No, entrambi aiutano la "famigghia".In Origine Postato da pillimo
sarà un caso, ma sui giudici avete le stesse opinioni di Riina...
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No, entrambi aiutano la "famigghia".In Origine Postato da pillimo
sarà un caso, ma sui giudici avete le stesse opinioni di Riina...
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E' che hanno gli stessi interessi.In Origine Postato da pillimo
sarà un caso, ma sui giudici avete le stesse opinioni di Riina...
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Le "opinioni" (si fa per dire) vengono a ruota.


guardi che l'indagine veneziana era seguita da un certo NORDIO, quello che sta riscrivendo il codice per voi....o è anche quella una toga rossa?? il suddetto NORDIO ha INDAGATO PER 2 ANNI E PASSA su occhetto e d'alema con tanto di interrogatori....loro si presentavano senza gridare alla "toga nera" fino a che visto che non ha trovato un emerito caxxo ha dovuto far archiviare la cosa dopo aver più volte chiestoe ottunuto unprolungamento delle indagini....basta con la stron..ata che a sinistra non si è indagato e voi nordisti dovreste saperlo....grganti, borghini cervetti e altri erano tutti lì al nord...In Origine Postato da Tremendo
E invece i magna-magna amici delle toghe la faranno sempre franca con la benedizione delle mortadellas.![]()
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Strano che una procura abbia di queste disatenzioni con i sinistrati.![]()
D'Alema-Occhetto,
indagati dimenticati
Roma
L'inchiesta della magistratura veneziana a carico di Massimo D'Alema e Achille Occhetto per le presunte tangenti al Pci- Pds è rimasta dimenticata per oltre quattro anni e soltanto a metà ottobre 2004 è stata trasmessa alla Procura di Roma.
Lo ha scoperto Bruno Vespa che ne parla nel suo nuovo libro «Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi».
Rifacendo la storia di Tangentopoli, Vespa è andato a verificare le posizioni di tutti gli imputati.
Arrivato al Pci-Pds ha saputo che il gip non aveva accolto la richiesta di archiviazione per Occhetto e D'Alema avanzata nel '98 dal pm Carlo Nordio.
La pubblica accusa scrisse che esistevano «indizi convergenti» sul fatto che Occhetto e D'Alema erano consapevoli del sistema degli illeciti, ma respingendo l'assioma del «non potevano non sapere» (largamente applicato a Milano) chiese il proscioglimento dei due e il contestuale rinvio a giudizio di un centinaio di persone coinvolte nel sistema delle tangenti a favore del partito.
Il gip si dichiarò però incompetente e ordinò la trasmissione degli atti alla procura di Roma.
Dove non sono mai arrivati.
O meglio, sono arrivati il mese scorso quando qualcuno, pressato dalle richieste di Vespa, si è accorto che i fascicoli giacevano ancora negli uffici veneziani.
Ora Selva e Fragalà (An) chiedono un'ispezione del ministero della Giustizia nell'ufficio gip di Venezia. Mentre Guido Calvi, senatore Ds e avvocato difensore di Occhetto e D'Alema, replica: «Siamo noi la parte lesa, le accuse doveva già essere archiviate».
tra l'altro qualcuno del pci che faceva il furbo o il ladro, ad essere più chiari, durante tangentopoli è andato in galera e si è bruciato la carriera anche quaà in umbra...quindi smettetela con la storia delle toghe rosse...ma il dubbio che non sia colpa dei magistrati ma dei ladri (evidentemente presenti in forza maggiore nei partiti del pentapartito) non vi è mai venuto???
le ricordo che graganti è stato tenuto in custodia cautelare (in galera) per 6 mesi!!!! proprio perchè i magistrati non volevano credere alla sua versione del "i soldi li ho pappati io!!"
passerà la nottata.....


http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...7/stella.shtmlIn Origine Postato da MrBojangles
«Un codice etico per il centrosinistra»
Appello a Prodi, firma anche Biagi
di red
Un codice etico e di comportamento per tutto il centrosinistra: candidati, eletti, dirigenti politici nazionali e regionali. Lo chiedono, in una lettera aperta a Romano Prodi, cinque intellettuali vicini all’Unione. Primo fra tutti, Enzo Biagi, già firmatario di un appello per la candidatura dell’amico Prodi alle primarie. E poi Giovanni Sartori, Paolo Sylos Labini, Antonio Tabucchi ed Elio Veltri. Il modello c'è già: è il Codice di buon governo approvato da Zapatero subito dopo la sua elezione.
