La tradizione delle «Ciocie»

L’origine della caratteristica calzatura che ha dato il nome alla provincia di Frosinone si perde nella notte dei tempi

di BARBARA DI CHIARA

Il primitivo scopo per cui i nostri antichi progenitori cominciarono ad indossare un qualcosa che già somigliava alle moderne calzature fu quello di proteggere il piede durante il cammino su terreni accidentati e soprattutto di tenerlo caldo e asciutto nei periodi di cattivo tempo. È impossibile tuttavia anche solo tentare di fissare con precisione una data a partire dalla quale l'uomo ha iniziato a produrre con continuità questo tipo di "accessorio", oggi assolutamente essenziale e soprattutto oggetto di continue rivisitazioni moderecce. Questo perché le scarpe primitive, presumibilmente fabbricate in pelli non conciate legate al piede mediante lacci dello stesso materiale o in suole di fibre vegetali intrecciate e fermate con il medesimo sistema, non hanno resistito alle ingiurie del tempo ed essendo costituite da materiali organici si sono decomposte senza lasciare alcuna traccia nemmeno nei più grandi ed importanti scavi archeologici. Al contrario, sono giunti sino a noi alcuni attrezzi impiegati per la fabbricazione di rozze calzature tra i quali punteruoli in pietra (o più comunemente in osso) che servivano a forare le pelli, lame atte alla scuoiatura, nonché alcuni generi di raschiatoi utilizzati per rimuovere dalle pelli i residui di carne e grasso. Si tratta di utensili risalenti all'epoca dell'Homo Sapiens e dell'uomo di Cro-Magnon: testimonianze che, unite alle prime raffigurazioni in dipinti rupestri spagnoli di sandali indossati da figure umane, ci danno la sicurezza che già in quel tempo lontano l'uomo confezionasse rozze protezioni per i propri piedi. Naturalmente la produzione di calzature è continuata anche nelle grandi civiltà ed alcuni tipi di scarpe hanno persino dato il nome a famose regioni italiane. Come è noto la provincia di Frosinone mantiene ancora oggi nel linguaggio comune la denominazione di "Ciociaria" o "Ciocieria", ma non tutti sanno che questo inconfondibile appellativo proviene dai sandali con cui si presentavano ai mercati di Roma i contadini originari di quell'area o i pastori che venivano a Natale a suonare la zampogna per qualche elemosina. Un'occhiata ai rilievi della Colonna Traiana sembra dimostrare che le "ciocie", che venivano portate comunemente anche da molti altri montanari dell'Appennino centrale, derivano direttamente dal costume di Roma antica: si tratta di una suola di cuoio opportunamente trattata, con la punta rialzata mantenuta aderente e stretta al piede da cinghie di cuoio (corregge) girate tredici volte (dunque fin sotto il ginocchio) in modo da far adattare il tutto alla conformazione naturale del piede. L'eleganza delle ciocie ed in buona parte anche il loro costo dipendevano dalla qualità del pellame utilizzato per le stringhe, che i più poveri sostituivano con semplice spago. Un famoso etnografo appassionato della zona del frusinate descrisse così questo tipico accessorio: "E' lì che il popolo porta le ciocie, una semplicissima calzatura che ha dato al paese il suo nome. Da Anagni in giù vidi in uso questi speciali sandali: non si poteva ideare un sistema più primitivo ed al tempo stesso più comodo; almeno io l'ho invidiato sinceramente ai ciociari: la ciocia si fabbrica con un pezzo quadrato di pelle di asino o di cavallo, nei buchi viene infilato uno spago che avvolge il piede in modo che il sandalo si assottiglia verso la punta e termina con una curva; la gamba viene avvolta fino al ginocchio con tela grigia e ruvida, legata con molti spaghi di corda o di filo, così il ciociaro si muove liberamente nei campi o sulle rocce badando alle pecore e alle capre, avvolto in un mantello o giacca di pelo grigia e corta, sempre con la sua zampogna". Insomma le ciocie più che come sandali coprivano e proteggevano quasi come degli stivali, avendo però dalla loro una forte caratteristica di comodità e leggerezza, che lasciava ampia libertà di movimento. Definitivamente abbandonati nel loro uso quotidiano, questi calzari vengono impiegati oggi a corredo del costume tradizionale, indossato in occasione di manifestazioni popolari e folcloristiche o nel ballo del saltarello. Non a caso il costume tipico della Ciociaria è stato da molti definito come uno tra i più caratteristici del Lazio: in particolare quello delle donne è composto da una sgargiante gonna di panno rosso, un grembiule colorato, un busto di raso nero, una camicetta ed uno scialle di tela bianchi, con calze di filo bianche e ovviamente le ciocie con le stringhe fino al polpaccio, il tutto completato dal copricapo e da monili quali un paio di grandi orecchini pendenti e una collana di corallo rigorosamente a doppio filo. Naturalmente sia il panno che la tela occorrente per confezionare il costume, come anche la biancheria per il corredo della sposa ciociara, una volta venivano prodotti sul posto con telai e altri arnesi a mano. Purtroppo, con l'invadenza della moda cittadina e della grande industria moderna, l'attività locale della filatura e della tessitura oggi è quasi del tutto scomparsa, insieme al caratteristico costume ciociaro. Eppure quest'estate, se capiterete o soggiornerete qualche giorno nella zona o comunque nelle vicinanze, non mancherà occasione di riscoprire la particolarità e l'allegria delle vesti tipiche partecipando alle numerose feste e sagre di paese in programma per tutto agosto.