Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 19
  1. #1
    goafan
    Ospite

    Predefinito Incidente ATR Tuninter: articoli

    L'INCIDENTE

    CADE L´AEREO DELLE VACANZE

    Palermo, 13 morti e 2 dispersi nell´ammaraggio tutti turisti pugliesi sul charter diretto a Djerba

    Torre, un motore dell´aereo è fuori uso chiedo l´avvio della procedura di emergenza per atterrare a Punta Raisi
    Torre, qui volo TUI 1153, non riesco ad atterrare, non ho abbastanza potenza sto iniziando l´ammaraggio
    In piedi sulle ali a invocare aiuto. Tra chi non ce l´ha fatta sicuramente una bambina di quattro anni e forse anche un piccolino di due

    di ALESSANDRA ZINITI
    PALERMO - Le dune e la palme della Tunisia a meno di un´ora, la vacanza di ferragosto tanto attesa a 600 euro tutto compreso sulle spiagge di Djerba a portata di mano. Poi un colpo secco, un´elica che si blocca, l´Sos del pilota, una hostess che urla prima di annunciare l´atterraggio d´emergenza. Panico, lacrime e il buio. Alle 15.45, la corsa dell´aereo delle vacanze finisce nel mare palermitano, a metà tra l´isola di Ustica e Capo Gallo.
    L´aeroporto Falcone-Borsellino è a pochi minuti ma l´Atr 72 della Tunintair, partito da Bari poco più di un´ora prima con 34 passeggeri (tanti ragazzi e giovani coppie con bambini) e cinque membri di equipaggio non ce la fa e ammara pesantemente a dodici miglia dalla costa spezzandosi in due: il muso che punta l´acqua, la carlinga tenuta su dalle ali e la coda che si allontana tra le onde di un mare spazzato da un forte vento di maestrale. Si salvano in 23, alcuni in piedi sulle ali dell´aereo a invocare aiuto, non ce la fanno in 13 e tra questi sicuramente una bambina di quattro anni e forse anche un piccolino di due anni, che la mamma dice di aver stretto al petto ormai senza vita fino a quando è riuscita a riemergere in superficie dalla carlinga invasa dall´acqua. A notte, l´elenco delle vittime è ancora provvisorio e sono in due a mancare all´appello, se - come sembra - all´ultimo minuto a Bari uno dei membri dell´equipaggio non si è imbarcato.
    Tra i passeggeri del charter delle vacanze, in tre avevano deciso di salire all´ultimo minuto annullando la prenotazione per Sharm, dopo l´ultimo attacco terroristico. E la paura che sia stato un attentato, a far cadere il volo della Tunintair, si insinua subito. Ma non è un attentato. L´allarme lanciato dal pilota dell´aereo alle 15.24 conferma l´ipotesi dell´incidente. Un´avaria a un motore, comunica il comandante Chafik Gharbi, che chiede l´autorizzazione a un atterraggio di emergenza a Punta Raisi. Tredici minuti dopo, quando la torre di controllo ha già provveduto a creare il corridoio di emergenza e i mezzi di soccorso sono già schierati, le ultime parole del pilota: «Non ce la faccio, sto ammarando».
    Poi il comandante ha la lucidità di far planare come può il velivolo mentre i passeggeri terrorizzati slacciano le cinture di sicurezza e cercano di indossare i giubbotti salvagente. L´impatto con il mare è fortissimo, l´aereo si spezza in due ma non si incendia, i più fortunati riescono a uscire, qualcuno sale sulle ali. La macchina dei soccorsi parte immediatamente, le prime motovedette salpano al primo allarme, guidate nella rotta da un volo di linea dell´Air One, che localizza il relitto su richiesta della direttrice dell´aeroporto Rosalba Castiglia. Quando gli elicotteri di carabinieri, polizia e guardia di finanza arrivano sull´area del disastro avvistano subito i superstiti con i salvagenti ma anche alcuni corpi che galleggiano e oggetti sparsi nel raggio di due chilometri.
    Le motovedette, con il mare grosso, faticano ad arrivare, i primi otto superstiti vengono tratti in salvo dalla Guardia costiera un´ora dopo lo schianto. Poi è un continuo via vai verso il porto di Palermo dove l´unità di crisi coordinata dal prefetto Giosuè Marino ha allestito a tempo di record un´area di soccorso con decine di ambulanze. Il responsabile del 118 e primario di Rianimazione all´Ospedale Civico Mario Re si rimbocca le maniche, dà una prima occhiata ai superstiti e li smista secondo le urgenze nei vari ospedali della città che hanno immediatamente richiamato tutti i medici in ferie. Al porto arriva anche il procuratore Piero Grasso che aggiorna, minuto per minuto, il bilancio del disastro e conferma: «Escludiamo l´ipotesi dell´attentato, che è la prima che ci è balzata in mente quando è arrivata la notizia, si è trattato di un guasto tecnico. Adesso speriamo che il ritrovamento della scatola nera possa dirci di più».
    L´inchiesta, per disastro colposo, è stata affidata al sostituto procuratore Marzia Sabella, ma ad indagare sull´incidente sarà anche la Procura di Bari e, per il versante aeronautico dalle autorità tunisine, dall´Agenzia nazionale per la sicurezza del volo e da quella francese, paese costruttore del velivolo. «L´Atr - dice Vito Riggio, presidente dell´Enac - era stato controllato sette volte, l´ultima a marzo scorso, ed era tutto in regola».
    In attesa che il ritrovamento della scatola nera possa dare certezze, l´ipotesi più accreditata è che l´avaria ad un motore segnalata dal pilote possa poi essersi estesa ad altri impianti. Al momento dell´ammaraggio - hanno raccontato alcuni superstiti - entrambi i motori erano spenti e le eliche bloccate. Decisiva sarà la testimonianza del comandante dell´Atr, ricoverato in gravi condizioni con un forte trauma cranico, insieme al suo copilota Alì Kebaier e alla hostess Galia Kebil. Il capo cabina Moez Bouguerra figura tra le vittime.
    Undici dei 23 feriti sono gravi, ricoverati in rianimazione, altri hanno traumi e fratture causati dal forte impatto, solo un paio mostrano sindrome da annegamento. Nelle corsie un piccolo drappello di psicologi assistono i superstiti. Nessuno sa cosa rispondere a Maria Grazia, 11 anni, salva insieme alla mamma che chiede insistentemente: «Dov´è papà?». A mezzanotte, all´aeroporto di Palermo paralizzato per tutto il pomeriggio non solo dall´emergenza ma anche al panico di centinaia di passeggeri in partenza, a mezzanotte arriva il volo del dolore, un Air One che porta i familiari di vittime e feriti. Oggi arriva il ministro dei trasporti Pietro Lunardi.

