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Il sommergibile 'Enrico Toti', costruito negli anni '20, in una foto di archivio...
Così ha scvritto il Comandante Giorgio Giorgerini nel suo bel libro Uomini sul fondo, storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi…
Il ‘Toti’ affinda il ‘Triad’
Il caopitano di corvetta Bandino Bandin era il comandante dell’Enrico Toti. Nicola Stahgi era un marinaio elettricista imbarcato sullo stesso soommergibile che, oltre ad interessarsi di circuiti, ruttori, amperaggi e altre diavolerie connesse al funzionamento dell’apparato elettrico del sommergibile, faceva anche part6e dell’arm,amento del cannone da 120 mm installato a proravia della torretta del ‘Toti’. Il sonmmmergibile di Bandini doveva far parte delo sbarramento costituito il giorno il giorno 16 [ottobre 1940] nella zona C per intercettare la squadra britannica di Alessandria. Essendosi però verificate avarie ai motori elettrici dovette interrompere la missione efare rientro alla base. Nella notte del 15 il ‘Toti’ stava dirigendo in superficie per Brindisi, quando alle 1.10 scorse un sommergibile riconosciuto per nemico in posizione 50 miglia per 197 gradi da Capo Colonne. Il britannico aveva avvistato per primo l’italiano e aveva fatto in modo di presentarsi con la prora puntata contro il fianco del nostro battello, in modo da poter lancoare i suoi siluri offrendo il minimo bersaglio. Bandini intuì l’intenzione del nemico e manovrò a sua volta in modo da mettersi prora contro prora. La monovra fù veramente tempestiva perchè durante l’accostata si vide un siluro passare vicinissimo alla poppa del sommergibile. Un solo attimo di ritardo e sarebbe stata la fine. A quel punto il sommergibile nemico aprì il fuoco con il cannone di bordo e riuscì a mettere a segno almeno un colpo sul ‘Toti’, senza tuttavia procurargli guai seri. Il sommergibile italiano eragiva con il fuco dell mitragliatrici da 13 mm, mentre i serventi armeggiavano intorno all cannone da 120 mm per metterlo in posizione di sparo. Quando tutto finalmente fu fatto il colpo però non partì. Il quel momento i due battelli si vennero a trovare su rotte parallele a distanza tanto serrata che pareva volessero abbordarsi. Nicola Stagi, elettricista ma anche servente al pezzo da 120 mm, vedendo l’unità nemica così vicina e il suo cannone che non intendeva sparare, preso da rabbia e disperazione, ripetè il gesto del bersagliere Enrico Toti, si tolse una scarpa e la scaraventò con impeto contro il nemico. A quel punto il britannico, sotioposto al tiro ravvicinato delle mitragliatrici dell’italiano, con già diversi morti e feriti a bordo, aumentò la velocità e diede inizio alla manovra di immersione rapida… errore fatale giacchè, sia pure per pochi attimi, il battello rimase senza difesa. Mentre era ancora in affioramento, il cannone italiano di decise finalmante a sparare e il primo colpo centrò lo scafo nemico, seguito pochissimo dopo da un secondo proiettile e quindi da un siluro. Era la fine. Il sommergibile britannico da 2.000 tonnellate uscì dakllò’acqua quasi verticalamente per sprofondare poi sotto la superficie del mare. Per anni si è ritenuto che il sommergibile britannico vittima del ‘Toti’ fosse stato il ‘Raimbow’. Ricerche più accurate effettuate dai britannici, concluse nel 1988, hanno invece provato che si trattava del ‘Triad’, al comando del capitano do corvetta Salt, al quale era stata assegnata una zona di agguato adiacante quella del ‘Raimbow’, il quale a sua volta fu probabilmente affondato alle ore 3.30 del 4 ottobre per spronamantio dal piroscafo ‘Antonietta Costa’ , facente parte di un convoglio di tre unità scortate da un incorciatore ausiliario, il ‘Ramb III’, in navigazione sulla rotta Bari-Durazzo…