Speriamo...
C’è la «Commissione Mare» e quella «Mediterraneo» Più poltrone che consiglieri regionali, il miracolo della Campania
Sotto accusa le amministrazioni di centrosinistra
Una cosa è 'o mare, un'altra 'o Mediterraneo. La sfiziosa precisazione, che non mancherà di incuriosire i cultori del genere, è contenuta nell'elenco delle nuove commissioni istituite dalla Regione Campania. La quale, aprendo la strada a interessanti scenari, ha appunto deciso di dar vita a due organismi distinti: uno dedito alla Risorsa Mare e l'altro a quello che i Romani chiamavano Mare Nostrum. Finalmente lottizzato, ci si passi il latinorum, secondo precise percentuali: un po' nostrum, un po' vostrum, un po' lorum... Una poltrona non si nega a nessuno. Solo che questa volta, a strillare indignati, non sono soltanto gli oppositori, parzialmente coinvolti nella spartizione. Ma anche alcuni esponenti della maggioranza di sinistra: c'è o non c'è una benedetta questione morale? C'è chi dice di no.
Angelo Brancaccio, un diessino dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale campano, dice anzi che le durissime critiche di Fabio Mussi e Cesare Salvi al debutto gestionale di alcune «regioni rosse», critiche fatte proprie almeno in parte da Piero Fassino che l’altro ieri aveva invitato la sinistra a gestire il potere con «più sobrietà», «sono strumentali, demagogiche e dovute più a posizionamenti interni al partito che non al merito stesso di una questione davvero delicata».
Insomma: cose di bottega tutta dentro la Quercia. Peggio: un «ingeneroso e assolutamente irresponsabile attacco sferrato alla nostra regione». Ma c’è chi dice sì. Come Luisa Bossa, già sindaco diessino di Ercolano: «Capisco che ormai siamo alla globalizzazione della stupidità , ma fare una commissione sul mare e una sul Mediterraneo... Anche le mediazioni devono avere un limite». Lei ha votato contro. E proprio non capisce: «Per carità, dicono che così, dando a Italo Bocchino, che fu candidato da An contro Bassolino, il ruolo ufficiale di "capo dell’opposizione (con tanto di ufficio apposito con dotazione di personale, auto e autisti) e distribuendo alla destra sei presidenze, ci saranno meno problemi di ostruzionismo. Che anche la nomina alla presidenza del Consiglio di Sandra Mastella è filata via liscia liscia come se già ci fosse un accordo prima. Che per il bene della regione bisognava pagare qualche prezzo. Però... ».
Però i mal di pancia dentro la sinistra, in tutta Italia, si moltiplicano. Come si moltiplicano le accuse contro i «compagni che sbagliano». Meglio: i compagni che lottizzano. O almeno fanno buon viso a cattivo gioco. Come nel Lazio, dove la maggioranza guidata da Piero Marrazzo, che nega tutto vantando tagli su tagli, è sotto accusa per aver aumentato gli assessori da 12 a 16, moltiplicato le commissioni fino al numero spropositato di 24, distribuito a certi neo-assunti stipendi iperbolici, accresciuto il parco di auto blu e tentato addirittura di dare a Maria Coscia, assessore alla scuola del Comune di Roma, una collaborazione di 230 mila euro l’anno...
Perfino Nichi Vendola, al quale tutto potevano rimproverare i duri e puri della nostra gauche tranne indulgenze clientelari, è finito nel mirino per avere accettato senza scatenare l’inferno l’assunzione all’Acquedotto Pugliese, storico serbatoio di clientele fin dai tempi in cui Gaetano Salvemini diceva che «ha dato più da mangiare che da bere», di 31 persone: nipoti, fratelli, cugini, cognati di politici e sindacalisti.... Tutti scelti come ultimo atto (propiziatorio?) dall’uscente Francesco Divella, cugino di Vincenzo, presidente «rosso» della Provincia.