    (La Repubblica)

  2. #2
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    LA TESTIMONIANZA

    "Quel bambino strappato dall´onda"

    di FRANCESCO VIVIANO
    «HO visto morire quel bambino. Ci giocavo sull´aereo, e poi l´ho visto morire. Era in braccio a sua madre e il mare gliela strappato dalle braccia quando l´aereo è precipitato e siamo finiti in acqua. Dio non è giusto, non è giusto. Dov´è quel bambino, non è possibile che sia morto, non è possibile. Che faranno sua madre e suo padre?». Ilaria Lo Bosco, 23 anni, studentessa universitaria di Bari, è la prima superstite ad arrivare sulla banchina del porto di Palermo è una ragazza bionda che scende, avvolta in una coperta, dalla motovedetta "CP 2038" della Guardia Costiera che ha raccolto i primi sopravvissuti. La ragazza è sconvolta, intirizzita dal freddo, ha una ferita al braccio sinistro, trema dal dolore e dalla paura.

    Viene subito adagiata su una barella che viene infilata sull´ambulanza "29" del 118. «Dovè quel bambino? Dov´è Roberto? Dove sono. Roberto Era con me quando siamo finiti in mare e adesso non lo vedo». A bordo dell´ambulanza c´è anche il cronista di Repubblica ed Ilaria chiede di avvertire subito i suoi genitori a Bari. «Chiami mia madre, questo è il numero, le dica che sono viva, che sono riuscita a salvarmi». Il cronista compone il numero e risponde subito la mamma di Ilaria. «Signora sua figlia sta bene, gliela passo». Ilaria singhiozza non ha la forza di parlare, l´infermiera che a bordo dell´ambulanza l´assiste, la incoraggia a rilassarsi ed a parlare con la madre. È una scena tremenda. Ilaria chiede ancora notizie di Roberto Fusco, il suo ragazzo, laureatosi due mesi fa in economia e commercio e che per rilassarsi aveva progammato il viaggio in Tunisia. Poi, improvvisamente, Ilaria comincia ad agitarsi ancora di più e ritorna a quella terribile immagine del bambino che ha visto annegare. «Perché tutto questo? Perché?». Ilaria piange in continuazione, ogni tanto urla per il dolore, l´infermiera le accarezza i biondi capelli e le tampona il sangue che le esce dal braccio sinistro. «Stai tranquilla Ilaria è solo una piccola ferita, non ti preoccupare». Squilla il telefonino del cronista, è il papà di Ilaria che vuole conferma che sua figlia è viva e sta bene. «È proprio così, sua figlia sta bene ma non ha la forza di parlare». «Me la passi, me la passi per favore» insiste il papà di Ilaria alla quale porgiamo il cellulare. «Papà sto bene, sto bene, sono viva, sono viva, ma non ascolto bene, non sento. Non trovo Roberto, era con me ma poi non l´ho più visto».
    Il viaggio dal porto al pronto soccorso di Villa Sofia dura una decina di minuti, le strade per fortuna non sono trafficate, ed Ilaria viene subito portata dentro una stanza affollata di medici ed infermieri. Non ha più le scarpe ed i pantaloni, i medici cominciano a pulirle la ferita al braccio, ma il dolore più forte sono quegli interminabili minuti che dall´aria l´hanno portata a mare insieme a tutti gli altri passeggeri. Ricordi tremendi. «Improvvisamente è accaduto il finimondo, l´aereo è cominciato a precipitare, io e Roberto ci siamo stretti l´uno all´altro. Ero in preda al panico, avevo paura, sentivo urlare e piangere, vedevo quella donna che teneva, stretto, stretto, sul petto il suo bambino. Non potevo fare nulla, non riuscivo a far nulla ero come bloccata. Poi Roberto è riuscito a prendere i salvagente quando l´aereo era già in mare e ci siamo ritrovati in acqua. Ma dov´è Roberto?».
    L´angosciosa domanda ha per fortuna una felice risposta. Roberto è vivo e Ilaria lo rivede al pronto soccorso. Si abbracciano ma non sono felici.

    (La Repubblica)

  3. #3
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    LE VITTIME

    Raffaele Ditano, 35 anni

    Voleva salvare moglie e figlia alla fine lui è caduto in acqua

    Ha tentato di salvare la figlia e la moglie, disperatamente. Ma alla fine, è stato lui a cedere, finendo inghiottito dal mare. Così è morto Raffaele Ditano, trentacinque anni, originario di Fasano, in provincia di Brindisi, ma residente ad Alberobello, in provincia di Bari. Era partito per le vacanze con Flora Lacatena, 32 anni, e la piccola Maria Grazia, di undici anni. Per tutta la serata di ieri l´agenzia di viaggi "Egnatia tour" di Fasano, che ha venduto la prenotazione per Djerba, è stata presa d´assalto da parenti e amici. Disperatissima la sorella e la madre. Ditano, che ha ereditato dal padre, morto vent´anni fa, un´autoscuola nel centro, era molto conosciuto nella sua città: «Si può dire - spiega il sindaco Vito Ammirabile - che metà degli automobilisti di Fasano, me compreso, abbiamo preso la patente grazie a lui. E non mi meraviglio se è morto per tentare di salvare la famiglia: era legatissimo a loro».
    (da.c.)

