[b]Le inquietudini di un leader
L’Udc andrà da sola? La scalata di Casini prevede questa ipotesi
Lo rivela il ministro (casiniano) Baccini Se il Cav. non cede, lo sganciamento potrebbe essere annunciato a ottobre Roma. Davvero Pier Ferdinando Casini medita di annunciare in autunno la fine della Casa delle libertà? Così raccontano e forse così vuole che si dica il presidente della Camera. Si dica che sta organizzando la cavalcata solitaria dell’Udc lontano da questo centrodestra bloccato (ma non verso il centrosinistra). Chi c’è, c’è (la stramaggioranza del partito), gli altri restassero in quel paesaggio elettorale con rovine che sarà la Cdl berlusconiana nel 2006. A metterla così sarebbe quasi da non credere. E infatti i centristi di stretta osservanza folliniana la definiscono “un’ipotesi del terzo tipo”. Aggiungendo però che “si fa presto a transitare dal terzo tipo all’ordine del giorno”.
L’attualità politica dice che Casini incalza con rassegnata ostinazione (“la mia linea è minoritaria ma non la cambio”). Incalza per realizzare il partito unitario dei moderati entro fine anno; per ottenere una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale prima delle elezioni del 2006; per distinguere nel centrodestra la figura del leader (Silvio Berlusconi) da quella del candidato premier (Casini medesimo). L’Udc un anno fa definiva tutto questo “scossa”, o “segnale di controtendenza”, e da ultimo “discontinuità”. Ma la realtà dice anche che le condizioni per accontentare Casini sono ridotte. Ragione per la quale il presidente della Camera almanacca in questi giorni sul grande gesto. Mario Baccini, ministro della Funzione pubblica, passa per l’uomo forte di Casini (soprattutto nel Lazio) ed esprime (“a titolo personale, sia chiaro”) ciò che probabilmente la dirigenza centrista sta valutando in silenzio. “Se continua così – dice Baccini al Foglio – noi ci rifiuteremo di andare a sbattere contro il muro”. Traduzione: “A settembre io stesso chiederò di convocare la direzione nazionale per considerare insieme la possibilità che l’Udc vada da sola alle elezioni politiche. Anche a quelle del comune di Roma”. “Posto che noi – spiega il ministro udc – non abbiamo la vocazione alla sconfitta a priori; posto che da almeno due anni il Polo perde ogni appuntamento con le urne, noi vogliamo offrire agli elettori moderati, che sono la maggioranza, un pacchetto nuovo e credibile. E invece alcuni alleati ci tirano gli stracci. Con Berlusconi che si lamenta dei partitini che hanno il 4 per cento e pretendono di condizionarlo. Ecco, è a Berlusconi che parlo ora: noi, con il nostro 7 per cento e oltre, non solo abbiamo titolo per parlare ma rivendichiamo una sovranità assoluta”. Chiaro che per l’Udc non è una questione di galateo (“però la forma è sostanza”) e insomma, al netto delle lamentazioni, le proposte sono quelle su cui insiste Casini (è sopraggiunta anche la tentazione d’ibernare le riforme istituzionali) e sulle quali Berlusconi pareva d’accordo: “E’ stato lui a lanciare il partito unitario collegato al Ppe”. Questo il “pacchetto”. Se non va – e con queste premesse è difficile che vada – a ottobre Casini potrebbe annunciare l’uscita dalla Cdl. Per andare dove? “Non dall’altra parte come qualcuno insinua, a fare i figli di un dio minore”.
Lo smarrimento di Giovanardi e Buttiglione
Magari non avrà il 7 per cento di cui parla Baccini ma un più modesto 4-5 e qualcosa o poco più. Rinuncerà a parecchi seggi parlamentari, però l’Udc in versione estrema, immaginata da Casini, sfuggirebbe al banchetto funebre che si annuncia alle urne. Comunque la minaccia adesso è lì, sospesa sulla testa del Cav., e c’è ancora altro tempo a disposizione per verificare ogni ipotesi. Per esempio come andranno le primarie dell’Unione, con quanta forza Romano Prodi si affaccerà all’anno nuovo e quali aspettative di vita potrà avere un suo eventuale esecutivo. Per esempio – come suggeriscono altri esponenti dell’Udc – “se Berlusconi si convincerà ad accettare (e far accettare agli altri) per lo meno uno dei punti indicati da Casini”. Quale sia il punto privilegiato, non è difficile capirlo considerando che era stato sempre il Cav., privatamente, ad assicurare agli udc la propria rinuncia a candidarsi per Palazzo Chigi. Di qui l’iniziale ottimismo della minoranza udc che “vorrebbe guidare il nuovo centrodestra ma senza indirizzarlo contro Berlusconi”. Lo stato d’animo incerto di Carlo Giovanardi e, in minor grado, di Rocco Buttiglione. Di quelli che temono la spaccatura nel partito sapendo di non poterla reggere e perciò fanno sapere che il loro posto di combattimento rimane nel centrodestra. Da qui il loro smarrimento attuale dacché il Cav. ha pubblicamente cambiato idea sulla premiership. “In realtà non si è ancora dibattuto sull’eventualità di correre in solitudine”, ripete un udc vicino al segretario Follini, “ma è chiaro che se il ragionamento di Casini puntasse solo al cambio di leadership, al momento, le aspettative sarebbero basse”. La minaccia di Casini il solitario è invece molto alta. Perciò negoziabile.
(Il Foglio 12/08/2005)




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