Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Un Monte Di Cocci

  1. #1
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    Predefinito Un Monte Di Cocci

    LETTERA DALL' EUROPA

    A Roma c' é il monte dei cocci. Cocci accumulati dagli antichi Romani. Cocci di costruzioni diroccate, di manufatti invecchiati. Cocci.

    Anche nello Stivale c' é una montagna di cocci. Cocci accumulati dagli Italiani, nei decenni, con leggerezza. Una buona parte é stata buttata alla fine del secolo XX. Cocci di tutti i tipi e colori.

    Cocci da occasioni perdute, da promesse non mantenute, da fatue illusioni poi smontate, da programmi iniziati ma poi falliti, o dimenticati, da successi mancati. Cocci. Per incapacità, per incoscienza, per insipienza, per incoerenza o leggerezza. Cocci generati da panzane, chiacchiere fatue, vendute al pubblico da pacchiani oratori. E accettate spesso da una cultura mediocre, la quale privilegia il football di serie A e le soubrettes svestite di serie B. E ammanta talvolta la furberia di un aspetto intelligente.

    Molti cocci sono dovuti ai cinque spettri che aleggiano sul Bel Paese: superficialità, rassegnazione, irresponsabilità, comparaggio, allegra gestione. Altri cocci dovuti alle distruzioni di un sistema, che non sa sciegliere le persone giuste al posto giusto, ma sceglie invece le persone più spinte al posto più remunerato. In Europa si chiamerebbe la "selezione negativa", in Italia si chiama "il sistema".

    Cocci incoscienti, gettati da chi ha creduto, ideologie complici, a programmi politici. I quali si sono poi rivelati mezzucci per andare al potere, poi dimenticati nella confusione creata dal sistema Italia di fine secolo XX. Confusione di proposte non studiate, di problemi non chiariti, di trovate non ragionate.

    Ma sempre cocci. Cocci che si son trovati sul percorso del treno Italia. Treno programmato negli anni '60 come treno ad alta velocità. Con gli anni divenuto un accelerato, che si ferma a tutte le stazioni, anche quelle impreviste. I ferrovieri non sono stati formati infatti all' organizzazione, alle segnalazioni ed alla manutenzione. Per cui sono essi stessi sorpresi di tante fermate. E chiedono lumi al capotreno.

    Ma che puo' fare un capotreno, che non ha gli strumenti per l' alta velocità ? Che non sa neanche quali leghe, olii e motori sono necessari per permettere al treno gli attesi 300 km/h ?

    La quantità di cocci sembra aumentare. Rischia di espandersi in ogni regione, in ogni fabbrica, in ogni impresa. Mentre che associazioni di imprenditori, di lavoratori, di professionisti, di categorie, discutono e si beccano. Senza capirsi talvolta, senza grandi risultati talaltra. Non pensano che forse non li vedranno mai, i risultati. Per mancanza di realismo, di capacità, di metodo, di formazione seria, di apertura, di VALORI. E per la diffusione di due elementi negativi: le CHIACCHIERE VAGHE, le OPINIONI EQUIVOCHE.

    Ma restano i cocci. Oltre i cocci, si notano anche i buchi nell' acqua. Soprattutto quelli fatti in Italia da tante persone, dotate di ingegno e capacità. Fra i quali molti sono poi andati in Europa, in USA, in Australia, ove si rivelano spesso più brillanti e capaci dei colleghi locali.

    Cocci e cervelli. I primi restano, i secondi se ne vanno. Speranze perdute, futuri negati, in Italia.

    E' lo Stivale oggi.

    Apriamo gli occhi.....guardiamo la situazione reale: non c' é ne la cultura, ne la stoffa, ne la chiarezza mentale per fare la competizione nel villaggio globale. L' abbiamo persa, con leggerezza, e con un po' di incoscienza.


    L' Emigrato
    Antonio Greco (disponibile a presentare le CAUSE del degrado socio-economico)
    angrema@wanadoo.fr

    P.S. Il testo é un tentativo, semplicistico, di risposta alle domande: Quale la Deriva italiana ? Perché il sistema Italia, che raggiunse quaranta anni fa le vette della competitività, vede la sua competitività calare decisamente ? La mia conclusione: finché gli Italiani non fanno una riflessione seria sulle CAUSE DEL CALO DI COMPETITIVITA' , la società italiana continuerà, con ignavia e leggera incoscienza, la sua marcia forzata verso il Terzo Mondo. La riflessione urgente dovrebbe avvenire fuori di ogni contesto politico (il quale imbroglierebbe solo le acque).