    Giuseppe, Antonella e Grazia

    Erano partiti da Gioia del Colle la loro vita è finita in quel mare

    Sono partiti in quattro, tutti da Gioia del colle, comune di trentamila abitanti in provincia di Bari. Per tre di loro, però, è stato un viaggio senza ritorno: Giuseppe Scarnera, Antonella Capurso e Grazia Derenato sono annegati al largo di Palermo. I primi due erano fidanzati, la terza, invece, era partita con Donato Cetola, l´unico sopravvissuto, ricoverato alla clinica "Villa Sofia" di Palermo. Scarnera, originario di Trani, aveva 23 anni ed era volontario in ferma breve nell´aeronautica militare. La sua ragazza, Antonella, era impiegata in un´azienda privata. Appena hanno saputo dell´aereo caduto i genitori di Scarnera sono partiti in macchina verso Palermo. A casa è rimasta la zia: «Per tutta la giornata - spiega - abbiamo tentato di avere informazioni dalla Farnesina, dalla Prefettura, dai carabinieri, da chiunque. E fino alla fine siamo rimasti con il fiato sospeso...».
    (da.c.)

    Barbara e Francesco, 23 anni

    Si conosceva da sempre non si lasciavano un minuto

    BARBARA e Francesco avevano 23 anni. «Si sono conosciuti da ragazzini» racconta, la voce che trema, la zia di Barbara. Quello di Barbara Baldacci e Francesco Cafagno, baresi, «era il classico grande amore» continua la zia. «Quando ho conosciuto Francesco era quasi un bambino, penso che Paola lo avesse incontrato a scuola. Con il tempo hanno coltivato il sentimento». «Non si lasciavano mai» racconta Laura, un´amica corsa appena aver saputo dell´incidente in aeroporto. «So che avevano pensato di andare a Sharm, poi dopo quello che è successo, hanno cambiato idea». La zia ricorda: «Avevano aperto un negozio insieme, poi avevano deciso di chiuderlo forse perché volevano dedicarsi interamente agli studi». Paola - il papà ex direttore dell´ufficio di collocamento a Bari, la madre insegnante di lettere in pensione - era una brillante studentessa di biologia. Francesco aveva una passione sfrenata per i computer e l´informatica

    Paula Di Ciaula, 27 anni

    Quella ragazza architetto scossa per l´attentato in Egitto

    Paola Di Ciaula 27 anni, architetto, era partita con il fidanzato, Luca Squicciarini, agente della polizia stradale di Bari, trentunenne. Scossi per la tragedia di Sharm El Sheik, speravano di trascorrere una vacanza serena, mettendo da parte le preoccupazioni per le vacanze in un paese arabo. Ma Paola non ce l´ha fatta: lo schianto dell´Atr l´ha sepolta in mare. I genitori - il padre, Giuseppe, è un ex dipendente comunale in pensione - sono stati male per tutta la giornata e lo zio medico è andato a soccorrerli. Poi si sono precipitati tutti all´aeroporto di Bari, che da Modugno dista pochi chilometri, per riuscire ad avere informazioni di prima mano. Subito dopo è arrivato anche il sindaco, Antonio Rana, con il comandante della polizia municipale della città, dalla quale è partita anche un´altra coppia. «È una tragedia terribile - spiega Rana - in questi casi non si può far altro che pregare».
    (da.c.)

    Isabella Ruta, 31 anni

    Aveva paura dell´aereo si era sempre mossa in auto

    Avevano paura di viaggiare in aereo e prima di decidere di recarsi in Tunisia si erano spostati sempre in auto. Gianfranco Basile di 34 anni e Isabella Ruta, 31, erano partiti insieme. Di lei non si hanno più notizie. La ragazza viveva a Bari ed era impiegata all´università. Con Gian Franco Basile era fidanzata da anni, si conoscevano sin da quando erano ragazzi. «Doveva essere una vacanza» raccontano i familiari, i primi a raggiungere l´aeroporto di Bari, mezz´ora dopo l´incidente, per chiedere informazioni. Gian Franco Basile è un ingegnere.
    Nell´incidente è rimasto ferito, le sue condizioni fortunatamente non sono gravi. «Non avevano mai viaggiato in aereo» spiegano in lacrime i parenti. Questa volta, però, avevano deciso di trascorrere un periodo di vacanza in Tunisia. «Era la prima volta, il primo volo insieme» ripetono i familiari che hanno appreso dell´incidente dalla televisione.

    Anna Palma Palmisano, 53 anni

    Gli era morto il marito da un anno non usciva da casa

    "Non usciva da casa da circa un anno. Dalla morte di mio padre che l´aveva segnata profondamente. Mio fratello ci teneva tantissimo a portarla in vacanza". Ha la voce rotta dal pianto Gianfranco Lucaselli, 33 anni di Crispiano, mentre parla al telefono. Sussurra: "Non voglio crederci" prima di abbassare la cornetta. Sul charter Bari- Djerba ammarato a poche miglia marine dall´aeroporto di Punta Raisi, c´erano suo fratello Luciano, di 29 anni, e la madre Anna Palma Palmisano di 53. Proprio il fratello Luciano, appassionato di culturismo conosciutissimo a Crispiano, paesino a pochi chilometri da Taranto, aveva convinto la madre ad accompagnarlo nella vacanza con la fidanzata. La donna era al fianco del figlio. Per molte ore sulla sua sorte è calato il silenzio. I soccorritori hanno salvato il figlio Luciano e la fidanzata.
    (mario diliberto)

    Enrico Fallacara

    Aveva scelto la Tunisia perché era una meta tranquilla

    Era partito insieme alla moglie che nell´incidente è rimasta ferita. Enrico Fallacara era un imprenditore, aveva una piccola impresa edile a Bari. Originario di Bitonto, un centro alle porte di Bari, si era trasferito dopo il matrimonio a Palese, una frazione del capoluogo pugliese. Aveva acquistato un appartamento dove viveva insieme alla moglie Benedetta Ranieri, di 30 anni, impiegata a Bari. «Di lui non abbiamo più notizie, non sappiamo cosa pensare, non abbiamo parole» racconta il suocero all´aeroporto del capoluogo pugliese, mentre la moglie in lacrime abbraccia alcuni parenti. Per tutto il pomeriggio i familiari del giovane hanno atteso notizie e informazioni. Benedetta Ranieri è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di rianimazione. La giovane coppia, da tempo, attendeva questa vacanza. Enrico Fallacara e Benedetta Ranieri avevano scelto la Tunisia perché, raccontano gli amici, credevano fosse una meta tranquilla.

