B.B.B. BUSH, BLAIR, BERLUSCONI ovvero le bugie hanno le gambe corte
L’11 settembre, la guerra infinita, gli Stati canaglia
La dottrina della guerra infinita e del “first strike” (primo colpo) nasce all’indomani dell’attacco alle torri gemelle. L’opinione pubblica mondiale è ancora scossa da quell’evento senza precedenti e in Europa si discute di come contrastare il terrorismo e di cosa significa “guerra al terrorismo”.
Il premier britannico Tony Blair il 17 settembre 2001, in un’intervista pubblicata su Repubblica, alla domanda “Lei ritiene che sia stata dichiarata una guerra vera e propria” risponde “quali che siano i risvolti tecnici e legali di questa vicenda il fatto è che siamo in guerra contro il terrorismo” senza parlare di “Stati canaglia” che appoggiano il terrorismo internazionale. Ma già il 15 ottobre all’Observer Blair presenterà l’altra argomentazione contro l’Iraq: “Non c’è dubbio alcuno che Saddam sta ancora cercando di acquistare armi in grado di consentire la distruzione di massa”.
Il segretario di Stato USA Colin Powell (che viene definito una “colomba” dell’Amministrazione Bush) dichiara alla Cbs che non vi sono prove di legami tra l’attacco alle torri e gli Stati canaglia, in particolare l’Iraq.
Solo pochi giorni dopo, il 25 settembre, sempre sulla Cbs, il segretario alla difesa USA Donald Rumsfeld contraddice il suo collega: “Non rivelerò le informazioni di intelligence di cui disponiamo. Quello che è certo è che esiste una lista di Stati terroristi e che tra questi c’è l’Iraq, così come la Siria, la Corea del Nord, Cuba e la Libia.” Ma ad una domanda più esplicita risponde che “il presidente sta valutando”.
Nella stessa intervista il giornalista della Cbs domanda a Rumsfeld della mancata collaborazione dell’Arabia saudita. Secondo informazioni di intelligence trapelate a più riprese, l’Arabia saudita avrebbe coperto, se non sostenuto, Bin Laden e la sua organizzazione (Bin Laden è uno sceicco saudita). Rumsfeld risponde: “Abbiamo avuto dall’Arabia saudita tutto quel che abbiamo richiesto… non c’è alcun dubbio che siano nostri amici”. Inoltre, nella stessa intervista, Rumsfeld dichiara: “Gli USA non hanno mai escluso l’uso di armi nucleari” contro i propri nemici scatenando una polemica poi ridimensionata dall’Amministrazione. Rumsfeld parla anche di “attacco asimmetrico” per definire l’11 settembre. La tesi dell’attacco asimmetrico è che i terroristi possono colpire con mezzi non convenzionali e inaspettatamente. Per questo occorre “prevenire” gli attacchi colpendo per primi (“first strike”).
Ad un mese dall’attacco alle torri Richard Perle (consigliere di Rumsfeld ed ex sottosegretario alla Difesa di Reagan) dichiara all’Espresso: “Fin quando esistono governi che lo sostengono o chiudono un occhio le organizzazioni terroristiche disporranno di un serbatoio inesauribile di terroristi al quale attingere… Le prove del coinvolgimento di altri paesi [oltre l’Afghanistan, ndr] ce l’abbiamo già. Siria, Iraq, Iran e Sudan sono impegnati a sostenere il terrorismo. Non dobbiamo mica discutere ulteriormente.” Quando il giornalista chiede se non sarebbe meglio adottare altre strategie diverse dalla guerra Perle non lascia spazi: “Preferisco che i terroristi operino sulla terra bruciata che vivere permanentemente con stati che forniscono rifugio ai terroristi”.
Nella stessa intervista Perle afferma che “non è necessario” usare armi nucleari, ma che se i terroristi lo facessero per primi “nessuno potrebbe escludere il ricorso alle testate nucleari”.
In sostanza si concentra subito l’attenzione su uno Stato, l’Iraq, su cui non esistono prove di connivenza con il terrorismo e si accredita come “amico” un altro su cui invece vi sono sospetti.