  2. #2
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    Predefinito

    Egregio Mansi,

    Rispondo ad uno dei suoi messaggi. Lo scelgo a caso per due motivi:
    - da tutti traspare l'amarezza che io stesso provai nei lunghi anni trascorsi in giro per l'Europa. E provo ancora: è questo il principale motivo per cui ora conduco una vita assai ritirata, insomma il mio motore sociale gira "a basso regime".
    - tutti meriterebbero ampi dibattiti: l'assenza dei quali è il principale motivo che mi ha allontanato da questi forum.

    Condivido essenzialmente le domande afferenti la carenza di valori e la deriva socio-politica italiana.
    In particolare desidero fornire una mia idea storica sulla deriva italiana, partendo dagli anni delle barricate, i tempi di "fragole e sangue" (che -voglio scommettere - Lei ha puntualmente visto al cinema Farnese, in Campo de' Fiori). Non sto qui a dilungarmi su quegli anni, sugli errori e sulle cose positive portate a casa.
    Piuttosto mi interessa segnare il punto di cesura fra una stagione (gli anni delle barricate) e l'altra della nostra epoca: quella che viviamo e chiameremo "decadenza".

    Il momento esatto a mio sommesso avviso fu quando in Italia uscì "La febbre del sabato sera".
    Credo fosse il 1978: la lotta studentesca ed operaia aveva debordato, non si comprendeva a fondo il confine che separava giovani di sinistra dalle leve delle BR.
    Così arrivò questo sano vento conformista e divertentista.

    Peccato che oggi - proseguendo su quella strada - non si comprende più il confine fra i giovani superficiali ed annoiati che vivono la fiction televisiva, e quelli che ammazzano i genitori o lanciano massi dai ponti autostradali.

    Mi interesserebbe conoscere il Suo parere in proposito.

    Cordialmente

    Informauro

  3. #3
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    Predefinito FLESSIBILITA E EVOLUZIONI DEL BEL PAESE

    (GLI ULTIMI ANNI DEL XX SECOLO)


    Nei secoli, tante invasioni. Gli Italiani furono costretti a cambiare spesso padrone, condizioni di vita, garanzie e diritti. Successe quindi che si adattarono, presero alcuni caratteri, rimasti poi nel DNA. Adattarsi al nuovo padrone, non contrastarlo, evitare conflitti. Gli Italiani di oggi, davanti agli altri Europei, mostrano poca simpatia per la fermezza e la chiarezza.

    E per questo che oggi in Europa si riconosce agli Italiani una grande flessibilità. D’altronde,
    se non avessimo avuto nel passato lontano spirito di adattamento e flessibiltà, avremmo dovuto avere, per esistere, forza, disciplina ed eserciti paragonabili a quelli degli invasori. Non credo ne abbiamo avuti.

    La flessibilità é certo un vantaggio rispetto agli altri europei, in un mercato competitivo, che evolve rapidamente. Purtroppo la nostra grande flessibilità, unita ad una talvolta limitata coerenza, debole spina dorsale, ha avuto anche conseguenze negative. Negli ultimi quaranta anni ci siamo velocemente adattati a nuovi usi e costumi. Le evoluzioni le ho risentite pressappoco cosi.

    1. ANNI 60-70. Ancora diffusi i comportamenti abbastanza corretti nella società. La corruzione già esiste, ma non si é ancora diffusa ovunque. Essa é nascosta, ma cerca di espandersi nelle stanze del potere. La facciata del potere é la gestione del Paese e la lotta contro il comunismo. Dietro la facciata, l’affaripolitismo (=commistione di affarismo privato e politica) si diffonde e contribuisce a sostenere partiti politici e relative correnti.

    2. ANNI 80-90. La diffusione a macchia d’olio della corruzione e dell’omertà nelle gestioni del potere nazionale, locale e degli enti di stato continua. Alla fine del secolo non ci sono organi istituzionali indenni dall’inquinamento in espansione. Persino la giustizia é colpita. Qualcuno comincia a dubitare che essa sia super-partes.