    Elisabetta e Chiara Aquaro

    La madre e la figlia di 4 anni per loro era un piccolo sogno

    Elisabetta e Chiara Aquaro sono madre e figlia. La loro è una storia d´amore. Elisabetta ha 44 anni, Chiara appena quattro. Vivevano insieme da sempre in una villetta di Torre a Mare, il quartiere di Bari che guarda il mare. In città, Elisabetta, la conoscevano in tanti. «Betta viveva solamente per Chiara, era la sua unica ragione di vita» racconta un´amica ancora sconvolta. «Di questo viaggio ne parlavano da mesi, ci tenevano particolarmente. Era un piccolo sogno». Elisabetta amava particolarmente prendere la figlia e saltare su un aereo, «era un viaggio tutto loro» dice chi la conosce bene. Assurda, dolce, struggente, la storia di Elisabetta e Chiara è quella che ha sconvolto più di tutti. «Diteci che non è vero» ripetevano gli amici nella sala d´aspetto del nuovo aeroporto di Bari. Al terzo piano, nell´inaccessibile sala destinata ai parenti, c´era anche l´attore Emilio Solfrizzi. Uno degli amici di sempre.

    (La Repubblica)

  4. #4
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    I SOCCORSI

    Quei corpi prigionieri nella coda affondata

    Il sub: "Scene terribili, uno steward era legato al sedile"

    Un mare forza tre, il forte maestrale rallentano la corsa dei mezzi navali
    Dall´elicottero si calano i sommozzatori dei vigili del fuoco

    di ENRICO BELLAVIA
    PALERMO - Galleggia appena sostenuto dalle ali, con una pala per ciascuna delle eliche che affiora quando le onde concedono una tregua. Appena dietro le ali, il troncone di coda è andato giù in fondo a un mare che qui tocca i mille metri.
    Nella bocca aperta sulla fusoliera sventrata, l´acqua ricaccia indietro salvagenti gialli. Tutto intorno, uno spazio di 500 metri è punteggiato di relitti. E di cadaveri. Li prendono a bordo due mezzi più leggeri della Capitaneria di porto e della Guardia di Finanza, mentre Polizia, Carabinieri e Aeronautica seguono dall´alto con gli elicotteri. Dalle comunicazioni via radio si tiene il computo dei salvati che già rientrano in porto, a due ore dall´ammaraggio. Il numero dei superstiti è cresciuto dai 10 iniziali ai 23 definitivi nello spazio di pochi minuti, sollevando il morale dei soccorritori. I sopravvissuti li hanno trovati aggrappati alle ali o in balia delle onde con i salvagente al collo.
    Quattro morti sono già su un gommone che la guardia costiera di Terrasini ha requisito. Altri due sono a poppa di una motovedetta leggera che non lascia il teatro delle ricerche. Una di queste vittime è certamente uno dei componenti dell´equipaggio. Ha fatto in tempo a indossare il giubbotto. In zona c´è anche un traghetto Snav e una petroliera. Si ferma, ma poi fa rotta per Palermo anche una delle navi da Napoli. A meno di due ore e mezza dalla tragedia si cercano solo corpi in questo specchio d´acqua che racconta la scia di un tentativo disperato di poggiare la pancia dell´Atr 42 su un mare forza tre, battuto da un vento di maestrale che rallenta la corsa dei mezzi navali. A 16 miglia da Palermo, a 12 da Capo Gallo, il punto più sporgente dalla costa palermitana, le montagne intorno alla città si vedono appena. A 8 miglia da qui c´è Ustica. Il profilo è all´orizzonte, a ovest dell´aereo.
    Sulla motovedetta della Capitaneria di porto hanno imbarcato 5 esperti di soccorso in mare dei Vigili del Fuoco. I loro colleghi sommozzatori li hanno calati con l´elicottero a un´ora dal disastro. Loro, invece, sono qui a chiedere un passaggio alla guardia costiera. Il loro unico gommone è andato in fumo e l´altra imbarcazione è in riparazione. Quando arrivano in prossimità dell´aereo, resta ben poco da fare. I sub hanno già ispezionato la carlinga rimasta appesa alle ali. Hanno estratto il corpo di un uomo rimasto intrappolato al seggiolino: «Era un membro dell´equipaggio, era nella fusoliera, una scena terribile», racconta Salvatore Milazzo. Per i tre dispersi quando già fa buio e quel che resta dell´Atr è trainato da un rimorchiatore che punta su Palermo, si ipotizza che possano essere rimasti intrappolati nella coda affondata.
    La prima comunicazione alla torre di controllo di Punta Raisi è arrivata, alle 15.30. Il pilota segnalava un guasto tecnico a uno dei motori. Chiedeva l´atterraggio d´emergenza. «Un minuto dopo - racconta Santo Talluto - comandante della capitaneria di Porto di Terrasini - abbiamo fatto partire una nostra motovedetta». Alle 15.37, però, il pilota ha dato il via alla manovra di ammaraggio. Anche l´altro motore era andato in blocco. Per raggiungere il punto in cui è avvenuto l´impatto con l´acqua occorrono da trenta a quaranta minuti. Tanti ne impiega anche la motovedetta che ha a bordo il comandante della Guardia Costiera, Vincenzo Pace. «Il soccorso - dice - è tecnicamente andato bene. Siamo soddisfatti per i superstiti e addolorati per chi probabilmente è morto sul colpo». I cadaveri hanno i segni di un urto violentissimo. Hanno il viso tumefatto e diverse fratture. Lo scafo di uno dei gommoni requisiti è un lago di sangue. «Dalla posizione dell´aereo - ipotizza Pace che era in servizio anche quando avvenne la tragedia del 1978 - è probabile che il pilota abbia tentato di ammarare con la poppa ma la fusoliera si è spezzata, oppure che l´aereo sia sceso in picchiata». A cento metri dalle ali galleggia una ruota. Più in là c´è una coppia di oblò e il portellone d´emergenza. Si passa vicino anche a due seggiolini. Si ripassa a controllare. Sono vuoti.