Si tratta di uno dei migliori successi, non tanti in verità, ottenuti dalla nostra arma subacquea nel corso del secondo conflitto mondiale, successo che la propaganda fascista esaltò con il celebre film Alfa-Tau. Quella del ‘Toti’ dell’ottobre del 1940, conclusasi con l’affondamento di un sommergibile nemico, doveva essere l’ultima missione di guerra di questo ‘eroe della stampella’. In quanto modello ormai tecnicamente superato e non più idoneo alle severe catteristiche imposte alla guerra sottomarina nel secondo conflitto mondiale, il ‘Toti’ sarà assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola e a fine guerra sarà demolito. E’ di questi giorni tuttavia l’ultimo viaggio di un altro sommergibile con porta lo stesso nome: Enrico Toti. Negli anni 1965-69, oltre venti anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, l’Italia ha potuto procedere alla costruzione di nuovi sommergibili, che in precedenza il trattato di pace le aveva vietato. Si trattava della ‘classe Toti’, composta dai battelli Enrico Toti, Lazzaro Mocenigo, Attilio Bagnolini, Enrico Dandolo. Si trattava di battelli sottomarini che per stazza [500 tonnellate…], autonomia [3000 miglia a 8 nodi di velocità…] e dotazione di siluri [sei, quattro dei quali nei tubi di lancio…] erano idonei alla sola difesa costiera. Pur con tutte queste limitazioni dovevano rivelarsi unità eccellenti soprattutto per quanto riguarda la silenziosità e la qualità del sonar, le vere armi vincenti della guerra sottomarina moderna. Quella che però era la loro limitazione più grave era data dall’apparato motore, ancora del tipo elettro-diesel come quelli usati nella seconda guerra mondiale, mentre già da dieci anni le marine americana e sovietica aveva introdotto la propulsione nucleare. All’inizo degli anni 60’ si era tentato di avviare un progetto di sottomarino italiano a propulsione nucleare, il cui nome avrebbe dovuto essere Marconi. Per la realizzazione di tale progetto però si sarebbe dovuto però far uso di tecnologia americana e le trattive allo scopo avviate allora con gli Stati Uniti erano procedute in senso positivo fino alla fine del 1963. Con la morte del presidente John Kennedy e l’avvento del successore Lyndon Johnson tuttavia da parte americana si registrava un brusco cambiamento di politica, che doveva di lì a poco far naufragare il progetto. Si è molto discusso sui motivi di tale ripensamento da parte americana e sui motivi per i quali all’Italia è stato negata la facoltà di disporre di un efficiente strumento di difesa sul mare. Opinione di chi scrive è che tale motivo sia da ricercarsi nella politica ‘filoaraba’ perseguita al tempo dall’Italia, ovviamente non tanto gradita al ‘filosionista’ Lyndon Johnson, il quale tra l’altro non perderà tempo a rimuovere ogni ostacolo da parte americana al fatto che Israele si dotasse di armi nucleari, cosa che il predecessore aveva sempre fortemente avversato e in questo è da ricercarsi il motivo per cui è stato assassinato a Dallas nel novembre 1963. Pur limitata nelle sue relizzazioni a tecnologie ‘tradizionali’, la Marina Militare nel decennio successivo affiancherà ai ‘Toti’ i battelli più grandi della classe ‘Nazario Sauro’, il cui secondo esemplare costruito porta il nome dello scrivente: Fecia di Cossato. Solo di recente ha visto la luce in Italia una nuova classe di sottomarini dotati di sistema di propulsione air independent, il quale assicura tempi di immersione assai più prolungati rispetto alla tecnologia elettro-diesel. Il primo esemplare, Salvatore Todaro, è stato varato circa un anno fa e sarà seguito dal secondo esemplare, lo Scirè, il quale porterà lo stesso nome del sommergibile della ‘Decima Mas’ protagonista della leggendaria impresa di Alessandria. Sia pure con ‘la stampella’, si cerca in qualche modo insomma di tirare avanti…
Il 'Toti' nel corso del suo ultimo viaggio con meta il 'Museo della Scienza e della Tecnica di Milano'...
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Nobis ardua
Comandante Cc Carlo Fecia di Cossato






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