Contemporaneamente si gettano le basi per la giustificazione della guerra preventiva contro il terrorismo ma soprattutto contro gli Stati canaglia.
La scusa è quella del terrorismo, ma l’obiettivo è altro. Il dipartimento della Difesa (Rumsfeld) pubblica il 30 settembre 2001 il Quadriennial Defense Review (documento di revisione quadriennale della difesa) in cui si afferma che le Forze armate degli Stati Uniti hanno l’obiettivo di “difendere gli interessi americani ovunque nel mondo” che “gli Stati Uniti e i loro alleati e amici continueranno a dipendere dalle risorse energetiche del Medio Oriente… questi stati stanno sviluppando capacità nel settore dei missili balistici e stanno appoggiando il terrorismo internazionale”. Ma l’affermazione più sconcertante riguarda il modo di contrastare l’attacco agli interessi americani: “[Occorre] cambiare il regime di uno stato avversario od occupare un territorio straniero finché gli obiettivi strategici statunitensi non siano realizzati”. Cioè esattamente quel che è successo in Iraq.
Sempre su Rumsfeld ecco una chicca: a metà degli anni ’80 il privato cittadino Donald Rumsfeld si recò in Iraq su mandato dell’Amministrazione Reagan ed incontrò a nome degli USA lo stesso Saddam per migliorare le relazioni tra i due paesi. Su Internet è facile trovare la foto dei due che si stringono la mano.
Bush: “Saddam e Osama sono complici”.
La congettura degli Stati canaglia è quindi la giustificazione principale della dottrina della guerra infinita e del first strike. Occorre però provare che l’Iraq sia legato alla rete terroristica di Bin Laden, che la finanzi o comunque la sostenga.
E’ la teoria dell’asse del male: Bin Laden, Saddam, il regime iraniano, la Siria sono tutti pezzi di un unico disegno volto a distruggere gli Stati Uniti e si suoi interessi nel mondo (l’amministrazione americana non ha remore nel fare equivalere gli interessi degli USA con quelli del mondo).
Quel che bisogna immediatamente provare, quindi, è il legame tra Bin Laden e Saddam Hussein. A dire il vero non è che l’Amministrazione americana abbia le idee chiare: il sottosegretario alla difesa Wolfowitz il 9 gennaio 2002 afferma che gli USA hanno “il mirino puntato sulla Somalia” dove si annida Al Quaeda. E in quelle settimane l’Amministrazione americana è sotto accusa: Condoleeza Rice finisce nel mirino dei media americani perché Fbi e Cia le avevano fornito, prima dell’11 settembre, informazioni riguardo un possibile attacco portato al cuore dell’America con degli aerei dirottati da terroristi. Perché tale informazione è stata sottovalutata?
Ma è comunque l’Iraq il “next target”, il prossimo obiettivo, dopo l’Afghanistan dove Bin Laden non si trova e il Mullah Omar è fuggito in moto senza che gli americani se ne accorgessero.
Ad un anno dall’11 settembre Condoleeza Rice annuncia: “Abbiamo le prove del patto tra Iraq e Al Quaeda”. Sono i giorni in cui si sta discutendo della risoluzione dell’Onu contro Saddam.
Rumsfeld qualche giorno prima, alla riunione Nato di Vienna aveva detto “Se la domanda è se ci sono legami tra Al Quaeda e l’Iraq, la risposta è sicuramente sì”.
La Rice va molto oltre e dice al NewsHour: “Noi sappiamo con certezza che in passato ci sono stati contatti tra alti responsabili iracheni e membri di Al Quaeda. Sappiamo anche che parecchi membri di Al Quaeda attualmente prigionieri hanno detto che l’Iraq ha fornito ad Al Quaeda informazioni per la messa a punto di armi chimiche. Ci sono uomini di Al Quaeda che hanno trovato riparo a Baghdad”.