    "Ho visto un motore spento poi si è bloccato l´altro"

    il ferito

    il panico In pochi minuti ci siamo ritrovati in mare

    PALERMO - «Ci avevano detto che per un motivo tecnico stavamo atterrando sull´aeroporto di Palermo. Invece pochi minuti dopo ci siamo ritrovati in mare. Avevo appena capito che uno dei motori si era spento e che l´elica si era bloccata. Ci dicevano di stare calmi. Poi si è spento l´altro motore e l´aereo è cominciato a scendere in picchiata». E´ il racconto di Luciano Lucarelli, un giovane sui 30 anni, uno dei 23 sopravvissuti. Si è salvata anche la fidanzata, Rosanna Di Cesare. Luciano ha ferite non gravi in varie parti del corpo ma riesce a camminare da solo.
    Medici ed infermieri che visitano i superstiti sulla banchina del porto di Palermo lo soccorrono e lo dirottano su una ambulanza insieme ad altri sopravvissuti. Le sue condizioni però preoccupano un medico che decide di ricoverarlo all´ospedale Civico. Ma le sue condizioni, per fortuna, non sono gravi. Pochi minuti dopo anche la sua fidanzata lo raggiungerà poco più tardi nello stesso ospedale.

    "Mio marito non c´è più è scomparso tra le onde"

    la moglie

    il pianto Mi ha tenuto la mano fino all´impatto poi lui è annegato

    PALERMO - «Ho visto morire mio marito accanto a me». Non ha fatto altro che ripetere la stessa frase una delle sopravvissute all´ammaraggio dell´Atr della compagnia aerea tunisina precipitata nel mare al largo di Palermo. La giovane è stata soccorsa, come gli altri sopravvissuti, dalle motovedette che sono state dirottate sul posto subito dopo la tragedia. «Eravamo contenti di andare in vacanze - racconta tra le lacrime la donna ricoverata in uno degli ospedali palermitani - l´avevamo programmato da tempo e quell´offerta ci era sembrata vantaggiosa ed abbiamo subito prenotato quel volo». «Invece mio marito è morto, eravamo accanto quando siamo finiti in mare e poi l´ho visto travolgere dalle onde e non è più riemerso». La donna ha riportato una lesione giudicata non grave ma è stata comunque sottoposto alla Tac ed è assistita da una delle psicologhe dirottate negli ospedali e nei punti di attracco delle motovedette, dalla protezione civile.


    "No, non potevo far altro dovevo scendere in mare"

    il pilota

    guasto Il motore si è bloccato di colpo, non ho potuto far altro

    PALERMO - Chafik Gharbi è il pilota tunisino che era ai comandi dell´Atr precipitato a 12 miglia dalle coste di Palermo. Sulla banchina del porto dove era stata approntata la macchina dei soccorsi c´è un suo amico e connazionale. E´ il capo scalo della Tunisair dell´aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo. Chiede notizie a poliziotti e carabinieri sulla sorte del suo amico. Gli rispondono che è vivo. Mezz´ora dopo il pilota, con ferite in varie parti del corpo viene sbarcato a terra da una motovedetta della Guardia Costiera. L´amico lo avvicina, gli stringe la mano. E Chafik, nonostante le sue condizioni, riesce a raccontargli qualcosa. «Improvvisamente si è bloccato un motore, ho dato subito l´allarme chiedendo alla torre di controllo dell´aeroporto di Palermo di potere atterrare. Avevo già aperto il carrello, poi l´aereo è cominciato a cadere giù, non potevo fare altro ed ho fatto l´unica cosa che potevo fare, tentare l´ammaraggio».


    "La fusoliera si è spezzata siamo usciti dallo squarcio"

    il fidanzato

    cinture Mentre l´aereo precipitava ho sganciato le cinture

    PALERMO - «Ho sganciato la cintura mentre stavamo precipitando, poi l´impatto violento con l´acqua, ho preso per mano Annalisa e siamo riusciti a uscire dal varco creatosi nell´aereo che si è spezzato. E´ stato come in un film». Gianluca La Forgia, 25 anni di Bari, si aggiusta il cappellino regalatogli dalla Guardia costiera e guarda la sua fidanzata Annalisa Susca, una ragazza esile di 26 anni, che fa la commessa a Bari. «E´ stato drammatico - continua Annalisa, seduta con Gianluca in una saletta del reparto di Dermatologia dell´ospedale Civico di Palermo - Ho pensato solo che dovevo salvarmi, non so come ho fatto. Quando siamo riemersi avevo il salvagente e assieme a Gianluca abbiamo raggiunto un´ala dell´aereo alla quale siamo rimasti aggrappati fino a quando sono arrivati i soccorsi, ma non è stato facile perché le onde ci sommergevano». «Siamo rimasti attaccati all´ala - continua Gianluca - per un´ora, poi è arrivata la motovedetta».


    "Al decollo ho avuto paura un´elica non si muoveva"

    la madre

    silenzio Non ci hanno detto che cosa stava accadendo

    Maria Grazia Di Tano, poco più di 10 anni, è ancora abbracciata alla madre Flore La Catena quando scende dalla motovedetta della Guardia costiera che le ha appena soccorse e trasportate al porto di Palermo. Stavano andando in vacanza insieme con il padre che non sanno ancora che risulta tra i dispersi. Maria Grazia ha l´aria inebetita come la madre ed insieme vengono accompagnate verso un´ambulanza. Nell´attesa raccontano cosa è accaduto pochi minuti prima. «Non ci hanno detto quel che stava accadendo - dice la mamma di Maria Grazia - improvvisamente sull´aereo è accaduto il finimondo». La signora La Catena afferma che quell´ aereo, sin dalla partenza, le aveva messo paura. «Quando ci siamo imbarcati ho avuto l´impressione che fosse un aereo fatiscente. Aveva avuto difficoltà nell´avviamento dei motori. L´elica di sinistra non si muoveva, poi, dopo un po´, ha cominciato a girare. E queste cose mi hanno messo un po´ di paura ma non avrei mai immaginato che precipitasse».

