ntervista a: David Lane
Intervista
a cura di
Andrea Carugati
27.07.2005
Berlusconi mi querela per mandare un messaggio
Non c’è due senza tre E infatti, dopo le due querele per le inchieste dell’Economist, adesso Silvio Berlusconi ha querelato direttamente David Lane, il corrispondente dall’Italia della rivista britannica, per il suo ormai famoso libro «L’ombra del potere» e l’editore Laterza che ne ha curato la versione italiana uscita sei mesi fa. L’accusa? diffamazione. Oltre un milione di euro la richiesta di risarcimento per danni morali.
Alla notizia della querela David Lane non ha perso la calma. Anche se è piuttosto «scocciato» di questa ulteriore «perdita di tempo». «A 62 anni avrei altro a cui pensare, ad esempio coltivare la mia passione per il bird-watching. E invece devo ancora pensare a Silvio Berlusconi. Finito il libro speravo proprio di non occuparmene più».
Se l’aspettava?
«Una parte di me sì, ma c’era anche la consapevolezza di avere fatto un lavoro di ricerca molto serio: prima e durante la scrittura, e poi a lavoro finito. Nel mio contratto con la Penguin, che ha curato l’edizione originale inglese, era previsto un controllo sul testo da parte di uno dei più prestigiosi studi legali di Londra, proprio per evitare rischi di diffamazione. Ho risposto a 40 cartelle di domande dei legali, prima che venisse dato il via libera alla stampa. Analogo controllo è stato fatto con alcuni legali di Roma prima della stampa della traduzione italiana».
Insomma, è in una botta di ferro?
«C’è stata un’attenzione enorme e credo che il libro sia immune da rischi di diffamazione. Del resto mi sono limitato a mettere in fila una serie di fatti concreti e ben documentati. Forse è proprio questo che ha dato fastidio. Credo che la querela, invece, abbia fondamenta molto sabbiose».
Secondo lei perché Berlusconi l’ha querelata?
«Mi pare una strategia assai chiara: lui è ricco, può permettersi queste azioni e così manda un messaggio chiaro a tutti i giornalisti che avessero in mente di scrivere qualcosa di critico verso di lui. Eppure non sono solo i giornalisti a scrivere cose scomode sulle origini della fortuna di Berlusconi: lo hanno fatto anche i tribunali, a cominciare da quello di Palermo. A proposito: come mai non ha risposto alle domande di quei magistrati? Avrebbe potuto chiarire diverse cose a proposito della struttura della Fininvest e di certe operazioni condotte da alcune società del gruppo negli anni Settanta».
Perché ce l’ha tanto con Berlusconi? Qualcuno direbbe che lo perseguita.
«Per carità. Io sono un signor Nessuno, lui è l’uomo più potente che c’è in Italia. Sarebbe un non senso pensare di perseguitarlo. Il mio libro, poi, non parla di Berlusconi ma di mafia e corruzione, i due grandi problemi italiani che negli anni 92-93 potevano essere affrontati e risolti. E invece quel momento è scivolato via. Il libro non è una biografia di Berlusconi, parla di lui perché è l’uomo politico più importante degli anni Novanta e di questo inizio secolo. Pensi che, all’inizio, doveva essere un libro sullo stato di diritto in Italia. Poi l’editore mi ha chiesto di focalizzarmi di più sui protagonisti di questa fase storica in Italia e, giocoforza, mi sono concentrato sull’uomo di Arcore».
Sfogliando l’indice del suo libro i capitoli si chiamano Mafia, Successo, Corruzione, Potere, Complicità. Il mood non le pare un po’inquietante visto che si parla di un primo ministro?
«Il libro parla di cose che sono accadute in questi ultimi decenni in Italia. La mafia, ad esempio, c’è ancora e la sua morsa sull’economia siciliana non si è affatto ridotta. Stesso discorso per la corruzione. E Berlusconi cos’ha fatto per combattere questi fenomeni? Le rogatorie, la legge sul falso in bilancio e così via».
Insomma, il libro lo riscriverebbe uguale?
«Non vedo un modo diverso per affrontare questi argomenti».
Crede che la sua parabola politica sia al tramonto?
«Non sono un politologo, ma le divisioni e i personalismi nel centrosinistra mi fanno pensare che una nuova vittoria del centrodestra sia tutt’altro che impossibile. In fondo è quello che è successo in Gran Bretagna con la Thatcher, che è rimasta al potere per 18 anni. In Italia ne sono passati solo 4...».
Come si immagina l’Italia dopo altri 14 anni di Berlusconi?
(sorride) «Forse i dirigenti del centrosinistra non hanno letto il mio libro...».




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