonti di documentazione, richiama fortemente l’attenzione anche sulle attuali condizioni del dissenso cubano. Sono state presentate ad Amnesty denunce relative ad almeno quattro casi di maltrattamenti nei confronti di chi aveva denunciato le proprie condizioni di prigionia, lo scarso accesso alle cure mediche e le limitazioni ai contatti col mondo esterno.
Nella preziosa appendice al suo bel libro, l’autore racconta di Juan Carlos Herrera Acosta, che sta scontando una condanna a 20 anni nella prigione di Kilo 8, picchiato il 13 ottobre 2004 da un gruppo di guardie. Ha iniziato uno sciopero della fame. Norman Hernandez Gonzales è stato tenuto in cella di punizione per quattro mesi per aver portato avanti uno sciopero della fame.
Nel corso del 2004, racconta ancora Ruiz, almeno nove prigionieri sarebbero stati tenuti in cella di punizione per periodi di quattro mesi. Queste celle sono assai piccole (due metri per uno) e sono prive di suppellettili e luce naturale. I prigionieri non ricevono cure mediche o acqua potabile ed è vietato loro uscire dalle celle, ricevere visite o fare esercizio fisico; talvolta non possono lavare i vestiti o avere lenzuola pulite.
Le condizioni di vita a cui sono sottoposti i prigionieri cubani costituiscono un trattamento crudele, inumano e degradante.
Il libro del giovane scrittore cubano arriva come un messaggio nella bottiglia. Il suo autore è un naufrago desideroso di libertà che vuole fare conoscere al mondo libero come è difficile la vita nel paradiso caraibico di Cuba. Il messaggio certamente è arrivato, e non è un caso che questo libro, severamente proibito da Castro, sia stato pubblicato nel nostro Paese, dove esiste ancora una sinistra radicale che rimane insensibile a testimonianze tragiche come quelle raccontate nel libro denuncia di Ruiz.
Le anime belle di quella sinistra pacifista continuano a predicare bene e a razzolare male, mentre a Cuba Fidel Castro continua a seminare terrore, violando le libertà e diritti fondamentali. Sotto gli occhi poco attenti della comunità internazionale, che alcune volte sembra sull’argomento non essere effettivamente presente.




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