    (La Repubblica)

  5. #5
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    L'ESPERTO

    ROMA - «L´ammaraggio è una procedura d´emergenza previsto su tutti gli aeroplani per il trasporto di passeggeri. Per questo vengono eseguiti dei particolari test. Gli aerei devono garantire un galleggiamento di 5-10 minuti prima di affondare. Certo, dipende molto dalla situazione in mare. Se ci sono onde, se la fusoliera si spezza o ha delle falle, la tenuta dell´aereo viene meno». Così spiega Pierluigi Rossi, direttore del dipartimento tecnico dell´Associazione Unione Piloti e pilota di Boeing 777.
    «Nel caso di ammaraggio si fa indossare il salvagente, sgonfio per evitare di rimanere incastrati a bordo. Poi i passeggeri devono assumere la posizione migliore per prepararsi all´impatto, busto abbassato in avanti e mani sulla testa. Un Atr tocca l´acqua alla velocità di 120-150 chilometri all´ora. Dopo l´impatto bisogna far uscire i passeggeri e farli salire sui canotti di salvataggio, che ogni aereo deve avere in numero sufficiente per accogliere tutti viaggiatori».

    (La Repubblica)

  6. #6
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    IL VELIVOLO

    La procura apre un´inchiesta. Anche Francia e Tunisia indagano. Tutti i misteri dell´incidente

    A Bari una pausa di 20 minuti "È ripartito senza controlli?"

    di DAVIDE CARLUCCI
    BARI - La procura della Repubblica di Bari acquisirà la scheda tecnica dell´Atr 72 ammarato al largo di Palermo. «Servirà a capire se ci sono eventuali anomalie che hanno in qualche modo provocato l´incidente aereo - ha spiegato il capo della procura, Emilio Marzano, che ha affidato al pm Giuseppe Scelsi un´indagine che s´intreccia con gli accertamenti dei magistrati palermitani. «Quando avremo stabilito eventuali cause che hanno provocato l´incidente - ha aggiunto Marzano - vedremo di chi sarà la competenza ad indagare».
    Anche l´agenzia nazionale per la sicurezza del volo, l´Ansv, ha aperto un´inchiesta internazionale, alla quale parteciperanno anche l´agenzia omologa francese - il velivolo, infatti, era stato costruito in Francia - e la Tunisia, Stato esercente e immatricolatore dell´aereo. L´Ansv ha richiesto copia delle comunicazioni radio avvenute prima dell´incidente tra i piloti e la torre di controllo, oltre alle registrazioni radar del percorso dell´aereo. È stata già ordinata, inoltre, l´acquisizione dei tracciati radar dell´aereo e delle comunicazioni ‘terra-bordo-terra´: il pilota avrebbe comunicato il guasto ad uno dei due motori dell´aereo. Ma questo non giustifica il grave incidente: l´aereo, dicono gli esperti, può volare anche con un solo motore.
    A Bari l´aereo è arrivato poco dopo le due del pomeriggio di ieri da Tunisi ed è ripartito venti minuti dopo. Controlli affrettati? Anche questo va chiarito. Così come bisogna verificare perché i membri dell´equipaggio fossero solo quattro e non cinque, com´è prassi. Il primo Sos da parte del pilota è arrivato alla torre di controllo di Brindisi. Il velivolo si trovava all´altezza di Sorrento e l´aereo faticava a prendere quota: avrebbe dovuto volare all´altezza di 25mila piedi e invece non è riuscito a spingersi più in alto dei 22.500 piedi.
    L´Atr, di proprietà della Tuninter - compagnia che solca i cieli del mediterraneo dal 1991 - è considerato il più economico della sua categoria: ha bassi consumi e una manutenzione molto semplice. Per questo, negli ultimi anni, un vero e proprio boom di ordini. Costruito da un consorzio europeo formato da Alenia e il gruppo franco-tedesco Eads, è un turboelica da trasporto regionale. Può portare fino a 66 passeggeri ed ha una velocità di crociera di 55 chilometri orari, mentre l´autonomia a pieno carico di passeggeri è di 900 chilometri. Nel suo curriculum ha solo un incidente di gravi dimensioni: nel 1994 un veicolo partito da Indianapolis e diretto a Chicago cadde a Roselawn in Indiana causando la morte di 68 persone. Le altre versioni dell´Atr, però, hanno alle spalle altre tragedie. L´ultima risale al 12 novembre 1999: un velivolo della compagnia Si Fly, in missione umanitaria da Roma a Pristina, si schiantò su una montagna del Kosovo provocando la morte di 24 persone. Più grave fu l´incidente di Conca di Crezzo, nell´87, quando le vittime furono 37: Si scoprì che per quei turboelica si potevano verificare problemi in caso di ghiaccio e allora si intervenne con più accurati sistemi per la protezione dei flap in ogni condizione atmosferica. Ne seguirono polemiche. «Oggi - dicono i piloti dell´Anpac, il maggiore sindacato della categoria - l´Atr 72, ultima versione del modello, è un altro aereo, più moderno e potente».
    In Italia è stato ispezionato, finora, quattro volte: l´ultima a Catania il 25 marzo. L´ispezione, sottolinea l´Enac, si è conclusa "senza riscontri negativi". Il Codacons chiede «la revisione straordinaria di tutti i velivoli charter operanti sul territorio italiano. Anche Pierluigi Rossi, dell´"Unione piloti", sindacato di settore, accusa: «Si cerca di spendere meno sui controlli nei transiti, tra un aeroporto e l´altro. Prima alcune compagnie avevano per ogni scalo un tecnico della manutenzione deputato al controllo dell´aereo. Ora non più. In alcuni scalo il tecnico non c´è»