E’ il settembre 2002. L’amministrazione Bush presenta la “National Security Strategy” che prevede la prevenzione, attraverso il first strike, del pericolo del terrorismo per gli USA e “i loro amici”. Oramai Bush è consapevole dell’opposizione franco-tedesca alla guerra all’Iraq e sposta il baricentro dalla coalizione antiterrorismo che si era creata per l’Afghanistan ad un gruppo più ristretto di “amici” degli Stati Uniti, tra cui l’Italia. La Rice aveva detto nel luglio 2002 alla Stampa: “L’Italia ha fatto ogni cosa che avremmo potuto chiedere. Siete stati molto attivi sul fronte investigativo”. Vedremo poi l’efficienza del Sismi in due occasioni successive (l’individuazione degli obiettivi da colpire in Iraq e il dossier sull’uranio del Niger). La Rice poi conclude le lodi all’Italia complimentandosi per la gestione del G8 di Genova. E qui ci sarebbe molto, molto, da dire.
Ma torniamo all’amicizia Bin Laden – Saddam. In pochi ci hanno creduto. Bin Laden è un fondamentalista islamico, Saddam un laico. Hussein fu sostenuto e finanziato nella guerra contro l’Iran dagli Stati Uniti proprio per questo motivo (e Bin Laden in funzione anti-sovietica). Troppo diversi i loro obiettivi e la loro cultura. Bin Laden aveva in passato criticato l’Iraq perché era uno stato laico. Tutte cose che all’inizio del 2003 portano gli 007 inglesi ad affermare che “Non ci sono legami tra Saddam e Bin Laden”. Il 5 febbraio 2003 la BBC inglese rivela, a poche ore dalla presentazione del rapporto Powell sulle armi di distruzione di massa, che i servizi segreti di Sua Maestà hanno fornito al governo inglese un rapporto in cui si afferma che, sebbene in passato vi fossero stati contatti, non solo quel collegamento non esiste più, ma che Saddam e Osama sono divisi da ideologie incompatibili ed entrambi diffidano a vicenda. Jack Straw, Ministro degli Esteri britannico, è costretto ad ammette che la consistenza del rapporto Iraq-Al Quaeda non è chiara.
Andrei Gilligan, corrispondente della Bbc, rivela che l’intelligence britannica è irritata per le pressioni del governo tese ad ottenere tesi più favorevoli. Non è un caso forse che la rivelazione sull’inconsistenza del legame tra i due nemici numero uno degli USA avvengano proprio alla vigilia del famoso dossier di Colin Powell sulla “pistola fumante” irachena”.
Qualche giorno dopo Powell annuncia un messaggio di Bin Laden che prova il legame con Saddam. Il 10 febbraio la tv satellitare Al Jazeera diffonde un messaggio solo audio di Osama che incita alla guerra santa a fianco del popolo musulmano dell’Iraq ma se la prende con il governo iracheno. “La guerra” – sostiene lo sceicco – “deve essere solo nel nome di Dio, non per cercare la vittoria di governi ignoranti che governano in tutti i paesi arabi, compreso l’Iraq”. Ma per l’Amministrazione Bush il messaggio dimostra i legami tra Saddam e Bin Laden. L’episodio è di per sé inquietante: Powell annuncia un messaggio di Bin Laden pochi giorni dopo le rivelazioni dei servizi inglesi. Il messaggio è stranamente solo audio (e non anche video come i precedenti). E comunque non dimostra nulla riguardo all’amicizia tra i due avversari di Bush.
Infine il 21 luglio l’Amministrazione Bush commette un clamoroso autogol: viene diffuso un rapporto precedente la guerra (il ‘National Intelligence Estimate’) in cui la CIA afferma che Saddam sarebbe più pericolo se deposto piuttosto che al potere. La CIA sostiene infatti che “in caso di pericolo Saddam potrebbe essere molto più propenso a stringere legami con il gruppo terroristico [Al Quaeda] di quanto farebbe da capo del governo iracheno”. Come dire: Saddam per ora non si è alleato con Bin Laden, ma potrebbe farlo se costretto, quindi meglio non disturbare il can che dorme.




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