    3. La larga e rapida diffusione, dappertutto, della corruzione, fa cambiare i comportamenti. La gestione frequentemente scorretta del potere per fini di parte é ormai ben conosciuta dal grande pubblico. I comportamenti scorretti o delittuosi non vengono più nascosti. Si confessa pubblicamente che le tangenti servono al partito o alle sue correnti. Ma l’affaripolitismo per arricchimenti personali é ancora nascosto.

    4. Vengono alla luce, sempre più numerosi, i casi di uso del potere per scopi delittuosi. Contemporaneamente, forse a causa della incapacità (o non volontà) della giustizia di perseguire i colpevoli, si diffonde il senso dell’impunità di chi sta al potere. In certi ambienti, essere cooptati dal potere politico comporta l’accettazione dell’affaripolitismo privato. Contemporaneamente diminuisce il numero di cittadini che protestano e si scandalizzano nello scoprire gli usi scorretti del potere.

    5. Appare chiaro che la % di gestori della cosa pubblica o degli enti statali che svolgono realmente il proprio ruolo diminuisce. Si diffonde l’idea che la carica pubblica o l’elezione non comporta necessariamente impegno né grandi obblighi inerenti al proprio ruolo.

    6. La dietrologia, le manovre, i colpi bassi fra clans diversi, divengono comportamenti diffusi. Per i funzionari pubblici di alto calibro gestire l’ente o il servizio di cui si é (nominalmente) responsabile diviene sempre meno importante. Conservare la propria fetta di potere, restare a galla, é la preoccupazione prevalente.

    7. Colla istituzione della Comunità Europea, le merci cominciano a passare le frontiere e nei Paesi della U.E. inizia la competizione. Produttori di beni e servizi devono fare fronte ad una competizione più accanita e difficile. In tale quadro economico divenuto complesso, i sistemi di produzione e vendita più efficienti emergono. Fra i Paesi della U.E., l’Italia si distingue per alcuni fattori particolari del suo quadro sociale, che hanno un impatto sulla competitività.

    Eccoli:
    - l’assenza di volontà e capacità organizzative, la diffusione dell’improvvisazione (causa ed effetto della confusione in aumento) in un mercato sempre più complesso creano difficoltà agli imprenditori.
    - la difficoltà di realizzare i programmi pubblici previsti fa cambiare il quadro economico e quello pubblico. Si vive sempre di più alla giornata, i programmi divengono solo indicativi. Le promesse non si possono mantenere. Gli obbiettivi dichiarati si dimenticano.
    - sparisce il valore “responsabilità del proprio operato”. Si diffonde a macchia d’olio il vecchio (ma una volta nascosto) uso di selezionare la classe dirigente per allacci personali. Il merito e l’esperienza, formalmente in auge, divengono in pratica valori dimenticati. L’unica cosa che conta ormai: conoscere un VIP potente.

    8. In certi settori il numero di persone che si serve di un referente é troppo aumentato. Per cui l’uso di un referente diviene una carta sempre meno sicura. Per effetto di detti cambiamenti di valori, diviene chiaro ad un numero crescente di persone che compiere bene il proprio dovere, in modo corretto, non paga più. In conclusione, l’inaffidabilità, la confusione, regnano ormai sovrane nel sistema Italia. La competitività é sparita o sta sparendo. Gli imprenditori se ne lamentano. Il sistema Italia é ormai grippato in alcuni settori. Qualche imprenditore, nel battersi contro la inefficienza, comincia a capire che spostare la propria attività al Nord o all’Est del Paese é un opzione da considerare come ancora di salvezza.

    9. La FIAT chiude il primo stabilimento. E il primo segno di una catastrofe in arrivo ? Le somiglianze del sistema Italia con i sistemi sociali del Sudamerica aumentano in certi settori. Chissà se un giorno i nostri allacci economici con i Paesi U.E. diminuiranno ? In tal caso ci resterebbe un’opzione: associarci ad un mercato comune del Sudamerica !

    Conclusione. E ora di dire la verità. Se restiamo come siamo, se non realizziamo che bisogna cambiare, riconosciamo che siamo un Paese in via di sottosviluppo !
    L' Emigrato
    Antonio Greco
    LA DECADENZA DEL BEL PAESE
    DA TANGENTOPOLI AL....... SOTTOSVILUPPO ?