Compreso Pierluigi Introna, figlio dell’assessore ai Lavori Pubblici vendoliano Onofrio Introna. È sulla Campania e la Calabria, però, che i mal di pancia sono più lancinanti. A Napoli, dove un consigliere post-fascista (Enzo Rivellini, An) e uno comunista (Antonio Scala, cossuttiano) sono arrivati a fare insieme un documento che propone provocatoriamente «di verificare se non sia più conveniente per i cittadini campani concedere i "benefit" indistintamente a tutti i consiglieri senza inventarsi commissioni tanto speciali quanto inutili», le commissioni sono diventate tante da offrire, sommando tutte le altre cariche (7membri all’Ufficio di presidenza del Consiglio, 5 Revisori dei Conti, 10 capigruppo...) più sedie di quanti siano i consiglieri. Se questi sono 60, le poltrone sono infatti diventate 77. Il «Corriere del Mezzogiorno» ha fatto i conti: ogni presidente prende un’indennità di 1.500 euro al mese, ogni vicepresidente ne prende 1.000, ogni segretario 700. Più le segreterie, le auto blu, le prebende varie.
Quanto alla Calabria, dove i consiglieri regionali col nuovo statuto sono diventati 50 e cioè uno ogni 39.865 abitanti (in Lombardia sono uno ogni 111 mila: un terzo), la salutare abolizione dei monogruppi, che nella scorsa legislatura erano diventati tanti da coprire di ridicolo la Regione, è stata riequilibrata non solo dal solito aumento delle commissioni (da sei a nove), dall’invenzione dei sottosegretari e dalla delibera che prevede l’assunzione di un massimo di 15 persone all’ufficio stampa, ma anche da una raffica di nomine di «dirigenti di servizio» e «dirigenti di settore», che trova precedenti solo nel mitico proclama di Carlo V: «Todos caballeros!». Per non dire degli 86 portaborse (funzionari di partito e poi sorelle, figli, cugini, cognati... ) assunti durante l’era Chiaravalloti senza un solo voto contrario delle sinistre. Una scelta bollata dai vescovi come prova di «degrado etico».
Il nuovo governo regionale, guidato da Agazio Loiero, ha deciso di offrirli a chi li vuole. Chi non verrà scelto verrà smistato in qualche ufficio bisognoso. Dopodiché ogni politico non soddisfatto della merce umana avuta in offerta, dicono i soliti maliziosi, si sentirà in diritto di chiedere l’assunzione provvisoria di persone di assoluta fiducia. Precari da far poi assumere, se possibile, con qualche nuova leggina. Malizie? Può darsi. Ma l’anno scorso c’è chi diede battaglia per assumere in pianta stabile anche i lavoratori interinali. Insomma: sarà anche vero che nessun governo ha mai avuto tanti ministri e sottosegretari quanti il Berlusconi Bis, ma questi governi locali di sinistra...
Gian Antonio Stella
17 luglio 2005


La questione "sarebbe" (in un Paese, almeno, normale) d'una semplicità (quasi) sconfortante:
mettere al bando dall'uso della "Cosa Pubblica" tutti coloro che risultano pregiudicati per reati CONTRO la "Cosa Pubblica".
TUTTI: di qualsiasi "bandiera".
E, per legge; DEFINITIVAMENTE.


http://www.repubblica.it/news/ired/u...n_1061817.html
FI: BONDI, CODICE ETICO DI PRODI E' UN PARADOSSO
"L'editoriale di Galli della Loggia uscito stamani sul Corriere della Sera affronta un argomento cruciale, e quindi coglie nel segno sbagliando pero' obiettivo, perche' descrive una realta' esistente ma ne recapita la responsabilita' all'indirizzo sbagliato". Lo afferma una dichiarazione del coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi. "E' vero - aggiunge - che in Italia esistono 'una rete di relazioni, un circuito di influenze, disegni di potere e leve economico-finanziario-giornalistiche' che condizionano la politica, ma - a differenza di quanto sostiene l'editorialista - queste formano l'acqua in cui nuota da sempre il centrosinistra, che non a caso e' attualmente impegnato in uno scontro all'arma bianca tra fazioni diverse. L'ombrello della questione morale serve solo per coprire una faida di potere sul controllo delle casseforti bancarie a disposizione della sinistra col 'placet' del salotto buono dei poteri forti. E' questo il vero, pericoloso intreccio tra politica e affari, manovrato dalla stessa lobby giornalistica che da trent'anni assegna patenti di legittimita' come un'agenzia di rating della moralita' politica. Il professor Prodi si e' permesso addirittura di annunciare l'adozione di un 'codice etico' di cui non era, evidentemente, a conoscenza ai tempi della vendita della Sme da parte dell'Iri. Ma dalla sua cattedra - conclude Bondi - nessuno puo' accettare lezioni di moralita'. Il codice etico di Prodi e' dunque un paradosso, come il Diavolo che beve l'acquasanta".
COM'E' POLEMICO BONDI,ANCORA A TIRAR FUORI QUELLA STORIELLA DELLA SME.....
SALUTI DA CIRIACO


La famosa inchiesta di venezia condotta dal solerte PM Nordio, ora collaboratore per la giustizia del governo Berlusconi, non ha approdato a nulla, dopo aver speso cinque miliardi delle vecchie lirette, in perizie, indagini e riscontri non è approdato a nulla, anche perchè non c'era nulla a cui appigliarsi, anzi l'unico atto è stato l'arresto di un presidente coop, fra l'altro democristiano, rilasciato con tante scuse perche innocente.
Ora il nostro Nordio è stato costretto a consegnare il fascicolo dell'indagine perchè non è stato accertato nessun illecito, a differenza di chi è già stato condannato, vedi Previti, Dell'Utri, Metta, e compagnia.
Ecco la cruda realtà per i corti di memoria.
Allora dici che è per questo che c'è stata una dimenticanza per 4 anni?........i sinistri sono troppo spassosi.In Origine Postato da Alex De Santi
La famosa inchiesta di venezia condotta dal solerte PM Nordio, ora collaboratore per la giustizia del governo Berlusconi, non ha approdato a nulla, dopo aver speso cinque miliardi delle vecchie lirette, in perizie, indagini e riscontri non è approdato a nulla, anche perchè non c'era nulla a cui appigliarsi, anzi l'unico atto è stato l'arresto di un presidente coop, fra l'altro democristiano, rilasciato con tante scuse perche innocente.
Ora il nostro Nordio è stato costretto a consegnare il fascicolo dell'indagine perchè non è stato accertato nessun illecito, a differenza di chi è già stato condannato, vedi Previti, Dell'Utri, Metta, e compagnia.
Ecco la cruda realtà per i corti di memoria.![]()
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IO SO SOLO KE IL COGNATO ED IL CONSUOCERO DI MASTELLA SONO DIVENTATI PRESIDENTI DI ENTI REGIONALI ALLA REGIONE CAMPANIAIn Origine Postato da Alex De Santi
La famosa inchiesta di venezia condotta dal solerte PM Nordio, ora collaboratore per la giustizia del governo Berlusconi, non ha approdato a nulla, dopo aver speso cinque miliardi delle vecchie lirette, in perizie, indagini e riscontri non è approdato a nulla, anche perchè non c'era nulla a cui appigliarsi, anzi l'unico atto è stato l'arresto di un presidente coop, fra l'altro democristiano, rilasciato con tante scuse perche innocente.
Ora il nostro Nordio è stato costretto a consegnare il fascicolo dell'indagine perchè non è stato accertato nessun illecito, a differenza di chi è già stato condannato, vedi Previti, Dell'Utri, Metta, e compagnia.
Ecco la cruda realtà per i corti di memoria.


E' giusto ricordare, a questi smemorelli bananas, che fu proprio Nordio a chiedere l'archiviazione per inconsistenza probatoria.In Origine Postato da Alex De Santi
La famosa inchiesta di venezia condotta dal solerte PM Nordio, ora collaboratore per la giustizia del governo Berlusconi, non ha approdato a nulla, dopo aver speso cinque miliardi delle vecchie lirette, in perizie, indagini e riscontri non è approdato a nulla, anche perchè non c'era nulla a cui appigliarsi, anzi l'unico atto è stato l'arresto di un presidente coop, fra l'altro democristiano, rilasciato con tante scuse perche innocente.
Ora il nostro Nordio è stato costretto a consegnare il fascicolo dell'indagine perchè non è stato accertato nessun illecito, a differenza di chi è già stato condannato, vedi Previti, Dell'Utri, Metta, e compagnia.
Ecco la cruda realtà per i corti di memoria.
Lo stesso Nordio che va alla cene con Jannuzzi e Dell'Utri.
Lo stesso Nordio che divide gli uffici del ministero di Grazia e Giustizia con Augusta Iannini in Vespa.
La stessa magistrata che arrestò Carlo De Benedetti MA SI ASTENNE dall'arrestare Gianni Letta in quanto "amica di famiglia".
Che POI, non venne arrestato.
La stessa presente al fianco di Squillante nelle intercettazioni che portarono al rinvio a giudizio (con successive condanne) dello stesso e degli altri complici "a libro paga della Fininvest".
Anche in questo caso, "amica di Renà".
Tutto in "famiglia".