    (La Repubblica)

  7. #7
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    DIVELLA

    Il presidente in partenza

    "Ho visto bene i loro volti all´imbarco"
    L´immagine è di quelle che normalmente non restano imprese: un gruppo di giovani pronti alla partenza davanti al gate internazionale di un aeroporto. Poi la tragedia trasforma il caso in un ricordo. E il ricordo in un dolore. E´ successo a Vincenzo Divella dover raccontare com´erano felici quei 34 passeggeri del volo Bari-Djerba ieri pomeriggio.
    Le news che irrompono dal video. Le immagini che si ripetono e una voce che racconta, a frammenti, dell´incidente. E a un tratto il ricordo: «Io li visti salire a bordo dell´aereo. Li ho visti uno per uno». E´ Vincenzo Divella, il presidente della Provincia di Bari, che racconta il film di un pomeriggio che non potrà mai più dimenticare. Un pomeriggio che doveva essere l´ultimo di un lungo ed estenuante periodo di lavoro, il giorno dell´inizio delle vacanze. E che si è trasformato in una ferita aperta nella mente. «Ho i loro volti impressi negli occhi», dice commosso il presidente. Era solo ieri. Dopo pranzo, fatte le valigie, Vincenzo Divella è andato in aeroporto. Doveva raggiungere la famiglia in Sardegna, per passare insieme il Ferragosto. «Ho preso il volo delle 16 per Olbia - racconta - I ragazzi sono partiti un po´ prima di me e il caso ha voluto che c´incontrassimo». I ragazzi, sì: perché erano quasi tutti giovanissimi i passeggeri dell´Atr 72 che ieri ha perso quota davanti alle coste della Sicilia facendo almeno dieci vittime. «Ero nella saletta della Seap - dice Divella - e quando sono uscito li ho incrociati. Mi sono sfilati davanti. Loro andavano all´imbarco dei voli internazionali. Qualcuno di loro era già vestito da mare». Già, perché basta appena mezz´ora di viaggio in pullman per lasciare l´aeroporto e raggiungere la zona dei villaggi turistici. E il primo pensiero di quei ragazzi dev´essere stato proprio quello di andare a tuffarsi il prima possibile nel turchese del Mediterraneo africano. «Mi sono passati accanto ad uno ad uno - racconta il presidente - Non ho potuto fare a meno di notarli. E di alcuni mi è rimasto impresso il viso. Ce l´ho qui, stampato nella mente». Poi quell´Atr è decollato. Dopo poco anche il volo per Olbia ha preso quota. Solo all´atterraggio, all´arrivo a casa dai familiari, il presidente della Provincia ha saputo quello che era successo: l´avaria, l´ammaraggio e quei dieci morti tutti baresi. E quell´incontro casuale, uno dei tanti che si possono fare in un aeroporto affollato in un pomeriggio d´agosto di gente che parte per le vacanze, si è trasformato in un ricordo e in un dolore. «E´ una tragedia che non si più commentare».
    (ilaria ficarella)

    (La Repubblica - Bari)

  8. #8
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    LE ISTITUZIONI

    Le lacrime dei rappresentanti degli enti locali in contatto diretto col presidente della Repubblica

    "La Puglia ha il dolore nel cuore Ciampi ci sta seguendo da vicino"

    Diremo tutto, ma lo diremo piano, la tragedia non deve assumere dimensioni più ampie
    Era quel pezzettino di questa regione che andava a guadagnarsi la vacanza sulla sabbia di Djerba

