Roma, 4 ago. (Adnkronos) - Il Po è 'drogato'. Ogni giorno nel maggior fiume d'Italia 'viaggiano' ben 4 chili di cocaina. Da dove arriva la sostanza stupefacente? Dalle urine dei consumatori convogliate nel fiume dalle acque di scarico urbane. Ciò fa stimare che la popolazione residente nel bacino del fiume (5 milioni a monte della zona di prelievo, Milano esclusa) consuma più di una tonnellata di 'coca' l'anno, pari a un 'giro di affari' superiore ai 100 milioni di euro. In altre parole, per ogni 1.000 giovani adulti della zona vengono 'sniffate' ogni giorno almeno 27 dosi di cocaina (1 dose media=100 mg), per un totale di 40.000 dosi al dì.

I dati arrivano da uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano, guidati da Roberto Fanelli ed Ettore Zuccato del Dipartimento Ambiente e Salute, in collaborazione con l'Università dell'Insubria (Va), e pubblicato sulla rivista scientifica 'Environmental Health: A Global Access Science Source'. I ricercatori hanno 'misurato' per la prima volta i reali livelli di cocaina presenti nel fiume, dopo aver sviluppato un metodo alternativo di valutazione, basato su evidenze dirette sulle acque di scarico urbane. Valori, questi, che risultano molto più elevati rispetto alle attuali stime basate su fonti istituzionali. ''Fortunatamente - si legge in una nota del Mario Negri - le analisi sull'acqua potabile non hanno mai evidenziato tracce di cocaina''.

''L'uso di cocaina sembra essere in aumento a livello mondiale - spiegano i ricercatori - ma è difficile stabilire con sicurezza le quantità di droga consumata e seguire le tendenze d'uso. Gli unici dati a disposizione, indiretti e probabilmente non realistici, sono infatti basati su interviste ai consumatori, e statistiche su atti di criminalità correlati all'uso o allo spaccio di stupefacenti''.

L'idea alla base della ricerca è nata da studi, condotti precedentemente dagli stessi ricercatori, sulla presenza di farmaci d'uso comune nelle acque di scarico e di fiume. Nelle urine umane permangono, infatti, tracce dei farmaci somministrati o delle droghe consumate, che permettono di risalire alle dosi assunte. Queste sostanze, eliminate con le urine, confluiscono prima nelle acque di scarico (una sorta di 'deposito' transitorio di questi prodotti) e poi nei fiumi. Dai loro livelli in queste acque è quindi possibile ricostruire una 'mappa' qualitativa e quantitativa di farmaci e droghe usati dalla popolazione.

Gli esperti, per dimostrare la presenza di cocaina, e del suo maggiore prodotto urinario (benzoilecgonina), oltre alle acque del fiume Po hanno 'passato sotto la lente' quelle di scarico dei depuratori di varie città. Dai livelli misurati si è potuto quindi risalire ai consumi di cocaina tra la popolazione servita dai depuratori studiati e - su scala più vasta - tra gli abitanti del bacino del Po.

''L'applicazione di questo nuovo approccio - commentano i ricercatori - permetterebbe di monitorare l'uso di sostanze illecite nella popolazione, a livello locale e in tempo reale, preservando l'anonimato degli individui. Una volta perfezionato ed esteso ad altre droghe, questo metodo potrebbe diventare un valido strumento per studiare consumi e tendenze d'uso in maniera oggettiva, fornendo informazioni utili a comprendere questo grave fenomeno''.