    Comincio’ cosi, dopo la guerra.

    La cintura era troppo stretta, bisognava soprattutto mangiare. E occorreva cominciare ad appagare i primi desideri. Il fascio, con le sue strutture, non dettava più legge. Tutti i cittadini si rimboccarono le maniche, e la ricostruzione ando’ avanti. Il Paese poté mangiare, commerciare, produrre e inventare nuovi bisogni. Anche guardando i boys americani. L’industria del mattone trascinò i consumi.

    Intanto sulle pedane delle piazze, nuovi oratori insegnavano la democrazia. Fra loro molti meridionali, usi a gestire famiglie e affari con paternalismo, compari aiutando. La gran parte di quelli che erano arrivati alla fine della guerra e del fascismo, erano entusiasti, avevano voglia di costruire, erano in buona fede. Ma alcuni, infilatisi nei palazzi del potere parlando democrazia, iniziarono a tessere le fila degli affari fra amici, servendosi del sottobosco culturale in agguato. Per scopi privati o di clans, iniziarono a condizionare i partiti, ognuno dei quali alzava una bandiera diversa, ma sempre democratica. Iniziarono i traffici di influenze, i negoziati di corridoio, usarono un esercito di galoppini di collegamento fra i vari palazzi del potere, mercanteggiarono in angoli bui di stanze segrete voti e prebende. Furono creati associazioni, sindacati, industrie del parastato. File di aspiranti gerarchi del fascio sparirono. Come era già successo altre volte, chi ebbe più fiuto, per meglio scalare le nuove strutture, gonfiò il numero di chi asseriva essere stato dall’altra parte.
    Enormi file di “resistenti” si crearono, i quali avrebbero un giorno avuto diritto ad un occhio di riguardo, o come minimo ad una raccomandazione. Era tale il numero, che qualcuno chiese: “ma allora, chi era fascista ?”

    Presero il potere in alcuni ministeri certi politici, con nuovi comportamenti, capaci di condizionare, trafficare , intermediare poteri e percentuali, nell’interesse proprio e del proprio clan.. Chiamiamolo affari-politismo, commistione di affarismo privato, o di clans, e poteri politici. Sciascia scrisse che la mentalità mafiosa si estese dalla Sicilia verso il Nord con una velocità di 100 km/anno. I settentrionali in gran parte non si occuparono di quanto avveniva nei palazzi del potere politico. Curarono i loro commerci e potenziarono nuove attività, svilupparono l’industria privata. Inventarono un nuovo tessuto produttivo, con comportamenti circa mittle-europei.

    Intanto si ristrutturarono nuovi poteri pubblici, nazionali e locali, che rilevarono le briglie che erano state dei gerarchi del fascio. Lo stato intervenne nell`economia. Nei nuovi palazzi del potere prevalevano gli uomini di legge, i quali spesso avevano una limitata conoscenza delle realtà sociali, ma una ottima conoscenza delle strutture dello stato. I nuovi politici, nel fare piccole e grandi carriere, diffondevano le loro abitudini, usavano parole democratiche nelle assemblee e stilavano spesso accordi di mutua assistenza. Sulla base di scelte politiche, ma non solo, si formarono in alcuni partiti correnti e clans. Gruppi solidali presero il potere in alcuni partiti che gestivano il Paese. Una volta installati in posizioni di comando, i gruppi di potere intavolarono negoziati con gli imprenditori che producevano ricchezza e beni di produzione. Gli appalti pubblici furono gestiti con metodi sempre più “mediterranei”. Le percentuali di ritorno divennero talvolta criteri di scelta nelle assegnazioni dei contratti importanti. Gli impresarii, in genere gente del Nord, si indignarono, ma poi, da Italiani svegli e adattabili, capirono la musica che si andava diffondendo e impararono a suonarla. All’inizio le grosse tangenti erano l’eccezione, ma in circa un decennio divennero la regola. Tangentopoli sembra nata nei palazzi romani, ma si estese facilmente anche alle più sperdute province.

    La incapacità dei piemontesi, dalla fine ‘800, ad educare l’Italia appena formatasi, ad avere comportamenti europei o savoiardi, si rivelo’ alla fine del `900 un boomerang per il Paese. Il quale fu quindi facilmente permeabile, soprattutto durante la ricostruzione, alla corruzione diffusa, da Roma, da alcuni VIPs installatisi nei palazzi romani.