    di RAFFAELE LORUSSO
    Nichi Vendola fuma nervosamente. Ha gli occhi lucidi e la voce rotta dall´emozione. «La Puglia ha il lutto al braccio», si lascia andare dopo quattr´ore trascorse negli uffici dell´aerostazione insieme con i parenti dei passeggeri di quel volo maledetto. Cerca sollievo allentando il nodo della cravatta, e intanto racconta di aver apprezzato la telefonata del Quirinale. Sì, «il presidente Ciampi segue da vicino questa tragedia», ma è quando pensa a «quel pezzettino di Puglia che andava a guadagnarsi la vacanza sulla sabbia di Djerba», che la voce del governatore si fa tremante e incerta e cerca sollievo nella presenza del sindaco. «Abbracciami Michele», chiede Nichi Vendola, e il primo cittadino, voce meno decisa del solito e camicia sbottonata, lo accontenta. Michele Emiliano soffre, ma si sforza di non darlo a vedere. Chiede rispetto per il dolore dei parenti delle vittime, anche perché «questo in fondo è il dolore di tutti i baresi, di tutta la Puglia e di tutta l´Italia».
    Il sindaco ha un solo pensiero: i parenti e il loro dolore. «Pronto? Don Peppino? Per favore, c´è bisogno anche di preti, di quelli bravi a gestire queste situazioni: mi raccomando, li aspettiamo». Per le vittime proclama subito due giorni di lutto cittadino, e pazienza se gli artisti dell´estate barese dovranno tacere. Il fatto è che «questo era un viaggio low cost, era gente come noi, persone come il sindaco», dice parlando in terza persona. Ma i rappresentanti delle istituzioni devono fare il proprio dovere. E anche in questo momento di dolore, fra visi affranti dal dolore e madri che piangono, il sindaco e il presidente della Regione, il procuratore della Repubblica, così come il prefetto e il questore, moltiplicano gli sforzi con decisione ma anche con discrezione, perché nulla sia lasciato al caso. Con il pm di turno Giuseppe Scelsi, il procuratore Emilio Marzano dà precise disposizioni alla Polaria. Questore e prefetto sono invece in contatto con i colleghi di Palermo per organizzare il volo dei parenti delle vittime.
    «Diremo tutto, ma lo diremo piano, la tragedia non deve assumere dimensioni più ampie», sussurra Nichi Vendola. «Abbiate rispetto, mi raccomando, delicatezza e garbo», è l´esortazione rivolta a giornalisti e operatori, subito dopo aver aggiornato della situazione il presidente Ciampi. «Il Capo dello Stato partecipa a questo dolore che è di tutto il Paese», ripete il governatore. Michele Emiliano si spinge oltre. «Tutta l´Italia sta funzionando bene. Il prefetto e il procuratore della Repubblica di Palermo ci tengono costantemente informati. Ho parlato con responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, che sta organizzando il volo per i parenti». Certo, non è detto che partano tutti». Tuttavia, spiega, «la Procura di Palermo vuole che sia favorito questo viaggio perché l´arrivo dei parenti consentirà di riconoscere le vittime, che purtroppo ci sono e sono numerose».
    Nell´Italia che funziona e si ritrova unita nella tragedia c´è un popolo silenzioso di psicologi e assistenti sociali, che assiste i parenti nelle salette dell´aeroporto. «Sono arrivati da tutta la Puglia, grazie anche all´assessore Tedesco, che ha mobilitato l´assessorato alla Sanità - rivela Emiliano -. Ci sono anche gli assistenti sociali del Comune, che hanno lasciato i luoghi di villeggiatura per essere vicini a chi è stato colpito da questa tragedia». C´è poi il personale dell´aeroporto, che lavora senza risparmiarsi. L´amministratore della Seap, Domenico Di Paola, è in vacanza in Grecia, «ma sta rientrando con un volo speciale», si compiace il sindaco.
    «Delicatezza e garbo», ripete Nichi Vendola. Ma quando arrivano i numeri ufficiali del disastro - 13 morti, 3 dispersi, 23 sopravvissuti - Nichi Vendola ha un gesto di stizza. «Djerba è una località allegra e a scorrere i dati anagrafici dei passeggeri del volo, mi vengono i brividi dietro la schiena». Il difficile viene proprio adesso. «Un lavoro delicato - spiega il presidente - perché c´è da soccorrere i superstiti, recuperare i corpi e riconoscere i morti». Una tragedia che pesa come un macigno, «e noi ne avvertiamo già il fardello perché mette a dura prova le istituzioni».
    Michele Emiliano prova a cercare un aspetto positivo, ammesso che possa esserci, anche se con voce meno sicura del solito. Questo non è il primo dramma umano che gli tocca gestire da quando è diventato sindaco. Nemmeno un anno fa, si era trovato di fronte alla tragedia della piccola Eleonora, la bambina di otto mesi morta di stenti a Enziteto. Forse è anche a lei, che pensa il sindaco quando cerca di rincuorare Nichi Vendola dicendogli che «la cosa straordinaria di questo lavoro è stare sempre in mezzo alla gente, nella vita e nella morte». Stavolta toccherà a lui comunicare la notizia ai parenti delle vittime. «Credetemi, non è facile, chiederemo aiuto agli psicologi», e fissa il corridoio del piano superiore, dove di lì a poco dovrà risalire. C´è chi vuole parlare soltanto con lui. Sarà pure il bello di questo lavoro, ma forse è un´incombenza che Michele Emiliano lascerebbe volentieri ad altri, se potesse. Non a Nichi Vendola, che divide con lui questo momento di strazio e cerca di farsi coraggio e di trovare le parole giuste, lui che con le parole ha sempre avuto un rapporto confidenziale e insieme complesso. «La Puglia ha il lutto al braccio», ripete. C´è un pezzettino di questa regione che non tornerà più. «Bisogna essere forti». Magari usando delicatezza e garbo.

    (La Repubblica - Bari)

  9. #9
    Alitalia - Dedicata a Te
    Data Registrazione
    16 May 2004
    Località
    Miami ('mazza!)! No scherzo, Roma.
    Messaggi
    7,699
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine postato da goafan
    «Quando ci siamo imbarcati ho avuto l´impressione che fosse un aereo fatiscente. Aveva avuto difficoltà nell´avviamento dei motori. L´elica di sinistra non si muoveva, poi, dopo un po´, ha cominciato a girare. E queste cose mi hanno messo un po´ di paura ma non avrei mai immaginato che precipitasse».

    (La Repubblica)

    Questa non è la procedura normale? Mi pare di ricordare che gli ATR rullino con un solo motore...


    Chiedo lumi

  10. #10
    goafan
    Ospite

    Predefinito

    IL CASO

    Il blitz della mamma terrorizzata "Figlia mia, non salire sull´aereo"

    E´ arrivata alle 17 in punto la signora Rosa Spera. Scesa al volo da un taxi bianco, pagato in fretta e catapultata agli arrivi del nuovo aeroporto barese. «Dov´è mia figlia?» ha cominciato a chiedere. «Hai visto una ragazza bionda con una valigia rossa?». La figlia non era partita per Djerba. Doveva partire per Palma de Majorca, in compagnia del fidanzato e dei suoi amici. Era decisa a prendere quell´aereo per fare quel viaggio che programmava da tempo.
    Ieri mattina ha cominciato a preparare la valigia di prima mattina, era tutto pronto. Voleva solo divertirsi. Era in coda all´aeroporto quando è arrivata la mamma, spaventatissima: «Non puoi partire, te lo impedisco. Dopo quello che è successo non puoi prendere quell´aereo». Una discussione accesa, un battibecco tra una mamma spaventata dalle immagini e dalle notizie del telegiornale in edizione speciale e una figlia con il costume appena comprato in valigia. La ragazza dai capelli biondi però ha deciso di partire ugualmente. Ha stretto la mamma e le ha detto di non preoccuparsi. (m.abb.)

    (La Repubblica - Bari)

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. TUNINTER può volare in italia o no??
    Di fontanarossa nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 19-09-05, 22:05
  2. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 05-09-05, 18:07
  3. l'atr della tuninter galleggiava intero
    Di fontanarossa nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 44
    Ultimo Messaggio: 05-09-05, 12:16
  4. foto sequenza ATR TUNINTER..
    Di india9001 nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 03-09-05, 16:39
  5. AT72 tuninter a NAP
    Di massimocr nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 12-08-05, 15:25

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito