Erano note le sue simpatie per il PSI di Craxi e come questi, fin dalla fine degli anni '70 avesse rapporti con il leader di "Autonomia operaia'', oltreché con i capi del terrorismo sedicente "rosso''. Perché? Perché il ribellismo individuale, l'avventurismo, lo spontaneismo, il "terrorismo diffuso'' teorizzati da Negri all'interno del movimento del '68 prima e del '77 poi rispondevano alle esigenze dei golpisti, dei piduisti, dei fautori della seconda repubblica neofascista, veri manovratori delle azioni terroriste delle BR e filoterroriste dell'"Autonomia operaia'', contrapposte alla lotta di classe e al marxismo-leninismo pensiero di Mao, utilizzate per fare refluire il movimento studentesco e operaio, spostare a destra l'opinione pubblica italiana e creare le condizioni per un governo e uno stato fascisti, restringere e cancellare le libertà democratico-borghesi e lo spazio per la lotta delle masse.
La conversione alla non violenza assoluta e al parlamentarismo borghese da parte di Negri, è invece assodata e rivendicata già nel 1983 quando si fa eleggere deputato nelle file del Partito radicale del destro Pannella, alla vigilia del suo esilio dorato a Parigi, dove si rifugiò sotto la protezione di Mitterrand e dei servizi segreti francesi e italiani, o settori di essi, dopo avere invano invocato la restaurazione dell'immunità parlamentare per sfuggire al carcere. Negri dalla capitale francese, con le credenziali di "pentito e dissociato'', non ha smesso per un attimo di invocare i suoi padroni e padrini politici, di prostrarsi ai piedi del Vaticano e dei partiti del palazzo per invocare il perdono della democrazia borghese, dei suoi "nemici'' mortali. Famose sono le sue dichiarazioni dei primi anni '90 di stima per Craxi e Martelli e di elogio alla Lega razzista "l'unico segno di speranza in Italia è Umberto Bossi''; significativo il cordiale dialogo dagli schermi di La7 dello scorso anno con il suo vecchio amico craxiano e guerrafondaio Gianni De Michelis e le sue invocazioni alla "madonna'' per implorare il perdono e la riabilitazione politica della chiesa. Insomma, ieri l'apologeta della "guerriglia sociale'' assolveva la sua funzione controrivoluzionaria mandando allo sbaraglio migliaia di giovani e di sinceri rivoluzionari, oggi, gettata la maschera, questo maestro di trasformismo, docile e fedele servo del capitale torna in campo per macchiarsi di nuovi "assassini'' politici, cercando di spacciare l'assoluto e totale fallimento della sue demenziali teorie avventuriste ed antimarxiste per il fallimento della rivoluzione socialista. All'opportunista e individualista di sempre oggi sono stati affidati nuovi compiti: da un lato riportare il movimento no-global, da lui definito new-global, nell'alveo dell'imperialismo e dall'altro di studiare per conto delle gerarchie ecclesiastiche più oscurantiste quelle origini cristiane dell'Europa da inserire nel testo costituzionale della superpotenza europea imperialista in ascesa. Con posizioni riformiste, ultrapacifiste e capitolazioniste non lontane da quelle di Bertinotti e del papa nero Wojtyla.
Il santone trotzkista convertito al pacifismo ha tra l'altro detto: "A questa guerra fondante (quella di Bush contro l'Iraq, ndr) dobbiamo opporre il valore fondamentale della pace; pratichiamo la disobbedienza attiva ma facciamolo nella non violenza, rompiamo l'omologia di una lotta al potere che ne riproduce le caratteristiche, la nostra forza e la nostra radicalità è nella non violenza''.
Nell'ultimo libro, "Impero'', Negri rimastica le teorie filosofiche metafisiche e dogmatiche di S.Agostino, Spinoza, Wittgenstein quelle politiche del liberal-borghese Machiavelli, quelle economiche dei revisionisti Kautzki, Althusser, Luxemburg. Ne è uscito fuori un indigesto mix del più logoro armamentario dell'idealismo, del romanticismo dell'anticomunismo, del riformismo, dell'economicismo, del neorevisionismo e del trotzkismo. Stupefacente ed esilarante l'invito ai comunisti ad indossare la tonaca con il quale Negri chiude il suo capolavoro!
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