    Il livello dell`Italia sociale, a fine secolo, e troppo degradato. Lontano da quello europeo, esso si avvicina a quello sudamericano. Il sottosviluppo é dietro la porta. O é gia arrivato ? Forse ci conviene aprire gli occhi !


    Antonio Greco ANGREMA@wanadoo.fr

  4. #4
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    Predefinito mio caro amico,

    non capisco più se Lei riporta ciò che scrive Antonio Greco e se Greco è il Suo nome stesso. Comunque mi duole non esser riuscito ad attirarLa nella mia scommessa, dunque ripeto: Lei vide "fragole e sangue"? E se lo vide (a quei tempi), in quale cinema?

    Ciò premesso, io non sarei così pessimista sulla catastrofe in arrivo. Almeno - se è in arrivo - non lo è solo per noi, quanto per tutta l'Europa.

    Inoltre non distinguerei così esattamente alcuni punti, segnatamente il 3 ed il 4, così some il 7 l'8 ed il 9. Sono del parere che la corruzione non sia un ente esterno al corrotto. Dunque è inutile dire che "la diffusione della corruzione fa cambiare certi comportamenti".

    Peraltro non dimentichi che corrotto, oltre che un aggettivo sostantivato, è pur sempre il participio passato del verbo corrompere. Il che presuppone che - se c'è un corrotto - esiste pur sempre qualcuno che tale azione ha indotto. Insomma se il computer è "rotto", c'è qualcuno che LO ha rotto. Così se il politico è corrotto, perchè dimenticare colui che ha allungato la mazzetta? "Doveva pur lavorare, poverino....". Eh già, ma intanto (e non parliamo civilisticamente), l'imprenditore che paga accetta la corruzione altrui ed è "corrotto" qualsiasi suo affare che ne deriva.

    Infine sugli italiani. Ha sorvolato appositamente o non ha notato che - casualmente - in Italia e precisamente nel cuore della Capitale, esiste il centro del cattolicesimo, con tanto di vicario di Cristo?
    Non c'entra proprio nulla la Chiesa cattolica con la nostra ipocrisia e la nostra corruzione?

    Informauro

  5. #5
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    Predefinito RACCONTARE IL DEGRADO ? Complicato...

    Caro Informauro,

    premesso che non ho visto "Fragole e sangue", che i comportamenti con parecchi tarli latini si ritrovano, molto simili, nell' America Latina e in Italia, vorrei dirle:

    - che se desidera avere uno scambio su un argomento che conosco abbastanza (come é arrivato il degrado n Italia), mi puo' scrivere al mio indi privato;
    - che le evoluzioni nel resto dell' Europa (nei Paesi che sanno gestirsi efficacemente) sono ENORMEMENTE diverse dalle evoluzioni negative italiane; quindi non possono facilmente accomunarsi in una categoria;
    - che nella dozzina di motivi che hanno provocato il degrado della società e dell' economia, spicca anche questo: noi Italiani, superficiali e approssimativi (Montanelli diceva "arrangiatori"), quando facciamo una legge (all' italiana talvolta, cioé poco chiara) o u n regolamento, non abbiamo l' abitudine europea di pensare "fatta la legge, ora vediamo come la si applica, come ne si promuove l' efficacia" , e la lasciamo li, pensando che la legge o il regolamento si pruomuove da solo come un automa. NON ABBIAMO PIU REALISMO

    Cioé noi Italiani, diseducati dalla Pubb Distruzione, non abbiamo una struttura mentale che ci porti a organizzare i pensieri e le attività. Che é poi uno dei motivi per l' altissimo numero di fallimenti sociali e il calo di competitività..

    Il fenomeno delle origini del degrado é complesso, non si puo' descriverlo con un post. Ma io ho sul disco duro almeno sei testi che cercano, incompletamente, di spiegarlo.

    Chi é interessato, potrà chiedermeli, dicendo "please degrado tests".

    Antonio Greco Mansi (Mansi é il cogn di mia madre)
    angrema@wanadoo.fr

  6. #6
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    Predefinito MEODI E RISULTATI SOCIALI

    Cartesio scrisse IL DISCORSO SUL METODO.

