Molti sono ancora i documenti riservati sull’origine della bomba atomica. E non è chiaro il ruolo della Germania. Riflettiamo sui tre mesi che separano la disfatta del Terzo Reich dall’uso delle atomiche “ufficiali”. E’ un tempo sufficiente a trasferire negli USA materiali catturati. Nel suo libro “Wu-Wa: Wunderwaffen”, Arthur Wheeler esamina vari indizi. L’idea che i Tedeschi abbiano fallito si dovrebbe al fatto che concentriamo l’attenzione sullo staff del celebre Werner Heisemberg, nonchè sull’attentato che i partigiani norvegesi attuarono nel 1943 contro lo stabilimento Norsk Hydro di Rjukan che produceva acqua pesante. Ma l’acqua pesante è solo uno dei possibili moderatori di neutroni, come la grafite. E le ricerche tedesche si articolavano su più gruppi concorrenti.
Il gruppo di Heisemberg studiò motori atomici per sottomarini. Ne scaturì il reattore sperimentale assemblato in una grotta di Haigerloch, presso Stoccarda, e scoperto dagli Americani il 24 aprile 1945. Un secondo gruppo, sostenuto dal Ministro delle Comunicazioni Wilhelm Ohnesorge, produceva uranio arricchito insieme alle industrie IG-Farben. Vi spiccava il “leonardesco” Manfred Von Ardenne, pioniere della televisione, dei microscopi elettronici e dell’infrarosso. Nel 1943 il secondo gruppo si sarebbe fuso con un terzo staff, questo altamente segreto, promosso dalle SS e guidato dal generale Hans Kammler. Il ruolo di Von Ardenne sarebbe stato basilare per due motivi. Anzitutto per il suo sistema di centrifugazione dell’esafluoruro di uranio, che separava l’isotopo U-235 con maggior velocità rispetto al filtraggio in uso negli Stati Uniti. Poi, per la creazione di fusibili all’infrarosso indispensabili a far detonare le armi al plutonio. Per capire il personaggio, si badi che dopo la guerra Manfred Von Ardenne (ignoto in Occidente) era considerato una celebrità nel blocco comunista, tanto da essere insignito nel 1950 del Premio Stalin e da disporre liberamente in Germania Est dell’unico laboratorio privato del Paese.
Ma torniamo al nazismo. Grazie alle invenzioni di Von Ardenne i Tedeschi avrebbero fatto esplodere la prima bomba atomica il 12 ottobre 1944 sull’isola di Rugen, nel Baltico. Wheeler lo deduce da varie fonti, soprattutto dal giornalista italiano Luigi Romersa, inviato da Mussolini in Germania per relazionare sulle “armi segrete”. Il Duce, in un’intervista rilasciata il 20 aprile 1945 al giornalista G. Cabella de “Il Popolo d’Alessandria”, avrebbe dichiarato che i Tedeschi disponevano di tre bombe complete. Una all’uranio costruita a Ohrdruf dal dottor Seuffert, più due al plutonio sviluppate a Innsbruck dal dottor Stetter. Catturate dagli Usa, sarebbero queste le armi provate nel deserto e sul Giappone. Wheeler ipotizza infine che Hitler abbia lanciato una bomba per intimorire in extremis l’Unione Sovietica, mostrandone l’effetto in un luogo disabitato a evitare rappresaglie russe con armi chimiche. Accenna a un bombardiere Heinkel He.177, l’esemplare V-38, modificato per portare l’atomica e la cui esistenza è confermata dal banale manuale “Aerei” delle Guide Compact De Agostini. L’aereo tedesco sarebbe decollato il 23 febbraio 1945 da Kristiansand, in Norvegia, per bombardare la taiga della Tunguska.
La storiografia sovietica del dopoguerra avrebbe poi attribuito la gigantesca distruzione della foresta al meteorite del 1908, in realtà caduto più a Est. L’ultimo piano del Führer sarebbe quindi fallito. Stalin non si sarebbe impressionato troppo, sapendo che un paio di bombe avrebbero causato pochi danni al suo esercito schierato lungo centinaia di chilometri. Inoltre la resistenza della Germania era agli sgoccioli e sarebbe stato impossibile in pochi giorni produrre molti ordigni e organizzare nuovi attacchi aerei. Le bombe tedesche superstiti, chiuse nei loro magazzini, sarebbero divenute bottino per gli Americani, il cui “Progetto Manhattan” aveva prodotto entro aprile pochi chili di U-235 e Pu-239.
Mi. Mo.
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[Data pubblicazione: 06/08/2005]