L'INCIDENTE
CADE L´AEREO DELLE VACANZE
Palermo, 13 morti e 2 dispersi nell´ammaraggio tutti turisti pugliesi sul charter diretto a Djerba
Torre, un motore dell´aereo è fuori uso chiedo l´avvio della procedura di emergenza per atterrare a Punta Raisi
Torre, qui volo TUI 1153, non riesco ad atterrare, non ho abbastanza potenza sto iniziando l´ammaraggio
In piedi sulle ali a invocare aiuto. Tra chi non ce l´ha fatta sicuramente una bambina di quattro anni e forse anche un piccolino di due
di ALESSANDRA ZINITI
PALERMO - Le dune e la palme della Tunisia a meno di un´ora, la vacanza di ferragosto tanto attesa a 600 euro tutto compreso sulle spiagge di Djerba a portata di mano. Poi un colpo secco, un´elica che si blocca, l´Sos del pilota, una hostess che urla prima di annunciare l´atterraggio d´emergenza. Panico, lacrime e il buio. Alle 15.45, la corsa dell´aereo delle vacanze finisce nel mare palermitano, a metà tra l´isola di Ustica e Capo Gallo.
L´aeroporto Falcone-Borsellino è a pochi minuti ma l´Atr 72 della Tunintair, partito da Bari poco più di un´ora prima con 34 passeggeri (tanti ragazzi e giovani coppie con bambini) e cinque membri di equipaggio non ce la fa e ammara pesantemente a dodici miglia dalla costa spezzandosi in due: il muso che punta l´acqua, la carlinga tenuta su dalle ali e la coda che si allontana tra le onde di un mare spazzato da un forte vento di maestrale. Si salvano in 23, alcuni in piedi sulle ali dell´aereo a invocare aiuto, non ce la fanno in 13 e tra questi sicuramente una bambina di quattro anni e forse anche un piccolino di due anni, che la mamma dice di aver stretto al petto ormai senza vita fino a quando è riuscita a riemergere in superficie dalla carlinga invasa dall´acqua. A notte, l´elenco delle vittime è ancora provvisorio e sono in due a mancare all´appello, se - come sembra - all´ultimo minuto a Bari uno dei membri dell´equipaggio non si è imbarcato.
Tra i passeggeri del charter delle vacanze, in tre avevano deciso di salire all´ultimo minuto annullando la prenotazione per Sharm, dopo l´ultimo attacco terroristico. E la paura che sia stato un attentato, a far cadere il volo della Tunintair, si insinua subito. Ma non è un attentato. L´allarme lanciato dal pilota dell´aereo alle 15.24 conferma l´ipotesi dell´incidente. Un´avaria a un motore, comunica il comandante Chafik Gharbi, che chiede l´autorizzazione a un atterraggio di emergenza a Punta Raisi. Tredici minuti dopo, quando la torre di controllo ha già provveduto a creare il corridoio di emergenza e i mezzi di soccorso sono già schierati, le ultime parole del pilota: «Non ce la faccio, sto ammarando».
Poi il comandante ha la lucidità di far planare come può il velivolo mentre i passeggeri terrorizzati slacciano le cinture di sicurezza e cercano di indossare i giubbotti salvagente. L´impatto con il mare è fortissimo, l´aereo si spezza in due ma non si incendia, i più fortunati riescono a uscire, qualcuno sale sulle ali. La macchina dei soccorsi parte immediatamente, le prime motovedette salpano al primo allarme, guidate nella rotta da un volo di linea dell´Air One, che localizza il relitto su richiesta della direttrice dell´aeroporto Rosalba Castiglia. Quando gli elicotteri di carabinieri, polizia e guardia di finanza arrivano sull´area del disastro avvistano subito i superstiti con i salvagenti ma anche alcuni corpi che galleggiano e oggetti sparsi nel raggio di due chilometri.
Le motovedette, con il mare grosso, faticano ad arrivare, i primi otto superstiti vengono tratti in salvo dalla Guardia costiera un´ora dopo lo schianto. Poi è un continuo via vai verso il porto di Palermo dove l´unità di crisi coordinata dal prefetto Giosuè Marino ha allestito a tempo di record un´area di soccorso con decine di ambulanze. Il responsabile del 118 e primario di Rianimazione all´Ospedale Civico Mario Re si rimbocca le maniche, dà una prima occhiata ai superstiti e li smista secondo le urgenze nei vari ospedali della città che hanno immediatamente richiamato tutti i medici in ferie. Al porto arriva anche il procuratore Piero Grasso che aggiorna, minuto per minuto, il bilancio del disastro e conferma: «Escludiamo l´ipotesi dell´attentato, che è la prima che ci è balzata in mente quando è arrivata la notizia, si è trattato di un guasto tecnico. Adesso speriamo che il ritrovamento della scatola nera possa dirci di più».
L´inchiesta, per disastro colposo, è stata affidata al sostituto procuratore Marzia Sabella, ma ad indagare sull´incidente sarà anche la Procura di Bari e, per il versante aeronautico dalle autorità tunisine, dall´Agenzia nazionale per la sicurezza del volo e da quella francese, paese costruttore del velivolo. «L´Atr - dice Vito Riggio, presidente dell´Enac - era stato controllato sette volte, l´ultima a marzo scorso, ed era tutto in regola».
In attesa che il ritrovamento della scatola nera possa dare certezze, l´ipotesi più accreditata è che l´avaria ad un motore segnalata dal pilote possa poi essersi estesa ad altri impianti. Al momento dell´ammaraggio - hanno raccontato alcuni superstiti - entrambi i motori erano spenti e le eliche bloccate. Decisiva sarà la testimonianza del comandante dell´Atr, ricoverato in gravi condizioni con un forte trauma cranico, insieme al suo copilota Alì Kebaier e alla hostess Galia Kebil. Il capo cabina Moez Bouguerra figura tra le vittime.
Undici dei 23 feriti sono gravi, ricoverati in rianimazione, altri hanno traumi e fratture causati dal forte impatto, solo un paio mostrano sindrome da annegamento. Nelle corsie un piccolo drappello di psicologi assistono i superstiti. Nessuno sa cosa rispondere a Maria Grazia, 11 anni, salva insieme alla mamma che chiede insistentemente: «Dov´è papà?». A mezzanotte, all´aeroporto di Palermo paralizzato per tutto il pomeriggio non solo dall´emergenza ma anche al panico di centinaia di passeggeri in partenza, a mezzanotte arriva il volo del dolore, un Air One che porta i familiari di vittime e feriti. Oggi arriva il ministro dei trasporti Pietro Lunardi.
(La Repubblica)


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