    Io, che Cartesio non sono, propongo qualche considerazione che ha risvolti interessanti sui metodi e comportamenti sociali italiani.

    Immaginiamo due situazioni tipiche ed estreme, in fatto di assemblee di molte persone (per es. più di 40), che discutano argomenti difficili o conflittuali.

    A. Un gruppo di persone che discute liberamente, per giorni, problemi di difficile soluzione. Ogni persona che interviene ha, anche se in misura diversa, caratteristiche di questo tipo. Le proposte sono presentate con l’ imperativo della chiarezza e della completezza di tutti gli elementi importanti che le distinguano da altre proposte. All’ inizio viene presentato il quadro entro cui discutere; poi la novità che si propone; indi i vantaggi della nuova opzione presentata. Gli svantaggi, se ce ne sono. Dati, cifre, qualche dettaglio, se necessario. La conclusione, anche in termini di differenze rispetto alla situazione attuale. Le persone parlano una alla volta, con calma. Seguono l’ ordine del presidente. Sia questo metodo di presentazione, che il tipo di loquela della persona, possono dare un buon contributo alla discussione. Probabilmente l’ assemblea tirerà delle buone conclusioni.

    B. Stessa situazione precedente, ma persone diverse. Ogni persona che interviene ha il suo metodo personale. Alcuni non hanno mai imparato l’ imperativo della chiarezza. La gran parte dei presenti mette molto impegno nel criticare le proposte altrui, ma non ha fatto, prima della riunione, una riflessione per immaginare una soluzione più pratica e risolutiva. Molti presentano proposte in forma casuale, senza preoccuparsi di precisare i dettagli più importanti. Senza fare paragoni utili. Senza cercare di menzionare tutti i vantaggi della propria proposta. Dimenticando le differenze tra la proposta e la situazione esistente. Dimenticandi i dati e le cifre più importanti. Capita che due persone parlino contemporaneamente, che qualcuno faccia innervosire qualcunaltro a causa della incapacità di esprimersi in modo chiaro. In assemblee come questa, le probabilità di arrivare a decidere soluzioni efficaci, ponzate, soluzioni comunque, possono essere ridotte, molto ridotte. Dipende dalla fortuna, o da qualche angelo che passa nei pressi, o che non passa.......

    Ogni Italiano che abbia partecipato a riunioni in Europa, o che abbia esperienza di lavoro a livello internazionale, conosce tali differenze fra situazioni del tipo A e quelle del tipo B.

    Ognuno di noi puo’ avere una risposta diversa alla domanda: “Come sono in gran parte dei casi le assemblee numerose in Italia ? (di qualsiasi tipo, dal parlamento al condominio). Datevela da soli....

    Ma la mia idea (più di venti anni di esperienza di assemblee europee e mondiali) é la seguente. E’ possibile, talvolta facile, arrivare a conclusioni positive in un’ assemblea europea di 250 persone, di lingua e cultura diversa. Mentre é più improbabile arrivare a conclusioni positive, su tutti i punti in discussione, in un’ assemblea italiana di 50 persone, con lo stesso tipo di argomenti. E cio’ non solo per mancanza di METODO.

    C’ é un’ altra ragione. In gran parte dei Paesi della U.E. ci sono degli imperativi in termini di livello di soglia dei comportamenti accettabili. Questa soglia, in un gran numero di situazioni sociali, sta spesso al livello del naso. Cioé non si accettano dichiarazioni pubbliche, politiche o non, che siano al di sotto del livello di soglia.

    In tanti ambienti sociali italiani il livello di soglia dei comportamenti accettabili, che é sceso paurosamente negli ultimi dieci anni, é ormai al livello delle scarpe. Cioé si accetta tutto. Non mi sembra necessario indicare le conseguenze.

    Se pensassimo ora di fare un paragone fra il tasso di successi ottenuti dalla politica e dai contesti sociali italiani, e i corrispondenti tassi in contesti simili in altri Paesi U.E., potremmo fare un ‘ inchiesta (tempi e metodi) e indicarne i risultati. Io non ho fatto un ‘inchiesta quantitativa, ma ho fatto sufficienti paragoni qualitativi in Europa, per poter raggiungere la mia conclusione. Che non vi racconto in dettaglio.....

    Mi basti pero’ dire che non sono affatto sorpreso della situazione sociale ed economica del Bel Paese. Essa era prevedibile, o almeno temibile, già tre anni fa. Ho lanciato negli ultimi anni allarmi a parecchi VIPs, senza avere altra reazione che una risposta cortese, in pochi casi. Il primo allarme lo lanciai a Romiti, Fiat, nell’ anno 1990, spiegandogli perché c’ era un rischio. Mi rispose esser d’ accordo colle mie conclusioni..... Ma non mi ricevette. Né io mi sorpresi, conosco infatti la rassegnazione italica......

    UN PAESE RASSEGNATO, CON DIFFICOLTÀ AD ORGANIZZARSI PER SODDISFARE NUOVE DOMANDE, A CAUSA DELLE CORTINE FUMOGENE ATTIVATE DAI PADRINI, É UN PAESE SENZA FUTURO.


    L’ Emigrato
    Antonio Greco
    angrema@wanadoo.fr

  7. #7
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    Predefinito Re: RACCONTARE IL DEGRADO ? Complicato...

    [QUOTE]In origine postato da Antonio Mansi
    [B]Caro Informauro,

    premesso che non ho visto "Fragole e sangue".....


    Ed è un peccato, mi creda! Eppure intuisco che da qualche parte ci siamo incrociati, o addirittura battuti (non importa se insieme oppure ognuno con i suoi distinguo, ma certo entrambe sulla stessa sponda).

    Probabilmente Lei è più giovane di me (come indizio oltre a "Fragole e sangue" aggiunga una ventina d'anni all'estero, un incidente terribile con tanto di riabilitazione e poi bastone per due anni ed infine gli ultimi un altro lustro....), eppure ha le stesse mie pulsioni di quando osservaii in una aula universitaria (grazie a Dio straniera) "Noi italiani acquistiamo molti libri per la scuola, ma quasi mai quello di Educazione Civica" - che infatti mi pare sparita....

    L'Int'l Herald Tribune che ho letto ieri, ironizza sulle lamentele della sinistra: cominciano tutte con "In un Paese normale...". Bene, per l'Herald il degrado (etico innanzitutto), in Italia E' normale.

    Eppure sa, caro Mansi, perfino Max Weber nota che il capitalismo moderno deve ringraziare
    - il diritto romano
    - la chiesa cattolica, ed il suo diniego al monopolio sacerdotizio;
    - i Comuni, quale espressione di democrazia.
    Anzi per la verità nota che il primo segnale istituzionale di quello che sarebbe divenuto il presupposto del capitalismo moderno deriva dal 726 con la scissione di Venezia dall'Impero Romano (Storia economica,credo sia il IV capitolo, non scritto da Wber, ma riprodotto sulla famosa lezione tenuta a Muenchen nel 1920, o forse era il 1919).

    Insomma siamo la culla del diritto e del capitalismo moderno, oltre che della democrazia.

    Eppure siamo corrotti ed inondati (ed inondiamo l'Italia in continuazione) di una serie di fesserie quasi a copertura di malefatte e di malaffari.

    Perchè?

    Informauro

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    Predefinito EVOLUZIONI

    Caro Informauro,

    in sintesi quello che ho concluso:

    - i popoli evolvono sempre. Se hanno gli strumenti buoni, evolvono bene, se no' evolvono male;
    - i Romani hanno insegnato il diritto, la civiltà, l' organizzazioné (vedi lo stato delle strade consolari o leggi De Bello Gallico).
    - il tardo romano impero credo fosse molto deteriorato. Ha lasciato in eredità all' America latina e all' Italia certi vizi, che poi sono evoluti col tempo.

    In Italia non si é mai imparata l' organizzazione (vedi mio testo La Favola), ci mancano gli strumenti essenziali per gestire un Paese (v. il mio testo Colli di Bottiglia). Non siamo quindi in grado di gestire né il Paese né la Fiat né l' Alitalia, né la giustizia. Gli altri europei non sono cosi, loro hanno gli strumenti per gestire un Paese.....

    Se vuople, consulti le lettere dall’ Europa, su:

    http://angrema.blogspot.com
    www.accademiaonline.net (le lettere dei mesi precedenti sono nell’archivio del sito, argomento “società”)
    http://angrema.blogspot.com.blog.kat...gressoangrema/


    Antonio Greco

 

 

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